Cosa vedere a Cercenasco: guida alle tappe tra centro storico, cappelle e campagna

Da Alessandro Maldera
Gennaio 07, 2026

Cercenasco si visita bene perché è “compatto”, e quindi puoi muoverti senza stress. Inoltre alterna due anime: il centro storico con la parrocchiale e le cappelle, e la campagna con santuari e chiesette nate per la vita dei campi. Di conseguenza, anche una mezza giornata può bastare, se sai dove mettere i piedi.
Cercenasco in 30 secondi: cosa vedere davvero
- Centro storico: Chiesa dei Santi Pietro e Paolo + Fontana Porta del Tempo
- Capolavoro “piccolo”: Cappella di Sant’Anna con presbiterio gotico e affreschi tardo Quattrocento
- Fuori dal paese: Santuario di San Firmino, circa 1 km dall’abitato
- Devozione rurale: Cappella di Sant’Isidoro, nata per la protezione dei campi
- Nota pratica: diversi edifici soffrono umidità o infiltrazioni, quindi vale guardare (anche) la conservazione
Come organizzare la visita a Cercenasco
Se parti dal centro, ti giochi subito i “pezzi forti” a piedi: la parrocchiale e la fontana sono vicine. Poi, invece, puoi aggiungere la Cappella di Sant’Anna, che è una deviazione breve ma intensa. Infine, se vuoi la parte più quieta, esci verso la campagna e raggiungi il Santuario di San Firmino: è vicino, però cambia atmosfera.
Cappella di Sant’Isidoro: la chiesa dei campi
La Cappella di Sant’Isidoro (nota anche come Chiesa dei Sant’Isidoro) è una piccola chiesa rurale in aperta campagna. Nasce da un bisogno concreto: chiedere la protezione dei campi e delle coltivazioni. Perciò la sua vita è legata alla borgata e torna protagonista soprattutto durante la festa locale, quando ospita le celebrazioni.
Dal punto di vista architettonico è lineare e facile da leggere. La facciata è a capanna, con lesene e timpano triangolare, più un portale centrale e due finestre sul fronte. Dentro trovi una navata unica con volta piatta. Sui lati, invece, la muratura è a vista e si aprono due finestre per lato; sopra, la copertura è in coppi.
I dettagli che restano in testa sono due: il pavimento in marmo grigio e rosso e le tracce di decorazione policroma sulle pareti. Tuttavia c’è anche la parte “terra-terra”: la cappella soffre problemi di umidità e risulta una manutenzione degli intonaci esterni nel 2010.
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli: la parrocchiale che “fa piazza”
Nel centro storico, di fronte alla confraternita di San Bernardino, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli è un riferimento visivo chiaro. È grande rispetto alle case attorno e, quindi, domina lo spazio. L’edificio attuale è settecentesco: progetto dell’architetto Gerolamo Buniva di Piscina, con lavori avviati il 25 settembre 1753 e conclusi nel 1759.
Prima esisteva una parrocchiale più antica, attestata già nel XVI secolo e poi abbattuta nel 1762. Di quella fase resta comunque un segno dentro l’attuale chiesa: una pala di San Firmino.
L’impianto interno è ampio e ordinato: tre navate, tre cappelle per lato e un presbiterio che termina in abside semicircolare; a sinistra del presbiterio c’è la sagrestia. Anche la facciata è “chiara”: due registri con lesene, tre portali (uno centrale e due laterali) e un oculo ovale in alto. Il campanile, arretrato sul lato destro, è una torre quadrata a cinque livelli.
Il cuore della visita, però, è davanti: presbiterio rialzato con balaustra e soprattutto altare maggiore in marmi policromi, con ovali e le figure in stucco dei Santi Pietro e Paolo. Completano l’insieme cantoria, pulpito e confessionali lignei, oltre a pale, sculture, lampadari e una decorazione pittorica tra motivi geometrici, floreali e trompe l’oeil.
Nel Novecento sono documentati interventi importanti: tra 1940 e 1945 il pittore Gilardi restaura e completa le decorazioni; nel 1943 viene restaurato il coro ligneo. Poi, tra 1990 e 1992, il pavimento in cotto viene sostituito con cementine prodotte a Vigone. Oggi le condizioni sono discrete, anche se sono segnalate infiltrazioni d’acqua.
Santuario di San Firmino: una tappa in campagna e un pezzo di memoria
Il Santuario di San Firmino è legato al patrono di Cercenasco e si trova in aperta campagna, a circa 1 km dall’abitato. Quindi è una visita facile anche se hai poco tempo. E, proprio perché è fuori dal centro, l’arrivo ha un ritmo diverso: meno case, più campi, più silenzio.
Le origini vengono ricondotte al XVI secolo. Tuttavia, la tradizione locale conserva un riferimento più antico: si cita un documento (in Archivio della Curia di Torino) che parlerebbe già nel 1300 della nomina di un rettore. Nel tempo, l’edificio viene ampliato due volte: un primo grande intervento a inizio Seicento, favorito dalla donazione di un terreno, e poi una fase conclusiva che completa il santuario con sacrestia, campaniletto e facciata con portico.
Accanto alla storia “ufficiale” c’è un episodio che resta nella memoria del paese: durante la Seconda guerra mondiale, secondo il racconto popolare, una bomba sarebbe caduta ai piedi del santuario senza esplodere. È una storia che, vera o filtrata dalla tradizione, continua comunque a funzionare come simbolo di protezione.
Fontana Porta del Tempo: l’arte contemporanea che usa un pezzo vero di paese
A due passi dalla parrocchiale trovi la Fontana Porta del Tempo, un’opera moderna dello scultore Elio Garis. Non è una fontana “carina e basta”: è pensata come segno di identità civica. Da un lato richiama le falde acquifere (con l’elemento-fontana), dall’altro inserisce il castello, rimando diretto alla storia e allo stemma comunale.
Poi c’è il colpo di scena, piccolo ma fortissimo: nell’opera è integrato il quadrante in ghisa del vecchio orologio che un tempo era sul campanile. Perciò il “tempo” non resta un concetto astratto: diventa un oggetto reale, recuperato e rimesso in circolo.
Cappella di Sant’Anna: affreschi tardo Quattrocento e presbiterio gotico
La Cappella di Sant’Anna è nel centro storico e viene officiata una volta l’anno per la festa. È piccola, sì, però il suo valore è alto: conserva un presbiterio gotico con volta a crociera e un ciclo di affreschi tardo quattrocenteschi attribuito al Maestro di Cercenasco. Inoltre nasce come cappella legata al castello dei signori locali, poi distrutto nel 1693.
Nell’Ottocento (tra 1843 e 1845) l’edificio viene trasformato: si aggiungono nuove campate e si realizza la facciata attuale, mentre l’antico nucleo diventa la zona presbiteriale. Il passaggio tra le due epoche è segnato da un arcone ogivale molto riconoscibile. L’altare originario, invece, non è più presente.
Il ciclo pittorico racconta la Storia di Maria sulle quattro vele: Sposalizio, Annunciazione, Dormitio Virginis e Incoronazione. Sull’arco compaiono rosoni con volti (un nobile, una dama e Cristo) e, sulla parte esterna dell’arcone, la scena di Gesù Bambino tra i dottori del Tempio. Tuttavia la conservazione è la vera battaglia: gli affreschi hanno sofferto a lungo per umidità e salnitro. Per questo si registrano interventi ripetuti: restauro anti-salnitro nel 1973, restauri negli anni ’90, rifacimento del tetto dal 2014 e nuove cure nel 2017.
FAQ – Le risposte che servono: Cercenasco in breve
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli, la Fontana Porta del Tempo e la Cappella di Sant’Anna sono le tappe più immediate e facili da collegare a piedi
È in aperta campagna, a circa 1 km dall’abitato di Cercenasco, quindi si raggiunge con una breve deviazione
Perché nasce per la protezione dei campi e si trova in campagna, con un impianto semplice: facciata a capanna e navata unica
Integra un elemento storico vero: il quadrante in ghisa del vecchio orologio del campanile, inserito nell’opera di Elio Garis
È “doppia”: la navata è ottocentesca (ampliamento 1843–1845), ma il presbiterio conserva il nucleo gotico tardo Quattrocento con gli affreschi del Maestro di Cercenasco

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



