Bicchiere della Staffa, il modo di dire nato a Torino: la leggenda dell’ultimo calice prima di partire

Da Alessandro Maldera
Agosto 16, 2026

Il Bicchiere della Staffa, il modo di dire nato a Torino secondo una tradizione locale, avrebbe origine da un episodio avvenuto nel giugno del 1481. Protagonisti sarebbero stati due nobili appena sposati, in viaggio da Mantova verso la Francia e ospiti di una delle antiche locande cittadine.
Al momento della partenza, il conte avrebbe chiesto un ultimo calice di vino quando aveva già un piede nella staffa del cavallo. Da quell’immagine sarebbe nato il modo di indicare l’ultima bevuta prima di salutarsi e andare via. La vicenda, però, appartiene più alla leggenda torinese che alla storia documentata con certezza.
Il bicchiere della staffa in breve
– Il luogo sarebbe un’antica Ostaria di San Giorgio
– I protagonisti erano due nobili in viaggio di nozze verso la Francia
– Prima di ripartire sarebbe stato chiesto un ultimo bicchiere di vino
– Il calice sarebbe stato bevuto con un piede già nella staffa
– Da questo episodio deriverebbe l’espressione “bicchiere della staffa”
– L’origine torinese resta una tradizione e non un fatto storicamente provato
Bicchiere della Staffa, il modo di dire nato a Torino secondo una leggenda del 1481
La storia porta nella Torino della fine del Quattrocento.
Nel febbraio del 1481, a Mantova, una giovane appartenente alla famiglia Gonzaga aveva sposato il conte di Montpensier e Delfino d’Alvernia.
Dopo le nozze, la coppia intraprese il viaggio verso la Francia.
Tra le tappe ci sarebbe stata anche Torino, dove i due avrebbero soggiornato per alcuni giorni durante il mese di giugno.
Secondo il racconto tramandato, avrebbero scelto una delle locande più importanti della città.
L’Ostaria di San Giorgio nel centro della Torino medievale
La struttura viene indicata come Ostaria di San Giorgio, chiamata anche San Giors secondo la forma piemontese del nome.
La locanda sarebbe stata situata nella zona dell’attuale centro storico, nella vecchia Contrada di San Pier del Gallo.
L’area corrisponderebbe indicativamente alla zona compresa tra l’odierna via Torquato Tasso, largo IV Marzo e via Conte Verde.
La posizione esatta, tuttavia, non è certa.
Altre ricostruzioni collocano infatti l’antico albergo nella Contrada dei Pasticceri, all’altezza di quella che oggi è via Giovanni Berchet.
L’ultimo bicchiere prima di montare a cavallo
Dopo alcuni giorni trascorsi a Torino tra incontri e momenti conviviali, arrivò il momento di riprendere il viaggio verso la Francia.
I cavalli erano pronti e la scorta preparata per la partenza.
A quel punto, secondo la leggenda, il conte avrebbe chiesto un ultimo bicchiere di vino.
Il calice, probabilmente contenente vino speziato, gli sarebbe stato consegnato quando si trovava già accanto al cavallo.
Un piede nella staffa e il calice in mano
Il dettaglio che avrebbe dato origine al modo di dire arriva proprio al momento della partenza.
Il nobile avrebbe bevuto il vino mentre aveva già un piede inserito nella staffa.
Durante il gesto avrebbe perso l’appoggio e la staffa sarebbe caduta verso terra.
L’episodio sarebbe rimasto nella memoria della locanda e, progressivamente, l’ultima bevuta prima di una partenza avrebbe cominciato a essere chiamata “bicchiere della staffa”.
È questa almeno la tradizione torinese riportata in una pubblicazione dedicata alle curiosità cittadine uscita alla fine degli anni Ottanta.
Cosa significa oggi “bere il bicchiere della staffa”
L’espressione è sopravvissuta ben oltre l’epoca dei viaggi a cavallo.
Oggi bere il bicchiere della staffa significa concedersi un’ultima bevanda prima di lasciare un locale, una casa o una compagnia.
Non è quindi necessario che ci siano cavalli o staffe.
Il significato figurato conserva però esattamente l’immagine originaria: si è ormai pronti ad andare via, ma prima della partenza arriva un ultimo brindisi.
Quanto è vera la storia torinese
La vicenda è affascinante, ma deve essere considerata con prudenza.
Non esiste, nel materiale che tramanda l’episodio, una prova definitiva che dimostri che l’espressione sia stata realmente inventata a Torino nel 1481.
La storia rientra quindi nel territorio delle leggende e delle curiosità locali.
Anche la posizione dell’antica Ostaria di San Giorgio presenta elementi di incertezza.
Il racconto permette comunque di ricostruire uno spaccato interessante della Torino medievale, quando locande e alberghi rappresentavano punti fondamentali per nobili, mercanti e viaggiatori.
L’antica Ostaria di San Giorgio è scomparsa
Dell’albergo citato nella leggenda oggi non rimane una struttura identificabile con certezza.
Una delle ricostruzioni collega la sua scomparsa alle trasformazioni urbane che portarono all’apertura dell’attuale piazzetta Quattro Marzo.
Altre fonti cartografiche collocano invece il locale in una posizione leggermente diversa.
Questa incertezza ha alimentato negli anni nuove interpretazioni sul possibile rapporto tra il San Giorgio medievale e altri alberghi torinesi comparsi successivamente.
San Giorgio e San Giors: una possibile continuità
In piemontese, Giorgio diventa Giors.
Da questa somiglianza linguistica nasce un’altra suggestione.
L’antica Ostaria di San Giorgio potrebbe avere qualche relazione ideale, o secondo alcune ipotesi storiche persino una possibile continuità di nome, con il San Giors di Borgo Dora, documentato dal XIX secolo.
Non esistono però elementi sufficienti nel racconto per trasformare questa possibilità in una certezza storica.
Resta un collegamento affascinante tra due nomi profondamente inseriti nella storia dell’ospitalità torinese.
A metà Ottocento Torino aveva 82 alberghi
La vicenda permette anche di aprire uno sguardo sulla lunga tradizione alberghiera della città.
A metà del XIX secolo Torino contava 82 alberghi.
Locande e strutture per viaggiatori erano già presenti da secoli, soprattutto vicino alle porte cittadine e lungo le principali strade di collegamento.
La capitale sabauda era infatti un punto di passaggio importante tra Pianura Padana, Francia e valichi alpini.
L’Albergo del Pino è il più antico documentato
Se l’Ostaria di San Giorgio fosse davvero esistita già nella forma descritta dalla leggenda, potrebbe rientrare tra le più antiche strutture ricettive torinesi.
Il primato documentario viene però attribuito all’Albergo del Pino, registrato in attività a Torino dal 26 ottobre 1446.
Si trovava vicino alla Porta Susina, nell’area dell’attuale piazza Savoia.
L’edificio sorgeva nella zona oggi occupata da Palazzo Saluzzo-Paesana.
Le antiche locande nella storia torinese
– Sorgeva nei pressi dell’antica Porta Susina
– Ostaria di San Giorgio collegata dalla tradizione al 1481
– Ubicazione esatta del San Giorgio non certa
– A metà Ottocento Torino contava circa 82 alberghi
Una leggenda nata tra vino, viaggiatori e locande
Il fascino del racconto deriva proprio dalla sua semplicità.
Un viaggiatore sta per partire, il cavallo è già pronto e resta soltanto il tempo per un ultimo bicchiere.
È un’immagine perfettamente compatibile con la vita delle antiche locande europee, dove viaggio, ospitalità e vino erano strettamente collegati.
Che l’espressione sia veramente nata quella mattina a Torino è difficile dimostrarlo.
La leggenda, però, è diventata parte delle numerose storie che raccontano il passato meno conosciuto della città.
Torino potrebbe davvero aver inventato il bicchiere della staffa?
La risposta più corretta è: forse, ma non possiamo saperlo con certezza.
La tradizione locale colloca l’episodio nel 1481 e fornisce personaggi, luogo e circostanze molto precisi.
Mancano però gli elementi documentari necessari per affermare che l’espressione sia comparsa realmente in quel momento.
Il Bicchiere della Staffa, il modo di dire nato a Torino rimane quindi soprattutto una bella storia cittadina, sospesa tra memoria, ricostruzione e leggenda.
E forse è proprio questo a renderla ancora più interessante: dietro un’espressione utilizzata ancora oggi potrebbe nascondersi una vecchia locanda torinese, un cavallo pronto a partire e un ultimo calice bevuto più di cinque secoli fa.
FAQ – Perché si dice bicchiere della staffa: domande frequenti
L’espressione indica l’ultimo bicchiere bevuto prima di andare via. Secondo una leggenda torinese, deriverebbe da un nobile che nel 1481 bevve un ultimo calice con un piede già nella staffa del cavallo.
La tradizione lo sostiene, ma non esistono elementi sufficienti per considerare l’origine torinese un fatto storicamente dimostrato.
La leggenda indica un’antica Ostaria di San Giorgio nel centro medievale di Torino, anche se la sua esatta ubicazione è incerta.
Il racconto è ambientato nel giugno del 1481, durante il viaggio verso la Francia di una coppia nobile appena sposata.
Significa bere un ultimo bicchiere prima di salutare e lasciare un locale, una casa o una compagnia.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



