Cosa vedere a Sant’Antonino di Susa: i luoghi più interessanti tra centro, borgate e versante montano

Da Alessandro Maldera
Marzo 19, 2026

Capire cosa vedere a Sant’Antonino di Susa significa guardare il paese nel suo insieme, non solo il centro abitato. Qui, infatti, convivono una parrocchiale antica, cappelle di borgata, piccoli segni di devozione popolare, aree naturalistiche e luoghi meno scontati che raccontano il territorio in modo molto concreto. Inoltre Sant’Antonino ha il pregio di unire storia religiosa, memoria locale e paesaggio. Proprio per questo la visita funziona bene se viene costruita per tappe, senza fretta.
Dove si trovano le tappe principali
– Chiesa di Sant’Antonino: Piazza Libertà 26
– Cappella di San Rocco: centro abitato di Sant’Antonino di Susa
– Cappella di San Giovanni Battista: Borgata Chiesali
– Cappella della Madonna delle Grazie: via Maisonetta / borgata Maisonetta
– Frazione Cresto: Borgata Cresto 24
– Castello Billia: Località San Pietro
– Ghiacciaia Casasco: località Mareschi, zona Vignassa
– Area dei Mareschi: località Vignassa
– Pera ‘dle Masche: località Case Gattero, sopra la mulattiera per Folatone
– Piloni votivi: percorso diffuso tra centro e borgate
Perché Sant’Antonino di Susa merita una visita
Sant’Antonino non è il classico paese da vedere in dieci minuti e basta. Da un lato ci sono edifici che conservano ancora tracce medievali e trasformazioni successive molto leggibili. Dall’altro ci sono borgate, sentieri, luoghi di lavoro antico e aree naturali che restituiscono un’immagine più completa della valle. Quindi, se ti stai chiedendo cosa vedere a Sant’Antonino di Susa, la risposta giusta è questa: un piccolo sistema di luoghi che insieme spiegano il carattere del comune.
Chiesa di Sant’Antonino, il punto di partenza più importante
La Chiesa di Sant’Antonino è il luogo più importante del paese e va considerata il punto di partenza naturale dell’itinerario. L’edificio conserva infatti un impianto di origine romanica, con tre navate, tre absidi, cripta e campanile storico, anche se i rifacimenti dei secoli successivi ne hanno modificato diverse parti.
La parrocchiale è citata già nell’XI secolo e racconta una storia lunga, stratificata, fatta di trasformazioni seicentesche, restauri novecenteschi e interventi più recenti. Inoltre, all’interno e all’esterno, sono emersi lacerti di affreschi trecenteschi, elemento che ne accresce il valore storico e artistico. Perciò, tra le cose da vedere a Sant’Antonino di Susa, questa resta la tappa più solida e più significativa.
- Indirizzo: Piazza Libertà 26, Sant’Antonino di Susa
Cappella di San Rocco, piccola ma ricca di dettagli
Nel centro abitato si trova anche la Cappella di San Rocco, una piccola chiesa che all’esterno può sembrare semplice, ma che in realtà conserva particolari interessanti. La facciata è a capanna, con timpano triangolare e finestra polilobata, mentre l’interno si sviluppa a navata unica con abside piatta.
Tra gli elementi più notevoli si ricordano l’altare, il tabernacolo in pietra con stucchi e dorature e la pavimentazione in marmi policromi alla veneziana. Inoltre la sua storia è segnata dai danni subiti durante l’invasione francese del 1796-1797, dal restauro concluso con nuova benedizione nel 1825 e dalla ridecorazione interna avvenuta tra 1961 e 1962. Quindi è una tappa secondaria solo in apparenza.
- Indirizzo: centro abitato di Sant’Antonino di Susa
Cappella di San Giovanni Battista, il volto rurale dei Chiesali
Nella borgata Chiesali si trova la Cappella di San Giovanni Battista, una piccola testimonianza di architettura religiosa rurale che racconta bene il lato più sobrio del territorio. Fu costruita tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento e mantiene una struttura molto semplice, ma coerente.
La cappella presenta facciata a capanna, tetto in lose, campanile a vela e un interno a navata unica con abside piatta. Inoltre conserva altare, tabernacolo in stucco e dorature. Non è un luogo spettacolare, e va benissimo così: proprio la sua misura contenuta e il rapporto diretto con la borgata la rendono interessante per chi vuole capire davvero cosa vedere a Sant’Antonino di Susa oltre i luoghi più noti.
- Indirizzo: Borgata Chiesali, Sant’Antonino di Susa
Cappella della Madonna delle Grazie alla Maisonetta
La Cappella della Madonna delle Grazie, nella frazione Maisonetta, è una piccola chiesa di borgata che restituisce bene la devozione diffusa del territorio. La struttura è lineare: navata unica, abside piatta, facciata a capanna, campanile quadrato e tetto a due falde.
All’interno, però, compaiono alcuni elementi più curati, come la cantoria in muratura, l’altare, il tabernacolo in marmi policromi e la pavimentazione alla palladiana. Più che per imponenza, interessa per equilibrio architettonico e continuità di manutenzione. Inoltre funziona bene dentro un itinerario che voglia unire centro e frazioni.
- Indirizzo: via Maisonetta / borgata Maisonetta, Sant’Antonino di Susa
Frazione Cresto, una borgata nel bosco da non saltare
Tra le deviazioni più sensate c’è la frazione Cresto, raggiungibile con una strada asfaltata di circa 3 chilometri dal capoluogo. La borgata è apprezzata per l’atmosfera tranquilla, per il castagno secolare nella piazzetta, per la cappella settecentesca e per la presenza di un ristorante che la rende facile da inserire in una visita.
Inoltre Cresto conserva anche un valore storico e civile legato a Ilse Schölzel Manfrino, ricordata per l’aiuto dato alla popolazione e alla Resistenza durante l’occupazione nazifascista. Oggi la borgata è anche un punto di partenza per passeggiate, trekking ed e-bike verso le borgate più alte del versante. Perciò, se vuoi vedere un Sant’Antonino più appartato e più panoramico, qui vale la pena salire.
- Indirizzo: Borgata Cresto 24, Sant’Antonino di Susa
Castello Billia, il falso castello che però merita
Il Castello di Sant’Antonino di Susa, identificato con il Castello Billia, è uno di quei luoghi che incuriosiscono subito. Va detto bene: non è un castello medievale in senso stretto. Si tratta invece di una residenza di fine Ottocento che richiama il gusto eclettico e neogotico, con elementi riconoscibili come torre e merli.
L’edificio è legato alla famiglia Billia, radicata da tempo sul territorio, e si colloca in località San Pietro, sul versante montano del comune. Inoltre si inserisce in un contesto di borgate, sentieri e percorsi panoramici verso Cresto e il Colle Bione. Proprio per questo il Castello Billia è utile non solo come curiosità architettonica, ma anche come chiave per leggere il lato più paesaggistico del comune.
- Indirizzo: Località San Pietro, Sant’Antonino di Susa
Ghiacciaia Casasco, una macchina del freddo di altri tempi
La Ghiacciaia Casasco è una delle tappe più intelligenti del territorio, perché racconta un aspetto molto concreto della vita quotidiana prima della refrigerazione moderna. La struttura, risalente al XVIII secolo, è formata da un corpo circolare in pietra con cupola in mattoni pieni e serviva a conservare il ghiaccio naturale.
I blocchi venivano prodotti due volte l’anno deviando il Rio Concetto. La ghiacciaia è legata alla famiglia Casasco, attiva nel commercio dei vini, ed è rimasta in uso fino agli anni Quaranta del Novecento. Inoltre ricorda che a Sant’Antonino esistevano anche altre ghiacciaie, segno di una diffusione locale tutt’altro che marginale. In un itinerario su cosa vedere a Sant’Antonino di Susa, questa tappa aggiunge una dimensione tecnica e produttiva che spesso manca.
- Indirizzo: località Mareschi, zona Vignassa, Sant’Antonino di Susa
Area dei Mareschi, la parte più delicata e viva del territorio
L’Area dei Mareschi è una zona umida di grande valore naturalistico, situata tra gli impianti sportivi e la località Vignassa. Un tempo questa porzione di territorio era stata in parte bonificata e coltivata. Oggi, invece, conserva un ambiente ricco di biodiversità, con boschi di ontano nero, vegetazione palustre e numerose specie tipiche degli habitat umidi.
Qui vivono anfibi come tritone comune, tritone crestato, rana temporaria e rana verde, ma anche insetti acquatici, libellule, uccelli e piccoli mammiferi. Quindi, oltre alla parte storica e religiosa, Sant’Antonino mostra anche un lato naturale molto interessante, meno appariscente ma per nulla secondario.
- Indirizzo: località Vignassa, Sant’Antonino di Susa
Pera ‘dle Masche, la tappa più insolita
La Pera ‘dle Masche è probabilmente il luogo più insolito del territorio. Si tratta di un grande masso inciso, situato sopra la mulattiera che sale verso Folatone, in una zona di confine con Vaie. Il nome locale significa pietra delle streghe e richiama il folklore piemontese legato alle masche.
Dal punto di vista geologico, la roccia è uno gneiss occhiadino con quarzo, mica chiara e feldspato potassico. Sulla superficie liscia e inclinata sono state incise 131 coppelle di varie dimensioni. Ed è proprio questa combinazione tra archeologia rupestre, posizione panoramica e tradizione popolare a renderla una delle tappe più affascinanti di Sant’Antonino di Susa.
- Indirizzo indicativo: località Case Gattero, borgata Cresto, sopra la mulattiera per Folatone
I piloni votivi, piccoli segni che spiegano molto
I piloni votivi di Sant’Antonino di Susa formano un piccolo patrimonio diffuso di architettura sacra popolare. Non si leggono come un unico monumento, ma come un insieme di edicole, nicchie, croci e piloni disseminati sul territorio. Nacquero come segni di protezione, ringraziamento o devozione in un contesto agricolo segnato da paure concrete come carestie, malattie ed epidemie.
Inoltre erano collegati ai percorsi delle Rogazioni, durante i quali diventavano soste di preghiera e di benedizione dei campi. Oggi i punti principali si distribuiscono tra Casale Mariette, via Cigliano, via della Stazione, zona Ronchi, Regione Poncetto, Porcaregio e via San Giacomo. Quindi non sono una singola attrazione, ma un modo per leggere la memoria religiosa e rurale del comune.
- Indirizzo: itinerario diffuso tra centro, strade rurali e borgate
Museo etnografico
Il Museo etnografico di Sant’Antonino di Susa è un piccolo spazio culturale che racconta il paese attraverso gli oggetti, i mestieri e le abitudini della vita quotidiana. Si trova in via Torino 95 e custodisce strumenti del mondo contadino, materiali legati al lavoro artigianale, bottiglie storiche delle Società Operaie e una raccolta di testi della tradizione orale in piemontese. Più che un museo da visita veloce e distratta, è un luogo che aiuta a leggere il territorio in modo concreto. Dentro non trovi una ricostruzione artificiale, ma tracce vere di una comunità che ha costruito la propria identità nel lavoro, nella memoria e nelle relazioni sociali.
La sua origine nasce da una raccolta privata poi donata alla comunità, e proprio questo gli dà un valore particolare. Non conserva solo attrezzi antichi, ma anche un modo di vivere che oggi rischia di sparire se nessuno lo racconta bene.
- Indirizzo: via Torino 95, Sant’Antonino di Susa.
Monumento ai caduti partigiani
Il monumento ai caduti partigiani di Sant’Antonino di Susa è uno dei luoghi più carichi di significato della memoria civile locale. Sorge in via Augusto Abegg, accanto alla scarpata ferroviaria e non lontano dal vecchio cimitero, nello stesso punto in cui nel 1944 furono sepolti in una fossa comune i partigiani uccisi dai nazifascisti. Per questo non si tratta solo di un memoriale, ma di uno spazio in cui il ricordo coincide direttamente con i fatti storici.
Il complesso ricorda soprattutto i diciassette partigiani fucilati il 12 maggio 1944, ma conserva anche la memoria di altri resistenti attivi in Valle di Susa, tra cui i tre militari uccisi alla borgata Vignassa il 2 marzo dello stesso anno. La struttura è composta da un obelisco commemorativo, lapidi con i nomi dei caduti, una fiaccola simbolica e pannelli che aiutano a leggere il significato del luogo.
Visitare questo punto di Sant’Antonino significa fermarsi davanti a una delle ferite più profonde della storia del paese. È un luogo sobrio, ma ha un peso enorme, perché racconta senza girarci intorno il prezzo pagato dalla comunità durante la Resistenza.
- Indirizzo: via Augusto Abegg, Sant’Antonino di Susa.
Sant’Antonino di Susa: dubbi, tappe e curiosità
Le tappe più interessanti sono la chiesa di Sant’Antonino, la Cappella di San Rocco, la Cappella di San Giovanni Battista ai Chiesali, la Cappella della Madonna delle Grazie alla Maisonetta, la frazione Cresto, il Castello Billia, la Ghiacciaia Casasco, l’Area dei Mareschi, la Pera ‘dle Masche e il sistema dei piloni votivi.
La chiesa parrocchiale di Sant’Antonino si trova in Piazza Libertà 26 ed è il punto storico più importante del comune.
Sì, perché aggiunge una dimensione diversa alla visita. Non è solo una borgata nel bosco, ma anche un luogo con memoria civile, tranquillità e accesso a sentieri verso il versante alto.
È una struttura storica del XVIII secolo usata per conservare il ghiaccio naturale, legata a un sistema ingegnoso di conservazione degli alimenti prima dell’arrivo dei frigoriferi.
Perché unisce archeologia rupestre e folklore locale. Il masso inciso con 131 coppelle domina la mulattiera verso Folatone ed è legato al nome tradizionale di pietra delle streghe.
No. I piloni votivi formano un itinerario diffuso tra centro, strade rurali e borgate. Proprio per questo hanno senso se letti come parte del paesaggio storico del comune.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



