Viaggio nei quartieri di Torino: la storia di San Salvario

Da Alessandro Maldera
Ottobre 27, 2011

La storia del quartiere San Salvario di Torino è relativamente recente rispetto a quella del centro storico. Per secoli l’area a sud dell’attuale corso Vittorio Emanuele II rimase ai margini della città compatta, tra campi, giardini, edifici religiosi e il grande spazio verde del Valentino.
Il quartiere prese forma soprattutto nell’Ottocento, quando Torino iniziò a espandersi verso sud. Da allora San Salvario è diventato uno dei luoghi più riconoscibili della città: un borgo nato vicino al Valentino e a Porta Nuova, cresciuto tra residenze, attività commerciali, luoghi di culto, università e trasformazioni sociali.
Dalle campagne al borgo di San Salvario
Fino alla metà dell’Ottocento, la zona a sud del centro era poco edificata. Il territorio era segnato dalla presenza del Castello del Valentino, dal convento di San Salvatore e dai terreni che scendevano verso il fiume Po.
Il nome San Salvario deriva proprio da San Salvatore, trasformato nell’uso locale nella forma piemontese “San Salvari”. Questa origine religiosa rimase legata al borgo anche quando l’area cominciò a trasformarsi in quartiere urbano.
Il Valentino ebbe un ruolo decisivo. Una parte dei terreni venne destinata a verde pubblico, dando forma al Parco del Valentino, mentre le zone più vicine alla città furono progressivamente occupate da nuove strade, edifici e servizi.
L’espansione ottocentesca di Torino
San Salvario nacque come quartiere urbano nella seconda metà dell’Ottocento, durante una fase di forte crescita di Torino.
L’espansione verso sud portò alla costruzione di nuovi isolati, organizzati secondo una rete viaria regolare. Via Nizza, via Madama Cristina, corso Massimo d’Azeglio, corso Marconi, corso Raffaello e corso Dante divennero gli assi principali del nuovo quartiere.
La struttura ordinata delle strade richiamava la tradizione urbanistica torinese e il rapporto della città con la sua pianta regolare, anche se San Salvario nacque in una fase molto più recente rispetto alla città romana e medievale.
Porta Nuova e la crescita del borgo
La costruzione della stazione Porta Nuova contribuì in modo decisivo alla crescita di San Salvario.
La stazione venne realizzata tra il 1861 e il 1868 e modificò profondamente il rapporto tra il centro, la ferrovia e i quartieri meridionali. I binari definirono il margine occidentale di San Salvario e favorirono la nascita di attività commerciali, servizi, magazzini e abitazioni.
Il quartiere diventò così una zona di passaggio e di permanenza: vicino al centro, collegato alla stazione e attraversato da nuove direttrici urbane.
La pluralità religiosa di San Salvario
Uno degli aspetti più riconoscibili della storia di San Salvario è la presenza ravvicinata di luoghi di culto appartenenti a comunità diverse.
Dopo lo Statuto Albertino del 1848, che riconobbe nuovi diritti civili e religiosi, nel quartiere sorsero edifici legati alle minoranze religiose. Il Tempio Valdese venne costruito lungo corso Vittorio Emanuele II, mentre la Sinagoga fu edificata nel 1884 in via San Pio V.
Accanto a questi luoghi si svilupparono le chiese cattoliche del quartiere, tra cui la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, affacciata su largo Saluzzo.
Questa vicinanza tra confessioni diverse ha reso San Salvario uno dei quartieri torinesi in cui la pluralità religiosa è più leggibile nello spazio urbano.
Palazzi, case di ringhiera e architettura Liberty
Nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento San Salvario assunse un aspetto molto vario.
Accanto ai palazzi borghesi sorsero case d’affitto, cortili interni, botteghe, edifici religiosi e case di ringhiera. Questa mescolanza contribuì a creare un tessuto urbano meno uniforme rispetto ad altri quartieri torinesi.
Tra fine Ottocento e inizio Novecento anche il Liberty torinese lasciò tracce nel quartiere, soprattutto nelle decorazioni di facciate, balconi, ingressi e dettagli architettonici.
La prima Fiat e le attività produttive
San Salvario non fu un quartiere operaio nel senso più stretto del termine, ma ospitò officine, laboratori e attività produttive.
Nel 1900, in corso Dante, la Fiat costruì uno dei suoi primi stabilimenti. La presenza dell’industria automobilistica, insieme ad altre imprese e attività artigianali, inserì il quartiere nella trasformazione economica della Torino del Novecento.
San Salvario rimase però una zona mista: residenziale, commerciale, ferroviaria, culturale e produttiva allo stesso tempo.

Guerra, ricostruzione e trasformazioni del Novecento
Durante la Seconda guerra mondiale, San Salvario venne colpito dai bombardamenti su Torino, anche per la vicinanza alla ferrovia e alla stazione di Porta Nuova.
Nel dopoguerra il quartiere cambiò ancora. Nuovi edifici sorsero lungo i corsi principali e alcune parti del tessuto urbano furono trasformate dalla ricostruzione e dalla crescita edilizia degli anni Sessanta e Settanta.
In questo periodo San Salvario accolse anche nuovi abitanti provenienti da altre regioni italiane, in particolare dal Sud. Negli ultimi decenni del Novecento arrivarono poi nuove comunità straniere, che contribuirono a cambiare la vita quotidiana, il commercio e l’identità del quartiere.
Piazza Madama Cristina e la vita quotidiana
Un luogo centrale nella storia sociale del quartiere è piazza Madama Cristina.
Il mercato, le botteghe, le vie laterali e la vicinanza con largo Saluzzo hanno reso questa zona uno dei punti più vivi di San Salvario. Qui si leggono molte delle trasformazioni del quartiere: il commercio tradizionale, la presenza di nuove comunità, la vita serale, le attività creative e il rapporto continuo tra residenti e frequentatori.
San Salvario contemporaneo
Tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, San Salvario è diventato uno dei quartieri più discussi e trasformati di Torino.
La vicinanza a Porta Nuova, la presenza di locali, associazioni, università, teatri, mercati e luoghi di culto ha creato un quartiere molto denso, frequentato e riconoscibile.
Oggi San Salvario non può essere ridotto a una sola immagine. È un quartiere storico ma recente, centrale ma popolare, residenziale ma molto attraversato, legato al Valentino e alla stazione, alla pluralità religiosa e alla vita culturale contemporanea.
La sua storia racconta una parte importante della crescita moderna di Torino: l’espansione oltre il centro, la ferrovia, la convivenza tra comunità diverse, le trasformazioni urbane e sociali che continuano a modificare la città.
FAQ – chiarimenti utili sulla storia del quartiere San Salvario
San Salvario prese forma come quartiere urbano soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, durante l’espansione di Torino verso sud.
Il nome deriva da San Salvatore, poi trasformato nell’uso locale nella forma piemontese “San Salvari”.
La stazione Porta Nuova contribuì alla crescita del quartiere, definendone il margine occidentale e favorendo lo sviluppo di servizi, abitazioni e attività commerciali.
Il quartiere è caratterizzato dalla presenza ravvicinata di chiese cattoliche, del Tempio Valdese e della Sinagoga.
La pluralità religiosa è presente dall’Ottocento, mentre la forte dimensione multiculturale contemporanea si è sviluppata soprattutto negli ultimi decenni del Novecento.
Il Valentino ha segnato la nascita e l’identità del quartiere, separando l’area verde lungo il Po dalla parte più costruita e urbana.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende




