Il monastero di Buonluogo a Castagnole Piemonte: storia, origine e scomparsa di un complesso medievale unico

Da Alessandro Maldera
Dicembre 09, 2025

Alle porte di Castagnole Piemonte, lungo la strada che conduce a Scalenghe, sorge un complesso rurale che ancora oggi conserva un’aura particolare: la cascina Monastero. Dietro le sue strutture agricole si nasconde infatti la memoria di un antico monastero femminile medievale dedicato a Santa Maria di Buonluogo, attivo dal XIII secolo fino alla sua definitiva soppressione nel 1597. Quella del monastero è una storia complessa, fatta di potere feudale, monache certosine, donazioni nobiliari, crisi interne e laceranti conflitti con l’abbazia di Casanova.
Questo articolo ricostruisce la vicenda in modo chiaro e progressivo, per restituire uno dei capitoli più affascinanti della storia castagnolese.
Date da ricordare del monastero di Buonluogo
1245 – Prima definizione come istituto certosino
1277 – Controllo sulle certose di Molar e Monbracco
1303 – Grave crisi economica e tentativo di fusione con Staffarda
1303–1330 – Passaggio ai cistercensi e nuova comunità di dodici monache
1539 – Invasione francese e scandali interni
1597 – Trasferimento forzato delle monache a Chieri e soppressione del monastero
Origini del monastero: una fondazione legata ai Piossasco
Il monastero di Buonluogo venne fondato poco prima del 1234, probabilmente dai Folgore, ramo dei Piossasco e signori feudali di Castagnole e Scalenghe.
La mole dei documenti che li lega al monastero suggerisce un ruolo diretto nella nascita e nella gestione della comunità monastica.
Una delle prime attestazioni certe risale al 1245: un documento in cui la chiesa di Santa Maria viene definita de ordine Cartusiensi, cioè appartenente all’ordine certosino. La presenza, in quell’occasione, dei priori delle certose di Casotto e Pesio conferma l’inquadramento nella rete monastica certosina piemontese.
Il monastero nacque dunque in un contesto politico segnato dai rapporti – non sempre distesi – tra i Piossasco e i Savoia. Le tensioni spiegherebbero anche l’assenza dei priori delle certose valsusine nelle prime riunioni ufficiali.
Castagnole Piemonte offre un centro storico compatto, fatto di cascine, corti rurali e piazze che conservano l’impianto agricolo originario. La parrocchiale, le vie antiche e i percorsi verso i boschi e la campagna raccontano un territorio dove storia e paesaggio si intrecciano. Qui trovi la guida completa ai luoghi da non perdere.
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Il rapido sviluppo tra XIII e XIV secolo
Già alla fine del Duecento, l’istituzione aveva raggiunto un ruolo di primo piano.
Le monache di Buonluogo arrivarono infatti ad accogliere le consorelle del monastero di Belmonte di Busca, che controllava due importanti dipendenze certosine:
- Certosa di Molar (Bricherasio)
- Certosa di Monbracco (tra Pinerolo e Saluzzo)
Il monastero femminile dipendeva però a sua volta dalla certosa maschile di Montebenedetto, in Val di Susa.
La comunità era composta da monache, converse e rendute, cioè donne accolte senza professione dei voti, come avveniva in molti istituti femminili medievali. Le famiglie nobiliari del Piemonte – Trofarello, Bruino, Revigliasco, Bagnolo, Cercenasco, Trana – inviavano qui le proprie figlie.
Le donazioni erano numerose e costanti: terreni, frascheti, masserie, beni in natura e privilegi di patronato sugli altari. A fine Duecento il monastero amministrava oltre 190 ettari di territori tra Castagnole, Scalenghe, Virle, Bricherasio, Cercenasco e Vigone.
La struttura del complesso monastico
Dai pochi resti incorporati nella cascina Monastero e dai documenti superstiti, si può dedurre l’organizzazione originaria del complesso:
- impianto rettangolare
- un chiostro centrale
- celle delle monache sul lato principale
- locali di servizio a ovest
- foresteria a est
- cappella dedicata a Santa Maria, dotata di campaniletto romanico
La cappella era accessibile sia dall’interno sia dall’esterno, per permettere la partecipazione al culto dei contadini del luogo senza violare la clausura.
Attorno al monastero esisteva un cimitero riservato, con sepolture privilegiate per membri della famiglia Folgore e nobili benefattori.
Il potere dei Folgore e i privilegi concessi
I Folgore mantennero un rapporto strettissimo con Buonluogo. Alcune disposizioni testamentarie parlano di:
- sepolture familiari all’interno del monastero
- diritto di ricovero penitenziale
- possibilità di costruire una casa signorile all’interno del complesso
- obbligo, per le monache, di privilegiare i beni certosini in caso di alienazione
Le donazioni erano spesso accompagnate da richieste di vitto, alloggio o particolare onore nei confronti della famiglia stessa.
La gestione dell’istituto non era quindi autonoma: era, in parte, un’estensione del potere feudale locale.
I primi segnali di crisi
Già nel 1285 emerge una situazione finanziaria precaria. Le monache sono debitrici di una somma ingente e i Folgore sono costretti a intervenire per sanare il debito.
Il conflitto tra le religiose e i loro protettori si acutizza: nel 1303 la priora denuncia un quadro drammatico:
- edifici in rovina
- assenza di sacerdoti stabili
- privazione dei beni
- debiti e interessi usurari
- povertà estrema
- mancanza persino dei beni alimentari essenziali
Il monastero rischia il collasso e si tenta una fusione con le abbazie di Staffarda o Casanova.
L’annessione all’abbazia di Casanova
Nel novembre 1303 si conclude l’accordo: Buonluogo passa sotto il controllo dell’abbazia cistercense di Casanova.
Le monache abbandonano la regola certosina e adottano quella cistercense.
L’abate di Casanova, però, pone una clausola gravissima: il monastero non può più accogliere nuove vocazioni. Ciò avrebbe condotto alla sua estinzione nel giro di pochi anni.
I Folgore reagiscono e ottengono una modifica dell’imposizione: è consentito mantenere dodici monache, ma non aumentarle.
Nel 1330 viene registrata la ricostituzione di una comunità di dodici religiose sotto la nuova regola.
XVI secolo: scandali, invasioni e tentativi di esproprio
Nel Cinquecento la situazione precipita. I documenti parlano di:
- clausura violata
- condotta discutibile delle monache
- uscite non autorizzate nei campi
- difficoltà nel sostentamento
Durante l’occupazione francese del 1539 il convento viene invaso e si verificano episodi scandalosi. Le monache si rivolgono direttamente a Papa Paolo III, ottenendo tutela contro gli abusi dell’abate di Casanova.
Tuttavia l’abbazia continua a tentare l’esproprio dei beni, ricorrendo anche alla duchessa di Savoia Caterina. La pressione politica diventa insostenibile.
1597: la fine del monastero e il trasferimento a Chieri
Nel giugno 1597 giunge l’ordine definitivo: le monache devono lasciare Buonluogo e trasferirsi nel monastero cistercense di Sant’Andrea di Chieri.
Il trasferimento è descritto in una relazione dettagliata conservata nell’Archivio Arcivescovile di Torino:
- le monache caricano le loro masserizie sui carri
- ascoltano la messa finale
- si incamminano accompagnate da parenti e dame
- arrivano a Chieri in serata
- vengono accolte dall’arcivescovo e dalle consorelle di Sant’Andrea
Da quel momento non lasceranno più la clausura chierese.
Buonluogo viene trasformato in cascinale agricolo, amministrato da due monaci di Casanova.
FAQ – Curiosità storiche sul monastero di Buonluogo
Nella zona rurale tra Castagnole Piemonte e Scalenghe, presso l’attuale cascina Monastero.
In origine alle monache certosine, poi ai cistercensi dal 1303.
Per crisi economiche, tensioni interne e decisioni canoniche che imposero il trasferimento definitivo.
Alcune strutture inglobate nella cascina e pochi elementi architettonici riconoscibili.
I Piossasco-Folgore, signori feudali di Castagnole e Scalenghe.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



