Storia di Moncenisio: storia di Ferrera Cenisio, miniere, valico e confine alpino

Da Alessandro Maldera
Marzo 27, 2026

Moncenisio (l’antica Ferrera Cenisio) è uno dei comuni più piccoli d’Italia e, allo stesso tempo, il più alto della Val Cenischia. Eppure la sua storia non è “di provincia”: infatti ruota attorno al Colle del Moncenisio, per secoli passaggio strategico tra Italia e Francia. Inoltre qui si intrecciano miniere medievali, vie di pellegrinaggio e logistica alpina. Quindi, anche con pochi residenti, il paese racconta un pezzo di storia europea.
Le date che contano davvero nella storia di Moncenisio
Ferrera Cenisio (oggi Moncenisio): perché nasce qui
Per molto tempo si è pensato che Ferrera fosse “solo” un paese nato per il transito dei viandanti. Tuttavia gli studi più recenti hanno evidenziato una radice più concreta: l’estrazione del ferro. Perciò le origini non sono soltanto di passaggio, ma anche produttive.
1224: la data chiave delle origini (miniere e Abbazia di Novalesa)
La prima grande svolta documentata è 1224: una carta di popolamento descrive un insediamento organizzato legato allo sfruttamento minerario, in un’area controllata dall’Abbazia di Novalesa. Inoltre, secondo gli studi, il paese avrebbe cambiato collocazione più volte prima di stabilizzarsi nell’area attuale. Quindi la comunità nasce “con progetto”, non per caso.
Dal Trecento al Cinquecento: da borgo minerario a paese di transito
Nel Trecento il progressivo esaurimento delle miniere porta a una riconversione. Di conseguenza Ferrera si riorienta verso l’ospitalità lungo la Via Francigena del Moncenisio (indicata anche come Via Mediolanensium). Inoltre, tra XIV e XVI secolo, cresce il ruolo di “stazione alpina” di supporto ai viandanti. Dal 1500 circa, infatti, il Moncenisio diventa il valico più importante delle Alpi Occidentali e un asse commerciale primario tra Italia e Francia.
Come funzionava il transito: Novalesa, mulattiere e discesa verso la Francia
Il viaggio non era lineare: spesso i viandanti smontavano dalle carrozze a Novalesa. Poi, attraverso la ripida mulattiera che passava da Ferrera, si saliva al valico del Moncenisio e infine si scendeva verso Lanslebourg/Lanslebourg-Mont-Cenis. In pratica, il territorio lavorava “a servizio” del colle: quindi sosta, assistenza e trasporto erano parte della sopravvivenza locale.
1600–1800: l’età d’oro dell’ospitalità alpina (alberghi, guide e portatori)
Tra 1600 e 1800 Ferrera vive la fase di massimo sviluppo. Nel paese, infatti, si contano quattro alberghi: Sant’Antonio, dell’Angelo, della Croce Bianca e del Montone. Inoltre molti abitanti lavorano come guide e trasportatori.
I portatori erano chiamati marrons e accompagnavano persone e materiali usando muli e portantine. Le portantine/slitte più tipiche erano le ramasses, strutture rozze e robuste, chiamate così perché in origine erano poco più che fasci di rami. In quel periodo la popolazione arriva a circa 300 abitanti, dediti soprattutto alla guida e alla pastorizia
1803–1811: la strada napoleonica (oggi SS25) e il declino della Val Cenischia
Con Napoleone arriva la rottura. Tra 1803 e 1811 viene costruita/potenziata la Strada Napoleonica del Moncenisio, oggi SS25. Questo cambia la mobilità alpina e, soprattutto, rende molto meno necessario il servizio delle guide e dei portatori.
All’inizio alcuni abitanti lavorano alla costruzione della strada; tuttavia, finiti i cantieri, restano poche alternative. Di conseguenza molti tornano alla pastorizia oppure emigrano verso la bassa valle.
Un effetto “collaterale”: la conservazione del borgo
C’è anche un paradosso: il crollo economico e l’assenza di grandi rinnovi hanno contribuito a preservare il paese nella sua forma più antica. Quindi, proprio la perdita di centralità ha aiutato a trattenere memoria e impianto storico.
Novecento: da Ferrera Cenisio a Moncenisio (1940)
Nel XX secolo cambia anche l’identità amministrativa. Fino alla Seconda guerra mondiale il comune mantiene il nome Ferrera Cenisio; poi nel 1940 diventa ufficialmente Moncenisio (nel contesto politico dell’epoca), con uno spostamento della sede municipale verso l’area del colle. Inoltre la dimensione di confine resta permanente: lingue, scambi e cultura di passaggio continuano a segnare il territorio.
Moncenisio oggi: minuscolo nei numeri, enorme come memoria alpina
Oggi Moncenisio conta poche decine di residenti, ma resta un punto chiave per capire la storia dei valichi occidentali: origine medievale documentata, fase mineraria, lunga stagione di transito francigeno, età d’oro dell’ospitalità tra 1600 e 1800, e svolta della SS25 napoleonica. In sintesi: in montagna la geografia non misura l’importanza, e Moncenisio ne è la prova.
Storia del Comune di Moncenisio: miniere medievali e valico del Colle
Moncenisio (storicamente Ferrera Cenisio) è un micro-comune della Val Cenischia che deve la sua importanza al Colle del Moncenisio, per secoli uno dei principali valichi tra Italia e Francia. La comunità è documentata già nel 1224 con una carta di popolamento legata alle miniere di ferro in area dell’Abbazia di Novalesa; esaurita la fase estrattiva, il paese si riconverte al servizio del transito sulla Via Francigena del Moncenisio, con mulattiere che da Novalesa salivano al colle e scendevano verso Lanslebourg. Tra 1600 e 1800 vive l’età d’oro dell’ospitalità alpina, con quattro alberghi e il lavoro di guide e portatori (“marrons”) che usavano muli e ramasses. La costruzione della strada napoleonica (1803–1811, oggi SS25) rende progressivamente inutile quel sistema e avvia declino, emigrazione e ritorno alla pastorizia. Nel 1940 il comune assume il nome Moncenisio, mantenendo fino a oggi una forte identità di frontiera e memoria storica legata al valico.
Domande vere sulla Storia di Moncenisio
Per anni si è collegato il nome al “portare” legato al transito del valico. Tuttavia gli studi hanno rafforzato l’ipotesi della derivazione dal ferro, quindi dall’attività mineraria medievale
La data chiave è 1224, quando un documento di popolamento attesta un insediamento organizzato legato allo sfruttamento delle miniere di ferro in area dell’Abbazia di Novalesa
Era un punto di servizio sulla Via Francigena del Moncenisio: infatti qui si passava a piedi o con muli lungo le mulattiere che salivano al colle, dopo lo smontaggio delle carrozze a Novalesa
I marrons erano portatori/guide che trasportavano persone e materiali. Le ramasses erano slitte/portantine robuste, nate da fasci di rami, utili sui tratti più impervi
Tra 1803 e 1811 la strada del Moncenisio (oggi SS25) ha reso meno necessario il trasporto “a mano” e con muli. Di conseguenza è crollata l’economia legata a guide e portatori, spingendo verso pastorizia ed emigrazione

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



