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Giuseppe Baretti: il torinese che trasformò la critica letteraria in un’arma (tra Venezia e Londra)

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 08, 2026

Giuseppe Baretti nasce a Torino nel 1719 e finisce per diventare, quasi controvoglia, un intellettuale europeo. Infatti lascia presto il Piemonte, frequenta Venezia e Milano, poi sceglie Londra come base, dove vivrà a lungo fino alla morte nel 1789. Eppure il suo punto di partenza resta sabaudo: una città già cosmopolita, con Università rinnovata e ambienti culturali vivaci. Da lì nasce il suo stile: polemico, rapido e, soprattutto, convinto che la letteratura debba essere moralmente utile.

Baretti, polemica e metodo: i punti chiave

Nato a Torino (1719), diventa uno dei critici più temuti del Settecento
Firma la Frusta letteraria come Aristarco Scannabue e finisce nel mirino della censura
Dal 1751 vive soprattutto a Londra, nel giro di Samuel Johnson
Pubblica un grande dizionario inglese-italiano (1760) e testi per il pubblico britannico
Difende Shakespeare contro Voltaire nel Discours (1777)
Muore a Londra (1789), dopo una vita da intellettuale europeo nato in Piemonte

Baretti a Torino: nascere nel Piemonte sabaudo e rompere presto gli argini

Baretti cresce nella Torino capitale del Regno di Sardegna, attraversata da diplomatici e istituzioni prestigiose. Inoltre entra in contatto, anche informalmente, con ambienti di studio legati all’Università e a figure come Girolamo Tagliazucchi. Però la strada “tranquilla” non fa per lui: dopo una fase religiosa da chierico tonsurato, abbandona presto quella direzione e si stacca dall’ambiente familiare. Quindi, già giovanissimo, inizia una vita irrequieta che lo porterà fuori dal Piemonte.

Dalle prime esperienze tra Guastalla, Venezia e Milano: nasce il polemista

Dopo l’uscita da Torino, Baretti si muove tra corti e città del Nord Italia, e intanto affina un gusto satirico legato alla tradizione burlesca e “anti-melliflua”. Poi arriva Venezia, dove stringe amicizie importanti (tra cui i Gozzi) e mette a fuoco la sua vocazione: non solo scrivere, ma colpire. Successivamente passa da Milano, dove entra nell’ambiente degli accademici Trasformati, e consolida una postura critica che non cerca protezioni, ma scontri.

Londra 1751: la svolta decisiva e l’Europa come mestiere

Nel 1751 Baretti si trasferisce a Londra “per libertà” e per necessità. Qui, però, non si limita a sopravvivere: studia l’inglese con velocità, frequenta ambienti culturali di prim’ordine e costruisce relazioni fortissime (anche con Samuel Johnson). Allo stesso tempo usa le lingue come strumento di lavoro: insegna, traduce, scrive per un pubblico britannico curioso dell’Italia. Di conseguenza diventa una figura ponte: torinese di origine, europeo nei metodi e negli obiettivi.

Le opere chiave: viaggi, dizionari e critica “utile”

La produzione di Baretti è varia, però ha un filo netto: la scrittura come giudizio.

  • Lettere familiari (1762–63): resoconto vivace del viaggio attraverso Portogallo, Spagna e Francia, scritto in forma epistolare
  • La Frusta letteraria (1763–1765): il periodico firmato come Aristarco Scannabue, creato per “frustare” autori e mode del tempo
  • A Dictionary of the English and Italian Languages (1760): opera che gli dà fama e guadagni
  • The Italian Library (1757): repertorio bio-bibliografico pensato per lettori inglesi
  • Discours sur Shakespeare et sur monsieur de Voltaire (1777): difesa di Shakespeare contro l’attacco di Voltaire, con un’idea forte di genio e forza drammatica

Aristarco Scannabue e la Frusta: satira, censura e “rischio calcolato”

Con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue, Baretti inventa una maschera che gli permette di dire tutto, e di dirlo male—nel senso migliore. Infatti la Frusta letteraria è un one-man show: un periodico scritto interamente da lui, pensato per colpire “moderni” mediocri, pedanterie e conformismi. Però paga un prezzo: dopo i primi numeri, il governo veneto sopprime la rivista; lui allora continua da Ancona, pubblicando altri fascicoli e intensificando alcuni bersagli. Quindi la Frusta diventa anche un caso politico, non solo letterario.

Il carattere: ribelle, moralista, europeo (e spesso scomodo)

Baretti è stato definito, con un ossimoro perfetto, un “ribelle conservatore”: insofferente alle mode, ma anche allergico alle pose. Inoltre detesta la retorica vuota e le “cavillazioni”, perché per lui la scrittura deve servire a chiarire, non a narcotizzare. Allo stesso tempo è un uomo di conflitto: attacca Arcadia, certa erudizione accademica, e perfino autori importanti se li giudica deboli nello stile o nel metodo. Di conseguenza resta difficile “incasellarlo” nell’Illuminismo: ci sta dentro e, però, ci litiga.

Gli ultimi anni a Londra e la fine nel 1789

Dopo il rientro definitivo in Inghilterra, Baretti frequenta club e circoli, lavora come insegnante e consulente linguistico, e continua a pubblicare testi polemici. Ci sono anche episodi clamorosi, come un processo concluso con assoluzione grazie a testimonianze autorevoli. Poi, con la morte di Johnson e con un clima politico che cambia, la sua stagione creativa si spegne e rimangono soprattutto le polemiche finali. Muore a Londra il 5 maggio 1789, pochi mesi prima che l’Europa entri in una nuova epoca.

FAQ – Delucidazioni su vita, opere del critico torinese

Chi era Giuseppe Baretti?

Un intellettuale torinese del Settecento: critico letterario, giornalista, traduttore e lessicografo. È ricordato soprattutto per la scrittura polemica e per l’idea di un’arte moralmente utile.

Perché Baretti è legato a Torino e al Piemonte?

Perché nasce a Torino nel 1719, si forma nel clima della capitale sabauda e porta con sé quel taglio “civile” e diretto anche quando si sposta altrove. Poi, anche nelle polemiche, resta riconoscibile come autore di matrice piemontese.

Che cos’è la “Frusta letteraria”?

È un periodico satirico e critico (1763–1765) scritto da Baretti sotto lo pseudonimo di Aristarco Scannabue. Serve a colpire mode, mediocrità e pedanterie, e infatti viene anche soppresso dalle autorità.

Perché Baretti finisce a Londra?

Per desiderio di maggiore libertà e per irrequietezza personale. Inoltre Londra gli offre un mercato culturale più ampio: lì insegna lingue, frequenta grandi circoli e pubblica opere che lo rendono noto.

Qual è l’opera più famosa in chiave “internazionale”?

Il Discours sur Shakespeare et sur monsieur de Voltaire (1777), in cui difende Shakespeare contro Voltaire. Però anche il dizionario inglese-italiano (1760) ha un peso enorme sulla sua fama.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende