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Rifugi antiaerei di Perosa Argentina: visita alle gallerie Gütermann della Seconda guerra mondiale

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 18, 2026

I Rifugi antiaerei di Perosa Argentina sono una traccia concreta della Seconda guerra mondiale in Val Chisone: non un museo “classico”, ma gallerie nate per proteggere persone reali durante gli allarmi. Il complesso è legato alla presenza di industrie considerate sensibili e, di conseguenza, al timore di bombardamenti. Oggi la visita è essenziale e diretta: entri nei tunnel, osservi i dettagli costruttivi e capisci cosa significava aspettare sottoterra.

Struttura del rifugio: come è fatto

– Rifugio principale: costruzione collocata tra 1943 e 1944
– Dimensioni: circa 138 m di gallerie, 395 m³ di volume
– Capienza: 344 persone omologate (con testimonianze oltre 500)
– Dotazioni: illuminazione, servizi igienici, infermeria
– Segno unico: camino verticale di 17 m con scala alla marinara e pianerottoli

Dove si trovano e perché sono legati alle industrie della valle

I rifugi si trovano nel comune di Perosa Argentina, in Val Chisone, in un’area storicamente connessa ai nuclei abitativi sorti attorno alle attività produttive. In quegli anni, infatti, la valle ospitava stabilimenti importanti e quindi poteva essere percepita come zona a rischio. Per questo motivo, accanto ai borghi operai vennero realizzate strutture di protezione sotterranea.

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Il contesto storico: perché nacquero i rifugi antiaerei

Durante la guerra le sirene segnalavano il possibile passaggio di bombardieri e, quindi, la necessità di riparo immediato. Perciò vennero progettati rifugi capaci di ospitare molte persone per tempi anche lunghi. Inoltre la logica era pratica: se le aree esterne fossero state colpite o ostruite, i tunnel dovevano garantire un minimo di sicurezza e continuità.

Due rifugi e due periodi: 1941 e 1943–1944

Nel quadro locale vengono ricordati due rifugi. Uno risale al 1941 e aveva una capienza stimata tra 61 e 82 persone. Il secondo, più grande e oggi considerato l’unico ancora accessibile in modo organizzato, viene collocato nel periodo 1943–1944 e risulta legato alle richieste della popolazione e alla vicinanza con le aree produttive.

In alcune ricostruzioni si parla anche di lavori rapidi nell’area già dal 1942 e di utilizzo fino al 1944: è normale, perché la memoria di cantiere e la memoria d’uso non sempre coincidono al millimetro. Tuttavia i dati strutturali del rifugio principale restano chiari.

Com’è fatto il rifugio principale: numeri e organizzazione interna

Il rifugio maggiore, affidato alle Industrie Gütermann, presenta misure precise: circa 138 metri di sviluppo e una cubatura di 395 m³. Era omologato per 344 persone, ma alcune testimonianze indicano presenze superiori, oltre 500, nei momenti più affollati.

All’interno, inoltre, la vita era “funzionale”: impianto di illuminazione (in parte ancora presente), servizi igienici e una piccola infermeria ricavata nelle rientranze delle gallerie. Di conseguenza la visita oggi permette di leggere non solo l’opera ingegneristica, ma anche l’organizzazione minima della sopravvivenza quotidiana.

Il trucco delle curve: perché i tunnel non sono “dritti”

Il tracciato non è lineare: si sviluppa con un andamento “a S”, quasi a serpente. Non è estetica: le curve servivano ad attenuare lo spostamento d’aria generato da un’esplosione, che può ferire anche senza un colpo diretto. Quindi il rifugio non era solo “un buco”: era pensato con criteri tecnici per ridurre danni secondari.

Il camino di 17 metri: uscita di sicurezza e uso pratico

Uno degli elementi più particolari è il camino verticale di circa 17 metri, progettato come uscita di sicurezza distante dall’ingresso. L’idea era semplice: se un bombardamento avesse ostruito le entrate, serviva una via alternativa.

La risalita avveniva tramite una scala alla marinara (pioli di ferro infissi nella muratura), interrotta da pianerottoli regolari per diminuire il rischio di cadute. Tuttavia, secondo le ricostruzioni locali, non venne mai utilizzato per evacuare; venne invece sfruttato anche come “camino” per cucinare durante le permanenze.

Cosa si vede durante la visita: tracce materiali e ricostruzioni sonore

Oggi il percorso valorizza due livelli. Da un lato c’è la struttura: gallerie, rientranze, spazi funzionali e, inoltre, scritte sui muri lasciate durante le attese. Dall’altro lato c’è la parte esperienziale: in alcune visite vengono proposti effetti sonori (sirene, comunicazioni radio come Radio Londra, rumori di esplosioni) che aiutano a capire la tensione di quelle ore.

Nelle gallerie, inoltre, sono presenti oggetti e fotografie legati al periodo bellico: elmetti, attrezzature, indumenti e immagini storiche. La disposizione non è sempre “da museo catalogato”, però restituisce un colpo d’occhio immediato e leggibile.

Visita con bambini: perché può funzionare (se fatta con testa)

Per i più giovani l’impatto è forte proprio perché è concreto: entri in un luogo reale e, quindi, la storia smette di essere astratta. Tuttavia serve attenzione: si tratta di un ambiente sotterraneo, con buio e spazi chiusi, perciò conviene valutare età, sensibilità e tolleranza alla claustrofobia. In ogni caso, se l’obiettivo è far capire la guerra “senza retorica”, questa è una delle esperienze più efficaci della valle.

Informazioni pratiche essenziali

L’accesso avviene in genere su appuntamento e l’ingresso risulta gratuito, con possibilità di lasciare un contributo volontario a sostegno della gestione locale. Inoltre è una visita che può coinvolgere anche scolaresche e gruppi.

Consiglio pratico: scarpe stabili e abbigliamento adatto a un ambiente fresco, perché sottoterra la temperatura cambia e la luce è limitata.

FAQ – percorso, sicurezza e cosa si vede nelle gallerie

Quanti rifugi antiaerei ci sono a Perosa Argentina?

Sono ricordati due rifugi: uno del 1941 (61–82 posti) e un rifugio principale datato 1943–1944, più grande e collegato alle aree produttive

Quanto è grande il rifugio principale?

Il tracciato sviluppa circa 138 metri e la cubatura indicata è 395 m³

Quante persone poteva ospitare?

La capienza omologata è 344 persone, tuttavia alcune testimonianze parlano di presenze superiori, oltre 500

Perché le gallerie hanno molte curve?

Per attenuare lo spostamento d’aria generato da eventuali esplosioni, che può essere pericoloso anche senza un impatto diretto

Che cos’è il camino di 17 metri?

È un elemento verticale pensato come uscita di sicurezza, con scala alla marinara e pianerottoli; secondo le ricostruzioni non venne usato per evacuare e servì anche come camino per cucinare durante le soste

Come funziona la visita?

Di solito avviene su appuntamento; l’ingresso è gratuito con contributo facoltativo a sostegno della gestione locale

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende