Progetto AI di Torino per scoprire dettagli in manoscritti: NOTARI-AI legge e collega gli archivi

Da Alessandro Maldera
Agosto 17, 2026

Un progetto AI di Torino per scoprire dettagli in manoscritti punta a cambiare il modo in cui vengono esplorati gli archivi storici digitalizzati. L’Università di Torino sta sviluppando una tecnologia capace non soltanto di leggere documenti antichi, ma anche di riconoscere persone, luoghi, enti e collegamenti tra fonti diverse.
Il progetto si chiama NOTARI-AI e ha ottenuto un finanziamento ERC Proof of Concept 2026 da 150mila euro per 18 mesi. L’obiettivo è trasformare enormi raccolte documentarie in strutture di conoscenza interrogabili senza sostituire il lavoro interpretativo degli studiosi.
NOTARI-AI: il progetto in breve
Università: Università di Torino
Finanziamento: ERC Proof of Concept 2026
Importo: 150.000 euro
Durata: 18 mesi
Obiettivo: trasformare documenti storici digitalizzati in informazioni strutturate e collegate
Tecnologie: riconoscimento automatico della scrittura e intelligenza artificiale
Archivi coinvolti: Torino, Lione e Isola Bella
Il progetto AI di Torino vuole leggere ciò che oggi resta nascosto negli archivi
Milioni di documenti storici sono già stati digitalizzati da archivi, biblioteche e istituzioni culturali europee.
Essere riusciti a trasformare manoscritti e registri in immagini consultabili online, però, rappresenta soltanto il primo passaggio.
Un documento può essere disponibile in formato digitale e rimanere comunque molto difficile da analizzare su larga scala.
Leggere migliaia di pagine, individuare le persone citate e collegarle ad altri documenti richiede ancora moltissimo lavoro umano.
NOTARI-AI nasce per affrontare proprio questo problema.
NOTARI-AI ottiene 150mila euro dall’ERC
Il progetto dell’Università di Torino ha ottenuto un ERC Proof of Concept 2026 da 150mila euro.
La sperimentazione avrà una durata prevista di 18 mesi.
NOTARI-AI, acronimo di Automating Structured Historical Knowledge from Digitised Archives, viene coordinato nell’ambito del Dipartimento di Studi Storici dell’Ateneo torinese.
La guida scientifica è affidata alla docente di Storia medievale Marta Gravela.
Il progetto nasce dall’esperienza di DEMALPS
NOTARI-AI non parte da zero.
La tecnologia rappresenta l’evoluzione del lavoro sviluppato attraverso DEMALPS, progetto di ricerca sostenuto nel 2022 da un ERC Starting Grant.
Quel percorso ha permesso di lavorare su numerose fonti archivistiche tardomedievali ancora inedite, conservate soprattutto negli archivi dell’arco alpino occidentale.
Da questa esperienza è emersa una nuova esigenza: rendere enormi quantità di documentazione analizzabili su una scala molto più ampia.
Dalla fotografia del manoscritto a informazioni utilizzabili
La digitalizzazione ha già risolto uno dei grandi problemi degli archivi: permettere di consultare un documento senza necessariamente raggiungere fisicamente il luogo nel quale è conservato.
Rimane però il problema dell’interpretazione.
Le piattaforme più avanzate riescono già a trasformare le immagini della scrittura manoscritta in testo.
Il passaggio successivo è molto più complesso.
Bisogna capire che cosa contiene quel testo.
L’intelligenza artificiale riconoscerà persone e luoghi
NOTARI-AI punta a individuare automaticamente alcune delle informazioni più importanti presenti nelle fonti.
Il sistema dovrà riconoscere:
- nomi di persone
- località
- enti
- istituzioni
- relazioni tra elementi presenti in documenti differenti
L’intelligenza artificiale non si limiterà quindi a trascrivere una pagina.
Dovrà contribuire a strutturarne il contenuto.
Capire quando due documenti parlano della stessa persona
Una delle funzioni più interessanti riguarda l’identificazione degli individui.
Lo stesso personaggio può comparire in decine di documenti, magari scritto in forme leggermente differenti o inserito in contesti lontani tra loro.
Il sistema dovrà cercare di riconoscere quando citazioni diverse corrispondono alla stessa persona.
Questo passaggio potrebbe permettere di seguire un individuo attraverso documenti differenti e ricostruire aspetti della sua storia altrimenti molto difficili da collegare.
L’AI potrà ricostruire reti sociali ed economiche
Una volta riconosciuti gli elementi presenti nei documenti, diventa possibile collegarli.
Una persona può comparire accanto a una famiglia, un’attività economica, una proprietà, un’istituzione o un determinato territorio.
Seguendo queste connessioni si possono ricostruire reti sociali, rapporti economici e legami storici.
Oggi operazioni di questo tipo possono richiedere anni di consultazione manuale.
L’intelligenza artificiale punta a rendere molto più veloce la fase di individuazione delle connessioni.
Una macchina per mettere in relazione milioni di pagine
La vera novità non consiste quindi semplicemente nel “leggere” un manoscritto.
L’obiettivo è riuscire a passare da milioni di pagine separate a una struttura di conoscenza collegata.
Informazioni disperse in registri diversi possono diventare parti di una stessa rete.
Un nome trovato in un documento può essere confrontato con quello presente in altre fonti.
Una località può essere collegata a persone, famiglie e attività documentate nel corso del tempo.
Un assistente digitale per storici e archivisti
NOTARI-AI non nasce per sostituire chi lavora negli archivi.
Il progetto punta piuttosto a costruire uno strumento di supporto alla ricerca.
Storici e archivisti continuano ad avere il compito fondamentale di interpretare il contesto, verificare le informazioni e comprendere il significato dei documenti.
La tecnologia può invece occuparsi di una parte del lavoro preliminare necessario per orientarsi all’interno di quantità enormi di materiale.
Dalle informazioni sparse a una mappa digitale della memoria
Il risultato potrebbe assomigliare a una grande mappa della documentazione storica.
Persone, luoghi e istituzioni non sarebbero più elementi isolati all’interno di singole pagine.
Potrebbero essere collegati tra loro attraverso relazioni riconosciute nei documenti.
In questo modo dettagli apparentemente secondari potrebbero diventare nuovi punti di partenza per la ricerca storica.
Tre archivi europei testeranno la tecnologia
NOTARI-AI verrà sperimentato con il coinvolgimento di tre importanti realtà archivistiche.
Il progetto collaborerà con:
- Archives du département du Rhône et de la métropole de Lyon
- Archivio Storico della Città di Torino
- Archivio Borromeo Isola Bella
Saranno questi patrimoni documentari a costituire il principale banco di prova della tecnologia.
Anche l’Archivio Storico di Torino entra nella sperimentazione
Il coinvolgimento dell’Archivio Storico della Città di Torino rende particolarmente concreto il legame tra il progetto e la città.
La sperimentazione permetterà di verificare il funzionamento del sistema su documenti reali conservati negli archivi.
L’obiettivo non è però costruire una tecnologia utilizzabile soltanto sui materiali torinesi.
Il progetto punta a verificare se il modello possa essere successivamente trasferito anche ad altri patrimoni documentari.
Perché gli archivi digitalizzati non bastano
Negli ultimi anni moltissime istituzioni hanno investito nella scansione e conservazione digitale dei propri documenti.
È stato un passaggio essenziale.
Ma digitalizzare non significa automaticamente rendere un archivio interrogabile nel suo contenuto più profondo.
Se milioni di pagine vengono semplicemente trasformate in immagini, il ricercatore deve ancora leggere e interpretare una quantità enorme di materiale.
L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare il passaggio successivo.
Dal manoscritto alla banca dati
La prospettiva di NOTARI-AI è trasformare progressivamente il documento in dati strutturati.
La pagina originale rimane naturalmente la fonte.
Ma accanto alla sua immagine possono comparire informazioni riconosciute automaticamente: persone, date, luoghi, organizzazioni e collegamenti.
Questo permetterebbe di effettuare ricerche oggi molto difficili.
Si potrebbe, per esempio, seguire la presenza di una famiglia attraverso documenti differenti oppure individuare le relazioni economiche tra persone appartenenti a territori diversi.
