Giovanni Battista Bernero, scultore sabaudo: opere e luoghi tra Piemonte e Torino

Da Alessandro Maldera
Maggio 01, 2026

Giovanni Battista Bernero (Cavallerleone, 1736 – Torino, 7 gennaio 1796) è uno scultore che racconta un Piemonte fatto di chiese, confraternite e corte sabauda. Non è un nome “da copertina”, però è presente dove conta. Infatti lo trovi a Torino, a Stupinigi, e poi nelle grandi tappe religiose regionali, come il Sacro Monte di Varallo. E, proprio per questo, è perfetto per un articolo cluster: ti dà contesto, luoghi e opere concrete.
Dove incontrare Bernero tra corte e chiese
– Profilo: scultore attivo tra barocco e primi accenti neoclassici
– Corte sabauda: titolo di “nostro scultore” (1774) e lavori per Stupinigi
– Luoghi chiave: Torino, Varallo, Casale Monferrato, Vercelli, Savigliano
– Opere-spia: San Lorenzo (statue), Superga (Fama), Varallo (cappelle), Casale (Duomo)
Chi era Giovanni Battista Bernero
Bernero nasce nel 1736 a Cavallerleone, in una famiglia legata all’area saviglianese. All’inizio studia a Torino nella scuola del pittore Claudio Francesco Beaumont e riceve anche un sussidio periodico legato alla corte. Poi, però, la sua strada si sposta verso la scultura.
Nel 1765 va a Roma con un sostegno regio per perfezionarsi come scultore “in pietra”. Rimane nella città fino a non oltre il 1769. In seguito, rientra nell’orbita piemontese e diventa allievo di Ignazio Collino: qui si consolida la sua identità tra barocco vivo e gusto più controllato, che col tempo scivola verso il neoclassico.
Gli inizi: cartapesta, “macchine” d’altare e prime commissioni
Prima dei marmi di corte, c’è un Bernero molto “di bottega” e molto piemontese. Nel 1758 realizza una Madonna del Rosario in cartapesta per San Domenico di Savigliano (opera oggi perduta). Nel 1759 esegue un’Assunta sempre in cartapesta per la confraternita omonima di Savigliano, considerata tra i lavori migliori della fase giovanile.
Queste opere nascono nel clima degli apparatori di “macchine” processionali o d’altare. Quindi contano non solo le figure, ma anche l’effetto complessivo: scenografia, illusione, colpo d’occhio. Inoltre, già qui si percepisce un tratto tipico di Bernero: energia emotiva, gesti marcati, e una teatralità che non si limita al singolo personaggio.
Il salto di qualità: Roma, premi e Accademia
Nel 1766 Bernero vince un concorso all’Accademia di San Luca con un bozzetto premiato (tema di “storia antica”). È un indizio importante: da quel momento la sua scultura non è solo mestiere, ma anche cultura accademica.
Intanto, tra gli anni Sessanta e Settanta, compaiono anche opere e cicli più “classici” nel tema, come i bassorilievi con le Fatiche d’Ercole realizzati per un salone dell’Accademia Filarmonica di Torino. Poi, nel 1770, entra nella Compagnia/Congregazione di San Luca a Torino: è un passaggio che lo stabilizza nel circuito cittadino.
Torino e la corte dei Savoia: Stupinigi e le commissioni “ufficiali”
Da qui in avanti Torino diventa il suo campo di gioco. Bernero lavora per la corte con intagli e sculture e, tra i primi incarichi, realizza figurazioni plastiche per la cerimonia funebre di Carlo Emanuele III. È lavoro “di rappresentanza”, quindi è anche politica in forma di arte.
Con Vittorio Amedeo III arriva una svolta netta: il 25 aprile 1774 gli viene conferito il titolo di “nostro scultore” con un trattenimento annuo di 500 lire. E, inoltre, dalle carte emerge che lavora anche in bronzo.
Uno dei cantieri più riconoscibili è alla Palazzina di Caccia di Stupinigi: Bernero viene incaricato di decorare gli appartamenti di Levante e di Ponente con statue di Atalanta, Meleagro, Orione e Diana. Inoltre gli viene attribuita la coronazione della balaustra esterna del salone centrale con trofei di caccia: è un segno perfetto per “leggere” lo spirito del luogo.
Piemonte religioso: Varallo, Casale, Vercelli, Mondovì
Se Torino è la vetrina, il Piemonte è la rete. E Bernero ci lavora a lungo.
Al Sacro Monte di Varallo è attivo in cappelle diverse: nella Cappella XXIV realizza il Gran Sacerdote (o Profeta) Anna (1776) e nella Cappella XLII un San Carlo in preghiera (1775–1776). Qui conta l’impatto narrativo: figure pensate per stare “in scena”, non su un piedistallo neutro.
A Casale Monferrato il suo nome torna più volte: dalla Maddalena nel Duomo a un’Assunta ed Angeli per Santa Caterina, fino agli angeli reggenti l’urna di sant’Evasio e alle Storie di sant’Evasio. E, proprio perché sono opere in contesti diversi, ti aiutano a capire quanto fosse richiesto nelle terre sabaude.
Poi c’è Vercelli, con quattro bassorilievi in stucco dedicati alle Storie di sant’Eusebio per il coro del Duomo. E ancora Mondovì, con una pala d’altare a rilievo in San Filippo (Vergine in gloria e santo titolare), oltre a interventi e decorazioni nello stesso complesso.
Le opere “da cercare” a Torino
Se vuoi agganciare il lettore sul territorio, Torino ti offre appigli rapidi.
- In San Lorenzo compaiono due statue del 1779: Santa Rosa da Lima e Sant’Antonio da Padova
- In San Francesco d’Assisi (Torino) c’è una grande composizione del 1780: SS. Trinità tra Angeli
- A Superga Bernero è legato alla statua della Fama per il monumento di Vittorio Amedeo II
- Nel Palazzo Reale sono ricordati medaglioni in marmo con Principi di Casa Savoia (intorno al 1780)
- Alla Villa della Regina vengono citati Bacco e Baccante, utili per leggere la sua svolta verso un gusto più “classico”
E poi c’è Stupinigi: lì non cerchi “un quadro”, ma un’idea di decorazione di corte, fatta di mito, caccia e rappresentazione.
Ultimi anni, bottega e eredità familiare
Bernero muore a Torino il 7 gennaio 1796. Tuttavia la sua linea non si spegne subito: ha due figli, Vittorio Amedeo (scultore) e Luigi (pittore). Entrambi ottengono premi di disegno all’Accademia di Torino tra 1789 e 1791 e Luigi prende anche un primo premio nel 1793. Più tardi, nel 1823, Luigi riceve il titolo di “nostro pittore in ritratti” con pensione annua, mentre Vittorio ottiene il titolo di “nostro scultore in marmo”.
Questo “dopo” è utile perché spiega una cosa semplice: Bernero non è solo un singolo autore, ma un nodo di una filiera artistica sabauda, tra formazione, committenza e continuità.
FAQ – Bernero: risposte rapide sull’artista
Soprattutto nel mondo sabaudo tra Stupinigi e le chiese cittadine: lì capisci il suo ruolo ufficiale e il suo linguaggio decorativo
Il Sacro Monte di Varallo, perché lì lavora a cappelle narrative dove la scultura diventa scena e racconto, non solo ornamento
No. All’inizio usa anche cartapesta e stucco; poi, con la corte, passa a materiali e cantieri più “alti”, senza perdere l’impronta teatrale
Soprattutto religiose e di corte: chiese, confraternite, Sacri Monti e cantieri sabaudi. Tuttavia, quando lavora per la corte entra anche nella scultura “di rappresentanza”, legata a palazzi e celebrazioni ufficiali
All’inizio è più barocco, quindi energico e teatrale. Poi, man mano, diventa più misurato e tende a una grazia più decorativa, con un orientamento via via più vicino al neoclassico

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



