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Palazzo Tapparelli d’Azeglio: l’evoluzione di uno dei palazzi storici più emblematici di Torino

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 02, 2026

Il Palazzo Tapparelli d’Azeglio è uno degli edifici storici più rappresentativi del centro di Torino. Si affaccia sull’attuale via Principe Amedeo e, nonostante le molte trasformazioni, conserva ancora oggi l’impronta architettonica nata tra XVII e XIX secolo. Le sue sale hanno accolto famiglie nobili, intellettuali, diplomatici e personaggi fondamentali della storia italiana. Inoltre, dal 1970 ospita la Fondazione Luigi Einaudi, trasformandosi in un riferimento culturale della città.

Grazie alla sua posizione nel centro storico di Torino e alla lunga stratificazione storica, il palazzo permette di leggere tre secoli di vita torinese: le origini barocche, gli ampliamenti settecenteschi e gli interventi ottocenteschi che ne hanno completato l’identità attuale.

Elementi fondamentali dell’edificio di via Principe Amedeo

Costruzione: 1683–1689
Architetto: Michelangelo Garove
Proprietà storiche: De Mesmes → Roero → Arborio Gattinara → Tapparelli d’Azeglio
Personaggi illustri: Massimo d’Azeglio
Restauri e ampliamenti: 1788, 1845, 1953, 1970
Funzione attuale: Fondazione Luigi Einaudi

Origini del palazzo e il progetto di Michelangelo Garove

La storia del palazzo inizia nel 1679, quando il marchese Giuseppe de Mesmes commissiona la costruzione di una nuova dimora nobiliare su un lotto strategico della Torino barocca. L’incarico viene affidato a Michelangelo Garove, architetto di corte, che tra il 1683 e il 1689 realizza un edificio elegante e arretrato rispetto alla strada, secondo il modello francese “entre cour et jardin”: corte d’onore sul fronte, giardino privato sul retro.

Questa scelta architettonica, rara a Torino, rende ancora oggi il palazzo uno dei casi più interessanti del barocco cittadino.

Dai De Mesmes ai Roero: i primi passaggi di proprietà

Alla morte del marchese, la residenza passa più volte di mano. Nel 1697 viene acquistata dai Roero di Sciolze, che la mantengono per quasi tutto il Settecento. Sebbene non vi siano interventi strutturali rilevanti, la famiglia introduce primi elementi decorativi e consolida il ruolo del palazzo nel panorama aristocratico torinese.

Il grande rinnovamento del 1788: l’intervento dei Marchesi di Breme

Una svolta decisiva arriva nel 1778, quando il palazzo viene comprato da Ludovico Arborio Gattinara di Breme, esponente di una delle famiglie più ricche del Piemonte. Tra il 1788 e i primi anni successivi, il marchese affida a Filippo Castelli un’imponente opera di ampliamento e ristrutturazione.

L’intervento introduce:

  • decorazioni in stile Luigi XVI, affidate a maestri come Giuseppe Bolina
  • stucchi neoclassici
  • un aggiornamento generale degli ambienti privati

Il palazzo acquista così un carattere più moderno e rappresentativo.

L’arrivo dei Tapparelli d’Azeglio e la nascita di Massimo

Nel 1789 l’edificio passa a Cesare Tapparelli d’Azeglio, figura centrale della nobiltà sabauda. La famiglia vi lascia un’impronta profonda: qui nasce, il 24 ottobre 1798, Massimo d’Azeglio, scrittore, patriota e futuro presidente del Consiglio.

Nel corso dell’Ottocento, i Tapparelli mantengono la residenza e la arricchiscono ulteriormente. Nel 1845, su incarico di Roberto d’Azeglio, l’architetto Barnaba Panizza ridisegna la facciata meridionale, rendendo l’aspetto esteriore più armonico e vicino al gusto del tempo.

Nella stessa epoca, la marchesa Costanza Alfieri di Sostegno, moglie di Roberto, trasforma il palazzo in un prestigioso salotto intellettuale frequentato da Cavour, Pellico e dai protagonisti della vita politica sabauda.

Dall’Unità d’Italia al Novecento: banca, famiglie torinesi e l’arrivo degli Agnelli

Dopo la morte dei Tapparelli, nel 1862, il palazzo viene venduto alla Banca d’Italia. Seguono passaggi a famiglie aristocratiche e borghesi torinesi, tra cui i Ceriana e i Casana.

Nel 1919 l’edificio viene acquistato dal senatore Giovanni Agnelli per la figlia Tina e il marito Carlo Nasi, che mantengono la proprietà fino agli anni Trenta.

Tra gli interventi più spettacolari del periodo spicca lo scalone del 1953, realizzato da Tomaso Buzzi: due rampe a spirale intrecciate che introducono un’impronta scenografica unica nel panorama torinese.

Il Novecento e la valorizzazione culturale: l’arrivo della Fondazione Luigi Einaudi

Nel 1970, grazie a un accordo con la Fiat, il palazzo viene restaurato dall’architetto Amedeo Albertini per ospitare la Fondazione Luigi Einaudi, una delle principali istituzioni culturali del Paese. L’intervento consolida il ruolo pubblico dell’edificio, che da dimora nobiliare diventa centro di studio, archivio e biblioteca aperta alla città.

Nel 2023 la proprietà passa a REAM SGR, ma la vocazione culturale resta invariata.

Caratteristiche architettoniche: cosa osservare oggi

Il Palazzo Tapparelli d’Azeglio si distingue per alcuni elementi peculiari:

  • finestre inginocchiate, tipiche del barocco toscano
  • corte d’onore interna, che anticipa l’ingresso
  • impianto planimetrico francese, raro a Torino
  • decorazioni neoclassiche in molte sale
  • interventi ottocenteschi e novecenteschi che convivono armoniosamente

Oggi il palazzo è un esempio ricchissimo di stratificazione architettonica, capace di raccontare, attraverso i suoi ambienti, quattro secoli di storia torinese.

FAQ – Il palazzo spiegato in poche domande

Quando fu costruito Palazzo Tapparelli d’Azeglio?

Il palazzo venne edificato tra 1683 e 1689 su progetto dell’architetto di corte Michelangelo Garove, incaricato dal marchese Giuseppe de Mesmes.

Perché il palazzo è legato alla famiglia d’Azeglio?

Nel 1789 la proprietà passò al marchese Cesare Tapparelli d’Azeglio. Qui nacque Massimo d’Azeglio (1798), scrittore, pittore e figura politica del Risorgimento.

Quali sono gli elementi architettonici più caratteristici?

Il palazzo è noto per l’impianto “entre cour et jardin”, la corte arretrata rispetto alla strada e le finestre inginocchiate, tipiche del barocco toscano. Conserva inoltre decorazioni Luigi XVI e interventi ottocenteschi di Barnaba Panizza.

Chi ha utilizzato il palazzo in epoca contemporanea?

Dal 1970 ospita la Fondazione Luigi Einaudi, mentre in passato ha accolto anche la Fondazione Luigi Firpo. Oggi rimane un importante centro culturale cittadino.

Il palazzo è visitabile?

Generalmente l’accesso non è libero come in un museo, ma la Fondazione Luigi Einaudi organizza eventi, conferenze e aperture speciali che permettono di visitare alcuni ambienti storici.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende