Scalenghe: storia, feudi e autonomia di un comune di pianura nel Torinese

Da Alessandro Maldera
Marzo 03, 2026

Scalenghe è un comune di pianura del Basso Pinerolese, e quindi la sua storia passa spesso da terre, acque, decime e confini più che da grandi “gesta” monumentali. Tuttavia i documenti medievali lo citano molto presto, con un toponimo di probabile origine germanica. Inoltre qui si intrecciano poteri diversi: vescovado, abbazie, ordini religiosi e signorie locali. Perciò, se vuoi capirlo bene, serve una cronologia pulita e qualche passaggio spiegato senza fumo.
Scheda rapida: cronologia della storia di Scalenghe
Il nome “Scalenghe” nei documenti: varianti e origine probabile
Scalenghe compare in una carta del 1037, e da lì in poi il nome cambia forma molte volte. Infatti trovi varianti come Scelenga (1037), Schelenga (1041), Scalingiis (1148), fino a forme quattrocentesche e tardo-medievali come Scalengiis, Escalengiis (1377) e altre.
Questa instabilità non è strana: anzi, è tipica dei toponimi medievali copiati da notai diversi. Inoltre la forma viene interpretata come di origine germanica, e quindi fa pensare a un possibile stanziamento longobardo nell’area.
1037: Landolfo e l’abbazia di Cavour, primo “gancio” sicuro
Il toponimo entra in modo chiaro nell’atto di fondazione dell’abbazia di Cavour attribuito al vescovo Landolfo (1037). In quel testo si parla anche di una dotazione “tra Cercenasco e Scelenga”.
Di conseguenza Scalenghe è già dentro una rete di poteri religiosi e fondiari. E infatti, tra XI e XII secolo, risultano importanti diritti del vescovado di Torino sul territorio, affiancati da terre sotto l’abbazia di Cavour e da beni legati a San Solutore di Torino.
Chiesa e istituzioni religiose: Oulx, decime e diritti signorili
Nel Medioevo il controllo passa anche dai benefici ecclesiastici. Per esempio, la chiesa di Scalenghe viene confermata alla Prevostura di Oulx (1143 e poi 1165).
Tuttavia accanto al potere religioso agiscono anche signorie laiche. Il signore di Castagnole in questo periodo ha piena signoria su vari benefici nella pianura vicina e, a Scalenghe, risulta avere diritti come fodro e decima. Quindi la comunità vive già dentro un sistema complesso di prelievi e giurisdizioni.
Dal XIII secolo: usurpazioni, Gerosolimitani e ascesa dei Piossasco Folgore
Nella prima metà del Duecento emergono tensioni pesanti. Infatti si parla di usurpazioni da parte di Gualfredo e Ottone Folgore su terre dell’Ospedale appartenente all’ordine gerosolimitano di San Giovanni (poi legato alla tradizione dell’Ordine di Malta).
Nel 1222 i Piossasco Folgore subentrano ai signori di Castagnole, e nel 1223 risultano detentori della piena signoria: in quel periodo è attestata anche l’esistenza di un castello fortificato.
Poi, nel 1243, Ottone Folgore dona la sua parte a Tommaso di Savoia e ne viene investito: il documento è importante perché dettaglia cosa significa “feudo” qui. Infatti include castello, corte, villa, distretto, giurisdizione sugli abitanti, e perfino diritti su pascoli, acque, forni, battitoi, pedaggi e decime, oltre al mero e misto imperio.
Restituzioni e sentenze: 1269 e 1283, la comunità prende forma
Le tensioni con l’ordine gerosolimitano non restano teoria. Nel 1269 la famiglia Folgore ammette le spoliazioni e dispone la restituzione di una parte (un quarto) di castello, villa e territorio.
Poi arriva una nuova sentenza arbitrale nel 1283 che regolamenta le restituzioni. E proprio in quell’anno succede un’altra cosa decisiva: gli abitanti di Scalenghe, insieme a quelli di Castagnole e Piossasco, si uniscono in leghe e danno vita a una forma embrionale di comune, ottenendo i primi Statuti (1283).
Quindi Scalenghe smette di essere solo “terra di qualcuno” e diventa anche comunità che prova a darsi regole.
Tra Acaia e Savoia: scorrerie, protezioni e nuove investiture
Dal 1295 il Pinerolese è dominato dagli Acaia, e i Folgore oscillano tra fedeltà ai Savoia e alleanze con i loro nemici. Di conseguenza Scalenghe vive in un clima instabile.
Nella guerra tra Acaia e Savoia, nel 1360 Giacomo d’Acaia viene spogliato dei territori e, tra le famiglie che ricevono nuove investiture dai Savoia, compaiono anche i Folgore. Tuttavia nel 1363 gli Acaia vengono reintegrati e anche le investiture sono rinnovate.
In questi anni, inoltre, Scalenghe subisce scorrerie e assalti di compagnie di ventura al soldo di Filippo d’Acaia. Perciò la comunità chiede protezione ai Savoia, che tornano a infeudare Scalenghe ai Folgore.
1395 e 1416: fortificazioni e contea, il feudo “sale di livello”
Dopo la morte di Amedeo VI (1383) la situazione si riaccende. È del 1395 un documento che invita i signori a fortificare il castello.
Poi arriva il salto formale: nel 1416 il feudo di Scalenghe viene eretto a contea. È un passaggio amministrativo, sì, ma pesa: perché rafforza il rango e, di conseguenza, la capacità della signoria di imporre diritti e controlli.
Età moderna: razzie, peste e la fine dell’“effetto monastero”
Nel Cinquecento e nel Seicento Scalenghe entra nella stagione dura delle invasioni e delle crisi. Durante la prima invasione francese il territorio subisce razzie; poi, con il ritorno di Emanuele Filiberto, si apre un breve periodo di ripresa e ripopolamento delle campagne.
Tuttavia la crisi torna presto: nel 1595 il borgo viene saccheggiato dal generale Lesdiguières e dal 1599 imperversa la peste.
In più viene meno una presenza ritenuta “benefica” sul territorio: il monastero certosino femminile di Buonluogo, fondato nel XIII secolo sul limite settentrionale di Scalenghe e riccamente dotato di terre dai Piossasco Folgore. Quindi, oltre alle guerre, si perde anche un pilastro fondiario e organizzativo.
Liti con l’Ordine di Malta: boschi, strade e la comunità che “spunta” compromessi
Nel XVII e XVIII secolo la comunità si scontra più volte con l’Ordine di Malta. Nel 1609 viene conteso un bosco chiamato Isoley (dipendente da Candiolo): dopo tre anni e una misurazione, Scalenghe ottiene una parte.
Poi, nel 1755, la lite riguarda una strada verso Piossasco che passa accanto alla cascina dell’Ospedale dell’ordine. La strada (detta “viassa”) risulta impraticabile per alberi e acque d’irrigazione convogliate sui campi, e i passanti sono costretti a deviare su proprietà privata. Scalenghe e Cercenasco chiedono ripristino; l’ordine nega. Tuttavia, dopo la perizia, si arriva a un compromesso.
Morale semplice: anche contro un colosso religioso la comunità, a volte, riesce a difendere spazi pratici.
Decime, catasti e demani: la storia che passa dai registri
Nel 1626 i Folgore concedono l’affrancamento delle decime. Da lì in poi, inoltre, inizia il loro progressivo allontanamento dalla comunità, che culmina nel trasferimento della residenza a Torino e nell’abbandono definitivo del castello.
Scalenghe è anche un comune “da carte”, perché i catasti si susseguono: uno nel 1400 (citato come “in lingua gotica”), poi 1610, 1634, 1667, 1739.
Quanto al territorio, nel 1741 (mandamento di Vigone) si parla di gerbidi, pascoli, boschi e alpi, prati di qualità scarsa, e reddito legato soprattutto al grano.
Ottocento e Novecento: pascoli, maceratoi di canapa e confini tra comuni
Nel 1833 gli abitanti chiedono al comune di ripristinare il libero pascolo su terreni demaniali dove sorgono anche i maceratoi di canapa, allora occupati da privati. La richiesta viene rigettata e i gerbidi vengono venduti, anche perché i maceratoi sono giudicati dannosi alla salute.
Poi, a distanza di un secolo, nel 1929 viene accertata l’usurpazione del demanio e si procede alla legittimazione dietro pagamento.
Inoltre nel 1849 Scalenghe è coinvolta nella richiesta di aggregazione di alcune borgate (Bruera, Margari, Gabellieri) al comune di Piscina: segno che i confini amministrativi e le appartenenze locali non sono mai stati “pietra”.
Perché Scalenghe è un caso “da pianura” ma con storia dura
La Storia di Scalenghe funziona perché mostra, senza romanticismi, come un comune di pianura costruisce identità attraverso diritti, acque, decime e autonomia. Prima c’è il toponimo medievale (dal 1037) e l’origine probabilmente germanica, poi arrivano secoli di incastri tra vescovado, abbazie e signorie. Tuttavia il vero nodo è la comunità: con gli Statuti del 1283 prova a contare, mentre con la contea del 1416 subisce anche un potere feudale più strutturato. Poi, tra razzie, peste e liti su boschi e strade con l’Ordine di Malta, Scalenghe resta ciò che è ancora oggi: un territorio “d’acqua e campagna” dove la storia non passa dai grandi palazzi, ma dalle regole concrete con cui si vive la pianura
Dubbi frequenti su Scalenghe medievale e moderna
Nel 1037, in una carta legata a Landolfo e all’abbazia di Cavour, con la forma Scelenga
Perché la forma è considerata di origine germanica, e quindi compatibile con uno stanziamento longobardo in età altomedievale
Nel 1283, dopo leghe con comunità vicine e in un contesto di sentenze e restituzioni legate ai Gerosolimitani
Nel 1416 il feudo viene eretto a contea, aumentando il rango e consolidando la struttura feudale sul territorio
Soprattutto contenziosi con l’Ordine di Malta su boschi e viabilità (1609 e 1755), oltre a crisi come saccheggio (1595) e peste (dal 1599)

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



