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Luigi Einaudi: il Presidente della ricostruzione.

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Prima economista e giornalista, Luigi Einaudi fu senatore del Regno d’Italia e poi amato presidente della neo Repubblica italiana.

Senza dubbio uno dei nomi più importanti della storia recente del nostro paese.

Luigi Einaudi portò sulle spalle della sua presidenza un’Italia martoriata dalla guerra, che aveva un estremo bisogno di ritrovare dei saldi valori.

La politica cattolico-liberale di ricostruzione, portata avanti dal secondo presidente della Repubblica portò al miracolo economico del Dopoguerra.

Lanciando l’Italia verso un futuro prospero all’insegna dell’europeismo e della democrazia, lontana dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

Presidente Luigi Einaudi

Luigi Einaudi nacque a Carrù, in provincia di Cuneo, il 24 marzo del 1874.

Primogenito di Lorenzo Einaudi, esattore delle tasse e di Placida Fracchia.

Con la morte del padre nel 1888, un giovane Luigi dovette trasferirsi con la famiglia a Dogliani, il piccolo paese langarolo d’origine della madre.

Qui completò gli studi superiori ottenendo ottimi risultati.

All’età di 17 anni, Luigi si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Torino ove si laureò con la lode nell’estate del 1895.

Da allora restò sempre molto legato alla capoluogo sabaudo.

Nel periodo universitario, Einaudi cominciò a frequentare il Laboratorio di Economia Politica tenuto da Salvatore Cognetti de Martiis.

Contemporaneamente, si avvicinò anche al movimento socialista, collaborando alla stesura della rivista “Critica Sociale” di Filippo Turati.

Ciò nonostante, al termine del lavoro decennale presso la rivista di Turati, Luigi Einaudi cominciò a spostarsi sempre più verso posizioni liberiste, allontanandosi dal socialismo.

Ad ogni modo, nel 1896, approdò al giornale “La Stampa” con il quale collaborerà fino al 1903.

La laurea in Giurisprudenza e il proficuo lavoro di giornalista gli consentiranno di ottenere le prestigiose cattedre al Politecnico di Torino e all’Università Bocconi di Milano.

Diventato poi co-direttore del giornale “Riforma Sociale” nel 1902, a un anno di distanza lascerà “La Stampa” per via del dissenso riguardo all’orientamento filo-giolittiano che stava prendendo il periodico torinese.

Proprio nel 1903, Luigi Einaudi sposò Ida Pellegrini.

Sempre in quell’anno iniziò la duratura e produttiva collaborazione con il “Corriere della Sera” di Milano, del direttore Luigi Albertini.

Solo nel 1908, Luigi Einaudi diventò direttore della “Riforma sociale”, attraverso il quale, allo scoppio delle Prima guerra mondiale, non esitò a dimostrare il suo sostegno alle forze dell’Intesa.

Luigi Einaudi il Presidente della ricostruzione

A un anno dalla conclusione della Grande Guerra, Luigi Einaudi venne nominato Senatore del Regno d’Italia.

Con l’aggiunta della carica di Senatore del Regno, Luigi Einaudi riuscì comunque ad adempiere al suo lavoro accademico e giornalistico, diventando anche giornalista per il settimanale inglese “The Economist“.

Gli anni ’20 però videro l’ascesa del movimento politico fascista, guidato da Benito Mussolini.

In un primo momento, Luigi Einaudi si mostrò a favore del programma economico del Fascismo, ma con l’omicidio di Giacomo Matteotti nel 1924, decise poi di schierarsi a fianco dell’opposizione.

Con la salita al governo del Duce, Luigi Einaudi dovette ridurre la sua attività politica ed universitaria.

Oltraggiato dagli orrori del Regime, decise poi di unirsi al partito dell’Unità Nazionale e nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti, pubblicato da Benedetto Croce.

Il licenziamento di Luigi Albertini e con il “Corriere della Sera” ormai ‘avvelenato’ dal Fascismo, Einaudi dovette abbandonare il giornale.

Così come, un anno dopo, anche le cattedre alla Bocconi e al Politecnico di Torino.

Ma su richiesta di Benedetto Croce, si convinse di continuare gli insegnamenti alla facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Torino, malgrado il giuramento al fascismo.

Ciò nonostante, Luigi Einaudi non si tirò mai indietro dall’affrontare il Regime.

Nel 1935, a seguito dell’arresto di suo figlio e delle repressioni nei confronti degli accademici torinesi, venne chiusa l’attività della “Riforma Sociale“, ritenuta illecita nei confronti delle stato.

Come conseguenza, Luigi Einaudi fondò un nuovo periodico nel 1936, che prese il nome di “Rivista di storia economica”.

Per quanto riguarda l’attività da Senatore invece Einaudi cercò di ostacolare in ogni occasione le proposte del Regime, anche se con scarsi risultati.

Nel 1928, votò contro la lista unica del Gran Consiglio del Fascimo.

Preferì non partecipare al voto per l’approvazione dei Patti Lateranensi.

Mentre si espresse contrario sia alla sanguinosa Guerra d’Etiopia e alle Leggi razziali del 1938.

Luigi Einaudi davanti alla Camera dei Deputati

Con il tramonto del fascismo e il caos che ne scaturì, il futuro Presidente decise che era meglio allontanarsi dall’Italia

Così, dopo essere stato rettore dell’Ateneo di Torino per breve tempo, si rifugiò in Svizzera per un po’.

Tornò nello Stivale solo un anno dopo, nel 1944, quando la Campagna d’Italia sembrava ormai decisa a favore degli Alleati.

Recatosi quindi a Roma, ricevette l’incarico di Governatore della Banca d’Italia su proposta del primo ministro Bonomi.

Carica che ricoprì fino al 1947, quando entrò nelle file dell’Unione Democratica Nazionale.

Data la sua preparazione in ambito economico e finanziario contribuì alla stesura della nuova Costituzione della neo Repubblica italiana.

Nonostante in un primo momento espresse la sua preferenza verso la monarchia.

Con la nascita della Repubblica, Luigi Einaudi coprì la carica di vicepresidente del Consiglio dei Ministri e di ministro delle Finanze, sotto il governo De Gasperi.

Luigi Einaudi alla scrivania della Presidenza della Repubblica

L’11 maggio del 1948, Luigi Einaudi divenne Presidente della Repubblica d’Italia.

Fu il secondo presidente della Repubblica, ma il primo che risiedette al Quirinale.

La sua politica austera, di matrice liberista e filo-europea, alimentata dagli ingenti aiuti economici provenienti dal piano Marshall, indirizzò l’Italia verso la ricostruzione e il successo economico del Dopoguerra.

Il suo mandato si concluse alle elezione presidenziali del 1955, quando venne eletto Giovanni Bronchi come suo successore alla presidenza della Repubblica italiana.

Luigi Einaudi condusse i suoi ultimi impegni politici in qualità di senatore a vita, per poi morire il 30 ottobre del 1961 a Roma, all’età di ottantasette anni.

La sua salma venne sepolta successivamente al cimitero di Dogliani.

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