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Siccità, agricoltura piemontese in crisi: danni stimati fino a 2 miliardi

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 08, 2026

I danni economici all’agricoltura del Piemonte per la siccità 2026 potrebbero raggiungere i 2 miliardi di euro.

È una prima stima del settore agricolo, non ancora un conteggio definitivo, ma descrive la gravità della situazione nei campi piemontesi.

Mais, soia, riso, foraggi, pascoli, vigneti, noccioleti e orticole stanno subendo gli effetti combinati di mancanza d’acqua e temperature eccezionalmente elevate.

La Regione ha già dichiarato l’emergenza idrica e il 6 agosto ha avviato le procedure per chiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

Siccità e agricoltura in Piemonte: i numeri

Danni economici stimati: fino a 2 miliardi di euro
Mais: perdite produttive generalmente tra il 40% e l’80%
Soia: cali stimati tra il 40% e il 70%
Prati, foraggere e pascoli: riduzioni tra il 40% e il 70%
Piogge di luglio: -54% sul bacino piemontese del Po
Risorse idriche superficiali: -62% rispetto alla media
Stato di emergenza regionale: dichiarato il 3 agosto 2026
Richiesta di calamità naturale: procedura avviata il 6 agosto 2026

Danni economici agricoltura Piemonte siccità 2026: la stima raggiunge i 2 miliardi

La prima valutazione complessiva indica un possibile danno nell’ordine dei 2 miliardi di euro.

La cifra è stata elaborata sulla base delle prime rilevazioni raccolte sul territorio dalle strutture agricole piemontesi.

Non rappresenta quindi il valore definitivo dei danni che sarà eventualmente riconosciuto dalle istituzioni.

Le verifiche tecniche dovranno stabilire territori interessati, produzioni coinvolte e perdite effettive.

La stima, però, mostra già la dimensione della crisi: le segnalazioni arrivano ormai dalla pianura, dalle colline e dalle zone montane.

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Il rischio è perdere una parte consistente dei raccolti

La situazione cambia molto in base alla coltura e soprattutto alla disponibilità di irrigazione.

Per alcune produzioni le perdite possono essere particolarmente elevate.

Nel caso del mais, le prime stime indicano riduzioni generalmente comprese tra il 40% e l’80%.

Negli appezzamenti non irrigui più colpiti si può arrivare vicino alla perdita totale della produzione.

Per la soia le diminuzioni vengono stimate tra il 40% e il 70%.

Parlare genericamente di “metà del raccolto piemontese perso” sarebbe quindi troppo netto: il danno varia fortemente tra colture, zone e aziende.

Riso in difficoltà nella fase più delicata

Una delle maggiori preoccupazioni riguarda il comparto risicolo.

La crisi idrica è arrivata durante una fase particolarmente delicata del ciclo produttivo.

La scarsità delle risorse disponibili per l’irrigazione rischia quindi di incidere sia sulla quantità sia sulla qualità del raccolto.

La Regione Piemonte ha indicato proprio il riso e le produzioni stagionali tra i comparti maggiormente compromessi dalla prolungata assenza di precipitazioni.

Mais: perdite fino all’80%

Il mais è tra le colture che mostrano i danni più evidenti.

Dove l’irrigazione è disponibile, le aziende stanno cercando di mantenere la produzione aumentando i turni irrigui.

Dove l’acqua manca, invece, le rese possono crollare.

Le prime rilevazioni indicano perdite comprese generalmente tra il 40% e l’80%, con casi estremi nei terreni non irrigati.

Alla perdita del raccolto si aggiunge il costo necessario per portare acqua nei campi.

Soia, prati e foraggi perdono fino al 70%

Anche la soia sta soffrendo in maniera importante.

Le riduzioni produttive stimate oscillano tra il 40% e il 70%.

Una situazione simile riguarda prati, colture foraggere e pascoli.

In questi casi le diminuzioni vengono valutate tra il 40% e il 70%, con percentuali ancora superiori in alcune zone montane e collinari.

La scarsità di foraggio produce poi un secondo effetto economico sugli allevamenti.

Danni anche a vigneti, noccioleti e orticole

Il problema non riguarda soltanto cereali e seminativi.

Sono segnalati danni anche a:

  • vigneti
  • noccioleti
  • colture orticole
  • girasole
  • riso
  • frutteti

In diversi casi il caldo accelera la maturazione e riduce le dimensioni dei frutti.

Possono inoltre verificarsi caduta anticipata, scottature e peggioramento della qualità finale delle produzioni.

La perdita economica non dipende quindi soltanto dalla quantità raccolta, ma anche dal valore commerciale del prodotto ottenuto.

Non manca soltanto l’acqua: pesa anche il caldo

La siccità del 2026 è aggravata dalle temperature eccezionalmente elevate.

A luglio il Piemonte ha registrato un’anomalia termica regionale di circa +3 °C, diventando il secondo luglio più caldo della serie storica regionale.

Tra fine maggio e fine luglio si sono inoltre succedute quattro ondate di calore.

Le temperature elevate aumentano l’evaporazione dell’acqua presente nel terreno e la traspirazione delle piante.

In pratica, mentre arriva meno pioggia, le colture consumano più rapidamente quella disponibile.

A luglio è mancato più della metà della pioggia

I numeri ARPA permettono di capire la dimensione del problema.

Nel luglio 2026 sul bacino piemontese del Po sono caduti mediamente circa 33 millimetri di pioggia.

Il valore è inferiore del 54% rispetto alla media climatica 1991-2020.

Il problema non è iniziato a luglio.

I deficit delle precipitazioni erano già stati:

  • -56% ad aprile
  • -44% a maggio
  • -40% a giugno
  • -54% a luglio

Quattro mesi consecutivi con precipitazioni molto inferiori alla norma hanno progressivamente ridotto la disponibilità d’acqua.

La siccità è ormai classificata come severa

A fine luglio ARPA Piemonte descriveva una situazione idrica significativamente deficitaria.

L’indice sintetico di siccità mostrava condizioni severe su quasi tutta la regione, con l’eccezione principale del bacino della Dora Baltea.

In alcune aree, sulla scala dei tre mesi, venivano raggiunte condizioni di siccità estrema.

Il quadro è ormai confrontabile con quello dell’estate 2022, anche se le due crisi si sono sviluppate in modo differente.

Le riserve d’acqua sono inferiori del 62%

Ancora più preoccupante è il dato relativo alle risorse superficiali.

A fine luglio negli invasi regolati e nel Lago Maggiore erano disponibili complessivamente circa 229 milioni di metri cubi d’acqua.

Significa un deficit del 62% rispetto alla disponibilità media del periodo.

Nel Piemonte settentrionale la riduzione raggiunge circa l’80%.

Anche il Lago Maggiore è sceso rapidamente, avvicinandosi ai minimi stagionali storici.

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La crisi è evidente anche osservando i fiumi.

Nel mese di luglio gran parte delle stazioni idrometriche piemontesi mostrava portate inferiori di oltre il 30% alla media.

Alla fine del mese circa il 51% delle stazioni monitorate da ARPA era in condizioni di magra severa.

Alla chiusura del bacino piemontese, il Po a Isola Sant’Antonio ha registrato una portata media mensile di appena 47 metri cubi al secondo.

Il deficit rispetto alla media storica raggiunge il 79%.

Perché i danni economici continuano a crescere

La perdita di raccolto è soltanto una parte del problema. Le aziende devono sostenere maggiori spese per irrigazione, energia e acquisto di foraggi. Il caldo può inoltre ridurre qualità e dimensioni delle produzioni, abbassandone ulteriormente il valore commerciale.

Per le aziende aumentano anche i costi di produzione

Un campo che produce meno non significa necessariamente che richieda meno spese.

Durante la siccità accade spesso il contrario.

Le aziende devono affrontare maggiori costi per:

  • irrigazione
  • energia
  • pompaggio dell’acqua
  • gestione degli impianti
  • acquisto di foraggi
  • approvvigionamenti straordinari

Il risultato è una doppia pressione sui bilanci agricoli: meno prodotto da vendere e più denaro necessario per produrlo.

Gli allevatori stanno lasciando gli alpeggi in anticipo

La crisi raggiunge anche la montagna.

La riduzione dell’erba disponibile e la mancanza d’acqua stanno costringendo alcune aziende zootecniche ad anticipare il ritorno degli animali dagli alpeggi.

Questo crea un problema aggiuntivo.

Le regole della Politica agricola comune prevedono infatti determinati periodi minimi di permanenza in altura per accedere ad alcuni aiuti.

La Regione sta lavorando affinché l’emergenza idrica possa essere riconosciuta come causa di forza maggiore, evitando penalizzazioni per chi è stato costretto a scendere prima.

Il Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza regionale

Un primo provvedimento è arrivato il 3 agosto 2026.

La Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza di rilievo regionale per la crisi idrica e gli incendi boschivi.

La misura permette di attivare strumenti straordinari di Protezione civile e utilizzare procedure più rapide per affrontare le situazioni più critiche.

È però un provvedimento differente dal riconoscimento della calamità naturale per l’agricoltura.

Avviata anche la richiesta dello stato di calamità naturale

Il passaggio successivo è arrivato il 6 agosto.

Dopo gli incontri con le organizzazioni agricole e il confronto con il Ministero dell’Agricoltura, la Regione ha avviato formalmente le procedure per chiedere lo stato di calamità naturale.

Il riconoscimento permetterebbe di attivare gli strumenti nazionali previsti per le imprese agricole colpite.

Tra le misure richieste dal settore figurano gli interventi del Fondo di solidarietà nazionale, agevolazioni previdenziali e strumenti destinati ad alleggerire temporaneamente la situazione finanziaria delle aziende.

L’entità e le modalità degli aiuti dipenderanno comunque dai provvedimenti successivi.

Prima degli aiuti bisognerà quantificare i danni

La richiesta di calamità non significa che i 2 miliardi stimati verranno automaticamente riconosciuti.

Serviranno diversi passaggi.

Dovranno essere raccolte le segnalazioni delle aziende, effettuati gli accertamenti tecnici e delimitati i territori e le produzioni effettivamente colpite.

Solo successivamente sarà possibile costruire un quadro ufficiale del danno.

È quindi probabile che la cifra cambi con l’avanzare della stagione e delle verifiche.

La Regione punta anche a un anticipo degli aiuti PAC

Parallelamente alla procedura per la calamità, la Regione sta lavorando con gli enti pagatori per accelerare gli aiuti europei.

L’obiettivo è ottenere un anticipo dei pagamenti PAC alle aziende agricole piemontesi.

Per gli allevatori costretti a lasciare anticipatamente gli alpeggi si sta inoltre cercando di garantire il riconoscimento integrale del contributo previsto.

In una fase di forte riduzione delle entrate, anticipare i pagamenti potrebbe diventare una delle prime forme concrete di sostegno finanziario.

Una crisi che riguarda tutto il Piemonte

La peculiarità dell’estate 2026 è l’estensione territoriale del fenomeno.

Le segnalazioni riguardano pianura, collina e montagna.

Cambiano le produzioni colpite, ma il problema di fondo rimane lo stesso.

Nelle pianure manca l’acqua per irrigare.

Sulle colline soffrono frutteti, vigneti e noccioleti.

In montagna diminuiscono erba e acqua disponibili per il bestiame.

La crisi agricola segue quindi la stessa dimensione regionale evidenziata dai dati idrologici.

Agosto potrebbe non risolvere rapidamente il problema

Le previsioni climatiche indicate da ARPA per agosto non mostrano un ritorno immediato a condizioni normali.

Le temperature sono attese mediamente superiori ai valori climatologici per buona parte del mese.

Le precipitazioni dovrebbero dipendere soprattutto da fenomeni temporaleschi, quindi irregolari e distribuiti in modo non uniforme.

Un possibile avvicinamento a condizioni più normali è indicato per la seconda metà del mese, ma la situazione resterà da monitorare.

Per molte colture, inoltre, eventuali piogge tardive potrebbero non essere sufficienti a recuperare i danni già subiti.

FAQ – Siccità e agricoltura in Piemonte: danni, aiuti e raccolti

A quanto ammontano i danni della siccità all’agricoltura piemontese?

Le prime stime delle organizzazioni agricole indicano un possibile danno complessivo fino a 2 miliardi di euro. Non si tratta ancora di una quantificazione ufficiale definitiva.

Quali colture sono maggiormente colpite?

Tra le produzioni più in difficoltà ci sono mais, soia, riso, prati, foraggere, pascoli, vigneti, noccioleti, orticole e girasole.

Quanto potrebbe diminuire il raccolto di mais?

Le prime rilevazioni indicano cali generalmente tra il 40% e l’80%, con perdite ancora maggiori in alcuni appezzamenti non irrigui.

Il Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza?

Sì. Lo stato di emergenza regionale per crisi idrica e incendi boschivi è stato dichiarato il 3 agosto 2026.

È già stato dichiarato lo stato di calamità naturale?

No. Il 6 agosto la Regione ha avviato le procedure per richiederlo. Il percorso deve ancora essere completato.

Cosa succede agli allevatori che lasciano prima gli alpeggi?

La Regione sta lavorando per riconoscere l’emergenza come causa di forza maggiore e consentire il mantenimento integrale degli aiuti PAC anche senza il periodo minimo previsto in altura.

Perché la siccità del 2026 è così grave?

Quattro mesi consecutivi con poche precipitazioni, temperature molto elevate, scioglimento anticipato della neve, portate fluviali ridotte e riserve superficiali fortemente inferiori alla media hanno prodotto una condizione di siccità severa su gran parte del Piemonte.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende