Ramassin, le piccole prugne del Piemonte: storia, caratteristiche e varietà

Da Alessandro Maldera
Agosto 12, 2026

I Ramassin, piccole prugne del Piemonte, appartengono a una cultivar locale di susino profondamente legata alla tradizione agricola regionale. Sono frutti piccoli, dolci e generalmente di colore viola scuro, riconoscibili anche per la facilità con cui il nocciolo si separa dalla polpa.
La loro coltivazione si è sviluppata soprattutto nelle zone collinari del Piemonte meridionale, ma la presenza del ramassin è documentata anche nel Torinese e nel Chierese. Nel corso dei secoli sono nati diversi ecotipi locali, alcuni dei quali sono diventati prodotti tradizionali del territorio
Focus sul Ramassin piemontese
– Diffusa soprattutto in Piemonte
– Dimensioni del frutto: circa 1,5 × 3 centimetri
– Colore generalmente viola scuro
– Polpa molto dolce
– Nocciolo facilmente separabile dalla polpa
– Maturazione soprattutto a luglio, con raccolte possibili fino a fine agosto
– Tra gli ecotipi: Roero, Saluzzo, Pagno e ramassin giallo
Ramassin piccole prugne del Piemonte: cosa sono
Il ramassin, chiamato anche darmasin, è una varietà locale di susino presente quasi esclusivamente in Piemonte.
Nel corso del tempo il nome ha assunto forme differenti a seconda delle zone. Tra queste compaiono dramassin e dalmassin, quest’ultima utilizzata soprattutto nel territorio monregalese.
In italiano il frutto viene indicato anche con il termine damaschina.
Il nome sarebbe legato alla città di Damasco
L’origine del nome viene tradizionalmente collegata a Damasco, capitale della Siria.
Secondo una delle ricostruzioni riportate, la pianta sarebbe arrivata in Europa attraverso i Crociati nel XII secolo.
Un’altra ipotesi anticipa invece la diffusione di alcuni secoli, attribuendola ai Saraceni durante le incursioni avvenute tra il IX e il X secolo.
Entrambe le interpretazioni riconducono comunque il nome e la storia del frutto al Mediterraneo orientale.
La diffusione nelle colline piemontesi
Una volta introdotto nel territorio italiano, il susino trovò condizioni particolarmente favorevoli nei microclimi collinari del Piemonte meridionale.
La coltivazione si sviluppò anche in alcune aree della Liguria.
Nel Torinese e nel Chierese la diffusione viene invece collegata all’attività dei monaci benedettini del XIII secolo, che contribuirono alla presenza di queste piante nelle campagne e sulle colline.
Il ramassin diventò così progressivamente parte del paesaggio agricolo piemontese.
La selezione delle coltivazioni nell’Ottocento
Nel corso del XIX secolo le coltivazioni furono ulteriormente selezionate.
Questo processo contribuì a definire le caratteristiche del prodotto tradizionale conosciuto ancora oggi.
La presenza del ramassin continuò a concentrarsi soprattutto in determinate aree collinari, dove terreno e clima risultavano particolarmente adatti alla coltivazione del susino.
Il riconoscimento nelle Colline torinesi
Nel 1998 il prodotto legato alle Colline torinesi entrò nella valorizzazione delle produzioni agroalimentari tradizionali del territorio.
Il ramassin conserva quindi anche un legame specifico con l’area torinese, oltre alla maggiore notorietà acquisita nelle zone del Cuneese e del Saluzzese.
La sua storia testimonia come piccole produzioni locali possano sopravvivere per secoli grazie alla continuità delle coltivazioni familiari.
Il ramassin della Valle Bronda e del Monviso
Un’altra zona particolarmente importante è quella del Cuneese.
La coltivazione è presente nella Valle Bronda, nell’area del Monviso e nella Valle Po, soprattutto nei territori di Pagno, Castellar e Brondello.
Il ramassin di questa zona è stato inserito nell’Arca del Gusto di Slow Food, progetto dedicato alla tutela delle produzioni tradizionali e della biodiversità alimentare.
Come riconoscere un ramassin
Le dimensioni sono una delle caratteristiche più evidenti.
Un ramassin misura indicativamente 1,5 centimetri di larghezza e circa 3 centimetri di lunghezza, risultando quindi molto più piccolo rispetto a molte prugne normalmente presenti in commercio.
Il colore è generalmente viola scuro.
La buccia presenta inoltre una quantità particolarmente evidente di pruina, la sottile patina naturale che ricopre numerosi frutti.
La polpa è molto dolce
Uno degli elementi che rendono riconoscibile il ramassin è il sapore.
La polpa è particolarmente dolce, caratteristica che ne ha favorito il consumo come frutto fresco e l’utilizzo nelle preparazioni tradizionali.
Un altro elemento distintivo riguarda il nocciolo.
Quando il frutto è maturo, questo può essere separato dalla polpa con grande facilità.
Come riconoscere i ramassin
– Forma allungata
– Colore prevalentemente viola scuro
– Buccia ricoperta da abbondante pruina
– Polpa molto dolce
– Nocciolo che si stacca facilmente dalla polpa
Quando maturano i ramassin
La maturazione è piuttosto precoce.
Il periodo principale è generalmente il mese di luglio, quando gran parte dei frutti raggiunge le caratteristiche ideali per la raccolta.
A seconda delle varietà, delle condizioni climatiche e delle zone di coltivazione, la maturazione può però continuare nel mese di agosto.
In alcuni casi i ramassin possono quindi essere raccolti fino alla fine di agosto.
Le principali varietà di ramassin piemontese
Nel territorio piemontese sono presenti diversi ecotipi sviluppatisi in aree differenti.
Tra quelli indicati figurano:
- Ramassin del Roero
- Ramassin di Saluzzo
- Ramassin di Pagno
- Ramassin giallo
Le differenze sono il risultato della selezione locale e dell’adattamento delle piante ai differenti microclimi piemontesi.
Il Ramassin del Saluzzese è un prodotto tradizionale
Particolare importanza ha assunto il Ramassin del Saluzzese, appartenente al gruppo dei susini damaschini.
Questa produzione ha ottenuto il riconoscimento come prodotto agroalimentare tradizionale.
Il riconoscimento contribuisce a preservare una coltura che non ha le dimensioni produttive delle grandi varietà commerciali, ma conserva un forte legame con l’identità agricola locale.
Un piccolo frutto legato alla storia agricola del Piemonte
La storia dei Ramassin, piccole prugne del Piemonte, attraversa quindi molti secoli.
Dalle possibili origini orientali alla diffusione sulle colline piemontesi, il piccolo susino si è adattato a territori molto differenti, dal Torinese al Chierese, dal Roero al Saluzzese e alle valli del Cuneese.
Dimensioni ridotte, polpa dolce, colore intenso e facilità nel separare il nocciolo sono diventati i caratteri distintivi di un frutto che continua a rappresentare una delle produzioni più particolari della tradizione piemontese.
Sono piccole susine appartenenti a una cultivar locale di susino diffusa soprattutto in Piemonte.
Il nome viene ricondotto alle forme darmasin, dramassin e dalmassin e alla damaschina, termine collegato tradizionalmente alla città siriana di Damasco.
La maturazione avviene soprattutto nel mese di luglio, ma alcune produzioni possono proseguire fino alla fine di agosto.
Sono piccoli, generalmente viola scuro, hanno una polpa molto dolce e un nocciolo che si separa facilmente dal frutto maturo.
Sono presenti nel Torinese e nel Chierese, nel Roero, nel Saluzzese, nella Valle Bronda, nella Valle Po e in altre aree del Piemonte meridionale.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



