Amedeo Albertini, architetto torinese del dopoguerra: MAUTO, palazzi direzionali e grandi committenze

Da Alessandro Maldera
Marzo 21, 2026

Amedeo Albertini è uno di quei nomi che, a Torino, trovi senza accorgertene: nei palazzi della grande industria, nei complessi direzionali sul Po e, soprattutto, nel primo progetto del Museo dell’Automobile. È un architetto del secondo dopoguerra, quindi legato a una città che correva veloce. E proprio per questo le sue opere raccontano un Piemonte industriale, ambizioso e molto “rappresentativo”.
Tappe principali tra Fiat, direzionali e musei
– 1940: ingresso in Fiat (Divisione costruzioni e impianti)
– 1951–1954: palazzi gemelli Fiat in corso Marconi
– 1955: direzionale RIV in corso Cairoli (oggi Generali)
– 1957: sede Lavazza in corso Novara 59 (dal 2022 studentato)
– 1959–1969: stabilimento Facis a Settimo Torinese
– 3 novembre 1960: inaugurazione del Museo dell’Automobile (prima versione)
– 1965: uffici SAI sul Po (oggi Unipol)
– 1970: interventi su Palazzo d’Azeglio per la Fondazione Luigi Einaudi
– 1982: morte a Torino il 13 marzo
Chi era Amedeo Albertini: date e formazione
Amedeo Albertini nasce a Torino il 4 gennaio 1916 e si laurea al Politecnico di Torino nel 1939. Come relatore ha Giovanni Muzio, figura di riferimento del movimento artistico Novecento. Da lì, inoltre, entra in un mondo in cui tecnica e immagine contano allo stesso modo.
Gli anni in Fiat e la svolta del 1959
Nel 1940 viene assunto alla Divisione costruzioni e impianti della Fiat, guidata da Vittorio Bonadè Bottino. Poi arriva il 1945: nel maggio di quell’anno, Albertini si guadagna la stima del presidente Vittorio Valletta, che lo sottrae a una squadra di gappisti intenzionata a condannarlo a morte per collaborazionismo.
Nel 1959, però, lascia la Divisione e apre uno studio professionale a Torino. Successivamente, nel 1963, apre anche uno studio a Roma. E così mantiene rapporti solidi con l’ambiente torinese e con la famiglia Agnelli, ottenendo incarichi in città, in Italia e all’estero.
Torino come vetrina: palazzi direzionali e terziario
Albertini diventa un progettista di fiducia della grande industria torinese. Quindi lavora spesso su architetture direzionali, del terziario e dell’industria, talvolta con soluzioni tecnologiche innovative.
I “gemelli” Fiat in corso Marconi (1951–1954)
Nel 1951 la Fiat decide di spostare la sede direzionale e commissiona ad Albertini due grandi edifici gemelli in corso Marconi (l’asse verso il Castello del Valentino). I lavori si chiudono nel 1954. Oggi, invece, quei volumi sono diventati residenze private.
Curiosità di design: Albertini disegna anche le poltrone per la hall, riprendendo i sedili della Fiat Dino in sky marrone. Sono pezzi rari, realizzati in numero limitato e poi riprodotti per la Fondazione Giovanni Agnelli nel 1967.
Il centro direzionale RIV in corso Cairoli (1955)
Nel 1955, con l’architetto Umberto Cuzzi, firma il centro direzionale della RIV in corso Cairoli (oggi sede torinese delle Assicurazioni Generali). La composizione è precisa: un basamento arretrato rivestito in acciaio inox, un corpo compatto alleggerito da paraste in pietra bianca di Finale alternate a tagli vetrati e, infine, una grande vetrata all’ultimo piano come coronamento.
La sede Lavazza in corso Novara 59 (1957)
Nel 1957 conclude la sede direzionale Lavazza in corso Novara 59, con l’architetto Jacazio, includendo stabilimento e magazzino. Poi, quando la direzione si trasferisce altrove, l’edificio cambia vita: nel 2022 diventa residenza per studenti universitari.
Industria e cintura: lo stabilimento Facis a Settimo (1959–1969)
Nel 1959 avvia il progetto dello stabilimento produttivo Facis (poi Gruppo Finanziario Tessile) in Strada Cebrosa 75, Settimo Torinese. I lavori si chiudono nel 1969.
Il complesso è enorme: oltre 250 metri di fronte su due piani e spazio per più di 2.000 dipendenti. Eppure Albertini prova ad “alleggerire” l’impatto: usa serramenti colorati rosso e nero sulle lunghe vetrate, crea un forte sporto al piano superiore per schermare il sole e chiude con tamponamenti chiari. Oggi, purtroppo, l’opera risulta in stato di abbandono.
Il MAUTO del 1960: il primo Museo dell’Automobile di Torino
Nel 1960 Albertini realizza la prima versione del Museo dell’Automobile di Torino. L’inaugurazione è il 3 novembre 1960 ed è legata alla memoria del fondatore Carlo Biscaretti di Ruffia.
Negli anni successivi, inoltre, il museo viene riqualificato dallo studio milanese Cino Zucchi Architetti. Quindi l’impianto originario resta un passaggio fondamentale per capire la storia del MAUTO, anche quando l’edificio cambia volto.
Piemonte “fuori città”: Alpignano e Grazzano Badoglio
Albertini non resta chiuso nel perimetro torinese. Anzi, firma progetti che si leggono bene anche nel resto del Piemonte.
La tipografia Tallone ad Alpignano (1960)
Nell’ottobre 1960 viene inaugurata la nuova sede della tipografia di Alberto Tallone ad Alpignano, alla presenza di Luigi Einaudi. È un segno concreto di come cultura e industria potessero incrociarsi anche fuori dal centro di Torino.
La stele per Pietro Badoglio (1964)
Nel settembre 1964 si inaugura a Grazzano Badoglio, sul poggio chiamato Madonna dei Monti, una stele in memoria di Pietro Badoglio. Il progetto è fortemente voluto dall’industriale Sergio Pininfarina: una lama di metallo lucente su base tripartita in pietra, con tappeto erboso e un faro potente, più tre fregi in bronzo applicati sulle facce.
Uffici SAI sul Po e le ville per gli Agnelli
Nel 1965 Albertini progetta la sede uffici SAI in corso Galileo Galilei 12, in un’ansa del Po. Realizza due blocchi gemelli a pianta quadrata collegati da una piastra porticata lungo il perimetro dell’isolato. Le facciate, inoltre, giocano su marcapiani profondi (per spingere l’orizzontalità) e frangisole metallici. Oggi l’edificio è sede torinese Unipol.
Grazie al rapporto con gli Agnelli, poi, firma architetture residenziali di alto profilo:
- nel 1961 progetta una villa per Gianni Agnelli sulla collina torinese
- nel 1967 realizza le ville di Donoratico per Umberto Agnelli
- nel 1974 progetta la residenza ufficiale di Umberto a La Mandria
Palazzo d’Azeglio e i progetti degli anni Settanta
Nel luglio 1970 riceve l’incarico per lavori di restauro, sistemazione e decorazione dello storico Palazzo d’Azeglio: la Fondazione Luigi Einaudi, dopo l’acquisto dello stabile dalla Fiat, vuole trasferirvi sede e grande biblioteca.
Agli inizi degli anni Settanta, inoltre, progetta il Centro congressi dell’Istituto di Credito Agrario Federagrario in corso Stati Uniti 21 (poi passato alla Regione Piemonte). È un edificio segnato dal calcestruzzo armato a vista: travi gigantesche su pilastri cilindrici. Però questa storia finisce male: il palazzo viene demolito nel 2023 per fare spazio a una costruzione residenziale.
Nel 1973, infine, progetta con gli architetti Nicola e Renacc un impianto sportivo in via Sospello 118: una piscina coperta (vasca 25 x 12,50 m) e una palestra (12 x 8,50 m).
Collaborazioni artistiche e lavori all’estero
Albertini attiva anche collaborazioni con artisti torinesi. Nel 1955, ad esempio, lavora con Ezio Gribaudo e Roberto Terracini nel Sacrario del collegio San Giuseppe.
Allo stesso tempo ottiene incarichi fuori dall’Italia: Parigi, Messico, Etiopia, Ghana e Nigeria. Quindi la sua figura non è solo “locale”, anche se Torino resta il baricentro più leggibile.
FAQ – Albertini spiegato semplice: risposte rapide
Un architetto nato a Torino (1916) e morto a Torino (1982), attivo soprattutto nel dopoguerra e legato alla grande industria torinese, con lavori in città, in Piemonte e anche all’estero
La prima versione del Museo dell’Automobile, inaugurata il 3 novembre 1960 in memoria di Carlo Biscaretti di Ruffia, poi riqualificata da Cino Zucchi Architetti
I gemelli Fiat in corso Marconi (1951–1954), il direzionale RIV in corso Cairoli (1955) e la sede uffici SAI in corso Galileo Galilei 12 (1965, oggi Unipol)
Sì: lo stabilimento Facis a Settimo Torinese, la tipografia Tallone ad Alpignano e la stele per Pietro Badoglio a Grazzano Badoglio
Mantiene buoni rapporti con l’ambiente torinese e gli Agnelli: progetta una villa per Gianni Agnelli (1961) e poi ville per Umberto Agnelli (Donoratico 1967, La Mandria 1974)

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



