Lepre bianca Alpi Piemonte cambiamento climatico: il futuro della specie sulle montagne

Da Alessandro Maldera
Agosto 15, 2026

La lepre bianca delle Alpi piemontesi è uno degli animali più specializzati per vivere negli ambienti freddi di montagna. Mantello stagionale, grandi zampe posteriori e abitudini prevalentemente notturne le permettono di affrontare neve e basse temperature.
Il cambiamento climatico sta però modificando rapidamente proprio l’ambiente al quale la specie si è adattata nel corso di migliaia di anni. La neve rimane al suolo per periodi più brevi, gli habitat freddi si restringono e la lepre comune riesce a raggiungere quote sempre maggiori.
La lepre bianca sulle Alpi del Piemonte
La lepre bianca, chiamata anche lepre variabile, appartiene alla specie Lepus timidus.
Sulle Alpi vive soprattutto negli ambienti montani e subalpini, dove trova condizioni climatiche molto diverse rispetto alle pianure.
Il suo aspetto cambia profondamente durante l’anno. Nei mesi caldi il mantello presenta tonalità brune e grigiastre, mentre durante l’inverno diventa quasi completamente bianco. Restano più scure soprattutto le estremità delle orecchie.
Questa trasformazione le permette normalmente di confondersi con il paesaggio circostante.
Focus sulla lepre bianca delle Alpi
Popolazione alpina: tradizionalmente riferita alla sottospecie Lepus timidus varronis
Habitat: ambienti alpini e di alta montagna
Mantello: bruno-grigio in estate e prevalentemente bianco in inverno
Adattamento: grandi zampe posteriori ricoperte di pelo per muoversi sulla neve
Minacce climatiche: meno neve, spostamento verso quote maggiori e crescente presenza della lepre comune
Un animale perfettamente adattato alla neve
Anche la struttura fisica della lepre bianca rivela il suo stretto rapporto con gli ambienti innevati.
Le zampe posteriori sono particolarmente sviluppate e ricoperte da una pelliccia folta. La superficie più ampia permette di distribuire meglio il peso e facilita gli spostamenti sulla neve.
Durante il giorno l’animale tende a rimanere nascosto tra rocce, vegetazione e piccoli avvallamenti del terreno.
L’attività aumenta soprattutto al crepuscolo e durante la notte, quando esce alla ricerca di cibo.
A quale quota vive la lepre bianca
Sull’arco alpino la specie può essere osservata indicativamente tra 1.100 e 2.800 metri di quota, anche se la distribuzione cambia in relazione alle stagioni e alle caratteristiche della montagna.
Durante l’inverno può frequentare settori relativamente più bassi, dove riesce a trovare maggiore disponibilità di alimento.
Con l’estate tende invece a utilizzare maggiormente le quote elevate, dove le temperature rimangono più fresche.
Proprio questo legame con gli ambienti freddi rappresenta oggi uno dei principali elementi di vulnerabilità.
Le montagne piemontesi custodiscono ambienti estremi, ghiacciai, alte vette e specie adattate al freddo come la lepre bianca. Approfondisci le caratteristiche delle Alpi occidentali del Piemonte e dei loro paesaggi di alta quota
Cosa mangia la lepre bianca
La dieta cambia nel corso dell’anno.
Durante la stagione favorevole la lepre trova erbe, germogli, foglie e bacche.
In inverno la disponibilità di vegetazione diminuisce e l’animale deve sfruttare ciò che rimane accessibile sotto o sopra la neve.
La capacità di modificare l’alimentazione in base alla stagione è fondamentale per sopravvivere in un ambiente caratterizzato da forti variazioni annuali.
Come si riproduce
La stagione riproduttiva si concentra soprattutto tra la primavera e l’estate.
I piccoli nascono già relativamente sviluppati e raggiungono rapidamente una buona autonomia.
Questa caratteristica aumenta le probabilità di sopravvivenza in un ambiente nel quale la stagione favorevole è relativamente breve.
Le nascite tendono inoltre a concentrarsi nei mesi nei quali temperatura e disponibilità di cibo offrono condizioni migliori.
Una specie rimasta sulle Alpi dopo le glaciazioni
La presenza della lepre bianca sulle montagne italiane ha origini molto antiche.
Durante le glaciazioni le popolazioni adattate al freddo occupavano territori europei molto più estesi.
Quando il clima cominciò a riscaldarsi e i ghiacci si ritirarono verso nord, alcune popolazioni rimasero isolate sulle montagne.
Le Alpi divennero così un rifugio per una specie legata agli ambienti freddi.
La popolazione alpina viene tradizionalmente indicata come Lepus timidus varronis e rappresenta una componente particolare della biodiversità delle montagne europee.
Il mantello cambia colore con le stagioni
Il mimetismo stagionale è probabilmente la caratteristica più conosciuta della lepre bianca.
In estate il colore bruno-grigiastro permette all’animale di confondersi con rocce, terreno e vegetazione.
Quando si avvicina l’inverno avviene invece la muta che porta alla comparsa del mantello bianco.
Sulla neve l’animale diventa così molto difficile da individuare.
Questo adattamento ha funzionato per migliaia di anni, ma oggi il cambiamento delle condizioni climatiche sta creando un problema nuovo.
La muta non segue direttamente la neve
Il cambio di colore non viene determinato semplicemente dalla temperatura del momento.
Uno dei principali segnali biologici che regolano la muta è il fotoperiodo, cioè la variazione stagionale della durata delle ore di luce.
Il calendario della luce rimane sostanzialmente stabile.
La presenza della neve, invece, può cambiare molto da un anno all’altro e soprattutto può diminuire con l’aumento delle temperature.
La lepre può quindi diventare bianca quando il terreno è ancora scuro oppure mantenere più a lungo il mantello estivo mentre il paesaggio è già innevato.
Quando il mimetismo smette di funzionare
Una lepre bianca immobile sopra un pendio senza neve diventa immediatamente più visibile.
Il comportamento dell’animale rende il problema ancora più evidente.
Quando percepisce una minaccia, la lepre può infatti cercare di rimanere ferma confidando nel proprio mimetismo.
Se il colore del mantello non corrisponde più a quello del paesaggio, questa strategia perde parte della propria efficacia.
Il risultato è un possibile aumento dell’esposizione ai predatori.
Il cambiamento climatico riduce la durata della neve
Il problema non riguarda soltanto il colore.
Il riscaldamento delle Alpi modifica progressivamente durata e distribuzione della copertura nevosa.
La neve può arrivare più tardi, sciogliersi prima e rimanere meno a lungo alle quote inferiori.
Per una specie che ha costruito gran parte dei propri adattamenti evolutivi sull’ambiente innevato, questa trasformazione rappresenta un cambiamento profondo.
La lepre bianca deve quindi adattarsi a condizioni che stanno modificandosi molto più rapidamente rispetto ai tempi dell’evoluzione naturale.
La lepre bianca sale verso quote maggiori
Con l’aumento delle temperature gli ambienti climaticamente più favorevoli tendono a spostarsi verso l’alto.
La lepre bianca può quindi cercare condizioni più fredde raggiungendo quote superiori.
Ma questa strategia ha un limite evidente.
La montagna non può offrire spazio indefinitamente.
Salendo diminuiscono progressivamente le superfici disponibili, mentre aumentano rocce, pareti e ambienti con poca vegetazione.
La lepre comune sta facendo il percorso opposto
Mentre la lepre bianca viene spinta verso l’alto, la lepre comune riesce a frequentare quote sempre maggiori.
Temperature più miti rendono infatti accessibili ambienti che in passato risultavano meno favorevoli.
Le due specie finiscono così per incontrarsi sempre più frequentemente.
Il fenomeno è particolarmente importante perché modifica equilibri che per molto tempo erano stati mantenuti anche dalla diversa distribuzione altitudinale.
Lo studio sulle Alpi occidentali
Una ricerca condotta sulle Alpi occidentali ha analizzato la distribuzione delle due specie confrontando dati raccolti a distanza di oltre un decennio.
Il lavoro ha evidenziato una crescente presenza della lepre comune alle quote più elevate.
Contemporaneamente la lepre bianca risulta sempre più associata agli ambienti superiori, alle aree rocciose e alle formazioni vegetali tipiche delle quote alpine.
La conseguenza è una maggiore sovrapposizione degli areali.
Il caso del Gran Paradiso
L’area del Gran Paradiso rappresenta uno dei territori studiati per comprendere questa trasformazione.
I dati raccolti tra 2009 e 2021 hanno permesso di osservare come le condizioni utilizzate dalle due specie stiano diventando progressivamente più simili.
La dinamica interessa direttamente le Alpi occidentali e offre quindi indicazioni importanti anche per comprendere ciò che potrebbe accadere in altri settori montani del Piemonte.
Non significa però che ogni valle piemontese stia registrando esattamente lo stesso cambiamento alla stessa velocità.
Più sovrapposizione significa maggiore competizione
Quando due specie utilizzano sempre più frequentemente gli stessi ambienti aumentano anche le occasioni di competizione.
Entrambe hanno bisogno di cibo, ripari e spazi adatti alla riproduzione.
La lepre comune può beneficiare delle temperature più miti e conquistare progressivamente territori più elevati.
La pressione sulla lepre bianca non deriva quindi soltanto dal caldo.
Il cambiamento climatico modifica anche le relazioni tra le specie che condividono la montagna.
Il problema dell’ibridazione
L’aumento degli incontri tra lepre bianca e lepre comune porta anche a un’altra conseguenza.
Le due specie possono ibridarsi.
Il fenomeno è già conosciuto e la crescente sovrapposizione degli habitat può aumentare le possibilità di incrocio.
Per una popolazione alpina relativamente isolata questo processo può avere conseguenze anche dal punto di vista genetico.
La conservazione non riguarda quindi soltanto il numero degli animali presenti, ma anche il mantenimento delle caratteristiche proprie della popolazione di montagna.
Una specie antica intrappolata sulle montagne
La situazione della lepre bianca racconta un problema comune a molte specie alpine.
Durante i precedenti cambiamenti climatici gli animali potevano spostare lentamente il proprio areale nel corso di migliaia di anni.
Le popolazioni rimaste sulle Alpi hanno invece uno spazio geografico limitato.
Non possono continuare a spostarsi verso nord senza attraversare vaste zone inadatte e non possono neppure salire indefinitamente.
L’ambiente alpino rischia così di trasformarsi in una sorta di isola sempre più piccola.
La lepre bianca non è globalmente in pericolo
A livello mondiale la specie mantiene una distribuzione molto ampia nelle regioni settentrionali dell’Eurasia.
Per questo non viene considerata globalmente tra le specie maggiormente minacciate di estinzione.
La situazione delle popolazioni alpine deve però essere valutata separatamente.
Qui l’habitat disponibile è molto più limitato e gli effetti del riscaldamento possono risultare particolarmente forti.
Una specie può quindi essere relativamente sicura a livello globale e contemporaneamente affrontare problemi seri in una specifica area geografica.
La situazione sulle Alpi piemontesi
Il Piemonte comprende una porzione molto importante delle Alpi occidentali.
In questo territorio la lepre bianca trova ancora ambienti idonei, soprattutto alle quote medio-alte.
Il cambiamento climatico introduce però diversi fattori di pressione contemporaneamente: meno neve, temperature più elevate, modifica della vegetazione e maggiore presenza della lepre comune.
La situazione deve essere quindi monitorata nel tempo per capire come cambieranno distribuzione e consistenza delle popolazioni.
Il rischio non è soltanto perdere la neve
La lepre bianca dimostra quanto gli effetti del riscaldamento climatico siano complessi.
Non basta considerare semplicemente l’aumento della temperatura.
Cambiano anche la durata dell’inverno, il momento della fusione della neve, la vegetazione disponibile, la distribuzione dei predatori e la presenza delle specie concorrenti.
Ogni modifica può influenzarne un’altra.
Per questo una specie altamente specializzata può entrare in difficoltà anche senza una trasformazione improvvisa dell’ambiente.
Una fuga verso l’alto che prima o poi finisce
Per qualche tempo la lepre bianca può rispondere al riscaldamento cercando condizioni migliori a quote superiori.
Ma procedendo verso le cime lo spazio disponibile si restringe.
Oltre una determinata altitudine, la quantità di vegetazione e di habitat utilizzabile diminuisce rapidamente.
La montagna pone quindi un limite fisico alla possibilità di adattarsi semplicemente spostandosi.
Ed è questo uno degli aspetti più preoccupanti per il futuro della lepre bianca sulle Alpi del Piemonte.
FAQ – Lepre bianca sulle Alpi: rischi e adattamento
Il cambio del mantello permette di mimetizzarsi sulla neve e ridurre la possibilità di essere individuata dai predatori.
Non direttamente. È regolata soprattutto dal fotoperiodo, mentre la presenza della neve può ormai seguire tempi differenti.
Perché riduce la neve, restringe gli habitat freddi e favorisce la risalita della lepre comune verso quote maggiori.
Sì. L’ibridazione è possibile e la maggiore sovrapposizione degli areali può aumentare le occasioni di contatto.
La specie non è globalmente considerata a rischio immediato, ma le popolazioni alpine sono più vulnerabili perché dispongono di habitat limitati e non possono continuare a salire indefinitamente.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



