Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Arte » Gualtiero Casalegno a Torino: opere, stile e cantieri che hanno segnato l’architettura del Novecento

Gualtiero Casalegno a Torino: opere, stile e cantieri che hanno segnato l’architettura del Novecento

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Maggio 03, 2026

Gualtiero Casalegno non è un nome “da slogan”, però a Torino lo incontri spesso senza accorgertene. Infatti le sue opere stanno nei punti strategici: assi urbani, piazze, cantieri pubblici e residenze signorili del dopoguerra. Inoltre il suo tratto è riconoscibile: cura del dettaglio, attenzione ai materiali e uno sguardo aggiornato sulla cultura internazionale del tempo. Quindi qui trovi una lettura chiara, torinese e piemontese, della sua figura e delle sue architetture.

Casalegno: Torino, torri, cantieri e metodo

Nascita–morte: Alpignano 1912 – Torino 1999
Formazione: laurea al Politecnico di Torino (1938) + attività accademica con Muzio (dal 1943)
Residenziale signorile: corso Duca degli Abruzzi 28–30 (1947–48) e corso Massimo d’Azeglio 76
Torri e centro: piazza Solferino (1952), corso Cairoli 16 (1957), Burgo in corso Matteotti 8 (1955–56)
Cifra progettuale: materiali, dettaglio, distribuzione interna e dialogo con artisti torinesi

Un architetto tra Torino e Piemonte: identikit rapido

Nato ad Alpignano il 19 giugno 1912 e morto a Torino il 7 gennaio 1999, Casalegno lavora tra anni ’30 e ’80. In particolare si muove su tre piani: edilizia residenziale signorile, progettazione coordinata (civile e produttiva) e, allo stesso tempo, cantieri dove serve metodo più che retorica. Inoltre il suo lavoro dialoga con Torino e con la provincia, perché i progetti non restano chiusi nel solo centro cittadino.

Formazione al Politecnico e avvio professionale in città

Si laurea nel 1938 al Politecnico di Torino e, subito dopo, entra in contatto con alcuni degli studi più noti dell’ambiente torinese. Tuttavia la guerra interrompe il ritmo: richiamato alle armi nel 1940, riprende poi l’attività accademica nel 1943 come assistente di Giovanni Muzio. E, di conseguenza, tra 1945 e 1953 lavora come assistente di Composizione architettonica, mantenendo un legame forte con la cultura progettuale della città.

Il dopoguerra e l’edilizia signorile: il laboratorio di Torino

Nel secondo dopoguerra, Torino diventa un banco di prova duro e concreto. Perciò Casalegno sceglie la strada della varietà formale: non un’unica “firma”, ma soluzioni diverse a seconda del contesto. Un esempio chiave è il condominio Gualca–Sire (1947–48) in corso Duca degli Abruzzi 28–30, realizzato con Levi-Montalcini e Ceresa: un episodio che racconta bene la Torino che ricostruisce, ma vuole anche abitare “in alto”, con standard elevati.

Facciate, materiali e riferimenti: quando Torino guarda fuori

La casa ad appartamenti di corso Massimo d’Azeglio 76 è un caso rivelatore. Infatti il prospetto curvilineo e la scelta di materiali più “opulenti” dichiarano una curiosità precisa verso modelli internazionali. Inoltre emergono rimandi a Wright, Neutra, Mendelsohn, Mies, Breuer e, nello stesso tempo, un dialogo con riferimenti italiani come Mollino e Moretti. Quindi non è solo costruzione: è un modo di allineare Torino a un lessico contemporaneo.

Verticalismo torinese: piazza Solferino, Cairoli e l’asse del centro

Il tema della verticalità diventa una ricerca esplicita. Nel 1952 realizza il “grattacielo” di piazza Solferino: un basamento porticato con galleria commerciale e, sopra, 14 piani di appartamenti signorili. Poi il filo continua con la torre residenziale di corso Cairoli 16 (1957), sviluppata su 10 piani: una Torino che sale, però con una logica urbana leggibile.

Burgo e Carducci: un disegno che tiene insieme funzioni diverse

Tra 1955 e 1956 firma il palazzo delle Cartiere Burgo in corso Matteotti 8. Inoltre, nel 1956, l’attigua scuola elementare “Giosuè Carducci” mostra una continuità di approccio: materiali, impianto e composizione dialogano, invece di vivere come oggetti isolati. Così emerge un punto tipico di Casalegno: la progettazione integrata, dove l’intorno conta quanto il volume.

Un metodo “da cantiere”: misure, prefabbricazione e progetto coordinato

Casalegno non si ferma al disegno “bello”. Infatti lavora anche su sistemi di prefabbricazione e su una progettazione coordinata, utile quando ci sono tempi, costi e controlli reali. Inoltre svolge attività imprenditoriale costruendo edifici civili, industriali e sportivi. Di conseguenza la sua cifra non è solo estetica: è organizzazione, distribuzione interna, gestione del dettaglio e attenzione alla dimensione umana dello spazio.

Arte dentro l’architettura: collaborazioni torinesi

Un altro tratto distintivo è l’inserimento di elementi artistici. Inoltre Casalegno collabora con artisti torinesi come Chicco, Garelli, Assetto, Mastroianni, Mazzonis e Tarantino. Quindi l’edificio non è solo “contenitore”: diventa un dispositivo dove arte e architettura si tengono insieme, senza finzioni decorative.

Lo studio e il passaggio generazionale

Tra 1966–1970 e poi a metà degli anni ’80 lavora in studio anche il figlio Tullio. Tuttavia questo non significa “copia” o automatismo: è, piuttosto, una continuità di cantiere e metodo, in una Torino che nel frattempo cambia pelle.

Dove “leggerlo” a Torino: mini-itinerario urbano

Se vuoi vederlo senza fare turismo finto, punta su pochi luoghi ma giusti. Prima piazza Solferino per capire la sua idea di basamento urbano + verticalità; poi spostati verso corso Matteotti (Burgo) e, infine, chiudi in zona corso Cairoli per leggere la torre residenziale. Così, in poche tappe, prendi il senso del suo modo di costruire Torino.

FAQ – Cosa sapere su Casalegno per lettori e curiosi

Chi era Gualtiero Casalegno?

Un architetto nato ad Alpignano (1912) e attivo soprattutto a Torino nel secondo dopoguerra, noto per residenze signorili e progetti integrati con forte attenzione a materiali e dettaglio

Qual è l’opera più “visibile” nel centro di Torino?

Il “grattacielo” di piazza Solferino (1952), con basamento porticato e galleria commerciale sormontata da 14 piani residenziali

Dove si trovano alcune opere chiave?

A Torino trovi riferimenti importanti in corso Duca degli Abruzzi 28–30, corso Massimo d’Azeglio 76, corso Matteotti 8 e corso Cairoli 16

Che stile aveva?

Non un’unica etichetta: però emerge un modernismo “misurato”, con richiami internazionali (Wright, Neutra, Mendelsohn, Mies, Breuer) e dialoghi italiani (Mollino, Moretti)

È vero che integrava arte e architettura?

Sì: collabora con artisti torinesi (tra cui Chicco, Garelli, Assetto, Mastroianni, Mazzonis, Tarantino), inserendo elementi artistici come parte del progetto, non come ornamento casuale

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende