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Pino Torinese, storia del borgo collinare tra Montosolo, Chieri e l’Osservatorio

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Da Alessandro Maldera

Agosto 02, 2026

La storia di Pino Torinese nasce sulle colline tra Torino e Chieri, in un territorio abitato fin dall’età romana. Il paese si sviluppò attorno a Montosolo, alla casaforte medievale e alle chiese legate alla comunità locale.

Nei secoli Pino passò attraverso il controllo del vescovo di Torino, il rapporto con Chieri, il dominio sabaudo e le trasformazioni dell’età moderna. Oggi il comune conserva una forte identità residenziale e scientifica, grazie anche all’Osservatorio Astronomico sul Bric della Torre Rotonda.

Le origini antiche di Pino Torinese

Le prime testimonianze di insediamenti nel territorio di Pino Torinese risalgono al III e IV secolo d.C.. In quel periodo una Gens Pollia avrebbe lasciato il territorio di Chieri per stabilirsi sulle colline di Pino.

A quel tempo Chieri portava il nome romano di Carrea Potentia. Gli abitanti della città costruirono anche un acquedotto per rifornire il centro abitato. Di quell’opera restano oggi pochissime tracce.

Il ritrovamento di alcune lapidi funebri ha spinto gli studiosi a collegare la zona alla Gens Pollia. Secondo questa ipotesi, quel gruppo avrebbe fondato il più antico nucleo abitato del territorio.

Il primo insediamento avrebbe preso il nome di Mons Surdus. Da questa forma sarebbero poi derivati Montesordo e, successivamente, Montesolo.

Dall’abbandono romano a Montosolo

Dopo il crollo dell’Impero romano, gli abitanti abbandonarono progressivamente la zona. Per diversi secoli le testimonianze diventano scarse.

Le fonti tornano a parlare del territorio alla fine del X secolo, quando Ottone III impose il dominio del vescovo di Torino su tutta l’area del Chierese.

In questo contesto compare anche Montosolo, dove esisteva una cappella dedicata a San Silvestro. I monaci di Nonantola la curavano già attorno al 996.

Nel 1034 i monaci lasciarono Montosolo e cedettero la proprietà ai Conti di Biandrate. Questi, a loro volta, vendettero i beni al monastero di Cavour.

Il vescovo di Torino e la casaforte di Montosolo

Nel 1091 la morte della contessa Adelaide di Susa aprì una fase politica difficile. Il vescovo di Torino approfittò della situazione e proclamò Montosolo signoria vescovile.

Il luogo aveva un valore strategico evidente. Si trovava infatti tra Torino e Chieri, lungo un’area collinare utile per controllare passaggi, beni e territori.

Al posto della cappella di Nonantola, ormai in rovina, la comunità costruì la cappella di San Giorgio al Pinallo. L’edificio si trovava sotto la protezione di Santa Maria di Chieri.

Da questo momento Montosolo diventò uno dei punti chiave della storia medievale di Pino Torinese.

L’accordo del 1168 tra il vescovo e i chieresi

Il 24 agosto 1168 il vescovo di Torino e i chieresi firmarono un accordo importante. Chieri, che si era già costituita come comunità indipendente, voleva consolidare la propria presenza nell’area.

L’intesa definì il controllo della casaforte di Montosolo e dei beni collegati, tra cui Moncairasso e Pinariano.

L’accordo permise anche ai chieresi di affittare un edificio destinato a residenza consolare. Inoltre, riconobbe a Chieri un diritto di prelazione nel caso di vendita dell’edificio.

Questi dettagli mostrano quanto il territorio di Pino fosse già importante nel confronto tra poteri religiosi, comunali e signorili.

La Torre Rotonda e la guerra tra Chieri e Torino

Tra il 1170 e il 1183 sorse un’altra struttura fortificata: la Torre Rotonda. Alcune sue rovine si trovano ancora oggi nei pressi dell’attuale Osservatorio Astronomico.

Il 21 luglio 1193 i chieresi entrarono in guerra con Torino. Il conflitto nacque perché il vescovo aveva concesso ai torinesi il possesso del castello di Montosolo.

La guerra durò fino al 10 febbraio 1200. Grazie alla mediazione di Vercelli e Asti, le parti firmarono un trattato di pace.

L’accordo stabilì una divisione precisa: il castello tornò al vescovo, mentre i terreni circostanti rimasero ai chieresi.

Montosolo nel Medioevo


– Il territorio controllava un punto strategico tra Torino e Chieri
– La casaforte attirò l’interesse del vescovo e dei chieresi
– La Torre Rotonda rafforzò il sistema difensivo locale
– La guerra del 1193-1200 divise il castello dai terreni circostanti

Tommaso II di Savoia e la trasformazione del borgo

Nel XIII secolo anche i Savoia compresero il valore strategico di Pino. Tommaso II di Savoia acquistò il castello e, tra il 1249 e il 1250, ampliò la casaforte.

Due anni dopo, però, il castello tornò nuovamente al vescovo. Quest’ultimo, in accordo con i chieresi, nominò castellano Pietro Visconti, signore di Baldissero.

Con il tempo il castello perse parte della sua importanza militare. Tuttavia, il paese iniziò a crescere proprio attorno a quell’area.

Il borgo assunse prima il nome di Pinariano, poi quello di Pinallo. Il toponimo Pino comparve solo verso la metà del XV secolo.

Santa Maria del Pino e i Carmelitani

Nel 1440, sulle rovine della vecchia cappella, la comunità costruì una piccola chiesa: Santa Maria del Pino.

Dopo un lungo contenzioso, i Padri Carmelitani di Moncalieri ottennero la gestione dell’edificio. Nei primi anni del Cinquecento costruirono anche un convento.

Nel 1584, durante una visita pastorale del vescovo di Torino, nacquero le premesse per rendere Santa Maria del Pino una parrocchia autonoma. L’anno successivo, nel 1585, questa autonomia religiosa prese forma.

Tra il 1653 e il 1660 la comunità costruì una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Carmelo e a Sant’Andrea Corsini, patrono del paese.

Secondo un’ipotesi, progettò la chiesa padre Andrea Costaguta, celebre architetto e autore anche dell’Annunziata di Chieri e di altri edifici di pregio.

Peste, guerre e sviluppo nel Seicento

All’inizio del XVII secolo Pino Torinese, come molti comuni vicini, affrontò eventi molto duri. La peste del 1630 colpì il territorio e le guerre contro i francesi crearono nuove difficoltà.

Dopo questa fase, però, il ritorno della pace favorì una crescita rapida. Il paese consolidò la propria comunità e iniziò a chiedere maggiore autonomia.

Il passaggio decisivo arrivò il 12 gennaio 1694, quando Vittorio Amedeo II concesse a Pino e a Baldissero Torinese l’autonomia amministrativa, separandoli da Chieri.

Poco dopo, Pino e Mongreno entrarono nel feudo del conte Benso. Il conte amministrò male il territorio. Nel 1697, dopo uno scandalo a corte, le autorità lo arrestarono, gli tolsero i beni e lo bandirono dallo Stato.

Il passaggio ai Savoia

Nel 1699 gli abitanti di Pino firmarono un atto con cui accettarono il passaggio del paese sotto la dominazione dei Savoia.

Il documento raccolse 10 firme e 119 croci. Questo dettaglio racconta anche la composizione sociale della comunità, dove molti abitanti non sapevano scrivere ma partecipavano comunque alla decisione pubblica.

Da quel momento Pino entrò in modo più stabile nell’orbita sabauda.

La casa comunale e la chiesa nel Settecento

Nel 1718 Pino costruì la prima casa comunale vicino alla località Tavernette. Nello stesso anno la comunità intervenne anche sulla chiesa di Santa Maria, con lavori di ristrutturazione.

Nel 1777 il paese ricevette la visita pastorale di monsignor Francesco Lucerna Rorengo di Rorà. Durante quella visita, il vescovo consacrò la chiesa parrocchiale.

In quell’occasione vennero deposte alcune reliquie sull’altare maggiore, dedicate a San Teodoro e San Felice.

I moti giacobini e l’età napoleonica

Anche Pino Torinese visse le conseguenze dei moti giacobini. Il 16 dicembre 1798 la comunità innalzò l’Albero della Libertà sul piazzale della parrocchia.

Durante la dominazione napoleonica, come avvenne in molti comuni piemontesi, le autorità confiscarono i beni dei Carmelitani.

Questa fase segnò una frattura profonda con l’antico assetto religioso e patrimoniale del paese. Le proprietà ecclesiastiche persero centralità e l’amministrazione civile assunse un peso crescente.

La Restaurazione e le opere pubbliche

Con la Restaurazione, Pino rinnovò l’amministrazione comunale e avviò alcune opere pubbliche importanti.

Nel 1823 terminò la nuova strada Torino-Chieri. L’opera migliorò i collegamenti tra la collina, il capoluogo piemontese e il Chierese.

Nel 1849 il Comune ristrutturò e ampliò la casa comunale. Nel 1856, invece, la comunità demolì e ricostruì la cappella seicentesca di Valle Ceppi.

Questi interventi mostrano un paese ormai inserito in una fase di modernizzazione amministrativa, viaria e religiosa.

L’Osservatorio Astronomico sul Bric della Torre Rotonda

Uno dei passaggi più importanti della storia moderna di Pino Torinese riguarda l’Osservatorio Astronomico.

Grazie alla volontà del professor Giovanni Boccardi, tra il 1907 e il 1912 l’Osservatorio lasciò il tetto di Palazzo Madama a Torino e raggiunse la collina di Pino.

La nuova sede venne scelta sul Bric della Torre Rotonda, un luogo legato anche alla memoria delle fortificazioni medievali.

Questo trasferimento cambiò l’identità del paese. Da borgo collinare vicino a Torino, Pino divenne anche un riferimento scientifico, associato all’astronomia e all’osservazione del cielo.

Pino Torinese nella Seconda guerra mondiale

Durante la Seconda guerra mondiale, Pino Torinese assunse una funzione militare. Il paese servì come punto di difesa antiaerea, grazie alla posizione collinare e alla vicinanza con Torino.

Negli ultimi giorni del conflitto, i partigiani liberarono Pino Torinese il 20 aprile 1945.

Questa data rappresenta uno dei momenti più importanti della memoria contemporanea del paese. La liberazione chiuse gli anni della guerra e aprì una nuova fase per la comunità.

Il dopoguerra e l’acquedotto del 1954

Dopo la guerra, Pino Torinese affrontò anche il problema dell’acqua. La zona aveva infatti sofferto a lungo per la scarsità idrica.

Nel 1954 il Comune costruì l’acquedotto per rispondere a questa necessità. L’opera migliorò la vita quotidiana degli abitanti e accompagnò lo sviluppo residenziale del paese.

Pino Torinese oggi

Oggi Pino Torinese è un comune residenziale della collina torinese. La sua posizione tra Torino e Chieri, il paesaggio collinare e la presenza dell’Osservatorio ne hanno definito l’identità contemporanea.

La sua storia, però, resta leggibile nei nomi antichi, nelle chiese, nella memoria di Montosolo, nelle tracce della Torre Rotonda e nel rapporto secolare con Chieri e Torino.

Pino Torinese non è soltanto un paese panoramico vicino al capoluogo. È un territorio che unisce Medioevo, scienza, spiritualità e storia sabauda.

FAQ – Delucidazioni sulla storia di Pino Torinese

Quali sono le origini di Pino Torinese?

Le prime testimonianze di insediamento risalgono al III-IV secolo d.C. Secondo una ricostruzione, una Gens Pollia lasciò il territorio di Chieri e si stabilì sulle colline di Pino, dando origine a un primo nucleo chiamato Mons Surdus

Da dove deriva il nome Pino Torinese?

Il paese ebbe diversi nomi nel corso del tempo. Le fonti ricordano forme come Pinariano e Pinallo. Il toponimo Pino comparve solo verso la metà del XV secolo

Che cos’era Montosolo?

Montosolo era un luogo strategico tra Torino e Chieri. Qui esistevano una cappella dedicata a San Silvestro, una casaforte e beni contesi tra il vescovo di Torino, i chieresi e altri poteri locali

Quando Pino Torinese ottenne l’autonomia da Chieri?

Pino Torinese ottenne l’autonomia amministrativa da Chieri il 12 gennaio 1694, insieme a Baldissero Torinese, grazie a un provvedimento di Vittorio Amedeo II.

Quando Pino Torinese passò ai Savoia?

Nel 1699 gli abitanti di Pino firmarono un atto con cui accettarono il passaggio sotto la dominazione dei Savoia. Il documento raccolse 10 firme e 119 croci

Che ruolo ebbe Pino Torinese nella Seconda guerra mondiale?

Durante la Seconda guerra mondiale, Pino Torinese servì come punto di difesa antiaerea. I partigiani liberarono il paese il 20 aprile 1945.

Quando venne costruito l’acquedotto di Pino Torinese?

Il Comune costruì l’acquedotto nel 1954, per rispondere alla storica penuria d’acqua che caratterizzava la zona

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende