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Cosa vedere a Perosa Argentina: tappe tra centro storico, cappelle di borgata e memoria del Novecento

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 10, 2026

Perosa Argentina non si visita “con un solo colpo”: rende di più a tappe, tra centro e nuclei laterali. Qui trovi chiese riconoscibili, cappelle nate per voto o per comunità di frazione e, soprattutto, segni molto concreti del Novecento. Inoltre c’è una sosta verde che parla di industria senza sembrare un museo. Quindi, se vuoi un giro sensato in Val Chisone, questo è l’elenco che regge sul posto.

Perosa Argentina: colpo d’occhio su chiese, rifugi e parco

– Cappelle di borgata: San Giovanni Battista (1845, Selvaggio) e Madonna del Carmine (1931, ricostruzione 1980/83)
– Chiese: San Genesio (parrocchiale storica) e San Giuseppe (cappella salesiana 1897–1898)
– Memoria collettiva: Santi Rocco e Sebastiano (voto di peste 1630, nodo di strade)
– Novecento “vero”: rifugi antiaerei (1941 e 1943–44, gallerie a S e camino 17 m)
– Sosta verde: Parco Villa Gütermann e Museo Pietro Gallina

Cappella di San Giovanni Battista (località Selvaggio): piccola, ma centrata

La Cappella di San Giovanni Battista è in località Selvaggio, sul versante nord ai piedi della montagna, in un nucleo di case distaccato dal centro. È datata 1845 e, perciò, ha un impianto semplice e leggibile: facciata con protiro e oculo, più il dipinto dedicato al santo.

Dentro l’aula è a navata unica, con due volte a botte e decorazioni a specchiature in toni giallo paglierino. Inoltre ci sono due nicchie con piccole statue lignee (Madonna di Lourdes e San Giovanni). Il presbiterio è rialzato di un gradino e separato da balaustre in ghisa, mentre l’altare è in muratura ma quasi tutto rivestito in legno. I materiali sono quelli “di valle”: murature in pietra e calce, pavimenti in pietra grigia, tetto in legno e copertura in lose. Chiude il profilo un campanile sobrio a base quadrata, con monofore e tetto a padiglione in lose.

Cappella della Madonna del Carmine: una cappella di passaggio, nata da un voto

La Cappella della Madonna del Carmine sta appena fuori Borgata Chialme, dove si staccano le strade per Breire e Prageira. Quindi è in un punto di passaggio vero, non in un angolo “decorativo”. Nasce nel 1931 come cappella legata a un voto per grazia ricevuta. Tuttavia viene riedificata integralmente intorno al 1980 (indicata anche nel 1983) perché la prima, costruita su una scarpata, stava cedendo verso valle.

All’esterno è essenziale: facciata piana intonacata al rustico, una parasta che sostiene il campaniletto e tetto a capanna che sporge sul sagrato con travi lignee robuste. Dentro l’aula ha una finitura gialla; dietro l’altare c’è una vetrata colorata e davanti la statua della Madonna del Carmine, incorniciata da una cornice raggiante (elementi che potrebbero provenire dall’edificio precedente). Materiali: pavimento in pietra di Luserna fiammata, tetto in legno e copertura in lose, con campanile rivestito in blocchetti di Luserna.

Chiesa di San Giuseppe: impronta salesiana, anche se non “fa facciata”

La Chiesa di San Giuseppe è una tappa diversa perché nasce come cappella dell’ex Istituto Salesiano (oggi casa di riposo). Di conseguenza non ha una facciata autonoma: è l’edificio dell’istituto a fare da fronte. Fu costruita dai Salesiani tra 1897 (prima pietra il 12 aprile) e 1898 (inaugurazione il 27 novembre).

Dentro, però, si fa ricordare: soffitto ligneo cassettonato, vetrate colorate che riempiono l’aula di luce e nicchie con Madonna con Bambino e Don Bosco. L’abside ha una volta “a ombrello” con motivi geometrici. Nel presbiterio spicca l’altare tridentino in pietra incisa (blu e rosso) con tabernacolo, mentre il pavimento in cementine esagonali disegna stelle policrome. Dal 1973 l’insieme passa alla parrocchia, però l’impronta salesiana resta evidente.

Chiesa di San Genesio: la parrocchiale storica nel cuore di Perosa

La Chiesa di San Genesio è la parrocchiale storica di Perosa Argentina e sta nel centro storico, costruita su un terrapieno e libera su tutti i lati: quindi è leggibile anche solo girandoci intorno. Oggi l’accesso più usato è quello laterale su piazzetta Don Baral.

All’interno la pianta è a tre navate: le laterali con volte a vela, la centrale con volta a botte con unghie che ospitano le finestre. L’abside è chiusa da una volta emisferica affrescata. Nel presbiterio spiccano tre scene bibliche sulla volta e la mensa in pietra di Luserna, che ha sostituito l’antico altare tridentino. Di conseguenza la chiesa tiene insieme impianto tradizionale e aggiornamenti liturgici più recenti.

Cappella dei Santi Rocco e Sebastiano: una cappella “di soglia” e un voto di peste

La Cappella dei Santi Rocco e Sebastiano sta ai margini del paese, nel punto in cui si biforcano due antiche strade che collegavano il centro alle frazioni. Quindi la posizione è da “soglia”, e spiega già metà della sua funzione. L’edificio è orientato est–ovest con abside a ovest, e si riconosce per la scalinata che sale al nartece aperto su tre lati e per l’oculo in facciata.

Dentro l’aula è a navata unica, coperta da volta a botte lunettata e senza finestre laterali. I colori tradizionali (bigio turchino e verde) e l’arredo essenziale fanno il resto. La storia, però, pesa: nel 1518 si citano già rovine di una cappella campestre per San Sebastiano. Nel 1630, durante la peste, la comunità costruisce una cappella per voto. Nel 1847 viene ricordata come dei Santi Rocco e Sebastiano e risulta interdetta per umidità, con ordine di risolvere il problema (fosso esterno o demolizione) e di spostare la messa annuale in parrocchia a carico del Comune.

Rifugi antiaerei: la Seconda guerra mondiale “sottoterra”

I rifugi antiaerei di Perosa Argentina sono una delle tappe più vere della Val Chisone per capire la Seconda guerra mondiale sul territorio. Non sono un museo “pulito”: sono gallerie nate per proteggere la popolazione durante gli allarmi, in un’area legata a stabilimenti ritenuti sensibili e quindi esposta al rischio bombardamenti.

Le fonti ricordano due rifugi: uno del 1941 (capienza stimata 61–82 persone) e un rifugio principale del 1943–1944, oggi quello più raccontato e visitato in modo organizzato. Quest’ultimo sviluppa circa 138 metri (circa 395 m³) ed era omologato per 344 persone, anche se alcune testimonianze parlano di presenze superiori. Dentro si leggono funzioni essenziali: illuminazione, servizi igienici e infermeria nelle rientranze.

Il dettaglio tecnico che colpisce è il tracciato non lineare a “S”: le curve servivano a smorzare lo spostamento d’aria in caso di esplosione. L’altro segno forte è il camino verticale di 17 metri, pensato come uscita di sicurezza con scala alla marinara e pianerottoli, usato anche come “camino” per cucinare durante le attese.

Villaggio Gütermann e Parco Villa: verde pubblico che racconta l’industria

Il Parco Villa Gütermann è una delle aree verdi più note del paese, però non è “solo giardino”. Nasce attorno alla villa e a un complesso industriale-residenziale che ha lasciato tracce diffuse nel tessuto urbano. Inoltre gli edifici storici non formano un villaggio compatto: sono sparsi, perché scelte produttive e limiti del terreno edificabile hanno portato a uno sviluppo a tappe. Quindi qui la passeggiata diventa un modo semplice per leggere un pezzo di Val Chisone.

Il parco è comodo e, perciò, funziona bene come pausa nel giro del centro. La villa collegata al complesso è oggi sede del Museo Pietro Gallina, quindi l’area mantiene anche una funzione culturale. In alcuni periodi, inoltre, il parco e le zone vicine ospitano iniziative locali, in particolare appuntamenti collegati alla Fiera del Plaisentif (di solito a settembre).

FAQ – Dubbi rapidi su cosa vedere a Perosa Argentina

Perosa Argentina si visita meglio in centro o nelle frazioni?

In entrambi: il centro ti dà le chiese principali, però le frazioni spiegano il territorio con cappelle e nodi stradali storici.

Qual è la tappa più “Novecento” e meno cartolina?

I rifugi antiaerei: gallerie reali, tracciato a S e camino di 17 metri, con dati su capienza e funzioni interne.

C’è un luogo che unisce passeggiata e storia industriale?

Sì: il Parco Villa Gütermann, nato attorno a un sistema industriale-residenziale, oggi con la villa sede del Museo Pietro Gallina.

Quali cappelle raccontano meglio la vita di borgata?

San Giovanni Battista (Selvaggio, 1845) e Madonna del Carmine (Chialme, voto del 1931 e ricostruzione 1980/83).

La cappella dei Santi Rocco e Sebastiano perché è importante?

Per la posizione “di soglia” tra strade e per la storia del voto durante la peste del 1630, oltre alle vicende successive legate all’umidità e alle prescrizioni del 1847.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende