Ernesto Balbo di Sambuy: chi era il sindaco di Torino che segnò la città tra politica, giardini e trasformazioni urbane

Da Alessandro Maldera
Marzo 13, 2026

Ernesto Balbo di Sambuy fu una figura centrale della Torino di fine Ottocento. Nobile, uomo di corte e amministratore pubblico, attraversò per decenni la vita cittadina occupando ruoli politici, istituzionali e culturali di primo piano. Inoltre il suo nome resta legato a una stagione di trasformazioni urbane molto incisive, non sempre lette in modo positivo. Per questo raccontarlo significa parlare insieme di potere locale, immagine della città e identità torinese.
Focus sul primo cittadino di Torino
– Fu sindaco di Torino dal 1883 al 1886
– Ricoprì anche i ruoli di assessore ai Lavori Pubblici, consigliere comunale e sovrintendente ai giardini pubblici
– Durante il suo mandato sostenne il risanamento del centro storico medievale, con effetti profondi sul volto della città
– Fu anche senatore del Regno, presidente dell’Accademia Albertina, della Promotrice di Belle Arti e del Circolo degli Artisti
Chi era Ernesto Balbo di Sambuy
Ernesto Balbo Bertone di Sambuy nacque a Vienna il 12 aprile 1837 e morì a Torino il 24 febbraio 1909. Era figlio di Vittorio Amedeo e di Luigia Carlotta Pallavicino delle Frabose. La sua formazione cominciò in modo privato e proseguì poi al Collège Saint Michel di Bruxelles, dettaglio che restituisce bene il profilo aristocratico e internazionale della sua educazione.
Fu un possidente, un uomo di corte e ricoprì anche l’incarico di Maestro delle cerimonie di corte a Torino. Tuttavia la sua figura non si esaurisce nella dimensione nobiliare. Al contrario, per molti anni partecipò in modo diretto alla vita amministrativa e politica della città, diventando uno dei nomi più presenti nella Torino istituzionale dell’epoca.
Una lunga carriera pubblica tra Torino e Chieri
Il radicamento politico di Balbo di Sambuy fu molto ampio e duraturo. Fu infatti consigliere comunale di Chieri e di Torino dal 1867 al 1909, quindi per oltre quarant’anni. Inoltre ricoprì l’incarico di assessore ai Lavori Pubblici di Torino tra il 1867 e il 1871, entrando così in uno dei settori più delicati dell’amministrazione cittadina.
A questo si aggiunge un altro ruolo importante e molto continuativo: quello di sovrintendente ai giardini pubblici di Torino, esercitato dal 1870 fino al 1909. Questo dato conta, perché mostra bene quanto la sua presenza fosse intrecciata anche alla gestione concreta degli spazi urbani e dell’immagine pubblica della città.
Sindaco di Torino dal 1883 al 1886
Il punto più noto della sua carriera resta però il mandato da sindaco di Torino, esercitato dal 1883 al 1886. È in questi anni che Balbo di Sambuy lega il proprio nome a una delle operazioni urbanistiche più forti della città ottocentesca. Durante il suo mandato, infatti, nel 1885 sostenne il progetto di risanamento del centro storico medievale.
L’obiettivo dichiarato era rettificare via XX Settembre e via San Francesco d’Assisi, oltre a procedere al taglio delle diagonali di via Pietro Micca e via/piazzetta IV Marzo. Tuttavia quell’intervento ebbe un prezzo altissimo sul piano storico e urbanistico, perché contribuì alla scomparsa di una parte consistente della Torino medievale. Perciò Balbo di Sambuy è una figura che divide: da una parte interprete della modernizzazione urbana, dall’altra protagonista di una stagione che cancellò una parte del tessuto antico della città.
Deputato, senatore e vicepresidente del Senato
L’attività di Balbo di Sambuy non si fermò alla scala municipale. Fu infatti eletto deputato più volte, nelle tornate del 1869, 1874, 1876, 1880 e 1882. In seguito, nel 1883, venne nominato senatore del Regno nella XV legislatura.
La sua carriera parlamentare raggiunse un ulteriore riconoscimento nel 1900, quando divenne vicepresidente del Senato. Questo passaggio è importante, perché conferma che non fu soltanto un amministratore locale influente, ma una figura ormai ben inserita ai vertici della vita politica nazionale.
Il peso nelle istituzioni culturali torinesi
Balbo di Sambuy ebbe un ruolo molto forte anche nella vita culturale della città. Fu infatti presidente dell’Accademia Albertina dal 1887 al 1894, quindi in una fase importante per l’istituzione artistica torinese. Inoltre guidò la Promotrice di Belle Arti in due periodi distinti, dal 1889 al 1896 e poi dal 1899 al 1902.
Non basta. Fu anche presidente del Circolo degli Artisti dal 1879 al 1902, altra posizione che mostra bene il suo radicamento nel sistema culturale e mondano torinese. Perciò il suo profilo non va letto solo in chiave politica: fu anche uno snodo significativo tra aristocrazia, amministrazione e vita artistica cittadina.
La palazzina di corso Galileo Ferraris
Balbo di Sambuy lasciò una traccia visibile anche nella Torino residenziale di alto livello. Fu infatti lui a commissionare il progetto della propria palazzina all’ingegnere Enrico Petiti, che presentò il disegno in Comune nel 1878. In seguito, nel 1880, lo stesso Petiti progettò anche una veranda aggiuntiva.
L’edificio esiste ancora oggi in corso Galileo Ferraris 41. Inoltre questo dettaglio aiuta a collocare Balbo di Sambuy dentro un’altra geografia urbana: non solo quella del potere pubblico, ma anche quella della nuova Torino elegante e borghese che in quegli anni si andava consolidando.
Un nome rimasto nel paesaggio urbano
A Torino il suo nome è rimasto legato in modo diretto a uno spazio pubblico ben riconoscibile: il giardino che porta il suo nome di fronte alla stazione di Porta Nuova. Questa intitolazione dell’area verde in piazza Carlo Felice ha un senso preciso, anche perché Balbo di Sambuy fu per quasi quarant’anni sovrintendente ai giardini pubblici della città.
C’è poi un altro elemento che prolunga la presenza della famiglia nella storia torinese: il figlio Luigi sarebbe diventato in seguito podestà di Torino durante il fascismo. Questo non riguarda direttamente l’azione politica di Ernesto, ma mostra come il peso della famiglia Balbo di Sambuy si sia esteso su più stagioni della vita cittadina.
La sepoltura a Chieri
Anche il legame con Chieri non è secondario. Oltre ad avervi ricoperto l’incarico di consigliere comunale, Balbo di Sambuy vi è anche sepolto: il suo corpo si trova infatti nella cappella di famiglia nel cimitero antico di Chieri.
Questo particolare rafforza l’idea di una figura che non apparteneva soltanto alla Torino capitale e amministrativa, ma anche a un territorio più largo, fatto di relazioni politiche e familiari distribuite tra città e provincia.
Ernesto Balbo di Sambuy: una figura ancora rilevante a Torino
Ernesto Balbo di Sambuy resta una figura interessante perché incarna bene un modello di potere ottocentesco torinese: aristocratico, istituzionale, colto e profondamente radicato nella macchina cittadina. Inoltre attraversa ambiti diversi senza restare confinato in uno solo: lavori pubblici, giardini, consiglio comunale, Senato, arte, associazionismo culturale.
Tuttavia il punto più forte è un altro. Il suo nome obbliga a ragionare sul rapporto tra modernizzazione urbana e perdita del patrimonio storico. Per questo non è un personaggio da ricordare in modo neutro o da cartolina. È uno di quelli che aiutano a capire come Torino sia diventata la città che conosciamo oggi, anche attraverso scelte irreversibili.
Chiarimenti su Ernesto Balbo di Sambuy
Ernesto Balbo di Sambuy fu un nobile e politico italiano, nato a Vienna nel 1837 e morto a Torino nel 1909. È ricordato soprattutto come sindaco di Torino, senatore del Regno e figura di primo piano nella vita civica e culturale torinese.
Fu sindaco di Torino dal 1883 al 1886. Durante il suo mandato sostenne il grande progetto di risanamento del centro storico medievale.
Perché nel 1885 promosse il progetto che prevedeva la rettifica di via XX Settembre e via San Francesco d’Assisi e il taglio delle diagonali di via Pietro Micca e via IV Marzo, intervento che trasformò profondamente la città.
Fu presidente dell’Accademia Albertina, della Promotrice di Belle Arti e del Circolo degli Artisti, diventando così una figura importante anche nella vita culturale torinese.
A Torino gli è dedicato il giardino di piazza Carlo Felice, mentre il suo corpo è sepolto nella cappella di famiglia del cimitero antico di Chieri.
La residenza fatta costruire per suo conto si trova ancora oggi in corso Galileo Ferraris 41 a Torino.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



