Il Po raggiunge un nuovo minimo mentre cresce la crisi idrica al Nord

Da Alessandro Maldera
Agosto 01, 2026

Il fiume Po ha raggiunto un nuovo minimo storico, mentre la disponibilità di acqua continua a diminuire in numerosi territori del Nord Italia. Tra Piemonte e Lombardia, oltre 100 Comuni stanno già affrontando problemi alle sorgenti, ai pozzi e agli acquedotti.
In 87 centri sono entrate in servizio le autobotti. La situazione più difficile riguarda soprattutto le aree montane e rurali, ma le conseguenze iniziano a farsi sentire anche sull’agricoltura e sul rischio di incendi.
Focus sulla situazione del Po
– Tra Piemonte e Lombardia oltre 100 Comuni sono in difficoltà
– In 87 centri vengono già utilizzate le autobotti
– In Piemonte i Comuni riforniti sono 70
– Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 581 viaggi
– Agricoltura, risaie e territori montani sono tra i settori più esposti
Fiume Po al minimo storico: il record registrato a Cremona
A Cremona il livello del Po è sceso fino a 8,59 metri sotto lo zero idrometrico. Il dato supera il precedente record negativo registrato nel giugno 2022, quando il fiume aveva raggiunto quota meno 8,58 metri.
La differenza è minima dal punto di vista numerico, ma significativa per comprendere la gravità della situazione. Il nuovo valore conferma infatti il progressivo impoverimento delle risorse idriche lungo la Pianura Padana.
La crisi ricorda quella vissuta quattro anni prima. Tuttavia, le cause non sono esattamente le stesse.
Nel 2022 la siccità era stata preceduta da un inverno particolarmente povero di piogge e nevicate. Questa volta, invece, il problema è stato aggravato soprattutto dalle temperature eccezionalmente alte.
L’ondata di caldo sta interessando gran parte dell’Italia. Tra le città monitorate, 23 su 27 sono state indicate verso il livello massimo di allerta per le temperature.
Nell’estate 2025 la riduzione delle riserve idriche aveva già messo in difficoltà risaie, vigneti e corsi d’acqua regionali. Leggi l’approfondimento sull’allarme siccità in Piemonte
Oltre 100 Comuni in difficoltà tra Piemonte e Lombardia
La scarsità d’acqua non riguarda soltanto il corso del Po. Tra Piemonte e Lombardia sono oltre 100 i Comuni che affrontano problemi nell’approvvigionamento idrico.
In 87 località vengono già utilizzate le autobotti. Negli altri territori sono state introdotte ordinanze o raccomandazioni per limitare i consumi non indispensabili.
Al momento non è previsto un razionamento generalizzato dell’acqua potabile. Tuttavia, numerose amministrazioni hanno imposto limitazioni per evitare che la situazione peggiori.
Tra i divieti più frequenti ci sono:
- il riempimento delle piscine private;
- il lavaggio delle automobili;
- l’irrigazione a pioggia degli orti;
- l’utilizzo dell’acqua potabile per scopi non essenziali.
Le misure servono a proteggere le riserve disponibili e a garantire il servizio alle abitazioni, alle strutture pubbliche e alle attività economiche.
In Piemonte 70 Comuni dipendono dalle autobotti
Il Piemonte ha già attivato lo stato di emergenza regionale attraverso una legge approvata nel mese di giugno.
La misura permette di effettuare interventi urgenti, assistere la popolazione e trasferire risorse direttamente ai Comuni coinvolti.
Sul territorio piemontese sono 70 i Comuni riforniti attraverso le autobotti. I problemi riguardano soprattutto le località montane, collinari o rurali, dove sorgenti e pozzi non riescono più a soddisfare la domanda.
In alcuni casi le riserve naturali si sono ridotte. In altri, invece, la rete dell’acquedotto non riesce a trasportare una quantità sufficiente di acqua fino alle abitazioni.
Un caso significativo arriva da Traversella, in Valchiusella. In una piccola borgata, una trentina di seconde case sono rimaste senza acqua.
La situazione dimostra che anche nuclei abitati di dimensioni ridotte possono trovarsi improvvisamente senza una fornitura regolare.
Come funziona il rifornimento con le autobotti
Le autobotti vengono riempite nei punti nei quali l’acqua potabile è ancora disponibile in quantità sufficiente.
Successivamente raggiungono i paesi e le borgate in difficoltà. Il servizio viene organizzato attraverso la Protezione civile e il contributo dei volontari.
L’acqua può essere consegnata direttamente ai cittadini oppure messa a disposizione delle aziende agricole e delle attività produttive che non dispongono più di una fornitura adeguata.
Dall’inizio dell’emergenza, in Piemonte sono stati effettuati 581 viaggi con le autobotti.
Il costo complessivo degli interventi ha già superato i 400 mila euro. Tuttavia, il trasporto dell’acqua rappresenta soltanto una risposta temporanea.
Le autobotti consentono di superare le situazioni più urgenti, ma non risolvono i problemi strutturali degli acquedotti e delle reti di distribuzione.
Gli interventi necessari sulle reti idriche
Le Regioni attraversate dal Po stanno valutando una richiesta congiunta per ottenere la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.
Un eventuale intervento statale permetterebbe di ottenere risorse aggiuntive. I fondi potrebbero essere utilizzati per opere urgenti, ma capaci di migliorare il sistema anche nel medio periodo.
Tra gli interventi considerati necessari ci sono:
- la riparazione delle condotte danneggiate;
- la riduzione delle perdite lungo la rete;
- il potenziamento dei pozzi;
- la realizzazione di collegamenti temporanei tra acquedotti;
- l’ammodernamento degli impianti più vecchi.
Senza piogge consistenti, infatti, il ricorso alle sole autobotti potrebbe non essere sufficiente.
Il problema rischia inoltre di estendersi ad altri Comuni, soprattutto se il caldo dovesse continuare e i consumi rimanessero elevati.
Langa Astigiana tra turismo e reti che perdono acqua
Una delle situazioni più complesse riguarda la Langa Astigiana.
In questa zona le autobotti devono compensare due problemi contemporaneamente: l’aumento della popolazione durante l’estate e le gravi perdite della rete idrica.
In alcuni territori, fino al 50% dell’acqua immessa nelle condotte viene dispersa prima di raggiungere gli utenti.
Le infrastrutture erano state realizzate diversi decenni fa. Con il tempo, tubazioni e collegamenti si sono deteriorati, rendendo più frequenti le perdite.
Durante l’estate la domanda aumenta ulteriormente. Turisti, seconde case e strutture ricettive moltiplicano infatti il numero delle persone presenti nei piccoli centri.
A Roccaverano, Comune con circa 350 residenti, tra giugno e settembre possono arrivare più di 2.500 visitatori.
Il turismo rappresenta una risorsa importante per l’economia locale. Tuttavia, l’acquedotto non sempre riesce a sostenere l’aumento dei consumi.
In alcuni periodi l’acqua viene distribuita in modo irregolare, creando difficoltà sia alle famiglie sia alle attività che accolgono i visitatori.
Una crisi aggravata dalle infrastrutture vecchie
La mancanza di pioggia e il caldo non spiegano da soli la crisi.
In molti territori, la scarsità d’acqua viene amplificata dalle cattive condizioni delle infrastrutture. Una parte considerevole della risorsa disponibile viene persa prima ancora di arrivare ai rubinetti.
Il problema è particolarmente evidente nelle zone collinari, dove gli acquedotti devono coprire distanze elevate per servire piccoli nuclei abitati.
Riparare le perdite richiede investimenti, lavori complessi e una mappatura precisa delle condotte.
Tuttavia, ridurre la dispersione rappresenta uno degli interventi più importanti. Recuperare l’acqua già presente nella rete può infatti limitare la necessità di cercare nuove fonti.
La crisi attuale mostra quindi la necessità di affiancare gli interventi d’emergenza a un piano di manutenzione strutturale.
La siccità mette in difficoltà l’agricoltura
La riduzione della portata dei corsi d’acqua e delle riserve disponibili sta creando problemi anche al settore agricolo.
Piemonte e Lombardia sono tra le regioni più esposte. In questo periodo, una delle colture maggiormente a rischio è il riso.
Le risaie si trovano nella fase della fioritura, un momento particolarmente delicato per lo sviluppo delle piante. Inoltre, il riso è una delle colture che richiedono le maggiori quantità di acqua.
Una disponibilità insufficiente può ridurre la produzione e compromettere la qualità del raccolto.
Le difficoltà riguardano anche gli allevamenti, gli orti, i frutteti e le altre coltivazioni che dipendono dall’irrigazione.
Le autobotti possono fornire un aiuto temporaneo alle aziende più colpite, ma non possono sostituire il normale approvvigionamento necessario per intere aree agricole.
Aumenta anche il pericolo di incendi
Il caldo prolungato e la mancanza di pioggia mantengono elevato anche il rischio di incendi.
Boschi, prati e terreni agricoli diventano più secchi e facilmente infiammabili. Di conseguenza, anche un piccolo focolaio può propagarsi rapidamente.
Le aree montane e collinari sono particolarmente vulnerabili. In questi territori, inoltre, le operazioni di spegnimento possono essere rese più difficili dalla conformazione del terreno e dalla scarsità di punti d’acqua.
La crisi idrica rischia così di produrre conseguenze su più fronti: disponibilità di acqua potabile, agricoltura, turismo, ambiente e sicurezza del territorio.
La pioggia resta decisiva, ma non basta
Il ritorno delle precipitazioni potrebbe migliorare temporaneamente la situazione. Tuttavia, pochi temporali isolati difficilmente sarebbero sufficienti a ricostituire le riserve.
Servirebbero piogge diffuse e regolari, capaci di alimentare sorgenti, falde, laghi e corsi d’acqua senza provocare danni.
Allo stesso tempo, la crisi mette in evidenza problemi che non dipendono soltanto dal clima. Le perdite degli acquedotti e l’età delle condotte richiedono interventi indipendentemente dalle precipitazioni.
Le autobotti restano quindi uno strumento indispensabile per affrontare l’emergenza immediata. Nel lungo periodo, però, saranno necessari lavori sulle reti e una gestione più efficiente delle risorse disponibili.
Il livello del Po è sceso fino a 8,59 metri sotto lo zero idrometrico. Il dato supera di un centimetro il precedente record negativo del giugno 2022.
Tra Piemonte e Lombardia, 87 Comuni ricorrono già alle autobotti. In Piemonte, i centri coinvolti sono 70.
Al momento non è indicato un razionamento generalizzato. Diversi Comuni hanno però vietato gli utilizzi non essenziali, come il riempimento delle piscine e il lavaggio delle auto.
La zona deve affrontare l’aumento delle presenze turistiche durante l’estate e una rete idrica che, in alcuni punti, perde fino alla metà dell’acqua trasportata.
Il riso è tra le colture maggiormente a rischio. Richiede molta acqua e si trova nella delicata fase della fioritura.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



