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Chiesa di Sant’Antonino a Sant’Antonino di Susa, una delle parrocchiali più antiche della valle

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Da Alessandro Maldera

Marzo 29, 2026

La Chiesa di Sant’Antonino è uno dei luoghi più importanti da vedere a Sant’Antonino di Susa. Non solo per il valore religioso, ma anche perché racconta bene la lunga storia del paese e della valle. L’edificio conserva infatti un nucleo romanico molto antico, leggibile ancora oggi nella struttura generale, nelle absidi, nella cripta e nel campanile. Inoltre i rifacimenti successivi non hanno cancellato del tutto il carattere originario, e questo la rende particolarmente interessante.

Una parrocchiale che porta addosso secoli di storia

– È uno dei complessi religiosi più antichi della Valle di Susa
– Ha un impianto a tre navate concluse da tre absidi
– Conserva una cripta sotto il presbiterio e un campanile romanico
– L’interno attuale è il risultato di importanti rifacimenti tra Seicento e Novecento
– Sono visibili lacerti di affreschi trecenteschi sia all’interno sia all’esterno

Perché la chiesa di Sant’Antonino è così importante

La parrocchiale di Sant’Antonino è considerata tra le più antiche e rilevanti della bassa Valle di Susa. Il suo valore non dipende da un solo elemento, ma dall’insieme. Da una parte c’è la struttura romanica di origine medievale. Dall’altra c’è una lunga storia di trasformazioni che ha lasciato segni leggibili in ogni parte del complesso.

Proprio per questo la chiesa non va guardata solo come edificio di culto. Va letta come un pezzo di storia locale, dove si sovrappongono architettura, devozione, restauri e stratificazioni secolari.

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Le origini medievali della parrocchiale

La prima citazione conosciuta della chiesa risale al 9 luglio 1029, quando compare nell’atto di fondazione del monastero di San Giusto di Susa. Pochi anni dopo, nel 1043, la chiesa venne donata alla pieve di Santa Maria Maggiore di Susa. Si tratta di due passaggi importanti, perché mostrano subito il peso religioso che questo edificio aveva già nell’XI secolo.

Successivamente, nel 1297, la parrocchiale di Sant’Antonino compare tra le dipendenze della Sacra di San Michele. Questo inserimento non è affatto secondario. Al contrario, collega la chiesa a uno dei poli religiosi più forti del Piemonte e conferma il suo ruolo nel sistema ecclesiastico della valle.

L’impianto romanico che si riconosce ancora oggi

Nonostante i rifacimenti successivi, la fase più antica della chiesa continua a essere ben leggibile. La struttura originaria è impostata su tre navate concluse da tre absidi. Inoltre sotto il presbiterio si trova la cripta, altro elemento che rafforza il carattere storico del complesso.

Le absidi conservano ancora una decorazione tipicamente romanica fatta di archetti pensili raccordati da lesene. Anche il campanile partecipa a questo linguaggio e riprende una scansione molto diffusa nei campanili della valle, con fasce marcapiano, monofore, bifore e terminazione cuspidata. In pratica, anche se l’edificio è stato rimaneggiato, il suo scheletro medievale non è sparito affatto.

Il grande rifacimento del Seicento

Il cambiamento più radicale arrivò nel 1698, quando la parrocchiale, ormai in cattivo stato di conservazione, fu sottoposta a un intervento profondo. In quell’occasione la facciata venne arretrata di circa 14 metri, l’aula fu ridisegnata, le vecchie coperture a capriata furono sostituite con volte in pietra, vennero aggiunte la sacrestia e un piccolo oratorio sul fondo delle navate laterali, e fu anche rialzato il pavimento.

Questo intervento cambiò molto l’aspetto interno della chiesa. Tuttavia non cancellò del tutto la struttura originaria. Ed è proprio questo contrasto tra base romanica e veste più tarda a rendere l’edificio così interessante da leggere.

L’interno: tre navate, decorazione continua e aula ridefinita

L’interno attuale mostra chiaramente l’esito dei rifacimenti moderni. Le pareti sono scandite da paraste, sopra le quali corre una trabeazione continua, mentre la copertura è organizzata con volte a botte con unghie distribuite per campate. Quindi l’ambiente liturgico che oggi si percepisce è molto diverso da quello della fase medievale, anche se il disegno generale dell’impianto rimane ancora leggibile.

La pavimentazione è realizzata in quadroni di pietra di Barge sia nella navata sia nel presbiterio. Inoltre l’intero interno è caratterizzato da una decorazione a motivi fitomorfi e geometrici, che accompagna lo spazio e gli dà una forte unità visiva.

Gli affreschi ritrovati e il valore pittorico della chiesa

Uno degli aspetti più preziosi della chiesa riguarda gli affreschi. Durante i restauri più recenti, infatti, sono emersi all’interno, nell’absidiola destra, alcuni lacerti di pittura databili alla seconda metà del Trecento. Le scene conservate comprendono parte di un’Annunciazione, una Crocifissione, Sant’Agata e San Sebastiano.

Anche all’esterno sono tornate alla luce tracce pittoriche importanti. Qui si riconoscono frammenti di una Crocifissione, oltre a figure riferite a San Michele e ancora a San Sebastiano. Non si tratta di cicli completi perfettamente leggibili, ma proprio per questo hanno un fascino particolare: fanno intuire quanto ricca dovesse essere la decorazione originaria dell’edificio.

La facciata attuale e i ritocchi del Novecento

La facciata che si vede oggi non corrisponde a quella medievale. Il suo ridisegno principale è legato al grande rifacimento tardo seicentesco, che la impostò con una composizione a salienti raccordati da volute. Tuttavia la facciata venne nuovamente rielaborata negli anni Trenta del Novecento, quando assunse le forme con cui oggi si presenta.

Anche le tre porte e l’oculo centrale mostrano caratteri riconducibili a una sistemazione relativamente tarda. Quindi la fronte della chiesa, pur dialogando con il resto dell’edificio, appartiene in buona parte a una stagione molto più recente rispetto al nucleo romanico.

Il campanile romanico e il restauro del 1739

Il campanile è uno degli elementi più forti del complesso e uno di quelli che meglio conservano il carattere antico della parrocchiale. La torre riprende infatti una scansione verticale ordinata da fasce marcapiano sottolineate da archetti pensili, con aperture a monofora e bifora e una chiusura cuspidata che la rende molto riconoscibile nel panorama della valle.

Nel 1739 il campanile venne restaurato e, in quella stessa occasione, fu collocato sulla torre anche un orologio meccanico. Inoltre il campanile è stato dichiarato monumento nazionale, dettaglio che da solo basta a far capire il suo rilievo.

Struttura, coperture e materiali

Dal punto di vista costruttivo, la chiesa è realizzata in muratura portante in pietrame intonacato. All’esterno l’edificio è intonacato su tutti i lati, mentre in facciata e all’interno compare anche la tinteggiatura. Lo stato di conservazione generale viene considerato buono, anche grazie agli interventi più recenti.

Le coperture sono organizzate con tetto a due falde sulla navata centrale e a una falda sulle navate minori, con manto in lose. Anche questo dettaglio contribuisce a tenere l’edificio dentro la tradizione costruttiva alpina della valle.

Le trasformazioni che spiegano la chiesa di oggi

– La chiesa unisce una base romanica a trasformazioni di età moderna
– Il rifacimento del 1698 ha cambiato profondamente aula e facciata
– Il campanile è uno degli elementi più riconoscibili e importanti del complesso
– I restauri tra 2005 e 2009 hanno riportato in luce parti della decorazione antica

I restauri recenti

Tra il 2005 e il 2009 la parrocchiale è stata interessata da un intervento di restauro sia interno sia esterno. Questa campagna ha avuto un’importanza particolare, perché ha migliorato la conservazione generale del complesso e, soprattutto, ha permesso di recuperare e valorizzare alcune tracce pittoriche antiche.

Inoltre questi restauri hanno aiutato a leggere meglio la chiesa come edificio stratificato. Non un monumento fermo in un’unica epoca, ma un organismo che si è trasformato più volte nel corso dei secoli.

FAQ – Le curiosità più utili sulla chiesa

Dove si trova la Chiesa di Sant’Antonino di Sant’Antonino di Susa?

La chiesa si trova nel centro di Sant’Antonino di Susa ed è la parrocchiale principale del paese, oltre a essere uno dei riferimenti storici più importanti del comune.

Perché la Chiesa di Sant’Antonino è importante?

Perché è uno dei complessi religiosi più antichi della Valle di Susa, con struttura romanica, cripta, campanile storico e importanti lacerti di affreschi medievali.

Cosa resta della fase romanica?

Restano leggibili l’impianto a tre navate, le tre absidi, la cripta, parte della decorazione ad archetti pensili e soprattutto il campanile.

Quando fu rifatta la chiesa?

L’intervento più radicale avvenne nel 1698, quando furono arretrata la facciata, costruite le volte in pietra, aggiunte la sacrestia e l’oratorio e rialzato il pavimento. La facciata fu poi nuovamente sistemata negli anni Trenta del Novecento.

Ci sono affreschi nella chiesa?

Sì. All’interno, nell’absidiola destra, sono emersi lacerti trecenteschi con scene dell’Annunciazione, della Crocifissione, Sant’Agata e San Sebastiano. Anche all’esterno sono tornate alla luce tracce di pittura.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende