Gualtiero Casalegno a Torino: opere, stile e cantieri che hanno segnato l’architettura del Novecento

Da Alessandro Maldera
Maggio 03, 2026

Gualtiero Casalegno non è un nome “da slogan”, però a Torino lo incontri spesso senza accorgertene. Infatti le sue opere stanno nei punti strategici: assi urbani, piazze, cantieri pubblici e residenze signorili del dopoguerra. Inoltre il suo tratto è riconoscibile: cura del dettaglio, attenzione ai materiali e uno sguardo aggiornato sulla cultura internazionale del tempo. Quindi qui trovi una lettura chiara, torinese e piemontese, della sua figura e delle sue architetture.
Casalegno: Torino, torri, cantieri e metodo
• Formazione: laurea al Politecnico di Torino (1938) + attività accademica con Muzio (dal 1943)
• Residenziale signorile: corso Duca degli Abruzzi 28–30 (1947–48) e corso Massimo d’Azeglio 76
• Torri e centro: piazza Solferino (1952), corso Cairoli 16 (1957), Burgo in corso Matteotti 8 (1955–56)
• Cifra progettuale: materiali, dettaglio, distribuzione interna e dialogo con artisti torinesi
Un architetto tra Torino e Piemonte: identikit rapido
Nato ad Alpignano il 19 giugno 1912 e morto a Torino il 7 gennaio 1999, Casalegno lavora tra anni ’30 e ’80. In particolare si muove su tre piani: edilizia residenziale signorile, progettazione coordinata (civile e produttiva) e, allo stesso tempo, cantieri dove serve metodo più che retorica. Inoltre il suo lavoro dialoga con Torino e con la provincia, perché i progetti non restano chiusi nel solo centro cittadino.
Formazione al Politecnico e avvio professionale in città
Si laurea nel 1938 al Politecnico di Torino e, subito dopo, entra in contatto con alcuni degli studi più noti dell’ambiente torinese. Tuttavia la guerra interrompe il ritmo: richiamato alle armi nel 1940, riprende poi l’attività accademica nel 1943 come assistente di Giovanni Muzio. E, di conseguenza, tra 1945 e 1953 lavora come assistente di Composizione architettonica, mantenendo un legame forte con la cultura progettuale della città.
Il dopoguerra e l’edilizia signorile: il laboratorio di Torino
Nel secondo dopoguerra, Torino diventa un banco di prova duro e concreto. Perciò Casalegno sceglie la strada della varietà formale: non un’unica “firma”, ma soluzioni diverse a seconda del contesto. Un esempio chiave è il condominio Gualca–Sire (1947–48) in corso Duca degli Abruzzi 28–30, realizzato con Levi-Montalcini e Ceresa: un episodio che racconta bene la Torino che ricostruisce, ma vuole anche abitare “in alto”, con standard elevati.
Facciate, materiali e riferimenti: quando Torino guarda fuori
La casa ad appartamenti di corso Massimo d’Azeglio 76 è un caso rivelatore. Infatti il prospetto curvilineo e la scelta di materiali più “opulenti” dichiarano una curiosità precisa verso modelli internazionali. Inoltre emergono rimandi a Wright, Neutra, Mendelsohn, Mies, Breuer e, nello stesso tempo, un dialogo con riferimenti italiani come Mollino e Moretti. Quindi non è solo costruzione: è un modo di allineare Torino a un lessico contemporaneo.
Verticalismo torinese: piazza Solferino, Cairoli e l’asse del centro
Il tema della verticalità diventa una ricerca esplicita. Nel 1952 realizza il “grattacielo” di piazza Solferino: un basamento porticato con galleria commerciale e, sopra, 14 piani di appartamenti signorili. Poi il filo continua con la torre residenziale di corso Cairoli 16 (1957), sviluppata su 10 piani: una Torino che sale, però con una logica urbana leggibile.
Burgo e Carducci: un disegno che tiene insieme funzioni diverse
Tra 1955 e 1956 firma il palazzo delle Cartiere Burgo in corso Matteotti 8. Inoltre, nel 1956, l’attigua scuola elementare “Giosuè Carducci” mostra una continuità di approccio: materiali, impianto e composizione dialogano, invece di vivere come oggetti isolati. Così emerge un punto tipico di Casalegno: la progettazione integrata, dove l’intorno conta quanto il volume.
Un metodo “da cantiere”: misure, prefabbricazione e progetto coordinato
Casalegno non si ferma al disegno “bello”. Infatti lavora anche su sistemi di prefabbricazione e su una progettazione coordinata, utile quando ci sono tempi, costi e controlli reali. Inoltre svolge attività imprenditoriale costruendo edifici civili, industriali e sportivi. Di conseguenza la sua cifra non è solo estetica: è organizzazione, distribuzione interna, gestione del dettaglio e attenzione alla dimensione umana dello spazio.
Arte dentro l’architettura: collaborazioni torinesi
Un altro tratto distintivo è l’inserimento di elementi artistici. Inoltre Casalegno collabora con artisti torinesi come Chicco, Garelli, Assetto, Mastroianni, Mazzonis e Tarantino. Quindi l’edificio non è solo “contenitore”: diventa un dispositivo dove arte e architettura si tengono insieme, senza finzioni decorative.
Lo studio e il passaggio generazionale
Tra 1966–1970 e poi a metà degli anni ’80 lavora in studio anche il figlio Tullio. Tuttavia questo non significa “copia” o automatismo: è, piuttosto, una continuità di cantiere e metodo, in una Torino che nel frattempo cambia pelle.
Dove “leggerlo” a Torino: mini-itinerario urbano
Se vuoi vederlo senza fare turismo finto, punta su pochi luoghi ma giusti. Prima piazza Solferino per capire la sua idea di basamento urbano + verticalità; poi spostati verso corso Matteotti (Burgo) e, infine, chiudi in zona corso Cairoli per leggere la torre residenziale. Così, in poche tappe, prendi il senso del suo modo di costruire Torino.
FAQ – Cosa sapere su Casalegno per lettori e curiosi
Un architetto nato ad Alpignano (1912) e attivo soprattutto a Torino nel secondo dopoguerra, noto per residenze signorili e progetti integrati con forte attenzione a materiali e dettaglio
Il “grattacielo” di piazza Solferino (1952), con basamento porticato e galleria commerciale sormontata da 14 piani residenziali
A Torino trovi riferimenti importanti in corso Duca degli Abruzzi 28–30, corso Massimo d’Azeglio 76, corso Matteotti 8 e corso Cairoli 16
Non un’unica etichetta: però emerge un modernismo “misurato”, con richiami internazionali (Wright, Neutra, Mendelsohn, Mies, Breuer) e dialoghi italiani (Mollino, Moretti)
Sì: collabora con artisti torinesi (tra cui Chicco, Garelli, Assetto, Mastroianni, Mazzonis, Tarantino), inserendo elementi artistici come parte del progetto, non come ornamento casuale

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



