Prima di Torino: i primi gruppi umani tra pianura, collina e vallate alpine

Da Alessandro Maldera
Agosto 05, 2026

I primi uomini nel territorio torinese vissero migliaia di anni prima della nascita della città. Si muovevano in un ambiente formato da fiumi, boschi, zone umide, colline e accessi alle vallate alpine.
Le prove più antiche sono però poche e spesso prive di un contesto archeologico preciso. Una frequentazione durante il Paleolitico appare probabile, mentre le prime testimonianze dirette e attendibili risalgono al Neolitico, intorno alla metà del V millennio a.C.
I primi uomini nel Torinese in sintesi
– Le prime tracce archeologiche documentate risalgono al Neolitico
– Il reperto più importante è l’anellone di giadeitite di Torino-Sassi
– Le prime comunità si muovevano tra pianura, collina, fiumi e vallate alpine
– Gli insediamenti stabili comparvero gradualmente
– I Taurini appartengono a un periodo molto più recente
Primi uomini nel territorio torinese: cosa significa davvero
Parlare di territorio torinese durante la preistoria non significa riferirsi alla città attuale.
Torino non esisteva ancora e non era presente un confine amministrativo paragonabile a quello moderno. L’area da considerare era molto più ampia.
Comprendeva la pianura attraversata dal Po, la collina torinese, gli sbocchi della Val di Susa e della Val Sangone, le fasce pedemontane e i territori collegati alla Dora Riparia, alla Stura di Lanzo e al Sangone.
I gruppi umani non erano legati a un singolo punto. Si spostavano tra ambienti diversi seguendo l’acqua, gli animali, le stagioni e le materie prime necessarie alla produzione degli strumenti.
Dalle prime presenze umane alle comunità più stabili, scopri la preistoria e i primi insediamenti nel territorio torinese
Le prime testimonianze certe risalgono al Neolitico
Le più antiche tracce direttamente documentabili nel Torinese appartengono probabilmente alla metà del V millennio a.C., intorno al 4500 a.C.
Questa data non indica il momento esatto in cui i primi uomini raggiunsero il territorio.
Segna soltanto il periodo al quale appartengono le testimonianze archeologiche considerate abbastanza attendibili da dimostrare una presenza umana.
È possibile che gruppi di cacciatori e raccoglitori frequentassero il Torinese molto prima. Per il Paleolitico, però, mancano ancora siti scavati e documentati con sufficiente precisione.
La distinzione fondamentale è quindi questa:
- la frequentazione paleolitica è probabile
- la presenza neolitica è documentata
- gli insediamenti stabili comparvero lentamente
- la preistoria del territorio non coincide con la nascita di Torino
I possibili cacciatori e raccoglitori del Paleolitico
Durante il Paleolitico, il territorio poteva essere attraversato da piccoli gruppi umani dediti alla caccia e alla raccolta.
Non vivevano necessariamente in villaggi permanenti. Seguivano la disponibilità di selvaggina, vegetazione spontanea, acqua e pietre adatte a essere lavorate.
Le aree più favorevoli potevano essere:
- le fasce ai piedi delle montagne
- i terrazzi fluviali
- i margini della collina torinese
- gli sbocchi delle vallate alpine
- i terreni riparati dalle inondazioni
- le zone relativamente asciutte vicine ai corsi d’acqua
Gli accampamenti dovevano essere temporanei o stagionali.
Le strutture erano probabilmente costruite con legno, rami, pelli e fibre vegetali. Materiali di questo tipo si deteriorano rapidamente e possono lasciare pochissime tracce nel terreno.
Le prove più antiche restano frammentarie e spesso indirette: scopri che cosa sappiamo sulla presenza umana nel Torinese durante il Paleolitico
Nessun sito paleolitico sicuro nel Torinese
Nel territorio torinese non sono stati finora individuati siti certi del Paleolitico medio con industrie musteriane.
Con questo termine si indicano particolari strumenti in pietra generalmente associati ai Neanderthal.
Una presenza umana antica può essere ipotizzata confrontando il Torinese con i ritrovamenti effettuati nel Vercellese, nell’Astigiano occidentale e in altre zone del Piemonte.
Questo confronto rende plausibile una frequentazione precedente al Neolitico, ma non permette di stabilire dove e quando si insediarono i primi gruppi.
Non è quindi corretto affermare che i primi uomini arrivarono sicuramente a Torino 190 mila o 130 mila anni fa. Queste datazioni riguardano il quadro piemontese generale, non reperti provenienti con certezza dal territorio torinese.
La scheggia attribuita alla Bassa Val di Susa
Negli anni Settanta sarebbe stata trovata nella Bassa Val di Susa una scheggia di selce con caratteristiche apparentemente paleolitiche.
Il reperto non proviene però da uno scavo archeologico controllato.
Non è possibile ricostruire con precisione il luogo, il livello del terreno e il contesto nel quale venne raccolto.
Per questa ragione la scheggia non può essere considerata una prova definitiva della presenza paleolitica nella valle.
Rimane una segnalazione interessante, ma deve essere presentata con cautela.
La collina torinese poteva essere un’area più favorevole
Durante le fasi più fredde dell’ultima glaciazione, la pianura torinese attraversò profonde trasformazioni.
I fiumi cambiavano percorso, le alluvioni modificavano il terreno e la distribuzione degli animali variava insieme alle condizioni climatiche.
In questo contesto, il versante meridionale della collina torinese potrebbe aver offerto condizioni relativamente più favorevoli.
Tra circa 70 mila e 40 mila anni fa avrebbe potuto funzionare come una sorta di area protetta rispetto ai territori circostanti.
Si tratta però di un’ipotesi ambientale. Non dimostra l’esistenza di un accampamento o di un insediamento preciso sulla collina.
Fiumi, pianura e accesso ai valichi alpini hanno condizionato per secoli lo sviluppo del territorio: scopri perché la posizione geografica di Torino è stata così importante nella storia
Un paesaggio molto diverso da quello attuale
I primi gruppi umani si muovevano in un territorio che non assomigliava a quello contemporaneo.
Il Po non ha sempre seguito il percorso che conosciamo oggi. Nel corso del Quaternario, la rete dei fiumi del Piemonte centrale cambiò più volte.
Per lunghi periodi, un antico corso d’acqua definito convenzionalmente paleo-Po avrebbe attraversato l’Astigiano in direzione di Poirino e Alessandria.
Il tratto del Po che oggi scorre a nord della collina torinese sarebbe quindi relativamente recente dal punto di vista geologico.
Queste trasformazioni influenzarono anche gli spostamenti umani.
I fiumi offrivano acqua, pesce, animali e percorsi naturali. Potevano però diventare barriere difficili da attraversare, soprattutto durante le piene.
Perché sono rimaste così poche tracce
La scarsità dei reperti non dimostra che il territorio fosse disabitato.
Le testimonianze possono essere state cancellate, spostate o sepolte da processi naturali e dalle attività umane più recenti.
Tra le cause principali rientrano:
- erosione
- alluvioni
- accumulo di sedimenti
- spostamento degli alvei
- presenza di vegetazione fitta
- lavorazioni agricole
- costruzione della città moderna
- sviluppo industriale
- scavi edilizi
- ritrovamenti antichi privi di documentazione
- numero limitato di ricerche dedicate alla preistoria
I gruppi paleolitici erano inoltre piccoli e mobili. Non costruivano edifici in pietra e potevano soggiornare nello stesso luogo soltanto per brevi periodi.
Dal Paleolitico al Mesolitico
Con la fine dell’ultima glaciazione, il clima divenne progressivamente più mite.
I boschi si estesero e cambiarono la distribuzione degli animali. I gruppi umani dovettero adattare le proprie strategie di sopravvivenza.
Caccia, pesca e raccolta continuarono a essere le attività principali. Lo sfruttamento delle risorse divenne però più diversificato.
Le grandi battute di caccia persero parte della loro importanza. Crebbe invece l’utilizzo di animali più piccoli, pesci, frutti spontanei e risorse offerte dai boschi.
Durante alcune stagioni, i gruppi delle aree pedemontane potevano risalire le valli e raggiungere quote più elevate.
I valichi alpini come percorsi di movimento
Le Alpi non rappresentavano soltanto una barriera.
Le vallate permettevano di raggiungere pascoli, aree di caccia e giacimenti di pietra. I valichi potevano inoltre collegare comunità situate sui due versanti della catena montuosa.
La Val di Susa occupava una posizione particolarmente importante.
Il suo percorso offriva un collegamento naturale tra la pianura piemontese e i territori transalpini.
Gli spostamenti non devono però essere immaginati come viaggi lungo strade organizzate. Si trattava di movimenti stagionali, contatti graduali e scambi sviluppati nel corso di generazioni.
La trasformazione iniziata nel Neolitico
Intorno al 5000 a.C., le comunità presenti ai margini delle Alpi occidentali entrarono in contatto con nuovi modi di vivere.
Si diffusero progressivamente:
- allevamento di capre e pecore
- coltivazione dei cereali
- produzione di recipienti in terracotta
- utilizzo di accette in pietra levigata
- maggiore permanenza nello stesso territorio
- gestione più organizzata delle risorse naturali
La trasformazione non fu improvvisa.
I cacciatori e raccoglitori non diventarono tutti agricoltori nello stesso momento. Alcune comunità adottarono soltanto parte delle innovazioni.
Per lungo tempo poterono convivere caccia, raccolta, allevamento e piccole coltivazioni.
Le prime comunità più stabili
Tra la fine del V e il IV millennio a.C. aumentò gradualmente la permanenza nei luoghi favorevoli.
Non bisogna immaginare grandi villaggi. Gli insediamenti erano probabilmente formati da poche famiglie.
Le comunità sceglievano zone capaci di offrire:
- acqua
- terreni coltivabili
- legname
- pascoli
- selvaggina
- risorse vegetali
- controllo dei percorsi naturali
La vita quotidiana comprendeva attività diverse.
Gli abitanti coltivavano piccole porzioni di terreno, allevavano animali, cacciavano, raccoglievano piante spontanee e lavoravano legno, argilla e pietra.
L’anellone neolitico di Torino-Sassi
Il reperto più importante per ricostruire le prime presenze nel territorio è l’anellone di giadeitite rinvenuto a Torino-Sassi.
L’oggetto venne trovato sulla sponda destra del Po e appartiene probabilmente al V millennio a.C.
Rappresenta una delle più antiche prove archeologiche dirette della presenza umana nell’area torinese.
La sua funzione non è conosciuta con certezza.
La rarità della pietra e la qualità della lavorazione fanno pensare che non fosse un semplice strumento quotidiano. Poteva avere un valore simbolico, cerimoniale o legato al prestigio personale.
Una pietra proveniente dalle Alpi occidentali
La giadeitite utilizzata per realizzare l’anellone proveniva dalle Alpi occidentali.
Questa roccia veniva lavorata e distribuita attraverso reti di scambio molto estese.
Oggetti prodotti con pietre alpine sono stati ritrovati in Francia, Veneto, Italia centrale e Sardegna.
Il reperto di Sassi dimostra quindi che le comunità della collina torinese non erano isolate.
Erano inserite in circuiti che collegavano la pianura padana, le Langhe, il Monferrato e i territori oltre le Alpi.
Torino-Sassi potrebbe aver rappresentato il limite settentrionale di una rete particolarmente sviluppata nei bacini collinari del Tanaro e della Bormida.
Gli altri ritrovamenti della collina torinese
Altri reperti aiutano a ricostruire il popolamento preistorico della collina e delle aree vicine.
Tra Pino Torinese e Chieri è stato rinvenuto un frammento di anellone in serpentino verde.
L’oggetto potrebbe essere stato un manufatto cerimoniale rimasto incompleto, un peso forato oppure un elemento utilizzato insieme a un bastone da scavo. La funzione precisa resta incerta.
A Pecetto è stata segnalata una piccola ascia in selce.
Inizialmente venne considerata paleolitica, ma potrebbe appartenere a un periodo compreso tra il Neolitico e l’età del Rame.
L’insediamento preistorico del Bric di Sciolze
Sul Bric di Sciolze sono stati individuati frammenti di ceramica, ossa di animali e resti di focolare.
Questi materiali indicano la presenza di un insediamento preistorico.
Molti dei ritrovamenti della collina risalgono però all’Ottocento o ai primi decenni del Novecento.
All’epoca non venivano sempre utilizzati i metodi oggi richiesti per documentare la posizione, la profondità e il contesto dei reperti.
Le informazioni disponibili devono quindi essere interpretate con prudenza.
Fiumi, colline e vallate guidavano gli spostamenti
Il popolamento preistorico non era concentrato nel punto in cui sarebbe sorta la città romana.
I gruppi utilizzavano uno spazio molto più ampio e si muovevano tra ambienti differenti.
I principali riferimenti geografici erano:
- il Po
- la Dora Riparia
- la Stura di Lanzo
- il Sangone
- la collina torinese
- la Val di Susa
- la Val Sangone
- la pianura tra Torino, Chieri, Moncalieri e Poirino
I fiumi fornivano acqua e risorse alimentari. Le colline offrivano terreni più asciutti e punti di osservazione.
Le vallate permettevano invece di raggiungere le montagne, i pascoli, le aree di caccia e i valichi alpini.
Cosa sappiamo e cosa rimane incerto
Probabile: frequentazione paleolitica, accampamenti stagionali e utilizzo delle vallate come percorsi di movimento
Solo ipotizzato: ruolo della collina come rifugio glaciale, funzione esatta dell’anellone e provenienza della scheggia della Bassa Val di Susa
I primi uomini non erano i Taurini
Le prime comunità preistoriche non devono essere identificate con i Taurini.
Tra le frequentazioni paleolitiche o neolitiche e la comparsa di questa popolazione trascorsero migliaia di anni.
I Taurini appartengono alla fase preromana e compaiono nelle fonti soltanto durante gli ultimi secoli prima di Cristo.
Non possono quindi essere definiti i primi abitanti del territorio torinese.
Non esistono neppure prove che permettano di considerarli discendenti diretti delle comunità neolitiche documentate nell’area.
Le prime presenze precedono la nascita di Torino
La storia umana del territorio iniziò molto prima della fondazione della città.
I primi gruppi si muovevano lungo fiumi, colline e vallate senza conoscere confini urbani o amministrativi.
Le loro tracce sono rare perché vivevano in comunità poco numerose, costruivano strutture leggere e abitavano un paesaggio soggetto a continue trasformazioni.
Dal Neolitico, però, i reperti diventano più chiari.
L’anellone di Torino-Sassi e gli altri ritrovamenti della collina mostrano comunità più stabili, capaci di lavorare materiali complessi e inserite in reti di scambio molto estese.
FAQ – I primi uomini tra pianura, collina e vallate
Non è possibile stabilirlo con certezza. La frequentazione paleolitica è probabile, ma le prime testimonianze archeologiche sicure risalgono al Neolitico.
Uno dei reperti principali è l’anellone di giadeitite trovato a Torino-Sassi, probabilmente risalente al V millennio a.C.
È possibile che gruppi umani frequentassero l’area durante il Paleolitico medio. Non sono però stati scoperti siti musteriani abbastanza documentati da dimostrarlo direttamente.
Potevano frequentare terrazzi fluviali, margini della collina, fasce pedemontane e sbocchi delle vallate. Per il Paleolitico si tratta soprattutto di una ricostruzione probabile.
Dimostra una presenza umana neolitica nell’area e il collegamento della collina torinese con vaste reti di scambio della pietra alpina.
No. I Taurini appartengono a un periodo molto più recente e non possono essere identificati con le comunità paleolitiche o neolitiche.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



