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Piemonte record italiano nelle Comunità energetiche: Torino e Cuneo guidano la crescita

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Da Alessandro Maldera

Agosto 16, 2026

Il Piemonte conquista il record italiano nelle Comunità energetiche per potenza sviluppata, ma il primato arriva in una fase delicata. Da una parte aumentano i progetti di produzione condivisa, dall’altra tornano a salire i prezzi dell’energia e diminuiscono le risorse nazionali disponibili.

I dati mostrano inoltre due modelli differenti: Cuneo concentra impianti mediamente più grandi, mentre Torino dispone di un numero maggiore di comunità ma con una potenza più distribuita. Il vero passaggio sarà trasformare queste esperienze locali in una componente stabile del sistema energetico piemontese.

Comunità energetiche in Piemonte: i numeri principali

Elaborazione Confartigianato: 124 CER per 25,6 MW complessivi
Provincia di Torino: 43 comunità per circa 5 MW
Provincia di Cuneo: 38 comunità per circa 10 MW
Dati regionali a fine 2025: 288 CER per 48,8 MW
Configurazioni complessive: 392 considerando anche altre forme di condivisione
Quota della potenza nazionale CER: quasi 28% secondo i dati regionali
Fondi PNRR: ridotti da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro

Il Piemonte è primo in Italia per potenza delle Comunità energetiche

Il primato piemontese riguarda soprattutto la potenza associata alle Comunità energetiche rinnovabili, più che il semplice numero delle configurazioni.

Secondo l’elaborazione diffusa da Confartigianato, in Piemonte sono presenti 124 comunità energetiche per una potenza complessiva di 25,6 megawatt.

La Lombardia ne conterebbe numericamente di più, ma nessuna regione raggiungerebbe lo stesso livello di potenza.

Il Piemonte emerge così come uno dei territori italiani nei quali il modello dell’energia condivisa ha raggiunto lo sviluppo più significativo.

Cuneo e Torino guidano il fenomeno

Gran parte del risultato regionale è concentrata nelle province di Cuneo e Torino.

Nel Cuneese risultano 38 comunità energetiche, capaci però di raggiungere complessivamente circa 10 megawatt.

Torino presenta invece 43 CER, quindi un numero superiore, ma con una potenza complessiva vicina ai 5 megawatt.

Due territori geograficamente vicini mostrano quindi caratteristiche piuttosto differenti.

A Cuneo comunità energetiche mediamente più grandi

Dividendo la potenza disponibile per il numero di comunità emerge con maggiore chiarezza la differenza.

Nel Cuneese la potenza media raggiunge circa 263 kilowatt per comunità energetica.

Nel Torinese si ferma invece intorno ai 116 kilowatt.

Il territorio della Granda sembra quindi orientarsi maggiormente verso configurazioni di dimensioni superiori.

A favorire questa struttura possono contribuire aziende agricole, capannoni, zone produttive e Comuni di dimensioni contenute, dove è più semplice concentrare produzione e consumi.

Torino punta su una rete più diffusa

Nel Torinese il modello appare invece maggiormente frammentato.

Il numero di comunità è superiore, ma ogni configurazione dispone mediamente di una potenza minore.

Il fenomeno può essere ricondotto più facilmente a condomini, piccoli servizi, realtà urbane e sistemi di prossimità.

La differenza tra Torino e Cuneo dimostra quindi che una comunità energetica può adattarsi a contesti territoriali molto diversi.

I dati regionali indicano numeri ancora più elevati

La fotografia cambia ulteriormente utilizzando il rapporto energetico regionale basato sui dati del GSE.

Alla fine del 2025 risultavano in Piemonte 288 Comunità energetiche rinnovabili, con una potenza complessiva di 48,8 megawatt.

Considerando anche gruppi di autoconsumatori e altre forme di condivisione dell’energia, le configurazioni complessive raggiungevano quota 392.

Secondo questa rilevazione, il Piemonte concentrava quasi il 28% della potenza nazionale collegata alle CER.

Perché i dati sulle Comunità energetiche sono differenti

I 124 impianti dell’elaborazione di Confartigianato e le 288 CER riportate dal quadro regionale non devono essere semplicemente messi in contraddizione.

Le rilevazioni utilizzano date, definizioni e perimetri differenti.

Possono cambiare le configurazioni considerate, il momento in cui sono stati raccolti i dati e i criteri utilizzati per determinare quali progetti inserire nel conteggio.

Il risultato generale rimane però coerente: il Piemonte rappresenta uno dei principali laboratori italiani dell’energia condivisa.

Il record è ancora piccolo rispetto alla transizione energetica

Il primato deve però essere confrontato con le dimensioni complessive della trasformazione energetica regionale.

Al Piemonte è stato assegnato l’obiettivo di installare 4.991 megawatt aggiuntivi di potenza rinnovabile tra il 2021 e il 2030.

Rispetto a questo traguardo, i 48,8 megawatt collegati alle CER rilevati alla fine del 2025 rappresentano meno dell’1%.

Le Comunità energetiche sono quindi importanti, ma non possono sostituire lo sviluppo su larga scala delle fonti rinnovabili.

Le CER possono fare la differenza per famiglie e piccole imprese

Il loro peso diventa invece molto più significativo se osservato a livello locale.

Una Comunità energetica permette di produrre e condividere energia rinnovabile tra soggetti appartenenti allo stesso territorio.

Il modello può risultare particolarmente interessante per piccole imprese, famiglie, condomini e amministrazioni comunali.

In una fase caratterizzata da forti oscillazioni dei prezzi, aumentare la quota di autoproduzione può ridurre almeno in parte l’esposizione alle dinamiche del mercato energetico.

In Piemonte elettricità e gas tornano a rincarare

Il tema diventa ancora più rilevante osservando l’andamento dei prezzi.

Tra febbraio e maggio 2026, secondo l’elaborazione riportata nel materiale di partenza, elettricità e gas in Piemonte sono aumentati complessivamente del 7,7%.

La crescita italiana nello stesso periodo è stata del 7,8%.

Nell’Unione europea, invece, l’aumento si è fermato allo 0,3%.

La differenza mette in evidenza una dinamica particolarmente sfavorevole per imprese e famiglie italiane.

A maggio energia in aumento del 12% su base annua

Il quadro non riguarda soltanto pochi mesi.

A maggio i beni energetici sono tornati a registrare un incremento annuo a doppia cifra.

La crescita indicata raggiunge il 12%.

Per le piccole aziende, che spesso dispongono di margini più limitati rispetto alle grandi industrie, le oscillazioni dell’energia possono tradursi rapidamente in un aumento dei costi di produzione.

Da qui l’interesse crescente verso sistemi capaci di produrre energia direttamente sul territorio.

Il vero problema è portare le Comunità energetiche fuori dalla fase sperimentale

I numeri raggiunti dal Piemonte mostrano che il modello funziona.

La sfida successiva è però molto più complessa: trasformare tante iniziative locali in una politica energetica strutturale.

Le CER non possono rimanere soltanto progetti virtuosi legati a singoli Comuni, associazioni o imprese.

Per incidere realmente sul sistema economico devono crescere di dimensione, diventare più numerose e inserirsi stabilmente nella programmazione energetica regionale.

I fondi PNRR per Comunità energetiche sono stati ridotti

Proprio nel momento in cui il settore potrebbe compiere un salto di scala, però, le risorse nazionali disponibili sono diminuite.

La dotazione PNRR destinata a Comunità energetiche e autoconsumo era inizialmente pari a 2,2 miliardi di euro.

Successivamente il finanziamento è stato ridotto a 795,5 milioni.

La diminuzione è quindi vicina al 64%.

Il contributo può coprire fino al 40% degli investimenti

Il sostegno previsto può coprire fino al 40% delle spese necessarie alla realizzazione degli impianti inseriti nelle configurazioni ammesse.

La misura riguarda gli interventi localizzati nei Comuni con meno di 50 mila abitanti.

Per il Piemonte questo criterio assume particolare importanza.

La regione presenta infatti centinaia di piccoli e medi Comuni, molti dei quali potrebbero utilizzare proprio le comunità energetiche per sviluppare impianti rinnovabili condivisi.

Meno fondi possono rallentare anche i progetti già avviati

La riduzione delle risorse non riguarda soltanto la possibilità di creare nuove CER.

Esiste anche il problema degli investimenti già progettati.

Una diminuzione significativa dei fondi disponibili può rendere più difficile finanziare impianti programmati o completare percorsi già iniziati.

Il rischio è quindi che una parte dei territori più dinamici arrivi alla fase decisiva senza la disponibilità economica inizialmente prevista.

Il Piemonte ha però un altro problema: gli edifici consumano troppo

Produrre più energia rinnovabile non risolve automaticamente tutte le criticità.

Una parte consistente del patrimonio immobiliare piemontese presenta infatti prestazioni energetiche basse.

Alla fine del 2025 il rapporto energetico regionale censiva quasi 900 mila attestati di prestazione energetica validi.

La classe maggiormente rappresentata era la F.

Otto immobili su dieci nelle classi meno efficienti

Nel complesso, circa l’80% degli immobili certificati rientrava nelle classi comprese tra D e G, cioè quelle meno performanti.

Il quadro migliora solo parzialmente osservando gli attestati rilasciati durante il 2025.

Le classi E, F e G rappresentavano ancora il 61,6% del totale.

Ciò significa che una quantità importante dell’energia utilizzata da abitazioni, negozi, laboratori e capannoni continua a essere dispersa a causa della scarsa efficienza degli edifici.

Produrre energia non basta se gli edifici la disperdono

È qui che Comunità energetiche ed efficienza immobiliare diventano due parti della stessa strategia.

Installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle imprese può ridurre l’acquisto di energia dalla rete.

Se però capannoni e abitazioni rimangono scarsamente isolati, una parte significativa del beneficio viene persa attraverso consumi elevati.

Allo stesso modo, migliorare esclusivamente l’efficienza senza aumentare l’autoproduzione continua a lasciare famiglie e imprese esposte alle oscillazioni internazionali dei prezzi.

Gli obiettivi europei per gli edifici

La nuova disciplina europea prevede una forte riduzione dei consumi energetici del patrimonio immobiliare.

Gli Stati dovranno diminuire del 16% entro il 2030 il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali.

Entro il 2035 la riduzione dovrà raggiungere il 20-22%.

Almeno il 55% del risparmio dovrà inoltre arrivare dalla riqualificazione degli immobili con le prestazioni peggiori.

Comunità energetiche ed efficienza devono crescere insieme

La vera sfida piemontese non consiste quindi nello scegliere tra produzione rinnovabile e riqualificazione degli edifici.

Le due politiche devono procedere parallelamente.

Da una parte servono nuove Comunità energetiche, capaci di aumentare l’autoproduzione locale.

Dall’altra occorre ridurre l’energia necessaria per abitazioni, imprese e strutture pubbliche.

Solo unendo i due elementi il vantaggio economico può diventare strutturale.

Cuneo e Torino mostrano due strade possibili

Il Piemonte dispone già di due esempi differenti.

Nel Cuneese stanno emergendo configurazioni mediamente più potenti, adatte a un territorio con forte presenza agricola e produttiva.

Torino mostra invece come il modello possa essere applicato attraverso una rete più capillare di comunità urbane e di prossimità.

Non esiste quindi una sola forma di CER.

Il modello può essere adattato alle caratteristiche economiche, geografiche e demografiche dei singoli territori.

Dal record statistico a una politica industriale dell’energia

Essere primi in Italia rappresenta un punto di partenza, non un risultato definitivo.

Per trasformare le Comunità energetiche in una componente stabile dell’economia piemontese servono finanziamenti prevedibili, reti elettriche adeguate e una programmazione di lungo periodo.

Le infrastrutture dovranno essere in grado di accogliere nuova produzione distribuita senza creare colli di bottiglia.

Allo stesso tempo, piccole aziende e amministrazioni locali devono poter pianificare investimenti senza dipendere continuamente da misure temporanee.

Il Piemonte parte davanti, ma il salto di scala deve ancora arrivare

Il Piemonte record italiano nelle Comunità energetiche dimostra che sul territorio esiste già una forte capacità di sperimentazione.

Torino ha sviluppato soprattutto reti diffuse. Cuneo ha costruito configurazioni mediamente più grandi. Nel complesso, il Piemonte concentra una parte molto importante della potenza nazionale legata alle CER.

Ma il confronto con i quasi 5 mila megawatt aggiuntivi di rinnovabili richiesti entro il 2030 mostra quanto il percorso sia ancora lungo.

Il prossimo passaggio sarà quindi trasformare le Comunità energetiche da esperienze locali di successo in infrastrutture economiche permanenti, affiancandole alla riqualificazione energetica di un patrimonio immobiliare ancora largamente inefficiente.

FAQ – Comunità energetiche in Piemonte: numeri e prospettive

Perché il Piemonte ha il record italiano delle Comunità energetiche?

Il primato riguarda soprattutto la potenza complessiva sviluppata, non il numero assoluto delle CER.

Quante Comunità energetiche ci sono in Piemonte?

Una rilevazione indica 124 CER per 25,6 MW, mentre i dati regionali a fine 2025 ne censivano 288 per 48,8 MW con un diverso perimetro.

Quante Comunità energetiche ci sono nel Torinese?

L’elaborazione riportata attribuisce alla provincia di Torino 43 CER per circa 5 megawatt complessivi.

Perché Cuneo ha meno CER ma più potenza?

Le 38 comunità cuneesi sviluppano circa 10 MW, con configurazioni mediamente più grandi rispetto a quelle torinesi.

Quanto sono stati ridotti i fondi PNRR?

La dotazione destinata a CER e autoconsumo è passata da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, con una riduzione di circa il 64%.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende