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Storia di Bussoleno: origini, Via Francigena, ferrovia e vita di valle tra fiere, cave e comunità

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Marzo 12, 2026

Bussoleno è uno di quei paesi che si capiscono solo guardando la valle come un corridoio: Dora Riparia, strade, transiti e lavoro. Infatti qui convivono tracce antiche, un Medioevo di confini e fortificazioni, e una modernità che arriva con la ferrovia. E poi c’è l’altra faccia, più domestica ma decisiva: fiere, mercato, agricoltura, boschi e cave. Quindi la “porta della Val di Susa” non è uno slogan: è una biografia.

Bussoleno in breve: date, fiere e svolte che contano

1212: confine con San Giorio alla “Petra Gori” (atto del 6 agosto)
1304 e 1337: confini con Mattie e Chianocco
1698: mercato settimanale + fiera di San Luca
1846: mercato spostato al lunedì + seconda fiera (primavera, 2° lunedì di maggio)
1724: avvio sfruttamento del marmo “verde antico” sopra Falcimagna
Ottocento: la ferrovia ridisegna ruolo e crescita del paese
Fine XX secolo: tagli ferroviari e crisi del tessile → declino e ricerca di nuove attività

Un insediamento antico tra Foresto e Dora Riparia

In età romana il territorio non è un unico centro compatto: esiste un insediamento sparso, con villae e alcuni centri di culto a Foresto. Le villae sono grandi fattorie di campagna legate a ricchi proprietari, mentre schiavi e contadini coltivano i campi e consegnano parte del raccolto. Così nasce un sistema economico autosufficiente, che produce quasi tutto il necessario per vivere.

Questo popolamento, inoltre, prosegue fino all’epoca medievale su entrambe le sponde del fiume. E nel secolo XI Bussoleno assume la struttura “a ponte”: un’organizzazione del borgo che rispecchia il ruolo del passaggio e dell’attraversamento, non solo la geografia.

Origine del nome: dalle forme antiche a “Bossoleno”

Il toponimo di Bussoleno cambia nel tempo, e questo è un indizio utile per leggere le epoche. In area romano-gallica compare Bussullus, mentre sono attestati anche Buceleti e, nel 1001, Boceleni in un diploma dell’imperatore Ottone III. Più tardi si incontra la forma Bocelenum vetus, e nel tardo Medioevo si arriva a varianti che conducono a Bossoleno.

La spiegazione tradizionale collega il nome alla pianta del bosso, e una forma in questo senso è già indicata intorno al 1300. Tuttavia, oltre al “perché”, conta il “come”: il paese porta nel nome la stratificazione di secoli diversi.

Medioevo: feudo, confini e fortificazioni

Nel Medioevo Bussoleno e il suo territorio rientrano in un feudo i cui vassalli sono legati ai Savoia da un patto di vassallaggio. E proprio qui compaiono le fortificazioni tipiche del tempo: Castello degli Allais e Castel Borello.

Anche i confini sono ben documentati e, quindi, raccontano una comunità che misura il proprio spazio con precisione. Il più antico atto notarile di confine è del 6 agosto 1212: segna il limite tra Bussoleno e San Giorio presso il masso erratico chiamato “Petra Gori”. In seguito, nel 1304, si stabiliscono i confini con Mattie, e nel 1337 quelli con Chianocco. Non sono dettagli secondari: sono la “mappa legale” di un paese che vive in valle, ma difende il proprio perimetro.

Famiglie nobili e tracce medievali nel borgo storico

La storia locale si intreccia con molte famiglie della valle: Giusti, Ferrandi, Bartolomei, Aprili, Pascali, Barberi, i signori di Bardonesca, i Calvi d’Avigliana, i Rotari, gli Aschieri e altri ancora. Però, più delle genealogie, contano i segni rimasti in città.

Nel borgo storico si riconoscono elementi medievali come la casaforte Allais alle spalle della chiesa, la casa Aschieri, e l’Antica Osteria della Croce Bianca (nota anche come Casa Amprimo). Quest’ultima, inoltre, è attigua alla Porta di Francia ed era la principale osteria del paese all’interno delle mura. Non a caso fu frequentata da nobili casati, come mostrano i numerosi stemmi collocati all’ingresso: una “vetrina” araldica che oggi vale più di tante parole.

Via Francigena: commercio, ospitalità e un guado strategico

Dal 1000 fino alla seconda metà dell’Ottocento, Bussoleno cresce gradualmente grazie a due leve semplici: commerci e ospitalità lungo la Via Francigena. Il paese, infatti, è un punto importante per il passaggio della Dora Riparia, e in una valle di transito questo significa traffico umano continuo.

Però, nonostante il movimento, l’abitato resta per molto tempo contenuto nel borgo fortificato. La vera rottura, quindi, non arriva con un evento “politico”, ma con un’infrastruttura.

L’Ottocento e la svolta della ferrovia: Bussoleno diventa stazione

Quando il governo piemontese decide di far passare la ferrovia, la scala cambia di colpo. Prima la linea è diretta solo a Susa, poi si spinge verso la Francia attraverso il Traforo ferroviario del Frejus. La posizione dell’abitato, all’intersezione delle linee, rende la Stazione di Bussoleno un punto importante per il traffico ferroviario.

Da quel momento il paese cresce di pari passo con la stazione e con l’officina: non è più solo un centro di passaggio “a piedi”, ma un nodo tecnico e sociale. E infatti, dove arriva la ferrovia, arrivano anche nuovi mestieri, nuovi ritmi e un’altra idea di valle.

Industria, crisi e declino: cosa cambia nel secondo Novecento

Lo sviluppo non riguarda solo la ferrovia. Bussoleno, inoltre, conosce una fase legata all’industria cotoniera e a quella dell’acciaio, che ne fanno un polo tessile per molto tempo. Tuttavia verso la fine del XX secolo la situazione cambia: i grandi tagli nelle ferrovie (tra cui l’eliminazione del Deposito locomotive di Bussoleno) e la crisi del tessile riducono il peso economico del paese.

La chiusura delle attività principali, di conseguenza, apre un declino lento che non si risolve in un attimo. Persa la partita ferroviaria, Bussoleno tenta un rilancio con attività differenti, potenziando anche l’industria estrattiva. Non è una favola a lieto fine: è un aggiustamento continuo, tipico dei paesi di valle quando cambiano le grandi traiettorie economiche.

Mercato e fiere: la Bussoleno “commerciale” che regge nel tempo

Accanto a contadini e cavatori, la valle ha sempre avuto una figura centrale: il commerciante. Nel 1698 il duca di Savoia concede a Bussoleno un mercato pubblico settimanale (il venerdì) e la fiera di San Luca. Poi, nel 1846, il re Carlo Alberto conferma questo diritto, ma trasferisce il giorno di mercato al lunedì: una consuetudine ancora in corso. Inoltre concede una seconda fiera, detta di primavera, nel secondo lunedì di maggio.

Nel volgere di qualche decennio le fiere diventano cinque, e questa è una cifra che dice molto sul ruolo del paese nella bassa e media valle:

  • Sant’Antonio o delle lumache: 17 gennaio
  • Annunziata o dei capretti: ultimo lunedì di marzo
  • Fiera di primavera: secondo lunedì di maggio
  • San Luca o d’autunno: terzo lunedì di ottobre
  • Sant’Andrea o d’inverno: 30 novembre

Ancora oggi, infatti, fiere e mercato di Bussoleno sono considerati tra i più importanti della bassa e media Val di Susa.

Agricoltura, boschi e alpeggi: la valle che “fa cassa” con le risorse

Per secoli l’agricoltura è la principale attività delle borgate sui due versanti. Nei bilanci comunali, inoltre, pesano molto i diritti sul taglio dei boschi e l’affitto dei pascoli. Gli alpeggi sono citati nei documenti dell’archivio comunale almeno dal Seicento: Balmafol sull’“indritto”, e Balmetta, Acciano, Balmerotto sull’“inverso”.

La produzione agricola è ampia e concreta: frumento, segale, avena, granoturco, orzo, poi patate, latte e formaggi, uva e castagne. L’uva, inoltre, registra un notevole incremento nella seconda metà del secolo scorso per la forte richiesta del mercato francese dopo le devastazioni della fillossera. Anche la coltivazione delle castagne cresce molto: la domanda aumenta sia interna sia estera, e a Bussoleno nascono ditte dedicate alla compravendita e alla lavorazione. Una di queste, inoltre, risulta ancora attiva. Così i marroni valsusini arrivano non solo in Italia, ma anche in Francia, Svizzera, Belgio, Germania e perfino negli Stati Uniti.

Cave e marmo di Foresto: una storia lunga da Roma a Torino

L’attività estrattiva della pietra è antichissima. Le cave di marmo di Foresto sono già attive in epoca romana: con quel materiale vengono costruiti importanti edifici della vicina Segusio (Susa), tra cui l’Arco di Augusto, l’anfiteatro e parte delle cosiddette Terme Graziane.

Il marmo di Foresto compare anche nella storia di Torino: il Duomo rinascimentale del XV secolo è costruito con questo marmo, anche se nel caso specifico viene segnalata la possibile provenienza del materiale dalla vicina Chianocco. Poi, nel 1724, inizia lo sfruttamento di una cava di marmo “verde antico” sopra la borgata Falcimagna, molto usato, ad esempio, nelle decorazioni interne della Basilica della Consolata a Torino. In una statistica piemontese del 1826 sono elencati 23 tipi di marmo regionali, e tra questi compaiono il “verde antico di Susa” (Falcimagna) e il “bianco di Foresto”.

Tuttavia il settore declina progressivamente. A cavallo tra Ottocento e Novecento sono attive solo una quindicina di cave, soprattutto sull’inverso, destinate a materiale da costruzione. Dalla cava di San Basilio, inoltre, proviene la pietra utilizzata per il nuovo ponte sul Po a Torino costruito all’inizio di questo secolo e intitolato a re Umberto I. La manodopera è fatta di scalpellini, spesso divisi tra agricoltura e cava; e quando le cave calano, molti sono costretti all’emigrazione, portando il mestiere nei grandi cantieri (ad esempio la ferrovia Cuneo-Nizza). Oggi l’attività estrattiva è pressoché scomparsa: resta una sola cava ancora aperta.

Una tradizione perduta ma ricordata: il gioco del Barro

Delle tradizioni più antiche, quelle dell’epoca pre-industriale, oggi non se ne pratica più nessuna. Però è rimasto vivo il ricordo del gioco del Barro: una gara singolare, non disputata da oltre un secolo, che i consiglieri comunali giocavano nel pomeriggio di Pasqua in un prato chiamato Barro.

Il gioco consisteva nello scagliare contro un bersaglio grossi fusti di legno con punta ferrata. La sua origine viene attribuita a un episodio leggendario: una giovane di Bussoleno avrebbe colpito a morte con un fuso il feudatario che la insidiava. Alcuni dei fusi usati nel gioco, inoltre, sono ancora conservati nell’archivio comunale

Domande rapide su Bussoleno e la sua storia

Bussoleno, quindi, è una storia di passaggi e di mestieri: prima le villae e i culti di Foresto, poi il borgo medievale con confini fissati dagli atti, quindi la Via Francigena con commercio e ospitalità. E quando arriva la ferrovia, il paese cambia scala e diventa nodo di valle, anche se nel secondo Novecento deve fare i conti con tagli e crisi. Tuttavia la sua identità resta leggibile: fiere e mercato, agricoltura e boschi, cave e scalpellini, memoria di pratiche antiche come il Barro. In altre parole, Bussoleno si capisce solo così: come comunità valsusina che si adatta, ma non si dissolve.

Il filo rosso di Bussoleno: economia, memoria e territorio

Bussoleno, quindi, è una storia di passaggi e di mestieri: prima le villae e i culti di Foresto, poi il borgo medievale con confini fissati dagli atti, quindi la Via Francigena con commercio e ospitalità. E quando arriva la ferrovia, il paese cambia scala e diventa nodo di valle, anche se nel secondo Novecento deve fare i conti con tagli e crisi. Tuttavia la sua identità resta leggibile: fiere e mercato, agricoltura e boschi, cave e scalpellini, memoria di pratiche antiche come il Barro. In altre parole, Bussoleno si capisce solo così: come comunità valsusina che si adatta, ma non si dissolve.

Dubbi comuni sulla storia di Bussoleno

Qual è la testimonianza più antica dei confini di Bussoleno?

L’atto più antico citato è del 6 agosto 1212 e definisce il confine con San Giorio presso la “Petra Gori”, un masso erratico

Perché Bussoleno è legato alla Via Francigena?

Perché per secoli ha vissuto di commercio e ospitalità lungo la Via Francigena, anche grazie a un passaggio importante della Dora Riparia

Quando nasce il mercato di Bussoleno e in che giorno si svolge oggi?

Nel 1698 viene concesso un mercato settimanale (venerdì). Nel 1846 Carlo Alberto lo conferma e lo sposta al lunedì, giorno ancora attuale

Quali sono le cinque fiere storiche di Bussoleno?

Sant’Antonio (17 gennaio), Annunziata (ultimo lunedì di marzo), Primavera (secondo lunedì di maggio), San Luca (terzo lunedì di ottobre), Sant’Andrea (30 novembre)

Che ruolo ha avuto la ferrovia nello sviluppo del paese?

Con la linea Torino-Modane e il collegamento verso la Francia tramite il Traforo del Frejus, Bussoleno diventa una stazione strategica e cresce insieme a stazione e officina

Che cosa raccontano le cave di Foresto sulla storia locale?

Raccontano un’attività antichissima: marmo già in epoca romana (usato anche a Susa), poi il “verde antico” dal 1724 sopra Falcimagna e, infine, il declino fino a una sola cava ancora aperta

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende