Storia di Giaveno: il capoluogo della Val Sangone tra Abbazia di San Michele, mura medievali e città operaia

Da Alessandro Maldera
Marzo 24, 2026

La storia di Giaveno è più lunga di quanto sembri: prima borgo di valle, poi centro con mura, manifatture e memoria civile. Qui si incrociano potere ecclesiastico e scelte sabaude, economia contadina e stagione industriale. Inoltre la Val Sangone, tra 1943 e 1945, diventa un pezzo importante della Resistenza. Quindi Giaveno non è “solo” un paese: è un riassunto duro e concreto di Piemonte.
Giaveno: sintesi tra mura, lavoro e memoria
1159: Federico Barbarossa assegna Giaveno al vescovo di Torino
1209: Tommaso I riporta Giaveno sotto l’abbazia
1347: decisione di fortificare il borgo; mura circa 6 m e cinque torri circolari
1611–1622: reliquie di sant’Antero e nascita della Collegiata di San Lorenzo
1630: occupazione francese e peste in Piemonte
1693: saccheggi e incendi dopo la Marsaglia
1898: Adolfo Kind usa gli sci a Giaveno (Prà Fieul–Cugno dell’Alpet)
1883–1959: tramvia a vapore con Torino e successivo smantellamento
1943–1945: Resistenza in Val Sangone; 27 rastrellamenti e 2 bombardamenti
2014: chiusura dell’ultima cartiera locale
Origini: tra memoria romana e prime tracce documentarie
Sulla nascita di Giaveno esiste una tradizione che guarda all’età romana. Infatti alcuni studiosi locali collegano l’insediamento alla famiglia dei Gavi di Augusta Taurinorum, immaginando una casa colonica già nel I secolo.
Allo stesso tempo, si citano ritrovamenti considerati “romani”, come un tratto di lastricato in via Pacchiotti e reperti legati a sepolture nei pressi del santuario della Madonna del Bussone.
Tuttavia la parte più solida della ricostruzione storica si addensa nel Medioevo, quando i documenti diventano più chiari.
773: Carlo Magno, tra racconto locale e cornice storica
Nelle ricostruzioni locali, nel 773 Carlo Magno attraversa lo spartiacque tra Val di Susa e Val Sangone e sorprende i Longobardi attestati tra Chiusa di San Michele e Villardora.
È un episodio dal forte valore identitario. Tuttavia, anche quando alcuni dettagli restano discussi, la cornice è credibile: questo territorio era già dentro le direttrici politiche dell’alto Medioevo.
1103–1209: Giaveno contesa tra Savoia, Abbazia e vescovo di Torino
Nel XII secolo Giaveno entra in una partita vera, e le date sono nette.
Nel 1103 il conte Umberto II di Savoia dona Giaveno all’Abbazia di San Michele della Chiusa.
Poi, il 26 gennaio 1159, l’imperatore Federico Barbarossa sottrae il territorio all’abbazia e lo assegna a Carlo I, vescovo di Torino.
Infine, il 21 febbraio 1209, il conte Tommaso I di Savoia riporta Giaveno sotto la sfera dell’abbazia.
Quindi il borgo non è periferia: è un bene conteso, perché vale.
1286: il “parlamento” sabaudo ai prati dell’Arco delle Streghe
Nel 1286 Giaveno è ricordata come sede di un incontro di nobili di molti centri piemontesi, nei prati davanti all’Arco delle Streghe. È spesso citato come primo “parlamento” sabaudo.
Inoltre questa memoria dice molto: Giaveno era un luogo che poteva ospitare e rappresentare.
1347: la cinta muraria e le torri del borgo
Nel 1347 l’abate Rodolfo di Mombello decide di fortificare il borgo: “Villam Javenni murare”.
Le fonti parlano di mura alte due trabucchi (circa 6 metri) e intervallate da cinque torri circolari. In seguito, una nuova cinta viene promossa nel 1374 e completata nel 1381.
Perciò la Giaveno “urbana” nasce anche così: con una scelta difensiva che lascia tracce identitarie nel centro storico.
Autonomia e istituzioni locali: 1454 e 1494
Nel 1454 l’abate Guglielmo di Varax concede alla comunità giavenese uno statuto autonomo.
Poi, nel 1494, il “governo” cittadino viene ricordato come stabilito davanti a Palazzo Sclopis.
Quindi, lentamente, Giaveno smette di essere solo un luogo amministrato “da fuori” e costruisce un proprio equilibrio.
Lavoro e proto-industria: ferro, canapa e poi seta
Dal XV secolo si sviluppa un’attività siderurgica legata al minerale estratto sopra Forno di Coazze. Questa attività dura a lungo, però nell’Ottocento non regge la concorrenza della siderurgia moderna.
Nello stesso periodo cresce il tessile: prima filatura e tessitura della canapa (domestica e poi più strutturata), poi anche cotone e juta.
Inoltre, dalla metà del XVII secolo, si afferma la manifattura della seta: a fine Settecento si contano nove impianti, poi arriva un declino rapido a inizio Ottocento.
Seicento: fede, istituzioni e un secolo che fa male
Il Seicento alterna slancio religioso e crisi pesanti.
Nel 1611 arrivano a Giaveno le reliquie di papa sant’Antero, che diventa patrono insieme a san Lorenzo.
Nel 1622 il cardinale Maurizio di Savoia ottiene la bolla per l’erezione dell’Insigne Collegiata di San Lorenzo Martire.
Poi, nel 1630, Giaveno viene occupata da truppe francesi guidate dal duca di Montmorency nel contesto della Seconda guerra monferrina, e nello stesso periodo esplode la peste in Piemonte.
In seguito, tra incursioni e rappresaglie, il paese subisce nuove violenze: si ricordano episodi legati a Catinat e, dopo la battaglia della Marsaglia (1693), saccheggi e incendi che colpiscono anche Giaveno (con altre scorrerie ricordate nel 1691 e 1695).
Infine, dopo l’assedio di Torino dell’8 settembre 1706, i francesi vengono progressivamente respinti dal Piemonte.
1719: un ospedale che nasce da un gioco “di comunità”
Nel 1719 affondano le radici dell’ospedale di Giaveno, voluto dalla Congregazione di Carità. È sostenuto dai proventi del “Gioco dell’Archibugio o Tavolazzo”, una sorta di tiro a segno a squadre.
Inoltre, nel 1864, l’ospedale assume la collocazione attuale vicino all’ex ponte Rametti.
1798: l’eco della Rivoluzione e l’Albero della Libertà
Nel 1798 viene eretto a Giaveno l’Albero della Libertà. Inoltre alcune piazze cambiano nome: Libertà, Uguaglianza, Virtù e Fratellanza.
Quindi la grande storia europea entra anche qui, con i suoi simboli.
1898: Giaveno e la “prima dello sci” in Italia
C’è un episodio che sposta Giaveno nella storia dello sport italiano. Nel 1898 l’industriale svizzero Adolfo Kind usa gli sci sulle montagne di Giaveno: parte da Prà Fieul e sale fino al Monte Cugno dell’Alpet (2.072 m), poco a est della Punta dell’Aquila.
È un fatto curioso, ma non marginale: infatti diventa un segno simbolico della nascita della cultura sciistica in Italia.
Ottocento e Novecento: fabbriche, energia, tramvia e poi crisi
Tra fine Ottocento e gran parte del Novecento, Giaveno è anche città industriale.
Nel 1845 in regione Grangia Marin una filatura di cotone arriva a 6.700 fusi, e nel 1847 si amplia; nel 1858 passa a Francesco Rolla, che aumenta la produzione con altri 5.600 fusi.
Nel 1881, vicino all’Ollasio, nasce un grande stabilimento per la tessitura della canapa, ampliato nel 1890 da Alfredo Moda e poi convertito alla juta.
Inoltre, nel gennaio 1899, Alfredo Moda e Guido Gerardi avviano una società per produrre e distribuire corrente per uso industriale e illuminazione; poco prima, nel 1873, arriva un ufficio telegrafico.
E poi c’è un collegamento chiave: il 27 maggio 1883 viene inaugurata la tramvia a vapore verso Torino, voluta dal sindaco Candido Moda, e viene smantellata nel 1959.
Dopo la guerra, però, molte attività tessili chiudono e, col tempo, anche le cartiere si spengono: l’ultima cartiera locale chiude nel 2014, segnando una fine netta.
1943–1945: Resistenza in Val Sangone e riconoscimenti ufficiali
Dopo l’8 settembre, la Val Sangone diventa terreno di Resistenza. In venti mesi si ricordano 27 rastrellamenti e due bombardamenti aerei.
Le bande partigiane crescono fino a circa un migliaio di uomini a inizio 1945, e la popolazione, nell’ultimo anno di guerra, fiancheggia apertamente i “ribelli”.
Nel maggio 1944, inoltre, un rastrellamento durissimo e una battaglia di più giorni segnano la valle; nel giugno dello stesso anno, la morte di Nicoletta durante l’attacco alla Polveriera di Sangano resta uno degli episodi più ricordati.
Per questo contributo, Giaveno è insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Guerra di Liberazione con conferimento del 17 maggio 1996 (la cerimonia di investitura viene ricordata nel 1997).
E resta anche una memoria scritta: il diario del podestà Giuseppe Zanolli (poi sindaco), conservato in biblioteca comunale.
Simboli: stella d’oro e gonfalone azzurro
Lo stemma e il gonfalone vengono riconosciuti con DCG del 20 aprile 1937. Lo stemma è d’azzurro con stella d’oro a sei raggi, contornato dalla scritta “Comunitas Iaveni”. Il gonfalone è un drappo di azzurro.
La storia di Giaveno riassume bene la Val Sangone: da borgo legato ad abbazie e difese medievali a centro manifatturiero, fino alla memoria della Resistenza. Le origini sono spesso collegate all’età romana e alla famiglia dei Gavi, sostenute dalla tradizione locale e da alcuni ritrovamenti nell’area di via Pacchiotti e della Madonna del Bussone. Tuttavia la base più solida è medievale con l’arrivo dei Savoia. Nel 1103 Umberto II di Savoia dona Giaveno all’Abbazia di San Michele della Chiusa; nel 1159 Federico Barbarossa trasferisce il territorio al vescovo di Torino; nel 1209 Tommaso I di Savoia lo riporta sotto l’abbazia. Nel 1347 l’abate Rodolfo di Mombello avvia la fortificazione del borgo con mura e torri, che segnano l’identità urbana.
Dal Quattrocento cresce una lunga stagione di lavoro: siderurgia legata al ferro di Forno di Coazze, tessitura della canapa e, dalla metà del Seicento, manifattura della seta. Il XVII secolo alterna slancio religioso e crisi: reliquie di sant’Antero nel 1611, Collegiata nel 1622, poi occupazione e peste nel 1630 e saccheggi nel 1693. Nel 1898 Adolfo Kind usa gli sci sulle montagne di Giaveno; tra Ottocento e Novecento crescono tessile e cartiere, fino alla chiusura dell’ultima nel 2014. Tra 1943 e 1945 la valle vive rastrellamenti e lotta partigiana: Giaveno riceve la Medaglia d’Argento al Valor Militare (conferita nel 1996)
In sintesi: Giaveno, cuore storico della Val Sangone
Il 1103, con la donazione di Umberto II di Savoia.
Nel 1347 si decide di cingere Giaveno con mura difensive; le fonti parlano di circa 6 metri d’altezza e cinque torri circolari.
Perché coincide con l’occupazione francese e con la peste che colpisce duramente il Piemonte.
Adolfo Kind utilizza gli sci sulle montagne di Giaveno, episodio spesso ricordato come simbolico per la nascita dello sci in Italia.
L’ultima cartiera locale chiude nel 2014.
La Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Guerra di Liberazione (conferimento del 17 maggio 1996).

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



