Templi di Augusta Taurinorum: il mistero degli edifici sacri scomparsi

Da Alessandro Maldera
Settembre 09, 2026

I Templi di Augusta Taurinorum rappresentano uno dei grandi enigmi della Torino romana.
Sappiamo che la colonia possedeva una religione pubblica organizzata, sacerdoti municipali, culti imperiali e luoghi destinati ai riti. Eppure, a differenza delle mura, delle porte o del Teatro Romano, nessun grande tempio pagano all’interno della città è stato finora identificato con certezza.
La domanda quindi non è se Augusta Taurinorum avesse edifici sacri, ma dove sorgessero, a quali divinità fossero dedicati e perché ne siano rimaste così poche tracce riconoscibili
Templi di Augusta Taurinorum: cosa sappiamo
Certo: sono documentati pontefici, flamini e auguri
Certo: nel territorio è attestato il culto della Victoria Augusta
Certo: presso Ad Quintum è documentato un tempio legato alla famiglia giulio-claudia
Ipotesi: alcuni grandi templi potevano sorgere nell’area del foro
Non dimostrato: la posizione del foro e di un eventuale Capitolium
Non documentato: un tempio di Iside nella Torino romana
Augusta Taurinorum aveva dei templi?
Quasi certamente sì.
Augusta Taurinorum era una colonia romana pienamente organizzata, dotata di mura, porte, strade, teatro, acquedotto, fognature e altri edifici pubblici.
La presenza di una struttura religiosa cittadina emerge soprattutto dalle iscrizioni.
Sono infatti documentati pontefici, flamini e auguri, cioè alcuni dei principali sacerdoti della religione municipale romana.
Se esistevano sacerdoti pubblici, cerimonie civiche e culti ufficiali, dovevano necessariamente esserci anche altari, aree sacre e verosimilmente edifici templari.
Il problema è che l’archeologia non è ancora riuscita a riconoscere con certezza questi ultimi.
Per capire meglio culti, istituzioni e vita quotidiana dell’antica città, puoi approfondire la storia della Torino romana e di Augusta Taurinorum
Perché non conosciamo i templi della Torino romana
Il contrasto è sorprendente.
Della Torino romana possiamo ricostruire il tracciato delle mura, individuare le porte, osservare il Teatro Romano e seguire buona parte della griglia stradale.
Per templi e foro, invece, le certezze diminuiscono drasticamente.
Le numerose indagini condotte nel centro storico non hanno restituito finora un grande edificio che possa essere identificato senza dubbi come tempio pagano.
È quindi scorretto attribuire un nome o una posizione precisa a edifici dei quali non possediamo prove archeologiche.
Non possiamo, per esempio, affermare come fatto che il tempio di Giove sorgesse nell’attuale piazza Palazzo di Città.
Per capire meglio il contesto dei templi di Augusta Taurinorum, approfondisci come funzionavano i culti, i sacerdoti e la vita religiosa nella Torino romana
Il foro è il luogo più logico dove cercarli
Nelle città romane il foro era il cuore della vita politica, amministrativa e religiosa.
È quindi plausibile immaginare che almeno alcuni dei principali edifici sacri di Augusta Taurinorum sorgessero nei suoi pressi.
A Torino, però, non conosciamo con certezza neppure la posizione esatta del foro.
La ricostruzione tradizionale lo colloca nell’area dell’attuale piazza Palazzo di Città, ma si tratta di un’ipotesi.
Possiamo quindi dire che alcuni templi potrebbero aver gravitato attorno al settore forense, ma non possiamo trasformare questa possibilità in una localizzazione archeologicamente accertata.
La posizione del foro di Augusta Taurinorum non è stata identificata con certezza, ma l’area dell’attuale piazza Palazzo di Città è tra le localizzazioni tradizionalmente proposte. Approfondisci la storia di piazza Palazzo di Città e dell’ipotesi del foro romano di Torino
Esisteva un Capitolium a Torino?
Un altro rischio è applicare automaticamente a Torino ciò che conosciamo dalle altre colonie romane.
Molte città possedevano un Capitolium, tempio legato alla triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva.
Per Augusta Taurinorum, però, non è stato identificato archeologicamente alcun Capitolium.
Anche le testimonianze locali invitano alla prudenza.
Nel quadro analizzato dalle fonti utilizzate, le attestazioni di Giove Ottimo Massimo risultano assenti nell’area subalpina considerata, mentre è documentata più chiaramente la Victoria Augusta.
Questo non significa che Giove non fosse venerato a Torino, ma impedisce di parlare di un suo tempio come di un fatto dimostrato.
Il culto imperiale era invece ben presente
Uno dei settori religiosi meglio documentati è quello collegato al potere imperiale.
Nel territorio taurino è attestata più volte la Victoria Augusta.
Sono inoltre documentati Augustales e seviri, figure e collegi strettamente legati al culto dell’imperatore e alla rappresentazione pubblica della fedeltà a Roma.
Questo rende plausibile l’esistenza di spazi destinati alle relative cerimonie.
Ma anche qui va mantenuta la distinzione fondamentale:
culto imperiale documentato non significa tempio imperiale identificato all’interno di Augusta Taurinorum.
I templi romani, inoltre, non erano semplicemente luoghi destinati alla devozione.
Erano anche strumenti di rappresentazione politica, capaci di comunicare romanità, appartenenza alla colonia e adesione all’ordine imperiale.
Il tempio meglio documentato era fuori Torino, ad Ad Quintum
La testimonianza più concreta arriva paradossalmente dal territorio esterno alla città murata.
Lungo la strada che collegava Augusta Taurinorum a Segusium, presso la statio di Ad Quintum, nell’area tradizionalmente identificata con l’attuale Collegno, esisteva in età giulio-claudia un importante centro religioso.
Il nome indicava una località posta al quinto miglio da Augusta Taurinorum, lungo la direttrice occidentale verso Susa e i valichi alpini.
Qui sono documentati:
- una dedica alla Victoria Augusta
- una flaminica
- un’iscrizione riferibile a un seviro
- soprattutto, un tempio dedicato a due donne appartenenti alla famiglia imperiale giulio-claudia
Le fonti considerate non permettono però di identificare con sufficiente sicurezza le due destinatarie.
La formulazione prudente è quindi parlare di due membri femminili della domus giulio-claudia, senza attribuire nomi non dimostrati.
Perché un tempio imperiale lungo la strada per le Alpi
La posizione di Ad Quintum non era casuale.
La strada occidentale collegava Torino con Segusium e i valichi delle Alpi, rappresentando una delle grandi arterie di comunicazione del territorio.
Un santuario dedicato alla famiglia imperiale lungo una direttrice frequentata da viaggiatori, militari e abitanti poteva assumere anche un forte significato politico.
Il culto diventava così un modo per rendere visibile la presenza e l’autorità di Roma lungo il territorio attraversato.
La religione pubblica della colonia, quindi, non terminava alle mura cittadine.
Da Ad Quintum alle Matronae lungo la strada verso Susa
Procedendo ulteriormente verso le Alpi, il panorama religioso cambiava.
Presso Ad Fines, nell’area di Foresto, è documentato un centro devozionale dedicato alle Matronae, divinità femminili di origine celtica particolarmente diffuse nell’arco alpino occidentale.
Il confronto è interessante:
- Ad Quintum: culto ufficiale collegato alla famiglia imperiale
- Ad Fines: tradizione religiosa celtico-alpina inserita nel mondo romanizzato
Non bisogna però definire automaticamente quello delle Matronae come un grande tempio.
Le fonti parlano più prudentemente di un centro devozionale.
La religione romana poteva infatti svolgersi in templi monumentali, piccoli santuari, sacelli, altari e semplici aree rituali.
Un sacrificio vicino alle mura di Torino
Una delle testimonianze archeologiche più suggestive proviene dal settore orientale delle mura di Augusta Taurinorum.
Qui furono individuate quattro anfore di produzione spagnola contenenti resti bovini, sistemate in modo da delimitare uno spazio quadrangolare.
Il ritrovamento è stato interpretato come possibile traccia di una cerimonia sacrificale celebrata in occasione del completamento o dell’inaugurazione delle mura, nella seconda metà del I secolo d.C.
È una testimonianza importante perché dimostra che uno spazio poteva assumere una funzione rituale senza ospitare necessariamente un tempio monumentale.
Tra archeologia e trasformazioni urbane, le mura di Augusta Taurinorum raccontano uno degli aspetti più concreti della città romana. Approfondisci storia, tracciato e resti delle mura romane di Torino
Il grande edificio vicino al Teatro Romano era un tempio?
Nel settore nord-orientale della colonia, accanto al Teatro Romano e sotto il successivo complesso episcopale, gli archeologi hanno individuato un grande edificio pubblico romano di funzione non precisata.
La struttura appartiene a una fase successiva rispetto alle abitazioni precedentemente presenti nell’area.
Non esistono però elementi sufficienti per identificarla come tempio.
La sequenza archeologica più prudente è:
abitazioni romane → grande edificio pubblico di funzione incerta → complesso episcopale tardoantico.
Non abbiamo invece la prova di una successione:
tempio pagano → chiesa cristiana.
Anche il fatto che in seguito qui sia sorto il polo religioso cristiano dell’area dell’attuale Duomo non permette di dedurre automaticamente l’esistenza di un precedente santuario pagano.
Il tempio di Iside appartiene alla leggenda
Un altro tema ricorrente nelle narrazioni sulla Torino antica riguarda l’Egitto.
Da secoli circolano racconti che collegano le origini della città a Iside, al dio Api e al toro.
Queste storie appartengono però alle tradizioni mitiche e fantastiche costruite sulle origini di Torino e non dispongono, nel materiale considerato, di una base archeologica o storica sufficiente.
Non possiamo quindi inserire un presunto tempio di Iside nella Torino romana tra gli edifici documentati.
Lo stesso vale per interpretazioni che colleghino direttamente il culto egizio alla fondazione della città.
Sono temi interessanti per raccontare le leggende esoteriche torinesi, ma non per ricostruire con rigore i templi di Augusta Taurinorum.
Che fine hanno fatto i templi pagani
Torino è stata abitata e trasformata continuamente per quasi duemila anni.
Sul livello della città romana sono sorti edifici medievali, moderni e contemporanei.
Nel tempo strutture antiche sono state:
- demolite
- inglobate in costruzioni successive
- scavate
- trasformate
- private dei materiali riutilizzabili
Marmi, pietre e laterizi romani venivano spesso recuperati e impiegati nuovamente durante il Medioevo.
A questo si aggiunge la progressiva trasformazione religiosa della città.
Tra III, IV e V secolo cambia il paesaggio urbano e, verso la fine del IV secolo, nell’area nord-orientale prende forma il nuovo polo episcopale cristiano.
Non è però corretto immaginare necessariamente un passaggio improvviso nel quale i cristiani distruggono tutti i templi pagani.
Il processo fu più complesso: molti edifici persero progressivamente la propria funzione, furono trasformati o abbandonati.
Non sappiamo quindi quale tempio torinese sia scomparso, quando sia stato demolito o chi ne abbia deciso la fine.
I templi restano uno dei grandi misteri di Augusta Taurinorum
Il quadro che emerge è apparentemente contraddittorio.
Conosciamo sacerdoti, culti pubblici e imperiali. Abbiamo testimonianze di sacrifici. Nel territorio della colonia è documentato perfino un tempio collegato alla dinastia giulio-claudia.
Eppure i grandi templi dentro Augusta Taurinorum continuano a sfuggire agli archeologi.
È proprio questo a rendere il tema particolarmente interessante.
Non bisogna inventare una mappa dei “templi perduti di Torino”, ma riconoscere che gli spazi sacri della città rappresentano ancora uno dei principali vuoti nella nostra conoscenza della colonia romana.
FAQ – Foro, Capitolium e templi di Augusta Taurinorum
Finora nessun grande tempio pagano è stato identificato archeologicamente con certezza all’interno di Augusta Taurinorum.
Sì. Sono documentati pontefici, flamini e auguri, oltre a culti e collegi legati alla vita religiosa municipale.
È plausibile che alcuni fossero collegati al foro, ma non conosciamo con certezza neppure la posizione di quest’ultimo.
È una localizzazione tradizionalmente proposta, ma resta un’ipotesi archeologica.
Non ne è stato identificato uno con certezza.
Sì. Presso Ad Quintum, nell’area di Collegno, è attestato un tempio dedicato a due donne della casa imperiale giulio-claudia.
Non abbiamo nel materiale considerato prove archeologiche che permettano di affermarlo. Il collegamento con Iside appartiene soprattutto alle tradizioni leggendarie sulle origini della città.
Non è dimostrato. È stato individuato un grande edificio pubblico romano di funzione incerta, sul quale si sviluppò successivamente il complesso cristiano.
Duemila anni di trasformazioni urbane, riutilizzo dei materiali, cambi di funzione degli edifici e sviluppo della città cristiana possono averne cancellato o inglobato le strutture, ma non conosciamo il destino dei singoli templi.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