La tecnologia può cambiare anche la ricerca genealogica
Le applicazioni potenziali non riguardano soltanto gli storici medievali.
Uno strumento capace di individuare automaticamente persone e collegamenti potrebbe essere utile anche nella ricerca genealogica.
Ricostruire famiglie e rapporti di parentela significa infatti seguire nomi attraverso registri e fonti differenti.
L’automazione potrebbe ridurre enormemente il tempo necessario per individuare i documenti rilevanti.
Opportunità anche per economisti e scienze sociali
Gli archivi contengono una quantità enorme di informazioni sui comportamenti economici e sociali del passato.
Contratti, patrimoni, compravendite, proprietà e rapporti tra individui possono offrire dati utili anche agli economisti e agli studiosi delle scienze sociali.
Con una base documentaria molto più facilmente interrogabile diventerebbe possibile lavorare su campioni di dimensioni superiori rispetto a quelli normalmente affrontabili manualmente.
Possibili applicazioni anche negli studi ambientali
Tra i settori che potrebbero beneficiare della tecnologia vengono indicati anche gli studi ambientali.
I documenti storici possono infatti conservare informazioni sull’utilizzo dei terreni, sulle attività economiche, sulle risorse e sulle trasformazioni del territorio.
Riuscire a estrarre automaticamente riferimenti geografici e collegarli nel tempo può quindi interessare anche ricercatori impegnati negli studi sull’ambiente.
Nuovi strumenti per chi lavora nel patrimonio culturale
Un’altra area riguarda i professionisti dei beni culturali.
Archivi, musei e istituzioni dispongono spesso di enormi quantità di documentazione digitalizzata ma difficilmente collegabile.
Una tecnologia capace di riconoscere automaticamente entità e relazioni potrebbe facilitare catalogazione, ricerca e valorizzazione del patrimonio.
Il progetto torinese può quindi avere applicazioni molto più ampie della ricerca dalla quale è nato.
Il ruolo dell’uomo rimane centrale
L’automazione non elimina la necessità dell’interpretazione.
Un algoritmo può individuare somiglianze, suggerire collegamenti e organizzare grandi quantità di dati.
Spetta però agli studiosi valutare il significato storico di quelle informazioni e verificare eventuali errori.
Il progetto mantiene quindi una distinzione netta tra capacità di elaborazione della macchina e interpretazione umana delle fonti.
Una tecnologia nata dall’esperienza sul campo
Il progetto deriva da anni di studio diretto di documentazione storica.
L’esperienza maturata attraverso DEMALPS ha permesso di lavorare su numerose fonti tardomedievali inedite dell’arco alpino occidentale.
Proprio la quantità di materiale ha evidenziato i limiti del lavoro esclusivamente manuale.
NOTARI-AI prova così a trasformare un’esigenza concreta degli studiosi in uno strumento tecnologico utilizzabile su larga scala.
Torino sperimenta un nuovo modo di interrogare il passato
Il progetto AI di Torino per scoprire dettagli in manoscritti parte quindi da una domanda semplice: che cosa potrebbe emergere dagli archivi se fosse possibile analizzare insieme milioni di pagine?
La risposta non consiste semplicemente nell’automatizzare la lettura.
Il vero obiettivo di NOTARI-AI è collegare informazioni che oggi rimangono disperse, facendo emergere persone, luoghi e relazioni difficili da individuare attraverso la sola consultazione manuale.
Gli archivi potrebbero così passare dall’essere grandi depositi digitalizzati del passato a diventare sistemi sempre più dinamici per costruire nuove domande di ricerca.
FAQ – Come l’AI può leggere e collegare i manoscritti antichi
È un progetto dell’Università di Torino che utilizza intelligenza artificiale per analizzare e collegare informazioni presenti nei documenti storici digitalizzati.
NOTARI-AI ha ricevuto un ERC Proof of Concept 2026 da 150mila euro per 18 mesi.
Il sistema cercherà di individuare persone, località, enti e istituzioni, collegandoli anche tra documenti differenti.
Sono coinvolti archivi di Torino, Lione e Isola Bella.
No. Il progetto punta a creare uno strumento di supporto, mentre verifica e interpretazione delle fonti rimarranno affidate agli studiosi.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



