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Storia di Inverso Pinasca: come nasce un comune “di frontiera” tra Chisone, fede e poteri locali

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 09, 2026

Inverso Pinasca si capisce se lo guardi come parte di un sistema: la Val Chisone e la Germanasca, i valichi, i confini politici e quelli religiosi. Le tracce più antiche parlano di passaggi e insediamenti già prima di Roma. Ma poi, però, è nel Medioevo che si costruiscono gerarchie, pievi e poteri abbaziali. Infine, nel Seicento, una frontiera “imposta” dall’alto trasforma un pezzo di territorio in comunità autonoma.

Scheda rapida sulla storia di Inverso Pinasca

– Chiave di lettura: valichi + confini + comunità di valle
– Radici: tracce preistoriche e poi romanizzazione delle Alpi Cozie
– Medioevo: peso dell’abbazia di Santa Maria di Pinerolo e delle pievi
– Svolta: nascita di Inverso Pinasca come comunità civile autonoma nel 1631
– Età moderna: statuti, affrancamenti e poi catasti tra Sette e Ottocento

Tracce antiche e Alpi Cozie: quando la valle era già una strada

Le valli Chisone e Germanasca risultano frequentate sin dall’età preistorica, e i passaggi alpini erano praticati ben prima di Roma. Inoltre, alcune iscrizioni rupestri in area valliva (come in zone di Pramollo e Roure) vengono ricordate come segnali concreti di una presenza antica.

Quando arriva la fase romana, il territorio è descritto come abitato da popolazioni celtiche e nuclei di genti indigene che, di conseguenza, si fondono progressivamente. In questo quadro si colloca la dinastia alpina dei Cozii. Prima Donno, poi suo figlio Cozio, in un regno esteso dal Moncenisio al Monginevro fino all’area di Finis Terrae (Fenestrelle). L’alleanza con Roma, infatti, garantisce un transito sicuro verso la Gallia, e quindi il tema “passaggio” diventa centrale.

Le tracce materiali dell’epoca romana, però, restano poche. Qualche moneta, alcuni tracciati stradali e un reperto che spicca su tutti, la stele funeraria di Manlio Titioni e del commilitone Vibio, rinvenuta in area valliva. Allo stesso tempo sopravvivono i toponimi: alcuni di origine latina (come Porte, Sestriere, Fenestrelle), altri di matrice celtica (bric, comba). Inoltre, il suffisso ligure “asc” in nomi come Pinasca e Germanasca.

Dal Medioevo alle comunità di valle: pievi, abbazie e vita “feudale”

Dopo il tramonto del mondo romano, il periodo delle invasioni e della prima età medievale è più opaco. Tuttavia, la tradizione locale conserva episodi legati alla diffusione del Cristianesimo e al passaggio di santi, e quindi la memoria religiosa diventa un modo per spiegare luoghi e nomi. In questo senso viene citata anche una vasca battesimale con data e croce incisa, collegata a un “segnale” antico della fede cristiana.

Intanto, la struttura politica cambia: Goti e Bizantini si alternano, poi arriva la penetrazione di popolazioni provenzali che portano lingua e cultura d’oc. Successivamente, i Longobardi dividono il Piemonte in ducati. Ma vengono poi respinti dai Franchi: con Carlo Magno nasce la contea di Torino, che include anche queste valli.

È tra XI e XIII secolo, però, che il territorio entra davvero nel meccanismo feudale. La contessa Adelaide fonda nel 1064 l’abbazia di Santa Maria ad Abbadia Alpina con diritti feudali su aree vallive. E inoltre il matrimonio con Oddone di Savoia crea un ponte dinastico decisivo: così i Savoia costruiscono basi solide per il loro dominio in Piemonte.

Sul piano ecclesiastico, in documenti di inizio XI secolo viene citata la plebs di Pinoasca, cioè un riferimento pieve/parrocchia che fa capire come il territorio fosse già organizzato in una rete religiosa. Inoltre, per un periodo lungo, l’influenza di Torino è descritta come marginale perché la valle del Chisone risulta sottomessa alla giurisdizione abbaziale. Di conseguenza, per secoli, potere civile e potere ecclesiastico si intrecciano.

Riforma, confini e 1631: quando nasce davvero “Inverso Pinasca”

La svolta vera non è una battaglia famosa: è una frattura amministrativa. Nel Seicento, dopo l’occupazione francese dell’area pinerolese e la divisione della valle, il territorio che resta “sabaudo” viene costretto a organizzarsi come comunità autonoma sul piano civile. Nasce così Inverso Pinasca (1631) come separazione circoscrizionale, definita da alcuni come una sorta di “invenzione amministrativa” operata dall’esterno.

Il punto è pratico: la frontiera si appoggia al percorso del torrente Chisone, e quindi la valle si ritrova tagliata tra due stati. Tuttavia, sul piano ecclesiastico non si innova subito: le strutture religiose restano legate a un equilibrio precedente, e perciò la vita della comunità continua a muoversi su binari differenti tra “civile” e “chiesa”.

In parallelo pesa un fattore strutturale: l’avvento della Riforma in un territorio già attraversato da fermenti religiosi e, inoltre, la crisi di rappresentanza del sistema abbaziale (titolari non residenti, vicari poco formati, decime contestate). Di conseguenza la competizione tra istituzioni e fedi contribuisce a frammentare ulteriormente il territorio, non solo tra valli e pianura, ma anche dentro le singole comunità.

Statuti e affrancamenti: come le comunità si liberano (a pezzi)

La storia locale non è fatta solo di signori: è fatta di “carte” e di trattative. Le comunità di valle risultano operative già nel Trecento, con ripartizioni di pagamenti in natura e, più avanti, con affrancamenti che riducono servitù, pedaggi e gravami in cambio di somme e canoni.

Un passaggio cruciale riguarda l’affrancamento dalle pretese abbaziali su decime e diritti: la dinamica è lunga e dura, con conflitti, sentenze e interventi ducali. Alla fine, però, si arriva a una transazione che fissa una somma importante: 12.000 scudi d’oro, approvata e omologata dalle autorità del tempo. Questo sistema, inoltre, regge per molto tempo: anche più tardi, le comunità continuano a versare la loro quota del canone annuale.

Gli statuti della valle sono un altro tassello chiave: esistono più edizioni a stampa (e una copia manoscritta più antica), segno che le regole di convivenza e gestione del territorio vengono riformate, confermate e ripubblicate. In pratica, quindi, la valle diventa una realtà con una propria disciplina interna: non libera, ma neppure “muta”.

Sette-Ottocento e oltre: catasti, mandamenti e numeri della comunità

Con l’età moderna avanzata cambia anche la “misurazione” del territorio. Sono ricordati libri di mappa e catasti tra Settecento e Ottocento, e quindi il comune entra sempre più in una logica di confini, registri, estimi e proprietà. Questa documentazione non è decorativa: serve a governare, tassare, gestire beni comuni e, di conseguenza, a definire chi è davvero “dentro” il territorio.

Nel breve periodo 1704–1708 compare anche un episodio particolare: una piccola repubblica locale nata in un contesto di occupazione, nota anche con un soprannome legato al sale. È un passaggio breve, però racconta quanto fossero mobili gli equilibri di frontiera.

Nell’Ottocento, poi, Inverso Pinasca attraversa i riordini amministrativi. Sotto l’amministrazione francese viene aggregato a un cantone vallivo; con la Restaurazione rientra nel mandamento di Perosa. E vi resta fino al 1923, quando questa circoscrizione viene abolita. Infine, i numeri di popolazione riportati per l’Ottocento mostrano una comunità stabile e segnata anche dal dato confessionale. infatti, nel 1853 sono indicati 865 abitanti, mentre nel 1881 si registrano 870 persone complessive.

FAQ – Dubbi e risposte sulla storia di Inverso Pinasca

Quando nasce Inverso Pinasca come comunità autonoma?

Sul piano civile la nascita come comunità autonoma viene collegata al 1631, nel contesto della divisione della valle e della frontiera lungo il Chisone

Perché il confine è così importante nella storia locale?

Perché la separazione tra territori sotto stati diversi costringe a riorganizzare l’amministrazione: quindi l’autonomia nasce più per necessità di governo che per “scelta romantica”

Che ruolo ha l’abbazia di Santa Maria di Pinerolo?

Per secoli esercita prerogative e diritti (soprattutto su decime e rendite), e inoltre entra in conflitto con le comunità che cercano affrancamenti e franchigie

Cosa sono gli affrancamenti di valle?

Sono accordi con cui le comunità si liberano da alcuni gravami pagando somme e canoni. Però non sono totali, quindi spesso vanno ripetuti in più atti e in più tempi

Dal 1800 in poi cosa cambia?

Cambia soprattutto il quadro amministrativo (cantoni e mandamenti), e inoltre crescono gli strumenti di registrazione del territorio come catasti e mappe. Il mandamento di Perosa resta riferimento fino al 1923, quando viene abolito

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende