Siccità nel fiume Orco: letto quasi asciutto e mais in difficoltà nel Canavese

Da Alessandro Maldera
Agosto 12, 2026

La siccità del fiume Orco nell’agosto 2026 mostra uno dei volti più evidenti della crisi idrica che sta interessando il Canavese. Nei pressi di Rivarolo Canavese, ampie porzioni dell’alveo sono ormai occupate quasi esclusivamente da pietre e ciottoli, mentre l’acqua sopravvive in pochi rigagnoli.
La scarsità idrica sta colpendo anche l’agricoltura. Il mais, una delle colture più importanti del territorio, rischia perdite molto elevate e le prime stime indicano danni superiori ai 30 milioni di euro.
Siccità nel Canavese: i dati principali
– Danni agricoli già stimati oltre 30 milioni di euro
– Produzione normale di mais nel Torinese: circa 4,85 milioni di quintali
– Aziende coinvolte nella filiera: oltre 4.600
– Superficie coltivata: quasi 49 mila ettari
– Perdita prevista nelle zone irrigate: circa 30%
– Perdita possibile nei terreni senza irrigazione: fino al 70%
Siccità fiume Orco agosto 2026: il letto è quasi asciutto
In alcuni punti del Canavese il paesaggio dell’Orco è cambiato radicalmente.
A pochi chilometri da Rivarolo Canavese, il letto del fiume appare come una vasta distesa di ciottoli esposti al sole. Dove normalmente scorre l’acqua restano soltanto piccoli corsi ai margini dell’alveo.
L’acqua residua è bassa, poco movimentata e molto calda.
Nelle pozze rimaste sono presenti piccoli pesci, mentre le temperature elevate favoriscono la crescita delle alghe sul fondale.
La riduzione della portata non riguarda quindi soltanto la disponibilità d’acqua, ma sta modificando anche le condizioni dell’ecosistema fluviale.
Dal fiume ai campi: la crisi raggiunge il mais
La scarsità d’acqua dell’Orco si riflette direttamente sulle campagne circostanti.
Il mais rappresenta una delle produzioni agricole più importanti del Torinese, che in condizioni normali garantisce oltre un terzo dell’intero raccolto piemontese.
La produzione provinciale arriva a circa 4 milioni e 850 mila quintali, ottenuti da più di 4.600 aziende agricole distribuite su quasi 49 mila ettari.
Considerando produzione e attività economiche collegate, la filiera piemontese del mais vale circa 180 milioni di euro.
Nell’estate 2026 questo sistema sta però affrontando una delle fasi più difficili degli ultimi anni.
Caldo intenso, scarsità d’acqua e raccolti in difficoltà stanno mettendo sotto pressione molte aziende agricole del territorio. Approfondisci gli effetti della siccità sull’agricoltura di Torino e del territorio nell’estate 2026
Danni agricoli superiori ai 30 milioni di euro
Le prime stime indicano danni provocati dalla siccità già superiori ai 30 milioni di euro.
Il bilancio potrebbe però aumentare ulteriormente se le temperature elevate e l’assenza di precipitazioni significative dovessero proseguire.
Le conseguenze cambiano notevolmente in base alla disponibilità di irrigazione.
Nei terreni raggiunti dai canali irrigui viene prevista una perdita di circa il 30% della produzione.
Dove l’acqua non arriva attraverso la rete irrigua, invece, il raccolto potrebbe diminuire addirittura del 70%.
A Foglizzo pannocchie sviluppate ma quasi vuote
Gli effetti del caldo sono particolarmente visibili nei campi di Foglizzo, nel cuore del Canavese.
In alcune coltivazioni le piante hanno raggiunto dimensioni apparentemente normali, ma le pannocchie presentano pochi chicchi.
Il problema si sarebbe verificato durante la fase della fecondazione. Le temperature molto elevate hanno infatti compromesso il polline e impedito il corretto sviluppo del mais.
Una pannocchia normalmente può raggiungere un peso compreso tra 200 e 300 grammi. Nei campi maggiormente colpiti, invece, alcuni esemplari arrivano a circa 100 grammi.
In determinate aree il raccolto risulta quindi fortemente compromesso.
Un territorio che viveva grazie ai canali irrigui
L’acqua ha avuto per secoli un ruolo fondamentale nell’economia del Canavese.
Il sistema di fiumi e canali non serviva soltanto all’agricoltura. Alimentava anche attività produttive come mulini e segherie.
Nel territorio ricordato dalla fonte erano presenti in passato sette segherie ad acqua e tre mulini, tutti dipendenti dal sistema idrico locale.
Oggi quel paesaggio produttivo è profondamente cambiato.
La siccità dell’estate 2026 rende ancora più evidente quanto la disponibilità d’acqua continui però a essere decisiva per la sopravvivenza dell’agricoltura locale.
Aumentano le richieste per lo stato di crisi
Di fronte alla situazione, il settore agricolo ha chiesto alla Regione Piemonte il riconoscimento dello stato di crisi.
La richiesta è legata sia alle perdite già registrate sia al rischio che il bilancio peggiori nelle settimane successive.
Gli agricoltori chiedono inoltre di rivedere la gestione complessiva delle risorse idriche.
Il tema riguarda la necessità di coordinare utilizzi differenti: acqua potabile, irrigazione agricola e produzione idroelettrica.
La priorità rimane naturalmente l’approvvigionamento destinato alla popolazione, ma il problema riguarda anche la capacità di conservare riserve sufficienti nei periodi in cui l’agricoltura ne ha maggiormente bisogno.
La gestione dell’acqua finisce al centro delle polemiche
Secondo le criticità segnalate dal mondo agricolo, la crisi non sarebbe riconducibile esclusivamente alle temperature e alla mancanza di pioggia.
Una parte delle contestazioni riguarda infatti la gestione degli invasi e delle risorse idriche.
Tra i casi citati compare la diga di Ceresole, che secondo quanto riportato dal settore agricolo sarebbe stata svuotata nel mese di maggio, riducendo successivamente la disponibilità d’acqua nel periodo di maggiore necessità per i campi.
La questione apre quindi un confronto più ampio sulla gestione delle riserve, soprattutto durante estati caratterizzate da lunghi periodi siccitosi.
Agricoltura e clima sempre più estremo
La situazione dell’Orco mostra un problema che va oltre la singola stagione agricola.
Temperature molto elevate, precipitazioni irregolari e periodi prolungati senza acqua stanno rendendo più difficile programmare coltivazioni che fino a pochi anni fa potevano contare su condizioni maggiormente prevedibili.
Il mais è particolarmente sensibile alla disponibilità d’acqua in alcune fasi dello sviluppo.
Quando caldo e siccità coincidono con la fecondazione, il danno può quindi diventare irreversibile anche se la pianta continua apparentemente a crescere.
A Foglizzo anche una preghiera collettiva per la pioggia
La gravità della situazione ha prodotto anche un episodio particolarmente significativo.
Nei giorni precedenti, alcuni imprenditori agricoli del territorio hanno partecipato insieme alla comunità locale a una preghiera collettiva per chiedere l’arrivo della pioggia.
Un gesto che racconta il livello di preoccupazione raggiunto in una zona nella quale l’agricoltura continua a rappresentare una componente importante dell’economia.
Al di là dell’aspetto simbolico, il problema resta però concreto: senza nuove precipitazioni o maggiore disponibilità idrica, molte colture difficilmente potranno recuperare.
Il futuro del Canavese passa anche dalla gestione dell’acqua
La siccità del fiume Orco nell’agosto 2026 mette insieme due problemi strettamente collegati: la trasformazione degli ecosistemi fluviali e la difficoltà crescente dell’agricoltura.
Il letto quasi asciutto del fiume rappresenta la manifestazione più visibile della crisi, mentre nei campi gli effetti si misurano attraverso pannocchie incomplete, raccolti ridotti e milioni di euro di perdite.
Per il Canavese la questione non riguarda quindi soltanto l’estate 2026. Il tema centrale diventa come gestire una risorsa idrica sempre meno prevedibile tra esigenze dei cittadini, agricoltura, produzione energetica e tutela degli ecosistemi.
FAQ – Fiume Orco in secca: domande e risposte
In alcuni tratti vicino a Rivarolo Canavese il letto del fiume è quasi completamente asciutto e l’acqua resta soltanto in piccoli rigagnoli e pozze.
Le prime stime riportate indicano oltre 30 milioni di euro di danni, ma il bilancio potrebbe aumentare se caldo e siccità continueranno.
Nelle aree irrigate la perdita stimata è di circa il 30%. Nei terreni non raggiunti dai canali irrigui può arrivare fino al 70%.
Temperature molto elevate durante la fase della fecondazione possono compromettere il polline e impedire la corretta formazione dei chicchi.
Il settore agricolo chiede un maggiore coordinamento tra acqua potabile, irrigazione e utilizzo idroelettrico, soprattutto nei periodi di maggiore necessità.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



