Giacomo Tagliazucchi a Torino: il maestro di eloquenza che trasformò metodo e lingua nelle scuole sabaude

Da Alessandro Maldera
Marzo 31, 2026

Quando Tagliazucchi arriva a Torino nel 1729, la città sta riscrivendo il modo di fare scuola. E lui ci entra da protagonista: insegna eloquenza (e poi anche greco) all’Università e, intanto, mette nero su bianco un’idea semplice ma tosta: si impara davvero solo se regola, lettura ed esercizio camminano insieme. Non è un santino: è un docente con metodo, pazienza e allergia alle chiacchiere inutili.
Tagliazucchi a Torino: idee chiare, metodo duro
- Dal 1729 Tagliazucchi insegna a Torino eloquenza e poi anche greco
- Metodo in tre mosse: regola, lettura, esercizio
- Obiettivo: scriver bene, cioè ordinare idee e stile con la ragione
- Autori guida: dai classici a Dante, Petrarca, Ariosto, Galilei
- 1745: termina il magistero torinese, ma l’impronta didattica resta
Chi era Tagliazucchi: da Modena a Torino passando per Milano
Girolamo Tagliazucchi nacque a Modena il 12 novembre 1674. Era figlio di Carlo e, anche se iniziò con gli studi di diritto, scelse poi la strada sacerdotale (1701). In quell’anno entrò pure nella segreteria estense come cancelliere.
Poi, però, la sua traiettoria cambia: insegna, studia e scrive. Inoltre coltiva greco e matematica, quindi non resta confinato alla sola retorica. In seguito si sposta a Milano e apre una scuola privata dove unisce discipline “alte” (filosofia, matematiche) e formazione linguistica, arrivando a seguire anche talenti precocissimi come Maria Gaetana Agnesi.
Torino 1729: perché la sua cattedra conta nel Piemonte sabaudo
Nel 1729 Tagliazucchi rinuncia a incarichi altrove e sceglie Torino: accetta la cattedra di eloquenza (poi anche lingua greca) in un ateneo al centro delle riforme volute da Vittorio Amedeo II.
Qui la cosa importante non è il “posto”, ma il contesto: a Torino si cerca una scuola più ordinata, più controllata, più efficiente. E Tagliazucchi ci si incastra bene, perché non vende fumo: spinge su metodo, selezione degli autori e pratica costante.
Il suo metodo: precetto, esempio, esercitazione
Il cuore della sua proposta è una triade secca, che funziona ancora oggi:
- Precetto: la regola, chiara e spiegata bene
- Esempio: leggere gli autori giusti, senza improvvisare
- Esercitazione: spiegare e comporre, cioè fare palestra vera
E soprattutto, dice una cosa scomoda ma utile: il metodo deve essere conforme alla ragione, intesa come capacità di mettere ordine nelle idee. Quindi non bisogna schiacciare gli studenti con imposizioni: bisogna portarli a usare la testa e a scrivere bene.
Gli autori “modello” e la lingua: il canone che Tagliazucchi difende
Tagliazucchi invita a guardare alla natura delle cose e a seguire gli “ottimi autori”. In pratica, costruisce un canone che passa da classici latini e grandi italiani: Cicerone, Virgilio, poi Dante, Petrarca, Boccaccio (ripulito da ciò che ritiene sconveniente), Ariosto, Bembo, Della Casa, quindi i Tasso e Galilei.
È una scelta anche politica e culturale: Torino vuole formare persone capaci di ragionare, scrivere, argomentare. E lui, di conseguenza, lavora sulla lingua italiana come strumento di disciplina mentale, non come decorazione.
Opere torinesi: cosa pubblica e perché resta
Durante gli anni torinesi (fino al 1745) pubblica i testi più rappresentativi:
- prolusione per l’apertura degli studi (1733)
- Orazione panegirica a Carlo Emanuele III (1735)
- Raccolta di prose per le scuole (1735, poi ristampata)
- volumi legati anche a iniziative culturali e accademiche in città (1736)
In seguito, il suo scritto teorico più consistente, il Discorso su come ammaestrare la gioventù nelle lettere, diventa un riferimento e verrà ripreso anche molto dopo: quando un’idea didattica resta in piedi per decenni, vuol dire che aveva presa.
Gli allievi e l’eredità torinese: il caso Baretti
A Torino Tagliazucchi viene ricordato come maestro tollerante e generoso, capace di continuare il confronto anche fuori dall’aula. Non a caso, tra i nomi legati al suo ambiente spicca Giuseppe Baretti, che lo tratteggia come un vecchio “dabbene”, e lo collega alla stagione di rinnovamento dell’università torinese.
E qui sta il punto: Tagliazucchi non è solo “uno che insegnava”. È uno che, mentre Torino cambia pelle, contribuisce a definire come si forma una classe colta piemontese nel Settecento.
Ultimi anni e morte
Dopo l’esperienza torinese, Tagliazucchi rientra a Modena. Negli ultimi anni si dedica a pratiche religiose, assistenza e insegnamento privato, mentre la salute peggiora (parla di una tosse che lo affligge da tempo). Morì a Modena il 1° maggio 1751 e fu sepolto nella chiesa di San Paolo.
FAQ – Curiosità e chiarimenti su Tagliazucchi a Torino
Nel materiale circola anche l’etichetta “Giacomo”, ma il profilo biografico qui ricostruito riguarda Girolamo Tagliazucchi (nato a Modena nel 1674 e docente a Torino dal 1729)
Arriva nel 1729 e tiene la cattedra di eloquenza; inoltre si occupa anche di lingua greca, restando un riferimento fino al 1745
La sequenza è: precetto (regola), esempio (lettura dei buoni autori) ed esercitazione (spiegare e comporre). Così, però, lo studente non ripete a memoria: impara a usare la ragione
Perché lavora dentro una Torino che sta riformando gli studi, e quindi contribuisce a rendere l’Università un luogo dove la lingua e la retorica diventano strumenti di formazione civile, non solo “bello stile”
Tra le principali: la prolusione del 1733, l’orazione del 1735, la Raccolta di prose (1735, poi ristampata) e lo scritto teorico sul modo di ammaestrare i giovani nelle lettere

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



