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Cesare Alfieri di Sostegno, il torinese che accompagnò il Piemonte dalla diplomazia all’età costituzionale

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Da Alessandro Maldera

Aprile 19, 2026

Cesare Alfieri di Sostegno nacque a Torino il 13 agosto 1799 e morì a Firenze il 16 aprile 1869. Apparteneva a una grande famiglia dell’aristocrazia sabauda ed era anche cugino di Vittorio Alfieri, ma la sua importanza non dipese dal cognome. La sua vera forza fu un’altra: seppe muoversi tra diplomazia, amministrazione, istruzione e politica, diventando uno dei volti più solidi della storia del Piemonte sabaudo nel passaggio verso lo Stato costituzionale.

La sua storia, quindi, va letta soprattutto dentro Torino e il Piemonte. È lì che si forma, lì che entra nelle strutture del Regno, lì che lavora accanto a Carlo Alberto, lì che partecipa alle riforme e lì che contribuisce alla stagione che porterà allo Statuto Albertino.

Profilo essenziale del politico torinese

1799 – Nasce a Torino il 13 agosto
1816 – Entra come allievo nella Segreteria di Stato per gli Esteri
1818-1822 – Segue le missioni diplomatiche all’Aia, Berlino e ai congressi di Aquisgrana, Troppau, Lubiana e Verona
1824 – Viene inviato a reggere la legazione di Pietroburgo
1826-1827 – Torna a Torino, si sposa e diventa primo scudiero di Carlo Alberto
1838 – Entra nel Consiglio di Stato del Regno di Sardegna
1840 – Assume la presidenza dell’Associazione agraria di Torino
1844 – Viene posto a capo del Magistrato della riforma degli studi
1847 – Diventa il primo titolare del Ministero della Pubblica Istruzione
1848 – Contribuisce alla stesura dello Statuto Albertino, è nominato senatore e diventa presidente del Consiglio del Regno di Sardegna
1848-1855 – È vicepresidente del Senato
1855-1860 – È presidente del Senato del Regno di Sardegna
1861 – Partecipa alla deputazione per l’indirizzo al Re nel primo Parlamento italiano
1865 – Segue il trasferimento della capitale a Firenze
1869 – Muore a Firenze il 16 aprile

Le origini torinesi e la formazione tra Francia e Piemonte

Cesare Alfieri di Sostegno nacque dal marchese Carlo Emanuele e da Carlotta Duchi dei conti della Cassa. La sua educazione si svolse in parte in Francia, nel collegio di Belley, e in parte a Torino, dove studiò sotto la guida di Baucheron e poi all’università. Questo doppio passaggio, francese e piemontese, gli diede una preparazione adatta alla carriera pubblica, prima ancora che politica.

Infatti, già nel 1816, entrò come allievo nella Segreteria di Stato per gli Esteri. Era appena all’inizio, però la direzione era già chiara: il suo futuro sarebbe passato per la diplomazia e per il servizio dello Stato sabaudo.

La carriera diplomatica: da Parigi ai congressi europei

I primi anni di attività lo portarono subito fuori dal Piemonte, ma sempre al servizio del Regno di Sardegna. Lavorò all’ambasciata di Parigi, dove il padre era rappresentante sabaudo, e poi seguì il conte de Sales all’Aia e a Berlino. Inoltre partecipò ai grandi congressi della Restaurazione europea: Aquisgrana nel 1818, Troppau nel 1820, Lubiana nel 1821 e Verona nel 1822.

Questa fase non fu una semplice palestra. Al contrario, gli permise di entrare molto presto nei meccanismi della politica internazionale. Dopo i moti piemontesi del 1821, di ritorno da Lubiana, venne destinato a reggere l’ufficio di incaricato d’affari presso il re di Napoli, che in quel momento si trovava a Firenze. Fu proprio lì che consolidò il rapporto con Carlo Alberto, allora figura ancora sospesa tra futuro e incertezza.

Nel 1822, accanto al ministro degli Esteri de La Tour, collaborò anche alla nota contro l’occupazione austriaca del Piemonte. Poi, nel gennaio 1824, fu inviato a dirigere la legazione di Pietroburgo, dove si segnalò per la stipulazione di un trattato postale con la Turchia.

Il ritorno a Torino e il legame con Carlo Alberto

Nel 1826 tornò a Torino per sposarsi. Poco dopo, nel 1827, venne nominato primo scudiero del principe di Carignano, cioè di Carlo Alberto. Da quel momento il suo rapporto con il futuro sovrano divenne ancora più stretto e politicamente rilevante.

Per alcuni anni visse in posizione meno esposta, dedicandosi soprattutto allo studio delle scienze sociali. Tuttavia non sparì affatto dalla scena. Quella fase di apparente ritiro fu, in realtà, una fase di preparazione, e infatti Carlo Alberto continuò a coinvolgerlo in questioni importanti.

Le riforme piemontesi prima del 1848

Negli anni Trenta e Quaranta Alfieri di Sostegno entrò in modo sempre più netto nel cuore delle riforme sabaude. Nel 1833 lavorò con Cesare Balbo a un progetto di riforma carceraria, che però non venne attuato. Mentre nel 1838 fu chiamato a far parte del nuovo Consiglio di Stato. Nel 1839 ebbe l’incarico di studiare, insieme con Cavour, Boncompagni e di Santa Rosa, le norme per l’ordinamento della statistica.

Poco dopo gli venne affidata la guida dell’Associazione agraria di Torino, che sotto la sua direzione divenne uno strumento importante per il miglioramento dell’agricoltura piemontese. Non è un aspetto secondario, perché mostra bene il suo profilo: non solo diplomatico o uomo di corte, ma anche amministratore riformista, attento alla modernizzazione concreta del territorio.

La riforma degli studi e il ruolo di Torino nell’istruzione

Uno dei capitoli più importanti della sua attività riguarda la Pubblica Istruzione. Carlo Alberto, sapendo quanto Alfieri fosse informato sui progressi europei nel campo scolastico, lo mise a capo del Magistrato della riforma degli studi nel 1844. Quell’ufficio, di fatto, corrispondeva alla direzione superiore dell’insegnamento nello Stato sabaudo.

Qui il suo peso su Torino e sul Piemonte fu enorme. Aveva già contribuito, insieme con Cavour e Boncompagni, all’organizzazione della Società per gli asili infantili, ispirata all’esperienza di Ferrante Aporti. Inoltre promosse scuole di tipo aportiano per la formazione dei maestri elementari, creò nuove cattedre universitarie, richiamò docenti illustri anche non piemontesi e rimise mano a teologia e diritto.

Ristabilì la cattedra di economia politica, soppressa dopo i moti del 1821, affidandola ad Antonio Scialoja. Istituì poi quelle di storia del diritto, diritto amministrativo, diritto commerciale e storia moderna, quest’ultima affidata a Ercole Ricotti. Quando nel 1847 nacque il Ministero della Pubblica Istruzione, fu proprio Alfieri di Sostegno a diventarne il primo titolare.

Il 1848 e lo Statuto Albertino

Nel 1848 Alfieri di Sostegno fu tra i moderati che convinsero Carlo Alberto a concedere lo Statuto Albertino. Non fu una presenza marginale o solo formale: partecipò direttamente alla stesura del testo insieme a Luigi Des Ambrois e Giacinto Borelli.

Questo è il punto che lo rende davvero centrale nella storia politica piemontese. Lo Statuto nasce a Torino, dentro il Regno di Sardegna, e Alfieri è uno degli uomini che aiutano a dargli forma. In sostanza, il suo nome entra nella storia costituzionale non perché stava nei dintorni, ma perché era nel cantiere vero di quella trasformazione.

Nel medesimo anno, il 3 aprile 1848, venne nominato senatore del Regno.

Il governo del 1848

Dopo la sconfitta militare e l’armistizio Salasco, la situazione del Regno di Sardegna era delicatissima. Dopo i governi Balbo e Casati, toccò proprio ad Alfieri di Sostegno assumere l’onere di formare il terzo ministero costituzionale. Fu presidente del Consiglio dall’agosto all’ottobre 1848.

Il suo programma era prudente ma chiaro: riordinare l’esercito, rispettare l’armistizio, accettare la mediazione delle potenze fra Sardegna e Austria e cercare intese con Toscana e Roma. Tuttavia la situazione era troppo difficile, mentre la sua salute era già fragile. Perciò, dopo poche settimane, dovette dimettersi.

Il Senato come seconda grande stagione politica

La fine del governo non segnò affatto la fine della sua influenza. Da quel momento, anzi, Alfieri di Sostegno diventò una figura sempre più importante nel Senato. Ne fu vicepresidente e poi presidente del Senato del Regno di Sardegna dal 1855 al 1860.

In questa fase si interessò soprattutto al riordino della Camera alta, contribuendo a definire uno stile istituzionale più solido e stabile. Inoltre, nel 1861, fece parte della deputazione incaricata di presentare l’indirizzo al Re in risposta al discorso della Corona nel primo Parlamento italiano.

Quindi Alfieri di Sostegno non fu soltanto un uomo del Piemonte preunitario. Fu anche uno dei ponti tra lo Stato sabaudo e il nuovo Regno d’Italia.

Da Torino a Firenze, fino alla morte

Nel 1865, quando la capitale del Regno venne trasferita da Torino a Firenze, anche Alfieri seguì il re. Morì proprio a Firenze il 16 aprile 1869. Tuttavia il fatto che sia morto lontano dal Piemonte non cambia il centro della sua identità pubblica. La sua storia resta infatti saldamente torinese e piemontese.

Torino è la città in cui nasce, studia, entra nella macchina statale, si lega a Carlo Alberto, incide sulla riforma degli studi e partecipa al cantiere costituzionale. Il Piemonte, invece, è il quadro più ampio in cui il suo lavoro prende senso politico e istituzionale.

L’eredità del nome “Cesare Alfieri”

Il suo nome è rimasto vivo anche nel mondo universitario. La Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze porta infatti la sua denominazione. È un’eredità che riconosce soprattutto il suo profilo di diplomatico, uomo delle istituzioni e figura della tradizione politico-amministrativa italiana.

Perché Cesare Alfieri di Sostegno conta ancora

Cesare Alfieri di Sostegno conta ancora perché aiuta a capire una cosa molto semplice: il Piemonte sabaudo non arrivò all’età costituzionale e poi all’Unità solo grazie a grandi gesti o grandi nomi più famosi. Ci arrivò anche grazie a uomini di apparato, riformatori, diplomatici e moderati che seppero tenere insieme prudenza, cultura istituzionale e visione politica.

Alfieri di Sostegno fu uno di questi. E senza Torino, senza il suo ambiente amministrativo e senza la sua classe dirigente, la sua traiettoria non si capirebbe quasi per niente.

Cesare Alfieri di Sostegno: questioni chiave

Chi era Cesare Alfieri di Sostegno?

Fu un diplomatico e uomo politico nato a Torino nel 1799, protagonista della vita pubblica del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia.

Perché è importante per Torino?

Perché a Torino si formò, iniziò la carriera nella Segreteria di Stato, lavorò accanto a Carlo Alberto, guidò la riforma degli studi e partecipò alla stagione che portò allo Statuto Albertino.

Quale ruolo ebbe nello Statuto Albertino?

Fu tra i protagonisti che contribuirono alla stesura dello Statuto insieme a Luigi Des Ambrois e Giacinto Borelli.

Quando fu presidente del Consiglio?

Fu presidente del Consiglio del Regno di Sardegna tra agosto e ottobre 1848, in un momento molto difficile dopo la sconfitta militare e l’armistizio.

Perché la scuola “Cesare Alfieri” porta il suo nome?

Perché la sua figura è riconosciuta come emblematica per la tradizione politica, diplomatica e istituzionale italiana.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende