Siccità nel Torinese, il mais rischia perdite fino al 70%

Da Alessandro Maldera
Agosto 02, 2026

La siccità dell’estate 2026 sta colpendo duramente l’agricoltura del territorio torinese. Secondo le prime valutazioni diffuse da Coldiretti Torino, le perdite economiche avrebbero già superato i 30 milioni di euro.
La coltura più esposta è il mais, fondamentale sia per gli allevamenti sia per numerose produzioni industriali. Il bilancio, però, potrebbe aggravarsi prima dell’inizio della raccolta.
Oltre 30 milioni di danni all’agricoltura torinese
La stima iniziale indica un danno superiore ai 30 milioni di euro per le aziende agricole della provincia di Torino.
Il dato è ancora provvisorio, perché la trebbiatura non è iniziata e le condizioni dei campi potrebbero peggiorare ulteriormente. Inoltre, il valore delle perdite è stato calcolato prendendo come riferimento le quotazioni attuali della Borsa Cereali di Torino.
Eventuali aumenti del prezzo del mais potrebbero quindi far crescere anche il valore economico del raccolto perso. Le tensioni sui mercati internazionali e le speculazioni sulle materie prime rappresentano un ulteriore elemento di incertezza.
La siccità nel Torinese in sintesi
– Coltura più colpita: mais
– Calo previsto nei campi irrigui: fino al 30%
– Calo previsto nei campi non irrigui: fino al 70%
– Aziende coinvolte nella produzione di mais: circa 4.600
– Superficie coltivata in un’annata normale: circa 48.800 ettari
Il mais è la coltura più colpita
Il mais rappresenta uno dei settori principali dell’agricoltura torinese.
In un’annata normale, il territorio provinciale produce oltre 4,8 milioni di quintali, pari a circa un terzo dell’intera produzione piemontese. La coltivazione interessa approssimativamente 4.600 aziende e una superficie vicina ai 48.800 ettari.
La mancanza d’acqua sta però compromettendo la crescita delle piante proprio nelle settimane decisive che precedono la raccolta.
Le pannocchie si presentano in molti casi meno sviluppate. Anche i chicchi risultano più piccoli e meno numerosi, con una conseguente riduzione della resa per ettaro.
Nei campi irrigui la produzione può calare del 30%
Anche le aziende dotate di sistemi di irrigazione stanno incontrando serie difficoltà.
Le derivazioni disponibili sono vicine al limite e, in alcuni casi, gli agricoltori devono utilizzare pompe per prelevare acqua dalle falde. Questa soluzione permette di contenere i danni, ma comporta costi energetici e di gestione più elevati.
Nonostante gli interventi, Coldiretti prevede nelle superfici irrigue un calo della produzione che può arrivare al 30%.
Il ricorso all’irrigazione di emergenza non riesce quindi a compensare completamente la scarsità delle precipitazioni e la ridotta disponibilità nei corsi d’acqua.
Perdite fino al 70% nei terreni senza irrigazione
La situazione è ancora più grave nelle aree agricole che dipendono esclusivamente dalla pioggia.
In questi terreni le piante stanno progressivamente seccando. Di conseguenza, la produzione potrebbe diminuire fino al 70%, avvicinandosi in alcune zone alla perdita quasi completa del raccolto.
La differenza tra campi irrigui e non irrigui mostra quanto la disponibilità d’acqua sia diventata decisiva per la sopravvivenza delle coltivazioni.
Allo stesso tempo, evidenzia la vulnerabilità delle aziende che non possono accedere a canali, pozzi o altre fonti utilizzabili durante i periodi di emergenza.
Perché il mais è strategico per l’economia
Il mais non viene utilizzato soltanto come alimento diretto.
Una parte importante del raccolto è destinata alla produzione dei mangimi necessari agli allevamenti. Per questo motivo, un calo della disponibilità può avere conseguenze anche sulle filiere della carne, del latte e di altri alimenti di origine animale.
Inoltre, il cereale viene impiegato come materia prima in numerosi settori industriali. Dal mais si ricavano ingredienti per preparazioni alimentari, amido, dolcificanti e materiali destinati alla produzione di bioplastiche compostabili.
Una riduzione consistente del raccolto torinese può quindi avere effetti che vanno oltre i confini delle singole aziende agricole.
Aumenta il rischio di dipendenza dalle importazioni
La minore disponibilità di prodotto locale potrebbe costringere l’Italia ad aumentare gli acquisti di mais dall’estero.
Questo scenario renderebbe la filiera maggiormente esposta alle oscillazioni dei prezzi internazionali, ai costi dei trasporti e alle tensioni geopolitiche.
La crisi idrica non riguarda quindi soltanto il reddito degli agricoltori. Il problema può coinvolgere anche le imprese di trasformazione, gli allevamenti e i consumatori finali.
Se la produzione interna diminuisce, infatti, diventa più difficile garantire una disponibilità stabile di cibo e materie prime per l’industria agroalimentare.
Coldiretti chiede interventi strutturali
Secondo Coldiretti Torino, le misure temporanee non sono più sufficienti per affrontare crisi idriche sempre più frequenti.
L’organizzazione agricola chiede innanzitutto un piano per realizzare piccoli invasi distribuiti sul territorio. Queste strutture permetterebbero di raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e di conservarla per i mesi di maggiore necessità.
Un’altra proposta riguarda l’utilizzo plurimo delle acque destinate alla produzione idroelettrica, insieme a incentivi per favorire sistemi di irrigazione più efficienti.
Coldiretti chiede inoltre procedure più semplici per lo scavo di nuovi pozzi, in modo da ridurre i tempi burocratici durante le emergenze.
Ricerca e nuove sementi contro la scarsità d’acqua
Tra le misure richieste rientra anche un maggiore sostegno alla ricerca scientifica.
L’attenzione è rivolta in particolare alle Tecniche di Evoluzione Assistita, conosciute con la sigla TEA. Questi strumenti permettono di sviluppare varietà vegetali più adatte alle nuove condizioni climatiche.
L’obiettivo è selezionare sementi capaci di resistere meglio alla siccità, alle temperature elevate e alla ridotta disponibilità d’acqua.
La ricerca non può sostituire gli interventi sulle infrastrutture idriche. Tuttavia, può contribuire a diminuire la vulnerabilità delle coltivazioni e a mantenere una produzione agricola sostenibile anche durante le estati più difficili.
La raccolta definirà il bilancio definitivo
I 30 milioni di euro rappresentano una prima valutazione e non il bilancio conclusivo della stagione agricola.
La situazione effettiva sarà più chiara con l’avvio della campagna di raccolta. Soltanto allora sarà possibile misurare la quantità di mais realmente prodotta e confrontarla con quella di un’annata normale.
Nel frattempo, le aziende devono sostenere maggiori costi per irrigare i campi, mentre la resa prevista continua a diminuire.
La siccità dell’estate 2026 conferma quindi la necessità di intervenire contemporaneamente sulla gestione dell’acqua, sulle infrastrutture e sulla ricerca agricola.
FAQ – Domande e risposte sulla Siccità agricoltura Torino estate 2026
Le prime stime diffuse da Coldiretti Torino indicano perdite superiori ai 30 milioni di euro. Il dato è provvisorio e potrebbe aumentare dopo la raccolta.
La coltura maggiormente danneggiata è il mais. In un’annata normale, il territorio torinese produce circa un terzo del mais piemontese.
Il calo previsto può raggiungere il 30% nei terreni irrigui e il 70% nelle superfici che dipendono esclusivamente dalle precipitazioni.
Il mais viene utilizzato per l’alimentazione degli animali e come materia prima per prodotti alimentari, amido, dolcificanti e bioplastiche compostabili.
Le richieste comprendono piccoli invasi, utilizzo plurimo delle acque idroelettriche, incentivi al risparmio idrico, procedure più semplici per i pozzi e sostegno alla ricerca.
Sono strumenti di ricerca utilizzati per sviluppare varietà vegetali con caratteristiche specifiche, tra cui una maggiore resistenza alla siccità e ai cambiamenti climatici.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



