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Antonio Bertolotti: il piemontese di Lombardore che trasformò gli archivi in storia dell’arte

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 09, 2026

Antonio (o Antonino) Bertolotti nasce a Lombardore (Torino) il 16 marzo 1834 e muore a Mantova il 22 maggio 1893. È stato scrittore, archivista e storico dell’arte. Eppure il suo punto di partenza è piemontese fino al midollo: Canavese, Torino, studi universitari. Poi, però, la sua vita cambia direzione e lo porta dentro gli archivi di Roma, dove scova documenti che nessuno aveva ancora messo in ordine.

Appunti biografici sull’archivista

Nascita: Lombardore (TO), 16 marzo 1834
Morte: Mantova, 22 maggio 1893
Ruoli: scrittore, archivista, storico dell’arte
Legame col Piemonte: autore di Passeggiate nel Canavese (Ivrea, 1874)
Carriera: Roma (Archivio di Stato per circa 10 anni) → Mantova (direzione Archivio di Stato)
Onorificenza: Ufficiale della Corona d’Italia

Chi era Antonio Bertolotti (e perché interessa al Piemonte)

Bertolotti è un caso tipico “piemontese”: parte da un paese del Torinese e, con metodo e pazienza, costruisce una carriera che pesa a livello nazionale. Inoltre unisce due mondi: la scrittura “di territorio” (il Canavese) e la ricerca d’archivio sugli artisti attivi a Roma tra XV e XVIII secolo. Quindi, se stai lavorando su biografie legate al Piemonte, lui è una figura perfetta da inserire.

Lombardore e Torino: studi, patente e primo lavoro

Bertolotti nasce a Lombardore, nel Torinese. Si iscrive alla facoltà di chimica dell’Università di Torino e nel 1856 ottiene la patente di farmacista. Però non esercita: invece passa a Torino come applicato nel Ministero dei Lavori Pubblici. Da qui, quindi, arriva il primo scarto: una formazione scientifica che si trasforma in disciplina e precisione, utili anche per la sua futura vita tra carte e registri.

La svolta: Roma dopo il 1870 e l’Archivio di Stato

Sul finire del 1870 viene trasferito a Roma. L’anno successivo, cioè nel 1871, entra nell’appena costituito Archivio di Stato e vi rimane per circa dieci anni. Qui, di conseguenza, ha accesso a una massa enorme di materiale ancora poco esplorato sulla vita artistica romana tra Quattrocento e Settecento.

Il suo metodo: prima i conti, poi i tribunali

All’inizio Bertolotti si orienta sulle fonti “fredde” ma solide: registri finanziari, registri dei pagamenti, atti notarili. Poi, però, per ricostruire anche il lato privato e le vicende personali degli artisti, passa a indagare in modo sistematico gli archivi criminali. È un cambio di prospettiva netto: non solo opere e committenze, ma anche conflitti, processi, guai, relazioni.

Le pubblicazioni su artisti e documenti (1875–1880)

Tra il 1875 e il 1880 pubblica in riviste le prime raccolte di documenti dedicati a singoli artisti. Compaiono, tra gli altri: Michelangelo, Benvenuto Cellini, i Della Porta, Federico Zuccari e Agostino Tassi.
Nel caso di Zuccari, inoltre, rende noti per la prima volta gli atti del famoso processo del 1581. Così Bertolotti si ritaglia un ruolo preciso: non il critico che interpreta, ma l’archivista che porta fuori le prove.

Il progetto “grande” che resta incompiuto

Incoraggiato dai risultati, Bertolotti concepisce un’opera complessiva sugli artisti che soggiornarono a Roma tra XV e XVIII secolo, ordinata per regioni di provenienza e per classi di attività. Tuttavia non riesce a completare il disegno unitario: coordina l’enorme materiale raccolto e lo pubblica in volumi separati.
Non completa, in particolare, le sezioni su artisti toscani, romani, napoletani e delle isole, anche se ne aveva già raccolto in parte i nomi. Quindi il suo lavoro resta “monumentale”, ma non chiuso in un solo edificio.

Obiettività e limiti: documenti prima di tutto

Bertolotti è consapevole del valore documentario delle sue ricerche. Perciò evita di prendere posizioni critiche che possano alterare la natura delle fonti. Questa imparzialità, però, non sempre coincide con una trascrizione rigorosissima o con citazioni perfette delle fonti: qualche imprecisione gli viene riconosciuta.
Detto questo, il merito resta enorme: classifica e rende leggibile un materiale d’archivio spesso confuso e senza ordine. E, alla fine, è proprio questo che cambia il campo.

Mantova: direzione dell’Archivio di Stato e attività accademica

Nel 1880 viene nominato direttore dell’Archivio di Stato di Mantova; e dal 1881 risulta attivo come direttore, proseguendo ricerche e raccolte di documenti. Inoltre è libero docente in paleografia presso l’Università di Roma e socio di numerose Accademie italiane e straniere. Infine muore a Mantova il 22 maggio 1893.

Cosa ha scritto: Canavese, Roma e oltre

Qui il filo piemontese si vede benissimo: Bertolotti non abbandona il territorio, anzi lo racconta.

Opere principali

  • Passeggiate nel Canavese, Ivrea, F. L. Curbis, 1874
  • Artisti veneti in Roma nei secoli 15°, 16° e 17°, 1884

Scrive anche di storia della cultura, di artisti attivi a Roma e di Olao Magno di Svezia (1891). Quindi il suo raggio d’azione è ampio, ma con una bussola costante: le fonti.

Onorificenze

Bertolotti riceve l’onorificenza di Ufficiale della Corona d’Italia.

FAQ – Chiarimenti immediati su vita e metodo

Antonio Bertolotti e Antonino Bertolotti sono la stessa persona?

Sì: viene indicato sia come Antonio sia come Antonino Bertolotti, nato a Lombardore nel 1834 e morto a Mantova nel 1893

Qual è il legame di Bertolotti con il Piemonte e con Torino?

Nasce nel Torinese, studia all’Università di Torino e firma un’opera molto “locale” come Passeggiate nel Canavese (1874)

Che lavoro faceva prima di diventare archivista?

Ottiene nel 1856 la patente di farmacista, però non la usa: lavora a Torino come applicato nel Ministero dei Lavori Pubblici

Perché è importante per la storia dell’arte?

Perché, a Roma, pubblica documenti d’archivio su artisti tra XV e XVIII secolo e utilizza anche gli archivi criminali per ricostruire vicende personali e processi (come quello di Federico Zuccari del 1581)

Quando diventa direttore dell’Archivio di Stato di Mantova?

Viene nominato nel 1880 e risulta direttore dal 1881, continuando lì le sue ricerche fino alla morte nel 1893

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende