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Celestino Turletti: l’artista torinese che racconta la vita quotidiana con pittura e acquaforte

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Da Alessandro Maldera

Marzo 20, 2026

Celestino Turletti è un nome da tenere a mente quando si parla di Torino tra Ottocento e primi Novecento. È pittore e, soprattutto, incisore: due mestieri che, insieme, gli permettono di essere presente sia nelle mostre sia nella cultura “stampata”. Inoltre alterna scene di genere spesso ironiche a lavori più tecnici di copia e traduzione in acquaforte. Tuttavia la sua storia non è da “genio isolato”: è una carriera costruita dentro l’Accademia, le esposizioni e il pubblico.

Punti fermi su Turletti tra pittura e incisione

– Nato a Torino (1845), muore a Sanremo (1904): pittore e incisore

– Formazione all’Accademia Albertina con Gamba, Gastaldi e Agostino Lauro

– Nel 1869 entra nel circuito dell’acquaforte e nella società “L’Acquaforte”

– Dipinge soprattutto scene di genere (scuole, atelier, conventi), ma anche ritratti e paesaggi

– Tracce concrete: almeno 32 incisioni originali conservate nella raccolta Sartori di Mantova

Chi era Celestino Turletti e perché interessa Torino

Turletti nasce a Torino il 19 febbraio 1845 e muore il 23 giugno 1904 a Sanremo. Di conseguenza, il suo percorso parte e si forma nella città, anche se il finale si chiude in Liguria. Inoltre la sua identità artistica si costruisce dentro un ambiente torinese preciso: l’Accademia Albertina, i docenti “forti” del tempo e il circuito delle esposizioni.

E poi c’è un dato pratico: Torino non gli fa solo da sfondo. In alcuni casi diventa anche soggetto, come nel dipinto Il magnano di Torino, e soprattutto diventa luogo di visibilità, perché qui espone e qui lavora su progetti grafici legati a eventi cittadini.

Origini e studi: tra percorso “serio” e scelta dell’arte

Le fonti biografiche non sono perfettamente uniformi sul primo avvio. Secondo una ricostruzione, inizia con studi di ragioneria; secondo un’altra, per volontà paterna si laurea in legge e svolge per un periodo la professione di notaio. Tuttavia il punto non cambia: a un certo momento lascia la strada “sicura” e si dedica completamente all’arte.

Quindi, già qui, si vede un tratto: non è un dilettante. Fa una scelta netta e poi si mette a studiare sul serio.

L’Accademia Albertina: Gamba, Gastaldi e l’impronta torinese

Turletti frequenta l’Accademia Albertina di Torino. Qui studia:

  • disegno con Enrico Gamba
  • pittura con Andrea Gastaldi
  • incisione con Agostino Lauro

Inoltre segue il primo corso di incisione avviato nell’ottobre 1868. E questo dettaglio conta, perché porta a un fatto preciso: nel marzo 1869 nasce la società degli acquafortisti italiani “L’Acquaforte”, con sede presso l’Accademia, e Turletti ne diventa membro. Quindi non “passa” dall’incisione: ci entra nel momento in cui, a Torino, si sta organizzando.

Firenze e il perfezionamento: il passaggio con Adolfo Bignami

Dopo Torino, si sposta a Firenze per lavorare con Adolfo Bignami, maestro utile per affinare la tecnica. Inoltre questa tappa chiarisce un aspetto: Turletti non si accontenta della formazione locale, ma cerca un completamento fuori città. Tuttavia torna sempre dentro un linguaggio compatibile con la cultura torinese, che resta la sua base.

Pittura di genere: scuole, atelier, conventi e ironia controllata

Sul lato pittorico, Turletti è ricordato soprattutto per le scene di genere, spesso in situazioni umoristiche. Infatti sceglie ambienti quotidiani e “teatrali” insieme: scuole, studi di pittori, monasteri, ricorrenze. Allo stesso tempo dipinge anche paesaggi e ritratti, considerati di buon livello.

Quindi la sua pittura non è monocorde: però la cifra più riconoscibile resta quella del racconto di costume, con uno sguardo che non è cattivo, ma tagliente quanto basta.

Mostre e presenze pubbliche: Torino al centro, poi Milano, Roma, Venezia

Turletti espone presto. Il primo dipinto è presentato nel 1869, e incontra subito favore di pubblico, che riesce a conservare nel tempo.

Poi arrivano gli appuntamenti principali, con elenchi di opere che mostrano la varietà dei temi.

Torino, 1880: la vetrina “di casa”

Nel 1880, a Torino, presenta una serie di lavori tra cui:

  • Monsignore assisterà alla rappresentazione
  • I martiri della grammatica
  • La vigilia dell’Epifania
  • Atelier del Burattino
  • Voglio emendarmi
  • Ritratto in costume
  • Piazza Santa Maria Formosa a Venezia

Milano, 1881: nuove tele

Nel 1881 a Milano espone La questua delusa e L’arrivo.

Roma, 1883: titoli “narrativi”

Nel 1883 a Roma presenta:

  • Andiamo pel mondo
  • Al tempio di Bacco
  • L’onomastico del confessore
  • Varigolti

Milano 1886 e Venezia 1887: continuità e incisioni

Natale in convento viene esposto a Milano nel 1886. Inoltre, nel 1887, lo invia a Venezia insieme a varie acqueforti. Di conseguenza, si capisce che la parte incisoria non è accessoria: viaggia con lui e completa la sua identità pubblica.

Incisione e acquaforte: copie, traduzioni e “manualità alta”

Turletti diventa esperto nella copia di capolavori tramite incisione e acquaforte. Tra i lavori ricordati in questo ambito compaiono:

  • Catacombe
  • Morte di papa Bonifacio
  • Il corriere del deserto

Inoltre vengono citate incisioni legate a luoghi e architetture, come il cortile del castello di Fénis e il castello di Verrès. Quindi la sua incisione lavora sia sul soggetto “storico” sia sul patrimonio monumentale, con una precisione che richiede mestiere vero.

Un dato utile per chi cerca tracce concrete: la Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori di Mantova conserva 32 incisioni originali di Turletti. Questo non significa che tutto il resto sia perduto, però indica che una parte consistente della sua produzione grafica è arrivata fino a noi in modo ordinato.

Torino stampata: grafica e cultura visiva

Turletti non è solo “autore di quadri”. Lavora anche su progetti grafici: è ricordato un progetto per un’azione legata all’Esposizione Generale Italiana di Torino.

Di conseguenza, Torino lo ritrova su due piani: nei luoghi d’arte e nella circolazione di immagini su carta.

Opere e titoli che ricorrono nelle schede

Tra le opere spesso indicate come “note” compaiono:

  • Andiam per il mondo (dipinto e inciso, 1883)
  • La questua delusa (collocata tra 1883 e 1890 nelle cronologie)
  • Giotto adolescente
  • Ritratto di Emilio Praga (acquaforte del 1870)
  • Piazza Santa Maria Formosa (Venezia)

Inoltre viene ricordato Il magnano di Torino, che è utile proprio per legare l’autore alla città non solo come luogo, ma come soggetto.

Allievi e continuità: Sauli d’Igliano

Tra gli allievi viene citato il paesaggista alpino Giuseppe Sauli d’Igliano. Quindi, anche se Turletti è spesso letto come “artista di genere e di stampa”, ha una piccola eredità didattica: lascia almeno un nome che prosegue dentro una sensibilità piemontese legata al paesaggio.

Risposte su su Turletti e l’Accademia Albertina

Celestino Turletti era più pittore o più incisore?

È entrambe le cose. Tuttavia la sua notorietà “tecnica” cresce molto grazie a incisione e acquaforte, che affianca alla pittura di genere.

Che legame ha con Torino?

Fortissimo: nasce a Torino, studia all’Accademia Albertina, espone in città e lavora su progetti grafici legati a iniziative torinesi.

Quali maestri lo formano?

All’Albertina segue Enrico Gamba (disegno), Andrea Gastaldi (pittura) e Agostino Lauro (incisione). Inoltre si perfeziona a Firenze con Adolfo Bignami.

Che tipo di soggetti dipingeva?

Soprattutto scene di genere spesso ironiche (scuole, atelier, monasteri). Inoltre realizza anche paesaggi e ritratti.

Esistono raccolte che conservano sue incisioni?

Sì: viene ricordata una raccolta specialistica a Mantova che conserva 32 incisioni originali. Di conseguenza, per chi studia Turletti, quel nucleo è un punto di partenza concreto.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende