Val della Torre: origini, monasteri di Brione e trasformazioni sociali di una valle senza centro storico

Da Alessandro Maldera
Aprile 15, 2026

La storia di Val della Torre non è lineare: è fatta di borgate, crinali e poteri che cambiano, spesso senza lasciare un “centro” unico. Le prime tracce arrivano dall’età del bronzo e dall’epoca romana, poi la valle si lega ai monasteri di Brione, a una torre/castello vicino all’anno 1000 e, infine, alla vita dura del lavoro tra campi e fabbriche nel Novecento. E intanto, in 49 borgate, la comunità resta lì: testarda e pratica.
Timeline Val della Torre: dall’età romana al dopoguerra
– I sec. d.C.: lapide funeraria romana a Brione (Valerius/Valerio Vinissio, figlio di Anione) e reperti in pietra e laterizio presso San Giuliano (area Verna)
– 904: citazione del toponimo legato a San Martiniano
– circa 1000: decadenza del monastero di San Martiniano e presenza di una torre/castello in valle
– 1197: prima attestazione documentaria del monastero cistercense femminile di Brione
– 30 dicembre 1283: consacrazione della chiesa di Santa Maria della Spina
– 1° dicembre 1601: unione del monastero di Brione con Santa Chiara di Torino
– 1928: soppressione e aggregazione a San Gillio • 1947: ricostituzione del comune
– Anni ’70: ingresso nella Comunità Montana Val Ceronda e Casternone (fino al 2008)
Una valle ad anfiteatro: geografia che spiega le scelte
Val della Torre si apre a anfiteatro sulla pianura torinese, tra la Valle di Susa e quella di Lanzo, a circa 20 km da Torino. Proprio per questo, anche quando sembra “laterale”, in realtà è sempre stata un passaggio possibile.
Non ha un vero centro storico, perché le case sono distribuite in 49 borgate. Inoltre le quote variano molto: dai 340 m della Cascina delle Monache agli 830 m della Borgata Albrile. Quindi, di fatto, è un paese che si vive “a tappe”.
Le prime prove: bronzo, Roma e segni sparsi
Le tracce più antiche indicano un insediamento dell’età del bronzo nei pressi dei laghetti di Caselette, allo sbocco della valle verso la pianura.
Poi arrivano i segnali dell’epoca romana: una lapide funeraria trovata a Brione ricorda un Valerio/Valerius Vinissio, figlio di Anione (viene indicata come del I secolo d.C.). Inoltre, sono stati rinvenuti reperti in pietra e laterizio nella zona della diruta chiesa di San Giuliano, vicino alla borgata Verna.
San Martiniano e il “prima”: quando la valle parla monastico
La valle entra nei documenti anche attraverso la religione. Il monastero benedettino di San Martiniano, nei pressi di Brione, è collegato a un toponimo già citato in un documento del 904 (Vallis Sancti Martiniani).
Tra 998 e 1001 la presenza del complesso è documentata; poi, però, il cenobio entra in crisi e viene indicato in decadenza attorno all’anno 1000 (con una crisi che prosegue nell’XI secolo). Di conseguenza, il baricentro religioso e organizzativo della valle cambia.
Santa Maria della Spina: il cuore medievale di Brione
Dopo San Martiniano, nel XIII secolo si afferma il monastero femminile cistercense di Brione (prima attestazione documentaria 1197). Raggiunge il massimo splendore nei secoli XIII e XIV, e dura in forma autonoma fino al 1° dicembre 1601, quando l’Arcivescovo di Torino ne ordina l’unione con il Monastero di Santa Chiara di Torino.
La testimonianza più evidente è la chiesa di Santa Maria della Spina in frazione Brione: è attribuita allo stile romanico-lombardo, realizzata a cavallo del 1200 e consacrata il 30 dicembre 1283 dal Vescovo di Torino. Inoltre è classificata edificio monumentale dal 1903.
Il monastero, inoltre, era rivolto soprattutto ad aristocrazia e borghesia torinese. E, secondo le ricostruzioni riportate, godette di protezioni e privilegi: si cita perfino un intervento dell’imperatore Federico II nel 1238, con concessione di diritti di pascolo alle monache.
Perché “Val della Torre”: castello, colli e strade più sicure
Anche se la storia locale ruota attorno ai monasteri, il nome Val della Torre viene legato a una torre o a un antico castello esistente già attorno all’anno 1000, vicino alla borgata omonima.
L’idea è chiara: quella struttura era probabilmente una difesa dei colli della Bassa, della Lunella e della Portia. E questi colli, inoltre, consentivano un collegamento secondario, più sicuro e meno frequentato, tra pianura torinese, Valle di Susa e Valle di Viù. Quindi la valle non era “solo” valle: era anche scelta di percorso.
Feudi, famiglie e passaggi di potere
Nel XIV secolo vengono ricordati ampi diritti feudali dei vescovi di Torino, poi infeudati a famiglie come i de Turre e i Moncucco.
Nel 1352 la famiglia Canali di Cumiana acquista il feudo di Caselette e Val della Torre, ottenendo da Amedeo VI di Savoia giurisdizione piena e diritti su diversi territori citati nelle fonti.
Poi il feudo passa di mano più volte (spesso insieme a Caselette):
- 1578: Bartolomeo Cappone
- 1579/1592: Teodoro Valperga (acquisto citato per 10.000 scudi)
- 1636: infeudazione alla famiglia Cauda
- 1794: subentro di Luigi Francesco Cays dopo l’estinzione dei Cauda
Insomma: la valle cambia padrone, ma la gente resta lì, e infatti i conflitti non mancano.
Liti, confini e tentativi di “fare da soli”
Le fonti riportano contrasti con signori locali, e in particolare liti con la famiglia Baratonia nei secoli XIII e XVI. Inoltre, il comune accumula debiti per affrancare diritti signorili, con una regolazione definitiva indicata nel 1860.
Brione, poi, prova più volte a staccarsi dal comune: richieste a metà XVI secolo, poi nel 1742, 1765 e 1781. Il motivo riportato è molto pratico: una diversa condizione fiscale legata alla presenza del monastero.
Sul fronte confini, invece, si citano revisioni con San Gillio nel 1350, 1591, 1646, 1749 e 1768. E, per i pascoli, compaiono controversie anche con Almese, Rubiana e Givoletto.
Scontri nel Settecento e sangue nel Novecento
Nel Settecento, durante la guerra di successione spagnola, la valle è teatro di scontri. Tra le conseguenze viene citata la distruzione, da parte dei francesi, del castello che controllava l’accesso ai colli Lunella e Portia: i pochi resti sono ancora visibili nei pressi della frazione Castello.
Nel Novecento, invece, arrivano lavori estesi di rimboschimento e miglioramento forestale. Tuttavia, durante la Resistenza, la valle subisce scontri e rastrellamenti che costano la vita a numerosi partigiani.
Sul piano amministrativo, inoltre:
- nel XIX secolo si chiude un breve periodo di aggregazione a San Gillio (termina nel 1864)
- nel 1928 il comune viene soppresso e aggregato a San Gillio
- nel 1947 viene ricostituito come comune autonomo
- negli anni ’70 entra nella Comunità Montana Val Ceronda e Casternone (fino al 2008)
Terra povera, lavoro duro: “campagne” in pianura e cantieri in città
Val della Torre viene descritta come terra poco fertile e con scarsità d’acqua. Eppure, fino a metà del secolo scorso, la maggior parte degli abitanti era fatta di agricoltori.
Per sopravvivere, molti scendevano d’estate nelle cascine della pianura per le “campagne” di grani e fieni. In inverno, invece, trovavano occupazione stagionale a Torino come manodopera a basso costo.
Poi, con l’espansione industriale dell’ultimo dopoguerra, uomini e donne trovano lavoro stabile in grandi realtà come Fiat, Philips e Pistone AE Borgo (Alpignano). Tuttavia, non abbandonano del tutto campi e stalle: li tengono “nel tempo libero”, fedeli al motto riportato dalla tradizione locale: “Il migliore riposo è cambiare lavoro”.
Emigrazione e sviluppo recente: partire, poi rientrare (o restare via)
Tra le due guerre mondiali la valle vive un’emigrazione forte, soprattutto verso la Francia, ma anche verso Stati Uniti e Argentina. E negli anni Cinquanta molte famiglie si trasferiscono in pianura, più vicine ai posti di lavoro (Alpignano, Rivoli, Torino, Collegno), senza più tornare.
Negli ultimi anni, però, la vicinanza a Torino e alla rete autostradale favorisce lo sviluppo di un polo industriale non trascurabile. E, allo stesso tempo, cresce la vocazione residenziale, con un’attenzione dichiarata al rispetto del territorio.
Due dialetti, una valle: identità che cambia a poche curve
C’è una curiosità che vale più di mille slogan: in valle convivono due dialetti. Il primo è simile al piemontese ed è parlato nella zona di Brione. Il secondo è più vicino al franco-provenzale ed è parlato nella parte alta della vallata.
Quindi, anche la lingua racconta la geografia: sali di quota e cambia il suono.
San Donato e la “Strada delle Rogazioni”: la fede come rete tra borgate
Tra gli edifici religiosi viene segnalata la Chiesa parrocchiale di San Donato Vescovo e Martire, realizzata nella prima metà del XVIII secolo. È ricordata anche una statua lignea del Santo Patrono del 1763, attribuita allo scultore Stefano Clemente.
La devozione, però, non è solo “un edificio”: è una rete. Infatti la fede dei valtorresi è testimoniata da numerose cappelle e da molti piloni votivi nelle borgate, collegati dalla cosiddetta Strada delle Rogazioni.
Rossi di Montelera: un nome che porta Val della Torre fuori dalla valle
Val della Torre viene descritta come terra umile, con pochi personaggi “da manuale”. Però un nome spicca: la famiglia Rossi di Montelera, affermata nell’industria all’inizio del secolo e anche nel pubblico.
Il caso più noto è Teofilo Rossi di Montelera, che diventa Sindaco di Torino e Senatore del Regno d’Italia. E qui il punto non è la gloria: è la prova che una valle piccola può proiettarsi lontano
FAQ – storia di Val della Torre: domande frequenti, risposte chiare
Il nome viene collegato a una torre o a un antico castello già attorno all’anno 1000, probabilmente nato per difendere l’accesso ai colli della Bassa, Lunella e Portia e controllare un percorso “secondario” tra valli
È la chiesa che resta del monastero cistercense femminile di Brione: romanico-lombarda, realizzata a cavallo del 1200, consacrata il 30 dicembre 1283 e riconosciuta edificio monumentale dal 1903
Le case sono distribuite in 49 borgate, con un’escursione di quota che va dai 340 m (Cascina delle Monache) agli 830 m (Borgata Albrile)
Viene soppresso e aggregato a San Gillio nel 1928, e poi ricostituito come comune nel 1947
Perché, secondo la tradizione locale, a Brione si usa un parlato più vicino al torinese, mentre nella parte alta della vallata si sente un dialetto più simile al franco-provenzale

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



