Storia di Novalesa: l’abbazia del 726 e il borgo sulla via del Moncenisio

Da Alessandro Maldera
Marzo 28, 2026

Novalesa è un borgo alpino della Val Cenischia la cui storia ruota attorno a un fatto preciso: l’Abbazia dei Santi Pietro e Andrea, fondata nel 726 d.C.. Da allora, infatti, paese e monastero crescono insieme, davanti al grande corridoio di passaggio verso il Colle del Moncenisio. Inoltre Novalesa diventa una tappa naturale lungo la Via Francigena e l’antica “strada di Francia”. Quindi, qui la storia non è un racconto astratto: è un territorio attraversato.
Le date che hanno fatto Novalesa (726–2026)
Novalesa e Val Cenischia: un borgo nato per il valico
Novalesa si affaccia sul versante occidentale della Val Cenischia e, proprio per la posizione, vive di transito. Perciò non è un paese “chiuso”: è un piede di monte. Inoltre la presenza di locande e punti di sosta rende il borgo una fermata obbligata per chi sale al Moncenisio.
726: la fondazione dell’abbazia e l’inizio di una storia millenaria
La data che conta è 726. L’abbazia viene fondata dal governatore franco Abbone con un obiettivo chiaro: presidiare e controllare il passaggio verso il Moncenisio. Tuttavia il monastero non è solo strategia: diventa anche un centro religioso e culturale, con funzioni di ospitalità, scrittura e gestione delle risorse. Di conseguenza, Novalesa si sviluppa di fronte all’abbazia, in un rapporto quotidiano tra comunità laica e mondo monastico.
Novalesa sulla Via Francigena: pellegrini, eserciti e grandi nomi
Con il Medioevo, la “Via Maestra” del paese si lega alla grande direttrice internazionale verso la Francia. Infatti Novalesa è un punto di tappa per viandanti, eserciti e papi in viaggio oltre le Alpi. Inoltre la tradizione locale ricorda anche il passaggio di figure storiche come Carlo Magno. Quindi il borgo non è un margine: è uno snodo.
Tra XII e XIII secolo: “Piè del Monte” e i segni della strada antica
Tra XII e XIII secolo, lungo i percorsi francigeni, ai piedi del valico è attestata la presenza di un edificio ecclesiastico indicato come Santa Maria ad Pedem Montis Cenisii (o Santa Maria de Pedemontio), preesistente alla chiesa parrocchiale e oggi sconsacrato. Questo dettaglio è utile perché mostra una cosa semplice: il “piede del Moncenisio” era già riconosciuto come luogo di passaggio e di culto. Inoltre, proprio l’essere sulla strada lascia tracce anche nell’impianto del borgo.
Un borgo di strada: Via Maestra, locande e architettura alpina
Novalesa è un borgo di strada: si struttura attorno alla Via Maestra, che per secoli collega l’Italia al Moncenisio e poi alla Francia. Perciò le locande e i servizi di tappa segnano la fortuna economica del paese. Inoltre l’abitato conserva una tipica architettura alpina, mentre il passaggio internazionale porta in valle anche opere e testimonianze di arte religiosa alpina.
X secolo: le incursioni saracene e l’abbandono del 906
Non è una storia sempre lineare. Nel X secolo, infatti, le scorrerie saracene colpiscono l’area e nel 906 i monaci abbandonano temporaneamente l’abbazia, rifugiandosi a Breme. È una frattura netta: tuttavia non è la fine. In seguito, infatti, la presenza monastica riprende e l’abbazia continua a restare il cardine del territorio.
Arte e memoria: l’eredità medievale dell’abbazia
Il valore culturale di Novalesa passa anche dalla qualità del patrimonio. Tra le testimonianze più note ci sono gli affreschi medievali della cappella di Sant’Eldrado (XI secolo), considerati tra i più rilevanti del contesto alpino occidentale. Inoltre, proprio la continuità monastica e la funzione di tappa hanno costruito una memoria “europea” dentro un piccolo paese.
XIX secolo: la strada del Moncenisio cambia i flussi
Con l’età moderna e poi con l’Ottocento, le infrastrutture cambiano le abitudini. La costruzione e il potenziamento della strada del Moncenisio modificano i flussi di traffico nel XIX secolo, ridisegnando la logica del transito. Di conseguenza Novalesa perde progressivamente parte della centralità economica legata alla strada internazionale, anche se conserva la sua densità storica.
Soppressioni e ritorni: dall’età napoleonica ai Benedettini del 1972
La storia dell’abbazia attraversa anche fasi difficili. Dopo la soppressione napoleonica e poi quella del 1855, il complesso viene recuperato nel tempo. Infine dal 1972 l’abbazia è tornata a essere gestita dai Benedettini. E qui arriva un dato simbolico: nel 2026 Novalesa celebra 1300 anni di storia, insieme al museo di arte religiosa alpina.
Simboli civici: stemma e gonfalone di Novalesa
Novalesa custodisce anche simboli ufficiali fortemente “parlanti”. Lo stemma è descritto così: d’azzurro, con libro d’argento che porta in oro il motto “Nova Lex – Nova lux”, poggiante su spada e pastorale in croce di Sant’Andrea, con cartiglio d’argento e nodo di Savoia d’oro.
Il gonfalone, invece, è un drappo rettangolare interzato in fascia di verde, bianco e rosso, con il bianco caricato dallo stemma comunale.
Novalesa oggi: piccolo comune, eredità enorme
Oggi Novalesa è un comune piccolo, ma la sua storia resta chiarissima. Infatti l’abbazia è ancora il fulcro identitario, mentre il paese conserva l’impronta di borgo di strada sulla direttrice del Moncenisio. Inoltre, tra patrimonio artistico, paesaggio e memoria monastica, Novalesa è uno di quei luoghi in cui le Alpi non si spiegano: si attraversano.
Le domande che tutti si fanno su Novalesa
Perché nasce nel 726 come presidio del valico e diventa un centro di religione, cultura e ospitalità, cioè un motore stabile per il territorio
Sì: era una tappa lungo i percorsi francigeni e sulla “strada di Francia” verso il Colle del Moncenisio, con sviluppo del borgo attorno alla Via Maestra
Nel 906, durante le incursioni saracene, i monaci abbandonano temporaneamente l’abbazia e si rifugiano a Breme
È il nome con cui tra XII e XIII secolo veniva indicato un edificio ecclesiastico al “piede del Moncenisio”, preesistente alla parrocchiale e oggi sconsacrato, legato alla funzione di tappa
Dal 1972 l’abbazia è gestita dai Benedettini, e nel 2026 ricorrono i 1300 anni dalla fondazione

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



