Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Articoli HP » Villastellone, storia del borgo tra Templari, Chieri e famiglie nobili

Villastellone, storia del borgo tra Templari, Chieri e famiglie nobili

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 11, 2026

La storia di Villastellone nasce nel Medioevo, in una zona strategica tra Chieri, Santena, Carignano e il corso del torrente Stellone. Il paese si sviluppò come villanova difensiva, legata prima ai Templari e poi al Comune di Chieri. Nei secoli successivi fu segnato dalla famiglia Della Villa, dal castello, dalle guerre, dalle pestilenze, dall’età napoleonica e dalla Resistenza. Oggi conserva l’identità di un centro agricolo e storico alle porte di Torino.

In sintesi

– Villastellone nasce da un acquisto del Comune di Chieri dai Templari nel 1203
– Il primo nucleo urbano sorse nell’area di Campo di Costa, vicino al rio Stellone
– Il borgo fu a lungo legato alla famiglia Della Villa, poi ai Morra di Lavriano
– Il castello venne trasformato nel Settecento in villa signorile su progetto attribuito a Filippo Juvarra
– Durante la Seconda guerra mondiale il paese partecipò alla lotta al nazifascismo

Le origini medievali di Villastellone

La nascita di Villastellone risale ai primi anni del XIII secolo. Il passaggio decisivo avvenne il 13 dicembre 1203, quando un atto redatto a Chieri sancì il trasferimento di un ampio territorio dall’ordine dei Cavalieri del Tempio, cioè i Templari, al Comune di Chieri.

L’area era molto vasta. Comprendeva zone comprese tra Santena, Borgo Cornalese, la Gorra e Carignano. Inoltre, si trovava in un punto delicato dal punto di vista politico e militare.

Per Chieri, quel possedimento rappresentava una vera testa di ponte. Serviva infatti a rafforzare la presenza chierese verso sud, in funzione difensiva contro il Marchesato di Saluzzo, i Provana e altri poteri presenti nell’area piemontese.

Con l’atto del 1203, Chieri acquistò anche una casa chiamata San Martino. Si trovava nella zona detta Campo di Costa, tra il rio Stellone, il Po Morto e il torrente Banna. Insieme alla casa e alle terre furono acquisiti anche diritti importanti, compresi quelli sulle acque e sulla pesca.

Da San Martino dello Stellone a Villastellone

Il primo nome del nuovo insediamento fu Villanova di San Martino dello Stellone. Il riferimento a San Martino derivava dalla chiesa presente nella zona, collegata alla devozione per il santo.

Secondo la tradizione locale, l’area era legata anche alla presenza religiosa medievale e alla diffusione del culto di San Martino. La vicina abbazia di Casanova di Carmagnola ricorda, in questo territorio, la forte presenza di comunità religiose e fondazioni ecclesiastiche.

Con il tempo, il nome cambiò. Prima comparvero forme come Villa Sancti Martini e San Martino di Stellone. In seguito, il riferimento diretto a San Martino venne abbandonato e prevalse il nome Villa Stellonis, poi trasformato nell’attuale Villastellone.

L’aggiunta “Stellone” deriva dal rio omonimo. Il torrente Stellone è un affluente del Banna e attraversa l’area vicina a Santena. Proprio questo corso d’acqua diede al paese una parte decisiva della sua identità.

La fondazione della villanova

Il contratto del 1203 prevedeva condizioni complesse. Per questo motivo, tra la stipulazione dell’accordo e la reale fondazione della nuova villa passarono diversi decenni.

La questione venne risolta solo dopo l’intervento dell’imperatore Federico II, che confermò l’atto di vendita tra i Templari e il Comune di Chieri. Secondo le ricostruzioni locali, la nascita concreta del primo nucleo urbano va quindi collocata tra il 1236 e la metà del XIII secolo.

Chieri si impegnò a costruire una struttura fortificata e a difenderla. In origine, la villanova non aveva ancora una cinta muraria stabile. Era però protetta da una palizzata in legno e da un fossato. Poiché il terreno era in posizione rialzata, quel fossato non poteva essere riempito d’acqua.

Il nuovo borgo si popolò grazie all’arrivo di abitanti dai paesi vicini. A queste famiglie furono concessi una casa, un appezzamento di terra da coltivare, franchigie ed esenzioni. In questo modo Chieri cercava di rendere stabile il presidio e di trasformarlo in una comunità viva

Villastellone tra Chieri, Asti e i Savoia

Per diversi secoli Villastellone seguì le vicende politiche di Chieri. Il legame con la città chierese fu forte, ma non sempre lineare.

Dopo una disputa con Asti, Chieri dovette concludere la pace cedendo metà del villaggio. Il dominio astigiano durò tredici anni. Successivamente, Villastellone tornò sotto il controllo di Chieri.

Nel frattempo, però, lo scenario piemontese stava cambiando. Chieri era minacciata dal Monferrato, da Saluzzo e dagli Acaya. Per questo motivo offrì la propria sudditanza ai Savoia, entrando in una nuova fase politica.

Anche Villastellone venne coinvolta in questo equilibrio instabile. Da piccolo borgo difensivo, divenne così parte di una rete di interessi più ampia, tra poteri comunali, dinastie nobiliari e strategie territoriali.

Il Trecento: carestie, guerre e incendio del 1325

Il XIV secolo fu uno dei periodi più duri nella storia di Villastellone. Il paese dovette affrontare carestie, pestilenze, guerre e scorribande di capitani di ventura.

A tutto questo si aggiunse un evento devastante: il terribile incendio del 1325, che distrusse interamente il borgo. Dopo l’incendio, Villastellone rimase nuovamente spopolata.

Per evitare l’abbandono definitivo, Chieri decise di richiamare nuovi abitanti. Circa ottanta famiglie provenienti dalla Val Chisone e da Pragelato risposero all’invito. Anche in questo caso furono offerte terre, case ed esenzioni dai carichi fiscali.

La ricostruzione non fu solo edilizia. Chieri dovette anche provvedere alla difesa del borgo, rafforzando fortificazioni e presidi. Tuttavia, questo impegno diventò presto molto pesante per le finanze comunali.

I Della Villa e la trasformazione del feudo

Nel 1396 Chieri chiese al Conte di Savoia e al Principe d’Acaya il permesso di cedere Villastellone in feudo al patrizio chierese Franceschino Della Villa e ai suoi discendenti maschi.

Con quell’atto iniziò una fase nuova. Villastellone divenne stabilmente feudo della famiglia Della Villa, una delle casate più importanti dell’area chierese.

Nel contratto, Franceschino ottenne condizioni favorevoli. Per dieci anni furono previste esenzioni fiscali e militari, così da alleggerire gli obblighi verso il Comune.

Le prime notizie sui Della Villa risalgono all’ultimo quarto del XIV secolo. Riguardano Tommaso, padre di Franceschino, e due suoi fratelli. Secondo le ricostruzioni, Tommaso Villa avrebbe svolto attività di banchiere anche in diversi paesi europei.

Fu però Franceschino a portare la famiglia al massimo prestigio. Dopo l’acquisto di Villastellone, ottenne anche Bardassano, Canova e Tondonito, sulle colline torinesi, tra il 1408 e il 1416. Inoltre, divenne consigliere di Ludovico di Savoia, Principe d’Acaya.

Una famiglia tra nobiltà, esercito e potere locale

Nei secoli successivi, i Della Villa consolidarono il proprio ruolo nel Chierese. Si legarono per matrimonio ad alcune tra le principali famiglie astigiane e chieresi, tra cui gli Asinari, gli Incisa, i Bensi e i Solaro.

La famiglia ebbe anche una forte vocazione militare. Nell’albero genealogico compaiono numerosi colonnelli, due generali, due Cavalieri dell’Ordine di Malta nel XVI secolo e due discendenti, Gabriele e Filiberto, Cavalieri Gerosolimitani.

Il ramo principale si estinse il 22 settembre 1866, quando morì a Villastellone l’ultimo marchese, Carlo Della Villa, senza lasciare discendenza diretta.

Il castello di Villastellone

Divenuti feudatari, i Della Villa fecero costruire un castello. La residenza era affidata a un castellano, incaricato di rappresentare la famiglia e amministrare i diritti feudali.

Il complesso aveva anche una funzione simbolica. Secondo la tradizione, dalla torre del castello, nei giorni di fiera, veniva esposto lo stemma del paese.

Tra Trecento e Quattrocento le fortificazioni furono rafforzate. Vennero costruiti nuovi ponti, nuove porte e un mulino. Il borgo assunse così un assetto più stabile e difeso.

Le vicende militari, tuttavia, continuarono a lasciare il segno. Secondo la memoria locale, durante un assedio francese guidato dal generale Catinat, gli abitanti nascosero nella torre tesori e documenti del catasto comunale. Le truppe francesi, non riuscendo a entrare, minarono la torre e la fecero saltare, danneggiando anche parte del castello. Inoltre, portarono via il grande orologio del campanile con tutti i suoi ingranaggi.

Nel 1690 un incendio danneggiò gravemente il castello, rendendolo irrecuperabile. La svolta arrivò nel 1735, quando il conte Ercole Della Villa ordinò la costruzione di una villa signorile nello stesso luogo.

Per il progetto venne incaricato Filippo Juvarra, uno dei grandi architetti dell’età sabauda, già legato alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. La trasformazione diede al complesso un carattere più residenziale e nobiliare.

Il castello in breve

– Nacque come residenza feudale dei Della Villa
– Fu danneggiato da guerre, assedi e incendi
– Nel 1690 subì un incendio gravissimo
– Nel 1735 venne trasformato in villa signorile
– Il progetto settecentesco è legato al nome di Filippo Juvarra

Dai Della Villa ai Morra di Lavriano

Nel corso dell’Ottocento la storia del castello e del feudo si intrecciò con quella dei Morra di Lavriano, antica famiglia piemontese originaria di Pancalieri.

Il legame nacque attraverso Clara Maria Della Villa, sorella dell’ultimo marchese Carlo. Nel 1858 Clara Maria sposò il conte Carlo Morra di Lavriano, capitano di cavalleria e poi d’artiglieria.

Da quel matrimonio discende la linea collegata agli attuali proprietari del castello. Secondo alcune ricostruzioni, già attorno al 1850 la signoria passò ai conti di Lavriano, che intervennero sull’edificio ampliando scuderie, citroniera e locali di servizio.

Nel Novecento la villa venne ulteriormente rimodernata e ampliata per volontà dei conti Morra di Lavriano. Il progetto fu affidato all’architetto John Vallace.

I Morra rimasero fedeli a Casa Savoia. Anche per questo, la piazza centrale del paese fu intitolata a re Umberto I e l’asilo infantile ai Principi di Piemonte.

Borgo Cornalese e il legame con i De Maistre

A ovest del centro abitato si trova Borgo Cornalese, uno dei luoghi più interessanti del territorio di Villastellone. Le sue origini risalgono all’anno Mille.

Nel XIX secolo il borgo divenne una tenuta di campagna legata alla famiglia del filosofo Joseph de Maistre. Ancora oggi è ricordato per il suo paesaggio rurale e per il mulino ad acqua, tuttora uno degli elementi più caratteristici del luogo.

Borgo Cornalese venne aggregato a Villastellone nel 1799. Questo legame è ricordato anche nello stemma comunale, attraverso le calendule d’oro associate ai conti De Maistre.

Pestilenze, carestie e crisi tra Quattrocento e Seicento

Tra XV e XVI secolo, Villastellone condivise il destino di molti paesi piemontesi. A periodi di maggiore prosperità si alternarono fasi difficili, segnate da carestie, guerre e malattie.

In quei secoli, la povertà e le scarse condizioni igieniche favorivano la diffusione delle epidemie. La vita delle comunità rurali era fragile e dipendeva molto dai raccolti, dal clima e dalla stabilità politica.

Le fonti locali ricordano tre grandi periodi di siccità e invasioni di cavallette. Poi, nel 1630, una grave pestilenza colpì Torino e l’Italia settentrionale. Anche Villastellone pagò un prezzo altissimo, con una popolazione decimata.

Villastellone nell’età napoleonica

All’inizio dell’Ottocento, dopo la vittoria nella battaglia di Marengo del 14 giugno 1800, Napoleone Bonaparte conquistò il Piemonte. Anche Villastellone fu occupata insieme ad altre località piemontesi.

Con Napoleone primo console, il Piemonte entrò in una fase di trasformazioni amministrative ed economiche. Anche Villastellone conobbe cambiamenti importanti.

Si sviluppò la produzione del baco da seta, con la nascita di fabbriche per la lavorazione dei bozzoli. Inoltre, si diffuse la coltivazione della patata, che da allora divenne una coltura di primo piano per il territorio.

Nel 1860 arrivò un altro elemento decisivo per i collegamenti: la posa della stazione ferroviaria sulla linea per Asti. Questo inserì Villastellone in una rete di mobilità più moderna e rafforzò i rapporti con Torino e con il Piemonte meridionale.

Villastellone nella Seconda guerra mondiale e nella Resistenza

Durante la Seconda guerra mondiale, Villastellone visse anni difficili. Il castello divenne un presidio nazista. Nel parco, nella zona conosciuta come ca’ d’le masche, cioè “casa delle streghe”, venne costruito un deposito di munizioni.

Questa presenza rappresentò un grave pericolo per la popolazione. Il paese fu coinvolto in azioni di guerra e subì lutti anche tra i civili.

Molti villastellonesi parteciparono alla lotta contro il nazifascismo. Alcuni furono partigiani in prima linea. La memoria di quel periodo è ancora presente nella toponomastica cittadina, con strade dedicate a episodi della Resistenza e ai partigiani caduti.

Lo stemma di Villastellone

Lo stemma e il gonfalone di Villastellone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 2002.

Il disegno è inquartato. Nel primo quarto compare, su fondo d’argento, la testa e il collo di una donna mora di nero. E nel secondo, su fondo azzurro, è raffigurata una stella d’oro a sei raggi. Nel terzo, sempre su fondo azzurro, compaiono tre calendule d’oro. Invece nel quarto, su fondo d’argento, è presente una croce rossa a otto punte.

Ogni elemento richiama una parte della storia locale. La testa di donna mora deriva dallo stemma dei marchesi Morra di Lavriano. La stella richiama per assonanza il torrente Stellone, da cui il paese ha preso il nome. La croce ricorda la presenza dei Templari sul territorio. Le calendule rimandano invece ai conti De Maistre, proprietari di Borgo Cornalese, aggregato a Villastellone nel 1799.

Il gonfalone comunale è un drappo bianco.

Villastellone oggi

Oggi Villastellone è un centro tranquillo alle porte di Torino. La sua economia conserva una base agricola importante, ma il territorio ospita anche industrie e attività legate al terziario avanzato.

Il paese mantiene un forte legame con le proprie tradizioni. La patrona è Sant’Anna, celebrata ogni anno a fine luglio. Tra gli appuntamenti più caratteristici c’è la Sagra dello Spiedino, una delle feste più note della comunità.

La storia di Villastellone è quindi quella di un borgo nato per ragioni difensive, cresciuto attorno alle acque, ai campi e alle famiglie nobiliari, e poi entrato nella modernità senza perdere del tutto la propria identità

Domande frequenti sulla storia di Villastellone

Quando nasce Villastellone?

La nascita storica di Villastellone è legata all’atto del 13 dicembre 1203, con cui il Comune di Chieri acquistò dai Templari i territori di San Martino. La fondazione concreta del borgo avvenne però alcuni decenni dopo, tra il 1236 e la metà del XIII secolo.

Perché Villastellone si chiama così?

Il nome deriva dal rio Stellone, corso d’acqua collegato al torrente Banna. In origine il paese era chiamato Villanova di San Martino dello Stellone, poi il riferimento a San Martino venne progressivamente abbandonato.

Che ruolo ebbero i Templari nella storia di Villastellone?

I Templari possedevano terre e strutture nell’area di San Martino, vicino al rio Stellone. Nel 1203 quei beni passarono al Comune di Chieri, che li utilizzò per creare un nuovo insediamento difensivo.

Chi erano i Della Villa?

I Della Villa furono una potente famiglia chierese. Dal 1396 ottennero Villastellone in feudo e ne segnarono la storia per secoli. La casata si estinse nel 1866 con la morte dell’ultimo marchese Carlo Della Villa.

Il castello di Villastellone è legato a Filippo Juvarra?

Sì. Dopo il grave incendio del 1690, nel 1735 il conte Ercole Della Villa fece costruire una villa signorile sul luogo del vecchio castello. Il progetto è legato al nome dell’architetto Filippo Juvarra.

Che cos’è Borgo Cornalese?

Borgo Cornalese è un borgo rurale a ovest del centro di Villastellone, con origini risalenti all’anno Mille. Fu legato alla famiglia De Maistre e venne aggregato a Villastellone nel 1799.

Quale ruolo ebbe Villastellone nella Resistenza?

Durante la Seconda guerra mondiale, il castello fu usato come presidio nazista e nel parco venne realizzato un deposito di munizioni. Molti abitanti parteciparono alla lotta partigiana e il paese conserva memoria di quei fatti anche attraverso l’intitolazione di alcune strade.

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende