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Tre giovani gipeti prendono il volo nel Gran Paradiso, ma la Valle Orco perde due piccoli

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Da Alessandro Maldera

Agosto 08, 2026

La stagione riproduttiva del gipeto nel Parco Nazionale Gran Paradiso si è conclusa con risultati molto diversi tra il versante valdostano e quello piemontese. In Valle d’Aosta tutte e tre le coppie nidificanti hanno portato un giovane all’involo.

In Valle Orco, invece, i due piccoli nati durante la stagione non sono sopravvissuti. Le condizioni meteorologiche particolarmente difficili registrate tra la fine di marzo e l’inizio di aprile potrebbero aver compromesso la loro crescita.

Stagione riproduttiva del gipeto: scheda rapida

– Tre giovani gipeti hanno preso il volo sul versante valdostano
– Gli involi sono avvenuti in Valnontey, Valsavarenche e Val di Rhêmes
– I due piccoli nati in Valle Orco non sono sopravvissuti
– Piogge intense e vento forte potrebbero aver causato l’esito negativo
– Le coppie adulte piemontesi continuano a frequentare i propri territori
– Il monitoraggio prosegue all’interno di una rete internazionale

Il bilancio della stagione riproduttiva del gipeto

Il monitoraggio condotto nel Parco Nazionale Gran Paradiso ha registrato un bilancio positivo in Valle d’Aosta.

Le tre coppie che avevano avviato la nidificazione sono riuscite a completare il ciclo riproduttivo. In ciascun territorio, un giovane gipeto ha raggiunto l’età dell’involo e ha lasciato il nido.

Il primo è stato Tsatsù, osservato in Valnontey. Successivamente hanno preso il volo anche i giovani nati nelle coppie di Valsavarenche e della Val di Rhêmes.

Il risultato conferma la presenza stabile della specie sul versante valdostano del Parco.

Tre giovani involati in Valle d’Aosta

Portare un piccolo fino all’involo rappresenta un passaggio decisivo per ogni coppia nidificante.

Durante i primi mesi, infatti, il giovane dipende completamente dagli adulti per il cibo e la protezione. La coppia deve inoltre difendere il territorio e affrontare eventuali condizioni meteorologiche sfavorevoli.

In Valle d’Aosta tutte e tre le nidificazioni controllate hanno avuto un esito positivo.

I giovani continueranno comunque a dipendere dai genitori anche dopo aver lasciato il nido. L’involo rappresenta quindi l’inizio di una nuova fase, durante la quale dovranno imparare a muoversi e alimentarsi in modo autonomo.

Esito negativo per i due piccoli della Valle Orco

La situazione è stata diversa sul versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso.

In Valle Orco erano nati due piccoli gipeti, ma nessuno dei due è riuscito a completare il proprio sviluppo.

La perdita potrebbe essere collegata alle difficili condizioni meteorologiche che hanno interessato la zona tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

In quel periodo, piogge intense e raffiche di vento hanno colpito l’area. Il maltempo potrebbe quindi aver reso più complicata la protezione dei piccoli e il regolare approvvigionamento di cibo.

Le cause non vengono indicate come definitive, ma le condizioni atmosferiche rappresentano l’ipotesi considerata più probabile.

Perché il maltempo può compromettere la nidificazione

Le prime settimane di vita sono particolarmente delicate per i giovani gipeti.

Pioggia, vento e temperature rigide possono rendere difficile mantenere il nido asciutto e protetto. Inoltre, il maltempo può limitare gli spostamenti degli adulti alla ricerca di cibo.

Quando le perturbazioni durano a lungo, anche una coppia esperta può incontrare maggiori difficoltà nel garantire condizioni adatte alla crescita del piccolo.

Nel caso della Valle Orco, gli eventi più intensi si sono verificati in una fase molto sensibile della stagione riproduttiva.

Il bilancio negativo non indica però l’abbandono dei territori da parte degli adulti.

Le coppie adulte restano nei territori piemontesi

Nonostante la perdita dei due piccoli, le coppie adulte continuano a frequentare le rispettive aree.

La loro presenza costante rappresenta un elemento positivo in vista della prossima stagione riproduttiva.

I gipeti sono legati ai territori nei quali trovano pareti adatte alla nidificazione, disponibilità alimentare e condizioni sufficientemente tranquille.

La permanenza delle coppie lascia quindi aperta la possibilità di nuovi tentativi nei prossimi anni.

L’esito di una singola stagione può dipendere da molti fattori e non determina necessariamente l’abbandono definitivo del sito.

Il lavoro di monitoraggio dei guardaparco

Il controllo della popolazione di gipeto richiede un’attività continua, distribuita lungo gran parte dell’anno.

I guardaparco osservano i territori frequentati dalle coppie, verificano l’avvio delle nidificazioni e seguono lo sviluppo dei piccoli.

Il lavoro prosegue fino all’involo e permette di ricostruire l’andamento di ogni stagione riproduttiva.

Le osservazioni servono anche a individuare eventuali problemi, cambiamenti nei territori e situazioni che potrebbero disturbare gli animali.

Il monitoraggio permette quindi di ottenere informazioni fondamentali per la tutela della specie.

I dati entrano in una rete internazionale

Le informazioni raccolte nel Parco Nazionale Gran Paradiso non rimangono limitate al territorio protetto.

I dati confluiscono in una rete internazionale dedicata al gipeto e alla sua presenza lungo l’arco alpino.

La condivisione permette di seguire gli spostamenti degli esemplari, confrontare i risultati delle diverse aree e valutare l’andamento complessivo della popolazione.

Il gipeto può infatti attraversare territori molto vasti e superare facilmente i confini tra regioni e Stati.

Per questo la conservazione della specie richiede un coordinamento tra parchi, enti, ricercatori e gruppi impegnati nel monitoraggio.

Il ritorno del gipeto sulle Alpi

Il gipeto, conosciuto anche come avvoltoio barbuto, era scomparso dalle Alpi all’inizio del Novecento.

La sua estinzione fu causata direttamente dalle attività umane. Per lungo tempo l’animale venne perseguitato perché considerato pericoloso, nonostante il suo comportamento naturale non corrispondesse alla reputazione che gli era stata attribuita.

Negli anni Ottanta prese avvio un progetto internazionale di reintroduzione.

Gli esemplari vennero gradualmente liberati in diverse zone alpine, con l’obiettivo di ricostruire una popolazione capace di riprodursi autonomamente.

Nel corso degli anni, il gipeto è tornato a occupare stabilmente una parte crescente dell’arco alpino.

Il ritorno del gipeto sulle Alpi piemontesi
Scomparso dalle Alpi all’inizio del Novecento, il gipeto è tornato a nidificare in Piemonte grazie al progetto internazionale di reintroduzione avviato negli anni Ottanta. Oggi è presente nelle Valli di Lanzo, nelle Alpi Marittime e in Valle Orco. Scopri la storia del ritorno del gipeto nelle Alpi piemontesi

Una specie simbolo delle montagne alpine

Il gipeto è diventato uno dei simboli della conservazione naturalistica sulle Alpi.

Il suo ritorno mostra come un programma di reintroduzione e tutela possa riparare, almeno in parte, i danni provocati dall’uomo.

La presenza di coppie nidificanti nel Parco Nazionale Gran Paradiso rappresenta quindi un risultato importante.

Ogni giovane che raggiunge l’involo contribuisce alla crescita della popolazione e alla stabilizzazione della specie.

Allo stesso tempo, la perdita dei piccoli in Valle Orco ricorda quanto il processo rimanga fragile e dipendente dalle condizioni ambientali.

Perché la tutela del gipeto resta una priorità

Il recupero della popolazione alpina non significa che il lavoro di conservazione sia concluso.

Il numero degli animali rimane limitato rispetto alle dimensioni del territorio. Inoltre, ogni coppia produce generalmente pochi giovani e il ciclo riproduttivo richiede tempi molto lunghi.

Per questo ogni nidificazione viene seguita con particolare attenzione.

La tutela deve garantire tranquillità nei pressi dei nidi, continuità nel monitoraggio e collaborazione tra i diversi territori alpini.

La stagione appena conclusa conferma entrambe le facce del percorso: da una parte i tre involi riusciti in Valle d’Aosta, dall’altra la perdita dei piccoli sul versante piemontese.

Il futuro delle coppie della Valle Orco

La presenza degli adulti nei propri territori rappresenta la principale speranza per la prossima stagione.

Le coppie potranno tornare a frequentare i siti di nidificazione e avviare nuovi tentativi riproduttivi.

Molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche, dalla disponibilità alimentare e dalla tranquillità delle aree utilizzate.

Il monitoraggio permetterà di verificare se gli adulti torneranno a occupare gli stessi nidi oppure sceglieranno punti differenti.

Dopo l’esito negativo di quest’anno, l’attenzione sarà quindi particolarmente alta sul versante piemontese del Parco.

FAQ – Il bilancio della nidificazione nel Parco

Quanti giovani gipeti hanno preso il volo?

Tre giovani hanno raggiunto l’involo sul versante valdostano. Sono nati nelle aree di Valnontey, Valsavarenche e Val di Rhêmes.

Che cosa è successo ai piccoli della Valle Orco?

I due giovani nati sul versante piemontese non sono sopravvissuti. Il maltempo registrato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile potrebbe aver contribuito all’esito negativo.

Le coppie adulte hanno lasciato la Valle Orco?

No. Gli adulti continuano a frequentare i propri territori, un elemento che lascia sperare in nuovi tentativi durante la prossima stagione riproduttiva.

Come viene controllata la popolazione di gipeti?

I guardaparco seguono le coppie durante gran parte dell’anno, osservando la nidificazione, la crescita dei piccoli e gli eventuali involi.

Perché il gipeto era scomparso dalle Alpi?

La specie si estinse all’inizio del Novecento a causa della persecuzione umana. Il suo ritorno è stato possibile grazie a un progetto di reintroduzione avviato negli anni Ottanta.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende