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Bastione del Castello di Giaveno: dal nucleo medievale del 1279 alle trasformazioni sabaude

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Da Alessandro Maldera

Marzo 17, 2026

Il Bastione del Castello di Giaveno è ciò che rimane, oggi, di un complesso che per secoli ha dominato il borgo. Si vede solo dall’esterno e si affaccia su via Teresa Marchini, perché l’area è proprietà privata. Eppure, anche così, racconta un passato concreto: mura, torri, parco sabaudo e poi il declino, fino ai saccheggi francesi.

Il bastione come documento: 1279–1691

  • Dove: via Teresa Marchini (Giaveno)
  • Cosa resta: bastioni del Castello Abbaziale, visibili solo dall’esterno
  • Origini: nucleo del castello completato entro il 1279 (seconda cerchia entro il 1304)
  • Svolta sabauda: lavori dal 1620 al 1625 con parco di 17 giornate (circa 64.000 m²) lungo l’Ollasio
  • Evento traumatico: saccheggio e incendio nel 1691 (truppe francesi di Catinat)
  • Declino: dal 1783 il parco scompare e viene richiesto l’uso agricolo; nell’Ottocento il complesso cambia funzione

Dove si trova e come si visita

Il bastione si trova lungo via Teresa Marchini, nel centro di Giaveno. È visibile solo esternamente, quindi non servono biglietti né orari: ti basta passarci davanti e guardare con calma. Inoltre, proprio perché non si entra, conviene abbinarlo a una passeggiata nel nucleo storico (piazze e vie vicine) per “ricostruire” il castello con la città attorno.

Cosa vedi oggi: l’ultima testimonianza del Castello di Giaveno

Oggi del Castello Abbaziale non resta un edificio visitabile come residenza. Rimangono alcuni bastioni che affacciano sulla via. Sono, di fatto, l’“ultima firma” materiale del castello medievale e delle sue trasformazioni successive. Perciò l’interesse non è la monumentalità, ma la traccia: breve, concreta, difficile da cancellare del tutto.

Origini medievali: dal borgo fortificato al castello

Giaveno compare in documenti medievali già molto presto: si cita il borgo e, in seguito, una chiesa di San Martino legata a contesti monastici. Poi, nel 1103, il territorio viene donato all’abbazia di San Michele della Chiusa. Tuttavia la storia non è lineare: nel 1195 Giaveno viene sottratta all’abbazia e donata al vescovo di Torino, e quindi ritorna agli abati nel 1209.

Da qui, infatti, si passa alla fase “dura”: fortificazioni, cinta muraria e castello. Entro il 1279 viene completato il primo nucleo del castello nella parte più elevata del borgo: una torre centrale racchiusa da una cerchia fortificata. Poi, entro il 1304, si aggiunge una seconda cerchia. Tra le due, uno spazio chiamato regnalium aumentava la capacità ricettiva e offriva un riparo agli abitanti in caso di pericolo.

Mura, porte e torri: cosa resta nel tessuto urbano

Nel XIV secolo nasce anche un borgo fuori dalle mura. Di conseguenza, nel 1347 l’abate Rodolfo di Mombello decide di “murare” la villa con mura alte circa 6 metri, intervallate da cinque torri circolari. I lavori si trascinano a lungo e non tutto viene completato. Inoltre, dal secondo decennio del XVIII secolo viene registrata l’inefficienza delle mura, che risultano progressivamente smantellate a partire dal 1650, salvo tratti inglobati in edifici successivi.

Oggi sono ancora visibili tre torri a pianta circolare, riconoscibili anche per la decorazione ad archi in sommità. Si affacciano su via Roma, che segue il tracciato dell’antico fossato derivato dall’Ollasio. Una quarta torre, la più imponente, è andata distrutta ed era vicina al torrente; una quinta era collocata in funzione di baluardo verso la strada della Rubatera. Si cita anche un sistema di collegamenti sotterranei che metteva in comunicazione le torri e permetteva di raggiungere la campagna aperta.

La svolta sabauda: commenda e ristrutturazione del 1620–1625

Con Amedeo VI si arriva a un passaggio istituzionale decisivo: l’abbazia diventa commenda (1379) e i Savoia acquisiscono un controllo reale sul sistema, nominando gli abati commendatari. Così, a inizio Seicento, il cardinal Maurizio di Savoia viene nominato abate commendatario di San Michele della Chiusa e quindi signore di Giaveno.

Quando Maurizio soggiorna nel castello, un inventario del 1589 lo descrive in stato di decadenza. Perciò decide una ristrutturazione importante: i lavori iniziano nell’ottobre 1620 e terminano cinque anni dopo, con la cura dell’architetto ducale Carlo Morello. Inoltre viene previsto un parco enorme: 17 giornate (circa 64.000 m²) lungo le sponde dell’Ollasio.

Saccheggi, incendi e declino: cosa succede tra XVII e XIX secolo

Il castello entra poi nella stagione più scomoda. Nel 1691 viene saccheggiato e incendiato dalle truppe francesi del generale Nicolas Catinat. In altre ricostruzioni si lega l’occupazione francese anche alla risalita della Val Sangone dopo la battaglia della Marsaglia (1693). In pratica, la sostanza non cambia: il complesso viene colpito duramente e perde centralità.

Nel XVIII secolo la corte sabauda preferisce altre residenze (come Venaria Reale e Rivoli), anche se Don Antonio di Savoia, nuovo abate, lo fa parzialmente restaurare. Tuttavia, dal 1783, il parco inizia a scomparire: trascurato, con alberi tagliati, e quindi il Comune chiede di trasformare il giardino in coltivazioni più redditizie. Nell’Ottocento, inoltre, anche il castello cambia funzione e diventa Casa di Ricovero delle suore del Cottolengo, grazie a una donazione di Costantino Sclopis e Molines.

Un castello che ospitava personaggi: il “registro degli ospiti”

La memoria del castello vive anche nei nomi che lo attraversano. Nel registro degli ospiti compaiono, tra gli altri: Carlo Emanuele II (1656), la duchessa Giovanna Battista di Savoia Nemours (1659), e tra fine Seicento e inizio Settecento Amedeo II ed Eugenio di Savoia. Poi, nel luglio 1787, passano il principe Carlo Emanuele di Savoia e Maria Clotilde, episodio ricordato anche dall’Arco in via Cardinal Maurizio.

FAQ – informazioni sul Bastione del Castello di Giaveno

Dove si trova il Bastione del Castello di Giaveno?

Si affaccia su via Teresa Marchini, nel centro di Giaveno

Si può entrare nel bastione o visitarlo all’interno?

No: è proprietà privata e si osserva solo esternamente

Perché il bastione è importante se il castello non esiste più?

Perché è l’ultima traccia visibile del Castello Abbaziale, quindi aiuta a capire dove fosse e come fosse strutturato il borgo fortificato

Qual è la data più antica collegata al castello?

Il primo nucleo risulta completato entro il 1279, con una seconda cerchia aggiunta entro il 1304

Cosa succede con i Savoia nel Seicento?

Il cardinal Maurizio di Savoia avvia una grande ristrutturazione: lavori dal 1620 al 1625, con un parco di 17 giornate lungo l’Ollasio

C’è stato un episodio di distruzione?

Sì: nel 1691 il castello viene saccheggiato e incendiato dalle truppe francesi del generale Nicolas Catinat, e da lì in avanti perde progressivamente centralità

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende