Area contigua della Stura di Lanzo: corridoio protetto tra greti, boschi e Foresta fossile

Da Alessandro Maldera
Aprile 02, 2026

L’Area contigua della Stura di Lanzo è una zona naturale protetta allo sbocco delle Valli di Lanzo, nella Città metropolitana di Torino. Non è un parco “chiuso” con un confine scenografico: invece è una fascia di tutela che segue il fiume e tiene insieme più pezzi del territorio.
Qui contano acqua, greti e boschi, ma soprattutto conta la continuità ecologica. E infatti l’area protegge anche la Foresta fossile, un geosito raro e delicato.
La Stura protetta in un colpo d’occhio
- Dove: sbocco delle Valli di Lanzo nella Città metropolitana di Torino
- Comuni: Balangero, Cafasse, Lanzo Torinese, Mathi, Nole, Villanova Canavese
- Origine: istituita sull’area della ex Zona di Salvaguardia della Stura di Lanzo
- Rete europea: SIC/ZSC Stura di Lanzo – cod. IT1110014
- Gestione: Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali
- Cosa tutela: acque, greti, boschi planiziali residui e Foresta fossile
Cos’è un’area contigua e dove si trova quella della Stura
Un’area contigua è una zona di protezione “a lato” di un’area protetta principale: serve a ridurre pressioni e a mantenere collegamenti ambientali. Quindi non va letta come un parco autonomo “classico”, ma come una cintura funzionale.
Nel caso della Stura, l’area è collocata allo sbocco delle Valli di Lanzo verso la pianura torinese, lungo l’asta fluviale e le sue rive.
Comuni coinvolti e origine dell’area
L’Area contigua della Stura di Lanzo coinvolge i comuni di Balangero, Cafasse, Lanzo Torinese, Mathi, Nole, Villanova Canavese.
È stata istituita sul territorio della ex Zona di Salvaguardia della Stura di Lanzo. In più, l’area rientra nel perimetro del Sito di interesse comunitario e della Zona speciale di conservazione Stura di Lanzo (codice IT1110014).
Chi la gestisce e a quale rete europea appartiene
La gestione è curata dall’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali.
Inoltre l’inquadramento nella rete Natura 2000 (tramite SIC/ZSC IT1110014) significa che la tutela non è solo “locale”: entra in un quadro europeo di conservazione degli habitat e delle specie.
Perché è stata istituita: le 3 finalità ufficiali
La legge istitutiva richiama tre obiettivi principali, molto concreti:
- Raccordo territoriale tra il Parco regionale La Mandria e l’Area attrezzata del Ponte del Diavolo, tramite strumenti di pianificazione a tutela del territorio
- Salvaguardia delle acque della Stura, per migliorarne le condizioni idrobiologiche e proteggerle da fattori inquinanti
- Consentire il regolare svolgimento dell’attività agricola
Quindi qui non si parla solo di “natura bella”: si parla di equilibrio tra tutela, qualità dell’acqua e uso del suolo.
Il punto più prezioso: la Foresta fossile della Stura
Dentro la zona di tutela ricade anche la Foresta fossile, indicata come principale emergenza geologica dell’area.
Il quadro è affascinante, però è anche fragile: i resti vegetali sono conservati perché sepolti in sedimenti fini e poveri di ossigeno, un meccanismo simile a quello delle torbiere. Di conseguenza il legno non si trasforma in humus e può restare integro per tempi lunghissimi, come in una “mummificazione” naturale.
Cosa racconta la Foresta fossile (in breve, ma preciso)
- In passato esisteva una fascia verde pedemontana con grandi alberi di Glyptostrobus (oggi scomparsi dai boschi italiani)
- Non c’era ancora il torrente con un alveo “definitivo”: invece c’erano molti corsi d’acqua tra boschi, stagni e laghetti
- Le piene e i depositi hanno sepolto tronchi, ceppi e radici in sedimenti argillosi impermeabili all’aria
- Le piene recenti hanno scavato un piccolo canyon di circa 7–8 metri rendendo visibili alcuni ceppi
Oggi i resti più significativi sono indicati nel comune di Nole, al confine con Cirié, osservabili su entrambe le rive. Tuttavia la visibilità cambia: viene riportato che nel 2012 i resti erano solo parzialmente osservabili, perché ogni piena può riscrivere il paesaggio.
Nota importante: i vegetali contengono molta acqua e questo è decisivo per conservarli. Infatti se si asciugano e non vengono protetti, tendono a frantumarsi.
Flora: bosco planiziale residuo, zone umide e una felce rara
Sulle rive della Stura sopravvivono alcune delle poche porzioni residue di bosco planiziale della pianura, ridotto nel tempo dall’antropizzazione.
Inoltre le zone umide ospitano ecosistemi palustri ormai rari: sono citati generi come Cyperus, Carex, Potamogeton, Typha.
Tra le presenze più interessanti è segnalata una felce rara in Piemonte: Matteuccia struthiopteris. E in più viene richiamata anche l’entità botanica Carex hartmanii come elemento di interesse.
Fauna: dal gambero di fiume a oltre cento specie di uccelli
Il torrente ospita varie specie animali, tra cui l’ormai molto raro gambero d’acqua dolce.
Inoltre nell’area sono state segnalate più di 100 specie di uccelli. Tra queste compaiono rapaci come poiana e falco pescatore, e uccelli acquatici come oca selvatica e folaga. Quindi il valore non è “un singolo avvistamento”: è la ricchezza complessiva del mosaico fluviale.
Geologia: cosa erode, cosa deposita e perché affiorano i “fossili”
La Stura costruisce e modifica il suo alveo mentre erode:
- rocce cristalline periferiche del Massiccio del Gran Paradiso
- rocce verdi della Zona Piemontese
- ofioliti del Massiccio Ultrabasico di Lanzo (peridotiti, serpentiniti, gabbri)
Oltre lo sbocco vallivo, durante la corsa verso il Po, deposita grandi quantità di alluvioni grossolane: ciottoli, ghiaie, sabbie e lembi di limi. Questi materiali possono raggiungere uno spessore di 40–50 metri.
Poi, con piene frequenti e talvolta violente, il fiume erode i depositi quaternari e mette a nudo argille ricche di resti vegetali “fossili” del Pliocene (circa 5–2 milioni di anni fa).
I depositi affioranti sono descritti come limoso-sabbiosi:
- bruno/giallastro/rossiccio quando ossidati
- grigio-verdastri dove l’ossigeno non è arrivato ad alterarli
Di conseguenza vengono interpretati, nel primo caso, come riempimenti di antichi canali di deflusso; nel secondo, come resti del paleosuolo su cui cresceva la foresta.
Un avviso pratico: attività e regole possono cambiare
Essendo un’area legata a Natura 2000 e a strumenti regionali di tutela, alcune attività possono essere consentite solo a condizioni precise. Inoltre nel materiale disponibile compaiono richiami a temi “sensibili” come la disciplina di alcune pratiche (incluse quelle venatorie) in area contigua/ZSC.
Qui la regola è semplice: se vuoi pubblicare un paragrafo operativo “definitivo”, serve un controllo puntuale dell’aggiornamento normativo prima della messa online.
FAQ – Cose da sapere: area contigua, Foresta fossile e regole
È una fascia protetta lungo il corso della Stura, pensata come zona di connessione e tutela. Quindi non è un parco “autonomo” in senso classico, ma un corridoio ecologico e territoriale
Sono indicati Balangero, Cafasse, Lanzo Torinese, Mathi, Nole, Villanova Canavese
Perché una finalità esplicita è garantire il raccordo territoriale tra il Parco La Mandria e l’Area attrezzata del Ponte del Diavolo tramite strumenti di pianificazione e tutela
È un geosito con resti vegetali pliocenici conservati in sedimenti argillosi. I resti più significativi sono indicati nel comune di Nole, al confine con Cirié, visibili su entrambe le rive; tuttavia la piena può cambiare cosa si vede di anno in anno
Per la flora sono citati ambienti umidi con Cyperus, Carex, Potamogeton, Typha, la felce rara Matteuccia struthiopteris e l’entità botanica Carex hartmanii. Per la fauna compaiono il raro gambero d’acqua dolce e oltre 100 specie di uccelli, inclusi poiana, falco pescatore, oca selvatica, folaga

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



