Alberi abbattuti a Torino nell’estate 2026: 253 piante morte per caldo e siccità

Da Alessandro Maldera
Agosto 23, 2026

Gli alberi abbattuti a Torino nell’estate 2026 mostrano uno degli effetti più visibili della lunga fase di caldo e scarsità d’acqua che ha colpito la città. Negli ultimi tre mesi sono 253 gli esemplari adulti risultati ormai secchi e destinati alla rimozione.
Il bilancio più pesante riguarda il Parco Europa, seguito dal Parco Dora. Intanto il Comune ha intensificato le irrigazioni per cercare di proteggere circa 5 mila alberi giovani, ancora troppo vulnerabili per raggiungere autonomamente l’acqua in profondità.
Alberi e siccità a Torino: i numeri dell’estate 2026
Già rimossi: circa 60
Parco Europa: 60 alberi
Parco Dora: 50 alberi
Alberi giovani da proteggere: circa 5 mila
Squadre impegnate nelle irrigazioni: 10
Acqua per ogni intervento: tra 100 e 200 litri per pianta
Spesa fino a fine luglio: circa 150 mila euro
Alberi abbattuti a Torino nell’estate 2026: il bilancio della siccità
I controlli effettuati sul patrimonio arboreo cittadino tra giugno e agosto hanno individuato 253 alberi adulti ormai morti.
Per queste piante il Comune ha programmato o già effettuato l’abbattimento.
Non tutte sono quindi già scomparse dal paesaggio urbano.
Circa una sessantina erano state rimosse nelle prime settimane, mentre gli altri interventi dovrebbero proseguire progressivamente fino a ottobre.
La causa principale indicata è lo stress idrico provocato dalla combinazione tra temperature elevate, precipitazioni insufficienti e abbassamento della falda.
Parco Europa è l’area più colpita
Il dato più pesante arriva dal Parco Europa, sulla collina di Cavoretto.
Qui sono circa 60 gli alberi secchi, già abbattuti oppure destinati alla rimozione.
Un numero particolarmente significativo per uno dei parchi panoramici più conosciuti di Torino.
La posizione collinare e le caratteristiche del terreno rendono alcune aree maggiormente esposte quando le precipitazioni diminuiscono per periodi prolungati.
Sulla collina torinese, Parco Europa è uno dei punti panoramici più conosciuti della città, tra vialetti, aree verdi e viste aperte su Torino. Scopri il Parco Europa e il panorama da Cavoretto.
Al Parco Dora altri 50 alberi da rimuovere
La seconda situazione più critica riguarda il Parco Dora.
Sono circa 50 gli esemplari risultati secchi.
Il problema interessa quindi anche uno dei principali parchi della zona nord, completamente diverso dal Parco Europa per posizione, storia e caratteristiche ambientali.
La presenza di casi tanto nella parte collinare quanto nelle aree pianeggianti mostra come lo stress idrico dell’estate abbia coinvolto zone differenti della città.
Abbattimenti anche a Italia ’61, Meisino e Filadelfia
Gli interventi non si concentrano soltanto nei due grandi parchi.
Nel verde di Italia ’61, nel quartiere Millefonti, sono stati individuati altri 15 alberi da rimuovere.
Al Parco del Meisino una decina di esemplari erano già stati abbattuti.
Altri dieci si trovano invece nell’area Amiat di via Giordano Bruno, in borgo Filadelfia.
Il resto dei 253 alberi è distribuito in numerose altre zone della città.
La siccità e le alte temperature stanno mettendo in difficoltà anche il verde urbano, con diversi esemplari secchi e interventi di sostituzione programmati. Scopri cosa sta succedendo agli alberi di via Filadelfia.
Perché sono morti anche alberi adulti
Il dato preoccupa soprattutto perché molti degli esemplari colpiti sono alberi adulti.
Una pianta ormai sviluppata possiede normalmente un apparato radicale molto più profondo rispetto a un giovane albero.
Questo permette di cercare acqua negli strati inferiori del terreno e resistere meglio ai periodi senza precipitazioni.
Nell’estate 2026 questa capacità, in diversi casi, non è stata sufficiente.
Secondo l’assessore al Verde Francesco Tresso, la riduzione delle piogge e l’abbassamento della falda hanno reso più difficile per le radici raggiungere la quantità d’acqua necessaria.
Una primavera e un’estate particolarmente secche
La crisi non è iniziata con agosto.
La scarsità di precipitazioni si è accumulata durante la primavera e la prima parte dell’estate.
A questo si sono aggiunte temperature molto elevate, che aumentano la quantità d’acqua persa dal terreno e dalle piante.
Il risultato è una condizione di stress che può diventare irreversibile.
Quando un albero adulto è ormai completamente secco non è infatti sufficiente ricominciare a irrigarlo.
A quel punto l’abbattimento diventa necessario anche per evitare problemi di stabilità e sicurezza.
Ora preoccupano soprattutto 5 mila alberi giovani
Se gli alberi adulti hanno radici più profonde, la situazione è ancora più delicata per quelli piantati recentemente.
A Torino ci sono circa 5 mila alberi messi a dimora negli ultimi cinque anni che necessitano di maggiore attenzione.
Il loro apparato radicale non è ancora abbastanza sviluppato per raggiungere autonomamente gli strati più profondi del terreno.
Sono quindi molto più dipendenti dalle precipitazioni e dalle irrigazioni artificiali.
È su queste piante che il Comune sta concentrando una parte importante degli interventi d’emergenza.
Le irrigazioni passano da due al mese a una alla settimana
Con l’aggravarsi della siccità è stata aumentata la frequenza delle irrigazioni.
All’inizio della primavera gli interventi avvenivano indicativamente due volte al mese.
Ad agosto si è arrivati invece a un’irrigazione alla settimana per gli alberi considerati più vulnerabili.
L’obiettivo è evitare che una stagione particolarmente difficile produca una mortalità elevata proprio tra gli esemplari messi a dimora negli ultimi anni.
Nell’estate 2026 il Comune ha intensificato gli interventi di soccorso per proteggere soprattutto le giovani piante più esposte a caldo e siccità. Scopri come funziona l’irrigazione straordinaria degli alberi di Torino.
Dieci squadre girano Torino con le autobotti
Per affrontare l’emergenza sono operative dieci squadre dotate di autobotti.
Gli interventi interessano le giovani alberate distribuite nei diversi quartieri.
Ogni pianta riceve indicativamente tra 100 e 200 litri d’acqua per intervento.
La quantità dipende dalle dimensioni, dalle caratteristiche dell’area e dalle necessità dell’esemplare.
Non si tratta quindi della normale irrigazione di un’aiuola, ma di un intervento pensato per far arrivare una quantità significativa d’acqua fino alle radici.
Circa 150 mila euro spesi per le irrigazioni
L’aumento degli interventi ha inevitabilmente fatto crescere anche i costi.
Tra l’inizio della primavera e la fine di luglio la Città ha speso circa 150 mila euro per le irrigazioni.
La cifra è destinata ad aumentare con gli interventi di agosto.
Secondo l’assessorato, le risorse destinate a questa attività sono state più che raddoppiate rispetto agli investimenti normalmente necessari.
Il cambiamento climatico sta quindi iniziando a incidere non soltanto sulla salute degli alberi, ma anche sui costi ordinari della manutenzione del verde pubblico.
Torino ha circa 165 mila alberi
Il fenomeno deve essere letto all’interno delle dimensioni del patrimonio verde torinese.
La città conta complessivamente circa 165 mila alberi, considerando le differenti tipologie di verde.
Circa 62 mila si trovano lungo i viali.
Altri 54 mila sono distribuiti tra parchi, giardini e cortili scolastici.
A questi si aggiungono circa 50 mila alberi presenti nelle aree boschive collinari.
Le cifre sono arrotondate, ma rendono bene l’estensione del patrimonio che deve essere monitorato e mantenuto.
Tigli, platani, ippocastani e altre specie caratterizzano viali, parchi e giardini della città, formando una parte importante del patrimonio verde torinese. Scopri quali sono gli alberi più diffusi a Torino.
Il problema non è soltanto sostituire gli alberi morti
Quando muore un grande albero urbano non è sufficiente piantarne immediatamente uno nuovo per recuperare ciò che è stato perso.
Un giovane esemplare impiega anni, e spesso decenni, per sviluppare una chioma paragonabile a quella di un albero adulto.
Con la morte di una grande pianta diminuiscono quindi temporaneamente ombra, capacità di raffrescamento, assorbimento degli inquinanti e benefici ambientali.
Per questo la perdita di alberi adulti durante una siccità rappresenta un problema diverso dalla normale sostituzione programmata delle alberate.
La sfida è far sopravvivere le nuove piantumazioni
Torino sta contemporaneamente aumentando il numero delle nuove messe a dimora.
Il problema, però, non è soltanto quanti alberi vengono piantati.
Conta soprattutto quanti riescono ad attecchire e a superare i primi anni.
Gli esemplari appena messi a dimora sono quelli più vulnerabili alle estati calde e secche.
La strategia del Comune si sta quindi spostando sempre di più dalla semplice piantumazione alla cura dell’albero nei primi anni di vita.
Al Parco Rignon arrivano le tree bag
Una delle sperimentazioni più interessanti riguarda il Parco Rignon, nel quartiere Santa Rita.
Qui il Comune sta testando le cosiddette tree bag.
Sono sacche che vengono sistemate intorno alla base del tronco e successivamente riempite d’acqua.
Il funzionamento è semplice.
La sacca non scarica immediatamente tutta l’acqua sul terreno, ma la rilascia lentamente.
Perché le sacche possono aiutare gli alberi
L’irrigazione lenta permette all’acqua di penetrare gradualmente nel terreno.
In questo modo si riduce il rischio che una parte venga dispersa rapidamente in superficie senza raggiungere efficacemente l’apparato radicale.
C’è anche un vantaggio organizzativo.
Le squadre possono riempire le sacche e spostarsi verso altri alberi senza dover attendere tutto il tempo necessario alla lenta infiltrazione dell’acqua.
Se la sperimentazione darà buoni risultati, il sistema potrebbe essere esteso ad altre nuove piantumazioni.
Torino cambia anche le specie da piantare
La seconda strategia riguarda una scelta ancora più strutturale.
Il Comune sta rivedendo le specie arboree da utilizzare nelle future piantumazioni.
Un albero che fino a pochi decenni fa cresceva senza particolari difficoltà a Torino potrebbe trovarsi oggi esposto a estati molto più lunghe, calde e povere di precipitazioni.
La progettazione del verde deve quindi tenere conto delle condizioni climatiche che la pianta dovrà affrontare durante i prossimi decenni, non soltanto di quelle attuali.
Meno carpini, faggi, aceri e alcune querce
Tra le specie sulle quali il Comune intende ridurre il ricorso, soprattutto nelle aree più esposte alla siccità, figurano carpini, faggi, buona parte degli aceri e alcune querce.
Non significa che queste specie scompariranno da Torino.
La scelta dipenderà sempre dalle caratteristiche dei singoli luoghi.
L’orientamento è però evitare di utilizzare alberi particolarmente vulnerabili allo stress idrico nelle zone dove le condizioni future potrebbero renderne difficile la sopravvivenza.
Gelsi e parrotie tra gli alberi del futuro
L’Amministrazione sta invece valutando un maggiore utilizzo di specie considerate più resistenti.
Tra quelle indicate ci sono gelsi, carpino nero, parrotia persiana e nocciolo di Costantinopoli.
La scelta non riguarda soltanto la capacità di sopravvivere alla siccità.
Una specie utilizzata in città deve adattarsi anche al terreno, agli spazi disponibili, all’inquinamento, alle temperature, alle potature e alla presenza di edifici e infrastrutture.
Il verde urbano del futuro potrebbe quindi essere molto diverso da quello sviluppatosi nel corso del Novecento.
Tigli, platani e celtis stanno resistendo meglio
L’esperienza dell’estate 2026 sta offrendo anche indicazioni sulle specie che sembrano sopportare meglio le nuove condizioni.
Tra gli alberi molto diffusi a Torino, tigli, platani, ippocastani e soprattutto celtis non stanno mostrando al momento le stesse criticità osservate in altre specie.
Queste informazioni verranno utilizzate anche per decidere quali alberi impiegare nelle future sostituzioni.
La capacità di osservare come ogni specie reagisce alle stagioni più estreme sta diventando una componente fondamentale della gestione del verde.
Piantare alberi non basta più
L’estate 2026 mette così in evidenza una trasformazione più profonda.
Per anni il dibattito sul verde urbano si è concentrato soprattutto sul numero di nuovi alberi piantati.
Con temperature più elevate e periodi di siccità più lunghi la questione cambia.
Serve scegliere l’albero corretto, collocarlo nel luogo adatto, garantire terreno sufficiente alle radici e soprattutto assicurargli acqua durante i primi anni.
Altrimenti una nuova piantumazione rischia di diventare soltanto una sostituzione temporanea.
Gli alberi diventano ancora più importanti proprio mentre soffrono il caldo
C’è poi un apparente paradosso.
Le temperature elevate mettono gli alberi sotto pressione proprio nel momento in cui la città ne avrebbe maggiore bisogno.
Le chiome riducono l’esposizione diretta al sole.
L’evapotraspirazione contribuisce al raffrescamento.
L’ombra limita il surriscaldamento di asfalto, marciapiedi ed edifici.
Per una città particolarmente esposta alle isole di calore come Torino, perdere grandi esemplari adulti significa quindi ridurre una delle principali difese naturali contro le temperature estreme.
Il verde di Torino dovrà adattarsi al nuovo clima
I 253 alberi morti nell’estate 2026 rappresentano quindi qualcosa di più di una serie di abbattimenti straordinari.
Mostrano quanto rapidamente possano cambiare le condizioni nelle quali deve sopravvivere il verde urbano.
Nell’immediato la risposta passa dalle autobotti, dalle irrigazioni settimanali e dalle tree bag.
Nel medio e lungo periodo servirà invece modificare il modo di progettare le alberate.
Specie più resistenti, migliore gestione dell’acqua e maggiore attenzione ai primi anni dopo la messa a dimora saranno elementi sempre più importanti.
Perché il problema non sarà semplicemente sostituire gli alberi abbattuti a Torino nell’estate 2026.
La vera sfida sarà fare in modo che quelli piantati al loro posto riescano a diventare gli alberi adulti che dovranno proteggere Torino dal caldo dei prossimi decenni.
FAQ – Caldo e siccità a Torino: cosa succede agli alberi
Tra giugno e l’inizio di agosto sono stati individuati 253 alberi adulti morti, già abbattuti oppure destinati alla rimozione.
No. Circa 60 erano già stati rimossi, mentre gli altri interventi sono programmati progressivamente fino all’autunno.
Il Parco Europa registra il numero maggiore, con circa 60 alberi secchi. Seguono i 50 del Parco Dora.
Il Comune sta concentrando gli interventi su circa 5 mila esemplari piantati negli ultimi cinque anni.
Durante le irrigazioni di soccorso vengono utilizzati indicativamente tra 100 e 200 litri d’acqua per pianta.
Sono sacche riempite d’acqua e posizionate alla base degli alberi. Rilasciano lentamente l’acqua nel terreno e permettono di irrigare le radici in maniera più graduale.
Tra quelle considerate più adatte alle nuove condizioni figurano gelsi, carpino nero, parrotia persiana e nocciolo di Costantinopoli.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



