Cosa vedere a Volpiano: luoghi da visitare e curiosità da conoscere

Da Alessandro Maldera
Dicembre 29, 2025

Volpiano si visita bene senza stress: poche tappe, tutte con una storia precisa. Qui trovi resti medievali, chiese ricostruite nell’Ottocento, oratori barocchi e santuari legati a devozione popolare e memoria collettiva. Se hai poco tempo, puoi concentrarti sul centro; se vuoi completare il giro, scendi verso la stazione e fai un salto in borgata.
| Centro | Santi Pietro e Paolo + Confraternita |
| Memoria medievale | resti del Castello (zona via Bertetti) |
| Devozione e peste | Chiesa di San Rocco (portico su tre lati) |
| Vicino alla stazione | Santuario della Madonna delle Grazie |
| Borgata | Madonna Pellegrina (Malone, 1955) |
Castello di Volpiano: cosa resta oggi e perché è importante
Del Castello di Volpiano non rimane una struttura “visitabile” come un castello classico: oggi si vedono soprattutto tratti di bastioni e murature, più riconoscibili in zona via Bertetti. La presenza potrebbe essere più antica (si ipotizza un impianto difensivo già in età longobarda, V–VI secolo d.C.), ma le certezze partono dal 1019, quando Ottone Guglielmo di Borgogna dona castello e comunità all’Abbazia di Fruttuaria.
Nei secoli il controllo cambia: prima ambito abbaziale, poi Marchesi del Monferrato (1362–1435) e infine Savoia (1435–1555). La fortezza entra anche nella Guerra del Canavese (1339–1362): nel 1339 viene espugnata da Pietro da Settimo, e nel 1372 qui muore il marchese Giovanni II Paleologo.
La fine arriva nel 1555: durante le guerre tra francesi e spagnoli, dopo un assedio legato al fronte francese (maresciallo de Brissac e Duca di Aumale), il castello viene occupato e poi demolito insieme alle fortificazioni, per impedirne il riutilizzo. Oggi i resti sono parzialmente “coperti” dall’edilizia moderna, ma raccontano ancora una posizione strategica vicina a Piazza Vittorio Emanuele II. Ogni anno, la memoria rivive con “1339 De Bello Canepiciano”.
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo: la parrocchiale “sobria fuori, ricca dentro”
Se vuoi una tappa che dia sostanza alla visita, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è quella giusta. È la parrocchiale nel cuore del paese, con radici medievali: un primo nucleo all’inizio dell’XI secolo è attribuito a San Guglielmo da Volpiano, e una citazione sicura compare nel 1014 in un diploma di Enrico II. Per secoli rimane legata anche alla storia di Fruttuaria: nel 1265 una bolla di Clemente IV la colloca nella diocesi di Ivrea (pur mantenendo un legame di fatto con l’abbazia) e tra 1570 e 1576 torna sotto il vescovo d’Ivrea.
L’edificio attuale è soprattutto ottocentesco: lavori dal 1857 al 1880, con consacrazione il 12 ottobre 1880. Da fuori colpiscono la facciata a salienti, il portale ogivale e la lunetta valorizzata dal mosaico del 1954, oltre alla bicromia a fasce (arancio e giallo ocra). Dentro, però, cambia tutto: tre navate, otto campate, presbiterio rialzato, volte blu con stelle dorate, affreschi dei dodici apostoli e vetrate absidali dedicate ai santi titolari.
Da cercare: tele attribuite a Reffo e Morgari, le scene dell’Ultima Cena e del Lavaggio dei piedi, e soprattutto l’organo Bernasconi (1882) con 2400 canne, restaurato nel 1971 e nel 2007. Il campanile è sul retro: cinque ordini, orologio su tutti i fronti e cuspide esagonale. Interventi recenti: restauri intorno al 1960, tetto e tinteggiatura nel 2016, sagrato nel 2018.
Chiesa della Confraternita: la “Chiesa Nuova” dal barocco luminoso
In centro trovi anche la Chiesa della Confraternita dell’Immacolata Concezione, spesso chiamata “Chiesa Nuova”. Nasce per sostituire l’Oratorio dei Disciplinati (documentato nel 1585), ormai troppo piccolo e in posizione poco comoda.
L’oratorio attuale viene costruito tra 1734 e 1756 su progetto di Antonio Maria Lampo. All’esterno si riconosce per la facciata barocca ondulata in mattoni e per il campanile slanciato, sopraelevato nel 1836 su disegno di Federico Blancheri. All’interno sorprende con la pianta circolare e una luminosità diffusa che rende la visita facile anche in una sosta breve.
Le opere da non perdere: l’icona dell’Immacolata sull’altare maggiore (del pittore volpianese Ricco) e il gruppo con la Vergine e il Cristo deposto. Nota da intenditori: l’organo storico di Felice Bossi (1856), con cassa lignea e balaustra di pregio; sopra la cassa, angioletti databili intorno al 1770, attribuiti allo scultore biellese Serpentiere. Si trova in via Umberto I.
Chiesa di San Rocco: ex voto e memoria delle epidemie
La Chiesa di San Rocco è una piccola tappa che racconta bene la devozione popolare. La prima costruzione risalirebbe a circa 1400, mentre l’aspetto attuale deriva dalla ricostruzione del 1683, realizzata come ex voto dopo la grande pestilenza del Seicento, con San Rocco invocato come protettore contro la peste.
Si trova all’angolo tra via Brandizzo e via Molino ed è riconoscibile per il portico classico aperto su tre lati: due archi laterali e tre archi frontali. All’interno è segnalato un organo a canne sopra il portale d’ingresso. Grazie ai restauri del Comitato San Rocco, oggi la chiesa è curata e viene anche usata occasionalmente per concerti.
Santuario della Madonna delle Grazie: barocco, Via Crucis e “storia del cimitero”
A valle del centro, vicino alla stazione, il Santuario della Madonna delle Grazie è uno dei punti più riconoscibili di Volpiano. Sul sito esisteva una cappella più antica, documentata almeno dal XVI secolo e citata nel 1585. Essendo piccola e in condizioni precarie, viene sostituita nel Settecento: il santuario attuale è avviato nel 1744 su progetto di Carlo Antonio De Stefanis e completato con benedizione il 14 agosto 1746.
La facciata si distingue per il vestibolo a tre arcate e l’impronta barocca, con un campanile elegante. Dentro conserva un altare in marmo su disegno dell’ingegnere Barnaba Panizza e la Via Crucis del 1851.
Il dettaglio più “concreto” è storico: dal 1800 fino ai primi del ’900 il santuario è anche la chiesa del cimitero, trasferito qui per decreto del governo francese e poi rimosso alla fine degli anni Sessanta. Nello stesso cimitero viene portata anche una grande croce del 1799, ricordata da cartoline d’epoca.
Chiesa della Madonna Pellegrina: la cappella moderna di borgata Malone
Se vuoi chiudere il giro con una tappa diversa dal solito, c’è la Chiesa della Madonna Pellegrina in borgata Malone, a nord-est del centro storico. È una chiesa moderna, costruita nel 1955, in posizione isolata rispetto alle case.
All’esterno è riconoscibile per la facciata a capanna in mattoni a vista e per il piccolo campanile centrale sopra l’ingresso, inserito in un elemento sporgente intonacato giallo ocra. La pianta è lineare: aula rettangolare, breve campata e abside poligonale. Dentro spiccano le pareti verde salvia, la tribuna sopra l’ingresso con tre arcate e ringhiera in ferro, e il presbiterio rialzato separato da una balaustra. Ai lati, le statue del Sacro Cuore di Gesù e di San Giuseppe. La chiesa viene officiata una volta al mese.
Un’idea di giro semplice per vedere Volpiano senza correre
Se vuoi stare sul pratico: parti dal centro (parrocchiale + Confraternita), poi cerca i resti del Castello in zona via Bertetti. Infine scendi verso la stazione per il Santuario della Madonna delle Grazie. Se hai ancora voglia, chiudi con San Rocco e con la cappella della Madonna Pellegrina in borgata.
FAQ – Chiarimenti sui punti d’interesse
In genere basta mezza giornata per un giro essenziale; con borgate e soste più lunghe, diventa tranquillamente una giornata “lenta”
Per attestazioni e origini, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo affonda nel periodo medievale (XI secolo) ed è citata con certezza nel 1014
Soprattutto in zona via Bertetti, dove rimangono tratti di bastioni e murature, oggi in parte nascosti dall’edilizia moderna
La Chiesa di San Rocco è legata alle epidemie (ricostruzione del 1683), mentre il Castello racconta la Guerra del Canavese e la distruzione del 1555
Il Santuario della Madonna delle Grazie è la tappa più “naturale” perché si trova a valle del centro, vicino alla stazione

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



