Storia di Borgaro Torinese: dalle origini romane al titolo di Città

Da Alessandro Maldera
Giugno 20, 2025

La storia di Borgaro Torinese è un viaggio affascinante attraverso i secoli. Affonda le sue origini nell’epoca romana e attraversa fasi di dominazioni franche, signorie feudali, riforme sabaude e trasformazioni industriali. Situato alle porte di Torino, il comune ha saputo evolversi da borgo agricolo a centro urbano moderno, mantenendo vivo il legame con la sua identità storica.
Dalle ipotesi etimologiche legate ai Bulgari e ai castra romani, fino al titolo di Città ottenuto nel 2003. Questo Comune è testimone di una storia stratificata, ricca di eventi, famiglie nobiliari e profondi cambiamenti sociali. Ogni epoca ha lasciato un segno nel tessuto urbano, nella toponomastica, nello stemma cittadino e nella memoria collettiva dei suoi abitanti.
In questa ricostruzione della storia di Borgaro Torinese ripercorriamo le principali tappe che hanno segnato il destino del territorio, dalle origini fino alla contemporaneità. Un testo per riscoprire un territorio che, pur rimanendo a misura d’uomo, custodisce un patrimonio culturale e identitario di grande valore.
Le origini romane di Borgaro Torinese
Il territorio su cui oggi sorge Borgaro Torinese presenta testimonianze storiche che risalgono all’epoca dell’Impero Romano. Secondo numerosi studiosi, in questa zona si trovava un castrum. Ovvero un insediamento militare romano, costruito in posizione strategica per controllare le vie di comunicazione tra Augusta Taurinorum (Torino) ed Eporedia (Ivrea). Da qui deriverebbe il toponimo burgarium, termine latino legato all’idea di presidio o fortilizio.
Esistono tuttavia anche altre interpretazioni sull’origine del nome. Lo storico Paolo Diacono, ripreso dal Bertolotti, ipotizza un legame con l’arrivo in Italia di un gruppo di Bulgari nel VI secolo, insediatisi nell’area torinese durante le migrazioni barbariche. Il termine castrum bulgari indicherebbe quindi un accampamento di questa popolazione, poi romanizzato nel tempo.
Una terza teoria, avanzata da Giovanni Casalis nel suo Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale, propone la derivazione da Burgus, cioè un piccolo agglomerato fortificato o borgo murato, costruito in epoca tardo-romana o altomedievale per proteggere un valico o un punto strategico della pianura.
A confermare l’antichità dell’insediamento vi sono ancora oggi tracce della centuriazione romana, il sistema di divisione geometrica delle terre usato dai coloni romani, visibili soprattutto nella campagna tra Borgaro e Caselle Torinese. La strada provinciale che collega Torino a Borgaro ricalca in buona parte l’antico tracciato della via romana verso Ivrea, suggerendo una continuità insediativa e viaria che attraversa oltre due millenni di storia.
Il Medioevo e la dominazione franca
Nel 774 d.C., con la discesa in Italia dei Franchi guidati da Carlo Magno, Borgaro Torinese entra in una nuova fase della sua storia. La caduta del regno longobardo e la conseguente incoronazione di Carlo a Imperatore del Sacro Romano Impero segnarono l’inizio di una lunga riorganizzazione territoriale e politica della penisola, con profonde ripercussioni anche per il Piemonte.
Il territorio venne ufficialmente annesso ai territori di Caselle e Altessano Inferiore, l’attuale Venaria Reale. Così diventando parte di un sistema feudale di matrice franca che si andava estendendo su tutta l’area subalpina. I nuovi dominatori introdussero una diversa concezione del potere, più accentrata e organizzata rispetto ai precedenti assetti longobardi. Quindi, dando vita a un sistema di marche, contee e signorie affidate ai fedelissimi dell’Imperatore, spesso vescovi o nobili d’arme.
La posizione strategica di Borgaro, a ridosso delle principali vie di collegamento tra la Valle di Susa, Torino e le Valli di Lanzo, la rese un punto di interesse per diversi feudatari e amministratori. Nei secoli successivi, soprattutto tra l’XI e il XIII secolo, il territorio fu oggetto di contese nobiliari, donazioni ecclesiastiche e frazionamenti legati al sempre più complesso mosaico del potere medievale piemontese.
Nella storia di Borgaro Torinese questo periodo è segnato da avvicendamenti continui di domini e signorie. Un tempo in cui famiglie locali e potenti casate tentarono di acquisire controllo su terre fertili e rotte commerciali.
La dominazione franca portò inoltre a una graduale cristianizzazione del territorio e alla nascita di nuove pievi e centri religiosi, gettando le basi per l’organizzazione ecclesiastica e amministrativa dei secoli a venire
Il dominio feudale: Birago, Havard e Provana
Nel XVII secolo, il territorio di Borgaro Torinese era fortemente frammentato dal punto di vista amministrativo e signorile. In linea con la struttura feudale tipica del Piemonte, il feudo risultava diviso tra tre potenti famiglie nobiliari, tutte legate agli equilibri politici della corte sabauda:
- I Birago di Vische, dinastia di origine lombarda insediata nel Canavese e influente nella nobiltà piemontese.
- Gli Havard di Sènantes, famiglia francese giunta in Piemonte al seguito dei Savoia, proprietaria di vasti terreni e del futuro Castello di Santa Cristina.
- I Provana di Druento, antica casata piemontese con domini anche oltre Borgaro.
Questa tripartizione generava frequenti tensioni e conflitti, soprattutto per la gestione dei fondi agricoli e il controllo della popolazione. Ogni famiglia esercitava giurisdizione separata, con poteri fiscali e giudiziari, rendendo disomogenea la vita amministrativa dei borgaresi.
Le epidemie di peste del 1630 e del 1660 peggiorarono ulteriormente la situazione: Borgaro fu duramente colpita e molti poderi rimasero abbandonati. In questo contesto critico emerse la figura dei Birago, che attraverso matrimoni, alleanze e acquisizioni territoriali, riuscirono a consolidare il loro potere.
Nel 1746, i Birago riunificarono l’intero feudo sotto la loro autorità, ottenendo il titolo di “Conti di Borgaro”, riconosciuto ufficialmente dalla casa regnante.
La loro eredità è visibile ancora oggi nello stemma civico di Borgaro. Infatti, riprende i colori e i simboli araldici del casato. Fasce rosse doppio merlate su fondo argento su campo argento, a testimonianza dell’impronta indelebile lasciata dalla loro dominazione.

Dal Ducato al Regno di Sardegna
Nel XVIII secolo, il Piemonte fu protagonista di importanti trasformazioni politiche e amministrative, legate all’ascesa della Casa Savoia e alla progressiva costruzione di uno Stato moderno. Anche il territorio di Borgaro Torinese, pur di dimensioni ridotte, fu coinvolto in questo processo di ridefinizione dei confini e del potere locale.
Uno snodo cruciale nella storia di Borgaro Torinese avvenne durante il regno di Carlo Alberto di Savoia-Carignano, riformatore deciso e promotore dell’unificazione dei territori sabaudi. In questo contesto, Altessano Inferiore (oggi Venaria Reale) fu definitivamente separata da Borgaro, restituendo al comune una piena autonomia territoriale, dopo secoli di legami condivisi.
Successivamente, Borgaro entrò nei beni del Duca di Chiablese, Maurizio di Savoia, zio di Carlo Emanuele IV. Il Ducato di Chiablese era una struttura patrimoniale semiautonoma, controllata direttamente dalla famiglia reale, che comprendeva vasti terreni agricoli e residenze nel torinese. L’inclusione di Borgaro in questo assetto segnò un passaggio intermedio tra il regime feudale e l’organizzazione statale moderna.
Questa fase coincide con l’erosione del potere feudale e l’avvio di un processo di centralizzazione sabauda, volto a superare le frammentazioni locali dell’Antico Regime. Il legame con i beni ducali fu gradualmente assorbito nella struttura dello Stato sabaudo.
Con l’inizio dell’Ottocento, e in particolare dopo la guerra di successione austriaca, Borgaro venne inglobata nel Regno di Sardegna. E assumendo una fisionomia istituzionale moderna e conforme al nuovo assetto amministrativo.
Borgaro nel Novecento: boom industriale e trasformazione urbana
Il Novecento segna per Borgaro Torinese un secolo di grandi trasformazioni economiche, demografiche e urbanistiche. Fino alla metà del secolo, il comune manteneva una fisionomia rurale, legata all’agricoltura e a una vita scandita da ritmi tradizionali. Con il secondo dopoguerra, inizia però una fase di rapida espansione, favorita dalla crescita dell’industria torinese.
Negli anni ’50, il potenziamento della FIAT e di altre grandi realtà manifatturiere richiama in Piemonte migliaia di lavoratori dal Sud Italia. Borgaro, grazie alla sua posizione strategica tra Torino, Caselle e le Valli di Lanzo, diventa una destinazione privilegiata per la residenza operaia. Un luogo favorito da costi contenuti e buona accessibilità.
Tra gli anni ’60 e ’70, il territorio cambia volto: sorgono nuovi quartieri, si costruiscono palazzine e lotti residenziali, mentre le vecchie cascine vengono dismesse. La storica identità agricola del borgo lascia spazio a quella di centro dormitorio, dove si vive ma si lavora altrove.
Negli anni ’80 e ’90, l’amministrazione comunale avvia una serie di interventi di riqualificazione urbana: vengono realizzati spazi pubblici, scuole, impianti sportivi e servizi. La città inizia a crescere non solo per dimensioni, ma anche per qualità della vita e coesione sociale.
Si afferma una nuova generazione di borgaresi, sempre più integrata e consapevole, che contribuisce alla nascita di una comunità viva e dinamica. L’identità di Borgaro evolve: da periferia silenziosa a centro urbano autonomo, con una propria progettualità culturale e sociale.
Questa trasformazione sarà il preludio al riconoscimento del titolo di Città nel 2003, simbolo della maturità raggiunta in pochi decenni.
Storia di Borgaro Torinese: il titolo di Città
Il 19 agosto 2003, Borgaro Torinese ottiene ufficialmente il titolo di Città con decreto del Presidente della Repubblica Italiana. Un riconoscimento che non rappresenta solo un traguardo amministrativo, ma la conferma del percorso di crescita urbana e sociale intrapreso nel secondo dopoguerra.
Il titolo non è legato al numero di abitanti, ma viene concesso ai comuni che si distinguono per:
- importanza storica
- sviluppo urbanistico
- qualità dei servizi
- identità istituzionale
Borgaro, ormai dotata di scuole, impianti sportivi, spazi pubblici, servizi sanitari e culturali, dimostra di aver superato la fase di borgo agricolo o dormitorio, diventando un centro moderno e ben strutturato.
Con questo nuovo status, Borgaro può fregiarsi del titolo in tutti i contesti ufficiali e ha adottato un gonfalone civico e un nuovo stemma. Simboli di una comunità consapevole delle proprie radici. Lo stemma riprende quello della famiglia Birago, che nel XVIII secolo unificò il feudo. Campo d’argento con tre fasce rosse doppiomerlate e gruppi di punte di lancia nere, disposte in diagonale. Un richiamo diretto alla memoria feudale e al percorso identitario della città.
Il gonfalone è un drappo partito di rosso e di bianco, colori ispirati all’araldica storica. Viene esposto con orgoglio durante cerimonie, eventi pubblici e gemellaggi internazionali.
Il titolo di Città ha rafforzato il senso di appartenenza dei cittadini e ha segnato l’inizio di una nuova fase, in cui Borgaro si proietta verso il futuro con autonomia, progettualità e radici ben salde nella propria storia.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



