Torrente Stura di Lanzo: dal Pian della Mussa al Po, tra affluenti, piene e area tutelata

Da Alessandro Maldera
Maggio 02, 2026

Il Torrente Stura di Lanzo (in piemontese Stura ’d Lans) è uno dei corsi d’acqua più “vivi” del Piemonte: cambia, erode, deposita. Nasce in quota al Pian della Mussa, attraversa le Valli di Lanzo e, infine, entra nel fiume Po alla periferia nord-ovest di Torino. È lungo 68,8 km e drena un bacino di 836 km². Inoltre, dal 1993 una parte ampia del suo alveo è protetta, proprio perché qui la natura non sta ferma.
Identikit della Stura di Lanzo
La Stura di Lanzo è un torrente affluente di sinistra del fiume Po. Quindi, quando arriva in pianura, porta con sé non solo acqua, ma anche ghiaie e ciottoli che modellano il greto. Il bacino idrografico è grande (836 km²), e perciò il comportamento può cambiare in fretta tra magre e piene.
Dove nasce e perché cambia nome
La sorgente è al Pian della Mussa, dove il corso d’acqua prende il nome di Stura di Ala. Scende impetuosa e, arrivata nella zona del comune di Ceres, si unisce alla Stura di Valgrande: da quel punto, infatti, viene chiamata Stura di Lanzo. È un passaggio chiave, perché da lì “raddoppia” di dimensioni e diventa un torrente più strutturato.
Il percorso verso Torino e la foce nel Po
Dopo la confluenza a Ceres, la Stura scorre rapida e bagna Pessinetto. Poi, nel territorio del comune di Traves, si unisce alla Stura di Viù: di conseguenza il corso guadagna ancora energia e portata.
Nei pressi di Lanzo riceve da sinistra il torrente Tesso, che arriva dall’area di Coassolo Torinese e Monastero di Lanzo. Da qui, inoltre, il torrente costeggia il Parco regionale La Mandria, allargandosi in un ampio greto ciottoloso.
Sfiora il Comune di Venaria Reale e, proprio lì, riceve da destra il Ceronda. Infine raggiunge la periferia nord-ovest di Torino e, scorrendo pesantemente arginata, si immette da sinistra nel Po.
Affluenti principali della Stura di Lanzo
Gli affluenti citati con maggiore frequenza sono questi (oltre alle Sture “madri” di valle):
- Rio Bonello
- Rio Saulera
- Rio dell’Uia
- Rio Uppia
- Stura di Viù
- Tesso
- Ceronda
Dighe, regolazione e uso sportivo
La Stura è regolata da varie dighe e, in particolare, vengono ricordate tre opere importanti: Mezzenile, Germagnano e Lanzo. Questo significa che il torrente non è “libero” ovunque, anche se conserva un carattere molto torrentizio.
È molto frequentata dai canoisti e, insieme ai suoi affluenti, offre tratti tecnici: tra la confluenza con la Stura di Ala e quella con la Stura di Viù, infatti, viene indicata una difficoltà di IV classe.
Regime torrentizio: magre lunghe e piene improvvise
Qui conviene essere netti: la Stura di Lanzo ha un regime marcatamente torrentizio. Alterna lunghi periodi di magra (estate e inverno) a piene rapide, talvolta violente.
La portata media annua presso la foce viene indicata come 32 m³/s. Tuttavia, durante eventi eccezionali, i valori possono impennarsi: nell’ottobre 2000 il torrente arrivò a sfiorare 2.000 m³/s. Quindi l’attività erosiva è forte e l’alveo resta “in movimento”.
Nota dati: esistono anche serie storiche di portate medie mensili (stazione “confluenza Po”, 1951–1991) riportate in documentazione tecnica regionale: utile per capire stagionalità, ma non cambia il punto centrale, cioè la variabilità.
Piene storiche e danni: i numeri che fanno capire la Stura
Oltre ai valori citati alla foce, viene riportata una misura media annua a Lanzo Torinese, all’altezza del Ponte del Diavolo, intorno a 20 m³/s. Però, durante eventi meteorici eccezionali, la portata di picco ha superato più volte 800 m³/s.
Tra gli eventi ricordati con numeri espliciti:
- Ottobre 2000: 2.000 m³/s
- Novembre 1994: 800 m³/s
- Settembre 1993: 1.200 m³/s
- Giugno 1957: 870 m³/s
- Settembre 1947: 1.600 m³/s
- Settembre 1920: 1.320 m³/s
Nel 2000, inoltre, viene segnalato il superamento (sormonto) del ponte dell’acquedotto immediatamente a valle del Ponte del Diavolo. E non è “folklore”: è proprio l’effetto di un torrente che, quando decide di crescere, si prende spazio.
Episodi storici a Torino e in pianura
La Stura è documentata anche nelle cronache di piena in area urbana. Nel novembre 1962 un’alluvione provocò il crollo del ponte di Corso Vercelli e danneggiò quello di Corso Giulio Cesare a Torino. È straripata anche nell’alluvione del 1994 e in quella del 14 ottobre 2000, quando crollò il ponte di Robassomero.
Perché “lavora” così tanto: versanti, detrito e conoidi
I bacini montani principali sono solcati da molti rii secondari, spesso ripidi e quasi perpendicolari agli assi vallivi. Di conseguenza, quando piove forte, questi corsi minori raccolgono e trasportano grandi quantità di materiale detritico verso valle.
Allo sbocco in fondovalle, inoltre, la pendenza diminuisce: l’acqua perde energia e scarica il detrito, costruendo conoidi alluvionali ben visibili. Non è un dettaglio tecnico: è uno dei motivi per cui la gestione del rischio qui è delicata, soprattutto in autunno (con un picco di eventi ricordato spesso in ottobre).
Geologia del greto: cosa erode e cosa deposita
Nel suo percorso la Stura modifica l’alveo erodendo:
- rocce cristalline periferiche del Massiccio del Gran Paradiso
- “rocce verdi” della Zona Piemontese
- ofioliti del Massiccio Ultrabasico di Lanzo (peridotiti, serpentiniti, gabbri)
Oltre lo sbocco vallivo, invece, deposita metri e metri di materiali: ciottoli, ghiaie, sabbie e limi. Questi depositi possono raggiungere spessori di 40–50 metri. I livelli affioranti sono spesso limoso-sabbiosi e assumono colori bruno/giallastro/rossiccio quando ossidati; al contrario possono apparire grigio-verdastri dove l’ossigeno non ha alterato i sedimenti.
Foresta fossile e tutela dal 1993
Le piene hanno inciso anche i depositi quaternari e, nel tempo, hanno portato allo scoperto affioramenti di argille ricchi di resti vegetali “fossili” datati al Pliocene (circa 5–2 milioni di anni fa). Alcuni ceppi di grandi dimensioni sono oggi visibili grazie a un’incisione che ha creato una specie di canyon profondo 7–8 metri: è ciò che viene chiamato Foresta fossile.
Proprio per questo, dal 1993 un lungo tratto dell’alveo e delle rive rientra nella Zona di salvaguardia della Stura di Lanzo, che si estende dallo sbocco in pianura fino ai comuni di Villanova Canavese e Nole. Inoltre l’area è compresa nel Sito di Interesse Comunitario “Stura di Lanzo” (cod. IT1110014).
I resti più significativi vengono indicati nel comune di Nole, al confine con Cirié, osservabili su entrambe le rive. Quindi sì: qui l’acqua non porta via soltanto, a volte “scopre” anche.
Una nota storica sul nome
Il corso d’acqua è riportato come “Stura” già nel 1198 e, una sola volta, compare anche la forma “Sturia”. Come per la Stura di Demonte, l’idronimo viene spesso collegato a radici preromane: non è una certezza scolpita, però è una spiegazione plausibile.
Curiosità: il Ponte del Diavolo di Lanzo
Nelle vicinanze di Lanzo Torinese c’è il Ponte del Diavolo (o “del Roc”), legato a diverse leggende sulla sua costruzione “diabolica”. È la classica storia che nasce dove la natura è dura e i passaggi sono obbligati: quindi, in un certo senso, è coerente con la Stura.
FAQ –
È lunga 68,8 km e il bacino idrografico è di circa 836 km², quindi raccoglie acque e detriti da un’area ampia
Nasce al Pian della Mussa come Stura di Ala. Poi, in zona Ceres, unendosi con la Stura di Valgrande, prende il nome di Stura di Lanzo
Tra i principali: Stura di Viù, Tesso (da Coassolo e Monastero di Lanzo) e Ceronda (che entra da destra in area Venaria)
Perché alterna magre lunghe a piene rapide e potenti. Inoltre l’erosione è intensa, quindi l’alveo cambia spesso
Sono resti vegetali pliocenici messi in vista dall’erosione delle piene. I reperti più significativi vengono indicati a Nole, al confine con Cirié, su entrambe le rive

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



