Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia-Carignano: il “Muto” che rese Torino una capitale anche di architettura e cultura

Da Alessandro Maldera
Maggio 11, 2026

Nato sordo e soprannominato “il Muto”, Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia-Carignano non fu un personaggio minore. Anzi, dentro il Piemonte del Seicento riuscì a trasformare un limite fisico in disciplina, studio e ruolo politico. Inoltre, a Torino lasciò un’impronta concreta: sotto la sua guida prese forma Palazzo Carignano, uno dei simboli più forti della città sabauda. E, proprio per questo, la sua biografia interessa Torino molto più di quanto il soprannome faccia pensare.
Cosa ricordare su Emanuele Filiberto Amedeo
– È il principe detto “il Muto” perché nato sordo, ma formato con un’educazione specialistica tra Spagna e Piemonte
– In Piemonte fu governatore generale di Ivrea (dal 1644) e governatore generale di Asti (dal 1663)
– A Torino promuove la stagione delle residenze: con Guarino Guarini nasce Palazzo Carignano
– Il matrimonio d’Este (1684) provoca una crisi con Luigi XIV e un breve esilio prima del rientro a Torino (1685)
– Muore a Torino nel 1709; la memoria si lega poi anche alla Sacra di San Michele (1836)
Un principe nato sordo, ma non “tagliato fuori” dalla storia
Emanuele Filiberto Amedeo nacque a Moûtiers (in Tarantasia) il 20 agosto 1628. Era il primogenito di Tommaso Francesco di Savoia-Carignano e di Maria di Borbone-Soissons. Da una parte, quindi, stava dentro il cuore della famiglia Savoia; dall’altra, era legato a importanti casate francesi.
La sua sordità, però, cambiò tutto. All’epoca la società era brutale su questi temi e, di conseguenza, il rischio era l’emarginazione. Tuttavia la famiglia scelse una strada diversa: investire su un’educazione specialistica, anche a costo di spostamenti lunghi e anni di instabilità.
Dalla Spagna a Ivrea: l’educazione che lo rese “praticabile” come principe
Nel Seicento la scuola più famosa per l’educazione dei sordi era in Spagna. Qui operava Manuel Ramírez de Carrión, legato a metodi che puntavano su lettura labiale, addestramento alla parola e strumenti come la dattilologia. Il risultato, per l’epoca, fu straordinario: Emanuele Filiberto imparò a leggere e scrivere in modo completo e riuscì anche a pronunciare alcune parole, pur con fatica.
Poi, rientrato nell’orbita sabauda, proseguì lo studio con Emanuele Tesauro, figura centrale della cultura piemontese del tempo. E qui il punto è decisivo: non parliamo solo di “recupero”, ma di formazione vera. Infatti imparò lingue, lesse molto e sviluppò una predilezione per le scienze naturali.
Inoltre, dopo anni difficili tra Francia, Spagna e prigionie politiche, nel 1644 la famiglia tornò a muoversi verso il Piemonte. E, proprio in quel rientro, Emanuele Filiberto si ritrovò a Ivrea, dove il padre aveva un ruolo di governo provinciale.
Torino e la corte sabauda: il ritorno al centro del potere
Dal 1646 i Carignano entrarono stabilmente nella vita di corte a Torino. Tuttavia non fu una passerella semplice: quando la famiglia tentò la strada francese, i due principi vennero derisi e trattati con sufficienza, anche perché l’educatore spagnolo non li seguì oltreconfine. Di conseguenza, dopo quella esperienza umiliante, il ritorno in Piemonte fu anche un ritorno alla realtà.
A Torino, invece, l’obiettivo era chiaro: far riconoscere pubblicamente che il principe poteva sostenere il proprio rango. Quindi partecipò a cerimonie, capitoli cavallereschi e momenti pubblici in cui contava la presenza. Inoltre, nel tempo, il suo ruolo a corte venne continuamente ribadito come quello del primo principe del sangue.
Carriera militare: tra Lombardia, Francia e Ducato di Savoia
A circa vent’anni Emanuele Filiberto scelse anche la via delle armi. Nel 1648 iniziò le campagne in Lombardia e si distinse durante l’assedio di Pavia. In seguito, ottenne il comando di un reggimento di cavalleria al servizio del re di Francia Luigi XIV e, più tardi, il grado di tenente generale nell’esercito sabaudo.
Questa doppia appartenenza non è una contraddizione: nel Seicento, infatti, i principi si muovevano tra alleanze mobili e carriere “a cavallo” di più mondi. E proprio questa elasticità spiega perché il suo profilo conti anche sul piano diplomatico.
Ivrea e Asti: incarichi piemontesi che contano davvero
Sul fronte degli incarichi territoriali, il legame col Piemonte è diretto. Fu governatore generale di Ivrea dal 1644 e governatore generale di Asti dal 1663. Questi ruoli non erano decorativi: significavano presidiare province strategiche, gestire relazioni e rappresentare la sovranità sabauda sul territorio.
Inoltre, per Torino è importante un aspetto di metodo: Emanuele Filiberto dimostrò che la sua sordità non lo rendeva “inermi”. Anzi, costruì autorità con studio, ritualità di corte e disciplina politica.
Racconigi e Torino: le residenze come progetto di potere
Emanuele Filiberto non fu soltanto un uomo di cariche. Fu anche un committente competente, cioè uno che capiva l’architettura come linguaggio di prestigio.
Nel suo mondo, due luoghi contano più degli altri:
- Castello di Racconigi, che iniziò a trasformare progressivamente da fortezza a residenza di piacere, affidando interventi e ripensamenti nel tempo
- Torino, dove volle un palazzo capace di affermare visivamente il peso dei Carignano
Ed è qui che arriva la svolta: nel 1679 affidò a Guarino Guarini la costruzione del nuovo palazzo torinese dei Carignano. Quel progetto diventerà Palazzo Carignano, uno dei capolavori barocchi della città. Inoltre, nel 1693, la famiglia poté stabilirsi nel nuovo palazzo, rendendolo un centro reale di vita politica e mondana.
Matrimonio d’Este e crisi con Luigi XIV: quando Torino diventa campo di pressione internazionale
Emanuele Filiberto si sposò tardi, e questo alimentava un rischio dinastico: l’estinzione del ramo. Tuttavia, nel 1684, scelse di sposare Maria Angela Caterina d’Este (spesso indicata anche come Maria Caterina), principessa legata alla casa di Modena.
Il contratto matrimoniale venne firmato a Modena il 17 settembre 1684. Le nozze furono celebrate a Racconigi tra il 10 e l’11 novembre 1684. E qui scatta la crisi: Luigi XIV non gradì l’unione, perché avrebbe preferito controllare quel matrimonio per rafforzare l’influenza francese sul Ducato di Savoia.
Di conseguenza, la coppia venne di fatto allontanata dalla corte e si rifugiò a Bologna per alcuni mesi. Tuttavia Emanuele Filiberto non accettò l’umiliazione fino in fondo: cercò una distensione senza una resa totale, e nel giugno 1685 poté rientrare a Torino.
Questa vicenda interessa Torino perché mostra una cosa netta: la città non era solo capitale interna, ma anche bersaglio di pressioni internazionali.
Torino 1706: l’assedio, la cattura e Racconigi come prigione controllata
Durante la guerra di successione spagnola, Torino visse il trauma dell’assedio del 1706. In quel contesto Emanuele Filiberto, ormai anziano, tentò di allontanarsi con la famiglia verso Genova. Tuttavia venne intercettato e trattenuto dalle truppe francesi, fino a essere confinato in una forma di arresto controllato al castello di Racconigi.
Poi arrivò la notizia della vittoria sabauda. E, anche se lui non era più un comandante da campo, quel momento segnò la chiusura di un ciclo: Torino resisteva e, insieme, consolidava la propria identità politica.
Morte a Torino e sepoltura: la memoria piemontese nel lungo periodo
Emanuele Filiberto morì a Torino il 21 aprile 1709. In seguito, nel 1836, le sue spoglie vennero collocate alla Sacra di San Michele, uno dei luoghi simbolo del Piemonte. È un passaggio importante, perché sposta la memoria del principe dentro un santuario identitario, oltre la semplice cronaca dinastica.
Figli e discendenza: la linea Carignano che arriva ai re d’Italia
Dal matrimonio con Maria Angela Caterina d’Este nacquero:
- Isabella Luisa (1687–1767), con una vicenda matrimoniale complessa
- Maria Vittoria (1688–1763), sposata nel 1721 con Giuseppe Malabaila, conte di Cercenasco
- Vittorio Amedeo (noto anche come Luigi Vittorio Amedeo, 1690–1741), successore come Principe di Carignano
- Tommaso Filippo Gastone (1696–1715)
Da questa linea discenderanno, nel lungo periodo, anche i re del Regno d’Italia appartenenti al ramo Carignano.
Dubbi comuni su Emanuele Filiberto Amedeo
Perché nacque sordo e aveva grandi difficoltà nella comunicazione orale. Tuttavia, grazie a un’educazione specialistica, imparò a leggere, scrivere e a interagire in modo efficace.
Torino è centrale: qui visse a lungo la vita di corte, qui commissionò Palazzo Carignano e qui morì nel 1709. Inoltre fu coinvolto indirettamente nelle grandi crisi politiche che attraversarono la capitale sabauda.
Fu governatore generale di Ivrea e, più tardi, governatore generale di Asti, quindi con ruoli concreti nella gestione delle province sabaude.
Perché Luigi XIV voleva controllare quel matrimonio per aumentare l’influenza francese sul Ducato di Savoia. La scelta di una principessa d’Este fece scattare pressioni e un breve allontanamento della coppia dalla corte torinese.
Tentò di spostarsi con la famiglia verso Genova, ma venne intercettato e trattenuto, finendo sotto controllo a Racconigi mentre Torino viveva l’assedio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



