Vittorio Amedeo La Marchia: vita e incarichi dell’ingegnere sabaudo tra Fenestrelle e Piemonte

Da Alessandro Maldera
Aprile 09, 2026

Tra le figure meno conosciute ma più interessanti della storia tecnica sabauda c’è Vittorio Amedeo La Marchia, ingegnere militare attivo nel Piemonte del Settecento. Il suo nome è legato soprattutto a Fenestrelle, alle opere nelle valli valdesi e ai cantieri militari e religiosi promossi dai Savoia. Inoltre la sua vicenda aiuta a capire meglio come Torino e il governo sabaudo controllassero il territorio attraverso fortificazioni, strade e interventi edilizi. Per questo la sua biografia parla non solo di un uomo, ma di un intero sistema politico e tecnico.
Le tappe principali dell’attività
Vittorio Amedeo La Marchia nacque probabilmente nel 1696. Era figlio di Luigi o Ludovico La Marchia e di Vittoria, di cui non è noto il casato. La famiglia apparteneva a un nucleo di ingegneri militari attivi tra Seicento e Settecento negli Stati sabaudi, e il cognome originario risulta indicato anche nelle forme Varin o Varino.
Per capire meglio la figura di Vittorio Amedeo bisogna partire dal padre. Luigi proveniva da un ambiente non nobile: era infatti figlio di un maestro di spada dei paggi ducali. Tuttavia riuscì a inserirsi nel servizio sabaudo e a costruire una carriera tecnica di rilievo, prima al Palazzo Reale di Torino e poi come ingegnere militare.
Questo dato conta, perché mostra bene come la Torino sabauda sapesse valorizzare competenze pratiche e fedeltà al servizio dello Stato. Inoltre spiega in parte il contesto in cui si formò Vittorio Amedeo La Marchia.
Le origini familiari tra Torino, Nizza, Vercelli e Pinerolo
Il padre Luigi La Marchia lavorò per il Palazzo Reale di Torino dopo il 1684, sotto la direzione di Carlo Emanuele Lanfranchi. Era documentato al servizio del duca in più occasioni e, dal 1692, ottenne formalmente le patenti di ingegnere ducale.
Tra i suoi incarichi figuravano:
- un disegno del castello di Nizza
- il progetto per la sua difesa
- lavori presso Trino
- interventi al forte di Mirabocco nel 1693
- la presenza presso il campo ducale durante l’assedio di Pinerolo
- i lavori di riparazione delle difese di Vercelli, proseguiti fino al 1702
Nel 1708, dopo la morte di Luigi, alla vedova Vittoria fu concessa una pensione per mantenere il figlio. Questo dettaglio fa capire che il legame della famiglia con l’amministrazione sabauda era ormai riconosciuto e stabile.
Il primo incarico noto: Fenestrelle e la politica sabauda nelle valli valdesi
La prima notizia certa su Vittorio Amedeo La Marchia risale al 1726. In quell’anno era già impegnato nella direzione dei lavori per il grande complesso fortificato di Fenestrelle e, nello stesso tempo, nella campagna di ricostruzione e restauro delle chiese cattoliche delle valli valdesi.
Qui emerge bene il contesto piemontese. Questi lavori non erano soltanto tecnici. Facevano parte del progetto politico di Vittorio Amedeo II di rafforzare il controllo sabaudo su aree considerate sensibili, sia dal punto di vista strategico sia da quello religioso. Le valli valdesi, infatti, erano a maggioranza valdese e la presenza di cantieri cattolici si inseriva in una logica di riconquista religiosa e territoriale.
Nel luglio 1726 La Marchia progettò la casa parrocchiale e la cappella di Rodoretto. Inoltre elaborò progetti per numerose chiese, tra cui quelle di:
- Fenestrelle
- Perosa Argentina
- San Martino
- San Germano
- Bobbio Pellice
- Angrogna
- Torre Pellice
Oltre a progettare, coordinava anche i lavori dei capimastri incaricati. Quindi il suo ruolo era pratico, operativo e organizzativo.
Le chiese del Pinerolese e delle valli: un lavoro continuo
L’attività di La Marchia nelle valli continuò anche negli anni successivi. Nell’ottobre 1728 Vittorio Amedeo II segnalò lo stato molto degradato della chiesa di Loux di Pragelato all’intendente di Pinerolo Joannini. L’incarico di preparare il progetto di riparazione fu affidato proprio a La Marchia.
Nell’aprile 1729 predispose poi le istruzioni per gli interventi alle chiese di:
Dopo Vittorio Amedeo II, anche Carlo Emanuele III proseguì questa politica. Perciò La Marchia continuò a lavorare anche per il nuovo sovrano. In una lettera del luglio 1732 dichiarava che avrebbe eseguito gli ordini regi per la parrocchiale di Traverse, giustificando il ritardo con il peso dei lavori di Fenestrelle.
Nel luglio 1733 si occupò della ristrutturazione della parrocchiale di San Giovanni di Luserna. Il mese successivo progettò la chiesa e la canonica di Massello, in Val San Martino. Poi, nel settembre 1733, diede disposizioni anche per la chiesa della Rua.
Questa continuità è importante. Non si trattava di un intervento isolato, ma di una presenza tecnica stabile nelle aree montane del Piemonte occidentale.
Fenestrelle: il centro della sua attività nel Piemonte sabaudo
Se c’è un luogo che definisce davvero la figura di Vittorio Amedeo La Marchia, quello è Fenestrelle. Già nel luglio 1726 stendeva calcoli e memorie per la ristrutturazione del forte. Tuttavia venne temporaneamente allontanato per altri incarichi, tra cui:
- lavori al forte della Brunetta di Susa
- sopralluoghi per la riparazione della cittadella di Mondovì
- verifiche al forte di Demonte
Poi fu richiamato a Fenestrelle con un ordine specifico di Vittorio Amedeo II, datato 17 marzo 1727. Il sovrano dispose che tornasse sul posto per dirigere i lavori del forte e continuare il modello del complesso.
Nello stesso 1727 risultano pagamenti per la sua assistenza ai lavori e per la progettazione del modello. Inoltre ricevette l’ordine di impiegare la compagnia dei minatori nei lavori di scarpamento della roccia. Questo dettaglio fa capire quanto il cantiere fosse impegnativo e quanto il ruolo di La Marchia fosse concreto e centrale.
Il 23 agosto 1733 redasse una memoria sull’avanzamento dei lavori. Poi, il 1° agosto 1734, venne nominato maggiore, mantenendo sempre l’incarico a Fenestrelle.
Gli altri interventi in Piemonte: Susa, Mondovì, Demonte, Carignano e Carmagnola
Anche se Fenestrelle resta il suo cantiere principale, La Marchia lavorò pure in altri punti strategici del Piemonte. Fu coinvolto, come già visto, nel forte della Brunetta di Susa, nella cittadella di Mondovì e nel forte di Demonte.
Nel 1731 intervenne a Carignano per approvare il progetto del campanile della chiesa dei Battuti Bianchi, realizzato dall’agrimensore Benedetto Turani. La Marchia introdusse alcune modifiche, soprattutto per la parte terminale.
A Carignano il suo parere fu richiesto di nuovo nel 1738, in merito a una proposta del Comune di Carmagnola, redatta dall’ingegnere Ignazio Mazzone. Si trattava di eseguire alcuni “tagli” nel corso del Po, per evitare che il fiume penetrasse nell’alveo del torrente Melletta.
Questo passaggio è interessante, perché mostra che La Marchia non si occupava soltanto di mura e forti. Era coinvolto anche in questioni legate alla gestione del territorio e delle acque, cioè temi molto importanti nella storia piemontese.
Gli ultimi anni tra incarichi, promozioni e strada militare
Nel 1738 gli fu concesso alloggio gratuito a Fenestrelle, in casa Andreis. La concessione fu poi mantenuta, dopo la sua morte, anche alla vedova e ai figli. Questo privilegio dice molto sulla considerazione di cui godeva.
Il 27 febbraio 1740 ricevette il grado e l’anzianità di luogotenente colonnello. La motivazione sottolineava la sua abilità, l’attenzione e lo zelo dimostrati nel servizio del sovrano.
Nello stesso periodo sono documentate sue istruzioni ai capimastri impegnati nei lavori di Fenestrelle. Inoltre, nel 1741, ebbe l’incarico di progettare e dirigere la sistemazione della strada da Fenestrelle al bosco del monte Pinajo, necessaria per condurvi l’artiglieria. Lavorò a questo progetto insieme al capitano F. De Vincenti.
Anche qui si vede bene la logica sabauda: fortificazioni, strade e mobilità dell’artiglieria facevano parte di un unico sistema militare.
La morte a Fenestrelle e la famiglia
Vittorio Amedeo La Marchia morì improvvisamente il 9 luglio 1742 a Fenestrelle. La notizia è ricordata anche dalla lapide sepolcrale collocata nella parrocchiale.
Alla vedova, Maria Elisabetta Balliani, venne concessa una pensione per il mantenimento suo e dei tre figli. Al maggiore, Carlo Emanuele, che era cadetto nelle scuole d’artiglieria, furono riconosciute altre provvidenze, con l’obbligo di provvedere al vitto e al vestiario del fratello minore Vittorio Amedeo e del secondogenito Giuseppe, che fu poi arruolato come soldato nella compagnia colonnella del reggimento Piemonte.
La storia della famiglia non si chiude lì. Tra il 1769 e il 1776 è documentata la presenza in Sardegna di Carlo Emanuele, autore nel 1776 di una memoria sul palazzo del seminario di Cagliari, giudicato in condizioni pericolose. Nel 1773 era stato promosso da sottotenente a luogotenente nel corpo degli ingegneri. Nel 1787, però, risulta già morto.
Vittorio Amedeo La Marchia spiegato in modo semplice
Vittorio Amedeo La Marchia fu un ingegnere militare sabaudo attivo nel Piemonte del Settecento, soprattutto nei cantieri di Fenestrelle e nelle opere promosse nelle valli valdesi.
Il luogo più importante della sua attività fu Fenestrelle, dove seguì i lavori del grande complesso fortificato e altri interventi collegati alla viabilità militare.
Lavorò a Fenestrelle, Susa, Mondovì, Demonte, Carignano, Carmagnola e nelle valli valdesi, oltre a essere coinvolto in interventi su varie chiese del Pinerolese.
Torino era il centro politico e amministrativo da cui partivano gli incarichi, gli ordini regi e le promozioni. Inoltre la sua famiglia era già inserita nel servizio sabaudo, anche attraverso attività legate al Palazzo Reale di Torino
Riga onesta: questo pezzo funziona bene se lo usi come biografia tecnica dentro il cluster storico del Piemonte sabaudo. Se invece lo lasci solo come nome isolato, rischia di restare freddino. Qui il trucco buono è legarlo sempre a Fenestrelle, Torino e politica sabauda del territorio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



