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Storia di Coazze: origini antiche, feudi sabaudi, miniere e Resistenza nella Val Sangone

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Da Alessandro Maldera

Marzo 20, 2026

La storia di Coazze è quella di un paese di valle e di montagna, dove i transiti contano quanto i boschi e i pascoli. Qui trovi indizi di età romana, tracce toponomastiche longobarde e un Medioevo fatto di feudi, abbazie e castelli. Poi, con il tempo, arrivano miniere, manifatture e villeggiatura torinese. Tuttavia il Novecento lascia anche una ferita netta: la Resistenza in Val Sangone e l’eccidio di Forno.

Dalla castellania alla Resistenza: Coazze in sintesi

Indizi antichi: tubazioni in terra cruda, toponimo “Romana”, fasci littori nello stemma

X secolo: toponimi legati ai Saraceni; liberazione collegata ad Arduino Glabrione (940–984)

1001 / 1035 / 1079: conferma di possedimenti (Ottone III), citazione di Covaciae e donazione a San Solutore, conferma della contessa Adelaide

1271–1273: castellania e costruzione del castello (Umberto de Balma)

1294 / 1330 / 1402: permuta con Amedeo V; investiture Provana; acquisto Orsini di Rivalta

XIV–XIX secolo: miniere di ematite sopra Forno; fucine attestate dal 1430; attività fino a metà Ottocento

1537–1628: saccheggio dal Colle della Roussa; demolizione castello (1597); forti S. Moritio e S. Carlo (1628)

1799–1802: affrancamento dai diritti feudali e pestilenza

1876–1901: Tempio valdese (1878); talco e grafite; villeggiatura Liberty e soggiorno di Pirandello (1901)

1943–1945: Resistenza in Val Sangone; eccidio di Forno (16 maggio 1944); ossario con memoria delle vittime

1961: faro in acciaio di Mario Molinari sulla collina dell’antico castello

Coazze com’era all’inizio: borgate, “Villa” e indizi di età romana

All’origine, Coazze era un insieme di gruppi di case, con nucleo principale nella borgata Villa. Inoltre le probabili origini romane vengono sostenute da tre indizi locali: il ritrovamento di tubazioni in terra cruda, il toponimo Romana presente in antichi documenti comunali e i fasci littori inseriti nello stemma.
Quindi il paese non nasce “dal nulla” nel Medioevo: si innesta su una frequentazione più antica.

Tracce longobarde e memoria carolingia: cosa raccontano i toponimi

Dell’età longobarda restano segnali nella toponomastica. Infatti nomi come Braida, Pian Bergart e Berghe richiamano il germanico Berg (“monte”).
Allo stesso tempo circola un’ipotesi carolingia, più controversa: un possibile tragitto di Carlo Magno dalla Val di Susa attraverso il Colle Bione. Tuttavia qui è giusto tenere i piedi per terra: è una ricostruzione discussa, utile come memoria locale, non come certezza assoluta.

X secolo: i Saraceni e la liberazione tra 940 e 984

A inizio 900 il passaggio dei Saraceni è indicato come certo nella tradizione locale, perché “resta” in una serie di toponimi: Porta Sarasin-a, Truc Sarasin, Bec Sarasin.
La liberazione, inoltre, viene collegata ad Arduino Glabrione e collocata tra il 940 e il 984. Quindi, già prima dell’anno Mille, il territorio viveva la storia dura delle incursioni e del controllo dei passaggi.

I primi documenti: 1001, 1035 e 1079

Il 31 luglio 1001 l’imperatore Ottone III confermò a Olderico Manfredi i possedimenti feudali, tra cui anche Coazze.
Poi emerge un altro punto fermo: nel 1035 il paese compare in un documento come Covaciae, in una donazione al monastero di San Solutore di Torino. In questo racconto compare anche il vescovo Orlico e la vedova di Olderico Manfredi II.
Nel 1079, inoltre, la donazione risulta confermata dalla contessa Adelaide, che nella tradizione viene collegata anche ai passaggi dinastici verso i Savoia. Dunque, tra XI secolo e poteri ecclesiastici, Coazze entra in una rete che conta.

Savoia e abbazie: San Solutore e San Michele della Chiusa

Con Adelaide (figlia di Olderico, sposata a Oddone di Savoia) la storia locale si lega sempre più alla casa sabauda. Inoltre, per secoli, Coazze resta segnato dal dominio dei Savoia e dall’influenza di due grandi poli religiosi: l’abbazia di San Solutore a Torino e San Michele della Chiusa (la Sacra).
Più tardi, infatti, nel 1374 i territori vengono ricordati come acquistati dall’abate di San Michele, consolidando un legame forte con l’area della Sacra.

1271–1273: nasce la castellania e viene costruito il castello

Nel 1271 venne istituita la castellania di Coazze, retta dal funzionario collegato a Susa, Avigliana e Rivoli. Il primo castellano fu Umberto de Balma, che nel 1273 fece erigere il castello sulla collina sopra l’abitato.
Quindi Coazze diventa anche presidio: non solo paese agricolo, ma punto amministrato e difeso.

1294, 1330, 1402: feudi, investiture e passaggi di proprietà

Il 29 gennaio 1294 Amedeo V di Savoia permutò il territorio di Coazze con possedimenti di Faydito di Mongiovetto in Val d’Aosta.
Poi, il 10 aprile 1330, i fratelli Tommaso, Giovanni e Stefano Provana ottennero l’investitura di un terzo del feudo. I due terzi rimasti ai nipoti di Faydito Copperio furono invece acquistati nel 1402 da Busnone e Risbaldo Orsini, signori di Rivalta.
Inoltre, tra XVI e XVII secolo, compaiono anche altre famiglie nel mosaico feudale: i Bertone di Chieri e gli Enrielli di Ivrea.

Economia di montagna: pascoli, campi alti e ferro a Forno

Per secoli le attività prevalenti furono pastorizia e agricoltura, anche a quote elevate. Tuttavia la storia economica di Coazze non è solo “campagna”: a Forno erano presenti cave di ferro e nel capoluogo si trovavano fucine.
A partire dal XIV secolo, inoltre, sopra Forno si svilupparono miniere di ferro oligisto (ematite). Il materiale veniva portato in borgata Ferria per la selezione e poi alle fucine: la prima notizia “certa” delle fucine è datata 1430. E il carbone di legna, ovviamente, arrivava dal patrimonio boschivo della valle. Questa attività, quindi, proseguì fino a metà Ottocento.

Tra Cinque e Seicento: carbone, tessuti e confine al Colle della Roussa

Tra XVI e XVII secolo i coazzesi producevano carbone, tessuti di canapa e lino destinati alla pianura. Inoltre rifornivano di vettovaglie le truppe stanziate ad Avigliana, Susa e Rivoli.
C’è poi un dettaglio da “paese di confine”: facevano la guardia al Colle della Roussa, allora confine di Stato con il Delfinato. E, allo stesso tempo, rifornivano nobili e Reali di pollame, selvaggina, trote e seraze (ricotte).
Nel 1537, però, la frontiera brucia: truppe francesi dal Delfinato penetrarono dal Colle della Roussa e si diedero al saccheggio.

1564–1565: manodopera per la Cittadella di Torino

Tra 1564 e 1565 Coazze fornì manodopera per la costruzione della Cittadella di Torino. Quindi il paese non era isolato: entrava anche nei cantieri strategici dello Stato.

1597: il castello viene demolito

Nel 1597 il castello venne demolito, su concessione del duca di Lesdiguières, sconfitto a Pragelato. È uno di quei passaggi che cambiano la geografia del potere: la collina resta, ma la fortezza sparisce.

1605 e 1628: investiture e forti di difesa

Il 26 maggio 1605 il consigliere e senatore ordinario di Piemonte Andrea Filiberto Trotti-Sandri ricevette l’investitura del feudo di Coazze con titolo comitale.
Nel 1628, inoltre, per timore di nuove invasioni, vennero costruiti due forti: S. Moritio presso il Colle della Roussa e San Carlo a Coazze, su progetto dell’ingegnere ducale Tommaso Stasio. Quindi la paura del confine era ancora viva e concreta.

1799 e 1802: fine dei diritti feudali e una pestilenza

Il 25 febbraio 1799 avvenne l’affrancamento dai diritti feudali: Giovan Battista Trotti e Carlo Feyditi vi rinunciarono in cambio di un compenso monetario.
Poco dopo, nel 1802, una pestilenza colpì duramente Coazze, considerata conseguenza dell’occupazione francese e delle guerre. È un punto cupo, ma è parte della realtà di valle di quell’epoca.

Ottocento: Tempio valdese, talco e nuove industrie di fondovalle

Nel 1876 iniziò la costruzione del Tempio Valdese, inaugurato il 6 gennaio 1878.
In quegli anni, inoltre, partirono ricerche di talco e grafite a Forno (estratti fino agli anni Cinquanta del Novecento) e prospezioni di talco a Indiritto.
Alla fine del XIX secolo, poi, arrivarono stabilimenti cartari e tessili nel fondovalle, che resteranno attivi fino al secondo dopoguerra e verranno dismessi verso la fine del Novecento. Quindi, accanto a agricoltura e allevamento, Coazze conosce anche una fase proto-industriale e industriale.

Fine ’800–inizio ’900: villeggiatura torinese e ville Liberty

Da fine Ottocento la classe dirigente e l’aristocrazia torinese scoprirono Coazze come luogo di villeggiatura. Perciò nacquero ville signorili in stile Liberty, segno di un turismo “alto” che cambia il volto di un paese.
Nel 1901, inoltre, Coazze ospitò per un mese Luigi Pirandello. La tradizione locale collega al paese l’ispirazione per l’opera Ciascuno a suo modo, anche grazie al motto sul campanile: “Ognuno a suo modo”.

Seconda guerra mondiale: Resistenza e rastrellamenti in Val Sangone

La Seconda guerra mondiale segnò profondamente il territorio. Dall’autunno 1943 alla primavera 1945 la Val Sangone fu nucleo di Resistenza.
Il 23 settembre 1943 avvenne il primo di una lunga serie di rastrellamenti; i più cruenti, inoltre, si concentrarono nel maggio 1944. Quindi il paese e le borgate entrarono in una stagione di paura quotidiana.

16 maggio 1944: l’eccidio di Forno di Coazze e l’ossario

Il 16 maggio 1944, a Forno di Coazze, vennero fucilati 24 partigiani catturati nei giorni precedenti. Nello stesso giorno, inoltre, furono uccisi altri quattro partigiani, tra cui Renato Ruffinatti, medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Dopo la guerra fu realizzato l’Ossario di Forno di Coazze, dove riposano i resti di 98 vittime dei nazifascisti. È una memoria dura, però è un pilastro della storia locale contemporanea.

1961: il faro sull’antico castello

Il 16 luglio 1961, nel Centenario dell’Unità d’Italia, sulla collina dell’antico castello venne inaugurato un faro con struttura in acciaio, opera di Mario Molinari. È un segno moderno, eppure poggia sul punto più “medievale” del paese: una sovrapposizione perfetta, quindi, tra storia lunga e simboli nuovi.

Simboli: stemma, motto e gonfalone

Lo stemma comunale integra riferimenti identitari, tra cui i fasci littori (richiamati come indizio nelle letture locali sulle origini) e una composizione araldica complessa. Inoltre compare un cartiglio con il motto UNITÀ AMORE FORZA.
Il gonfalone, invece, è un drappo di porpora bordato con cordoncino d’oro e con punta a tre pendenti frangiati.

Coazze: dubbi comuni e risposte rapide

Quali sono gli indizi di origini romane a Coazze?

Tubazioni in terra cruda, il toponimo “Romana” nei documenti e il richiamo ai fasci littori nello stemma

Perché si parla di Saraceni nel territorio di Coazze?

Perché restano toponimi come Porta Sarasin-a, Truc Sarasin e Bec Sarasin, legati al passaggio di inizio X secolo

Quando nasce il castello di Coazze?

Nel 1273, dopo l’istituzione della castellania (1271), su iniziativa del castellano Umberto de Balma

Che ruolo ebbero miniere e fucine?

Dal XIV secolo si svilupparono miniere di ematite sopra Forno; le fucine sono attestate con certezza dal 1430 e l’attività proseguì fino a metà Ottocento

Cosa accadde a Forno di Coazze nel 1944?

Il 16 maggio 1944 vennero fucilati partigiani durante i rastrellamenti; dopo la guerra fu realizzato l’ossario che conserva la memoria delle vittime

Cos’è il faro del 1961 a Coazze?

Un faro in acciaio inaugurato il 16 luglio 1961 sulla collina dell’antico castello, opera di Mario Molinari

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende