Storia di Borgone Susa tra Dora Riparia, Castlàs e memorie antiche della Val di Susa

Da Alessandro Maldera
Marzo 11, 2026

Borgone Susa è un comune della Val di Susa (Torino) con una storia fatta di dettagli: non “grandi eventi” continui, ma tracce che, messe insieme, spiegano bene la valle. Da un lato ci sono i segni più antichi (come il “Bosco di Maometto”), dall’altro ci sono Medioevo, architetture civili e perfino una leggenda novecentesca. E proprio per questo Borgone si legge come un piccolo riassunto valsusino: passaggio, montagna e comunità.
Date e passaggi chiave della storia di Borgone Susa
- II sec. d.C. – Bassorilievo del “Bosco di Maometto” su sperone roccioso
- 1029 – Borgone citato tra i possedimenti dell’Abbazia di San Giusto di Susa
- XIV secolo – Presenza del Castlàs (casa-forte/torre)
- 1699 – Costruzione di Palazzo Montabone
- 1901 – Palazzo Montabone diventa sede del Municipio
- 1947 – Episodio della “caccia al basilisco” riportato dalla stampa
- 27 giugno 1962 – Concessione ufficiale dello stemma comunale
Dove si trova Borgone Susa e perché la posizione conta
Borgone Susa si trova sulla sponda sinistra della Dora Riparia, addossato alla montagna e con un’esposizione favorevole sul lato sud della valle. Quindi il paese vive da sempre un equilibrio tipico di fondovalle: spazio “stretto”, ma connessioni naturali forti con la Val di Susa. Inoltre la specifica “Susa” nel nome serve proprio a chiarire la collocazione.
Origine del nome: l’ipotesi germanica
Secondo l’interpretazione riportata, “Borgone” deriverebbe da un nome germanico di persona, Burgo, -onis. Di conseguenza il toponimo non descriverebbe solo un luogo, ma anche una presenza/identità originaria legata a un nome personale, poi stabilizzato nel tempo.
Tracce antiche: il “Bosco di Maometto” e Rocca Fora
Tra i segni più particolari c’è il “Bosco di Maometto”, un bassorilievo datato al II secolo d.C. su uno sperone roccioso. La lettura più citata lo collega a un possibile culto silvano oppure ad attività pratiche come lavorazioni minerarie, e tuttavia il nome resta un caso a parte. Infatti la tradizione popolare parla di uno storpiamento dialettale (da meum, “mio piccolo uomo”, fino a “Maometto”), creando un’etichetta curiosa che ha resistito più della spiegazione.
Nello stesso territorio, inoltre, la zona di Rocca Fora richiama un’antica lavorazione della pietra: non è “la” storia di Borgone, però è un indizio coerente con una valle dove roccia e risorse sono sempre state centrali.
Medioevo: Borgone nei documenti e la struttura in due nuclei
Nel 1029 Borgone è citato tra i possedimenti dell’Abbazia di San Giusto di Susa. Questo dato è importante perché inserisce il paese in una rete ecclesiastica e territoriale che, nel medioevo, contava quasi quanto le signorie locali.
In quel periodo, inoltre, Borgone risulta storicamente diviso tra Villa Nova e Villa Vetula: due anime che raccontano crescita, spostamenti e assestamenti dell’abitato nel tempo.
Il Castlàs: la casa-forte del XIV secolo
Il simbolo “medievale” più riconoscibile è il Castlàs, indicato come torre/casa-forte del XIV secolo. Qui il punto è semplice: più che una torre isolata da cartolina, viene descritto come una struttura di controllo e rappresentanza della signoria locale, quindi un segno concreto di potere e presidio nel fondovalle.
San Valeriano: tradizione, martirio e architetture romaniche
La frazione di San Valeriano è legata alla tradizione del martire della Legione Tebea (IV secolo). Anche se la storia di valle è fatta di passaggi laici, qui entra la memoria religiosa: chiese e devozioni (con richiami romanici) sono parte del modo in cui le comunità hanno “tenuto insieme” identità e territorio.
Età moderna: Palazzo Montabone e la nascita di un centro civico
Arrivando all’età moderna, uno degli edifici chiave è Palazzo Montabone, costruito nel 1699. Poi, nel 1901, lo stesso palazzo diventa sede del Municipio: quindi un edificio nato come residenza/struttura di prestigio finisce per rappresentare anche il cuore amministrativo del paese. È un passaggio tipico, ma non banale: segna il modo in cui Borgone si riorganizza nella modernità senza cancellare il passato.
Novecento: una valle che cambia e la “caccia al basilisco” del 1947
Nel Novecento la Val di Susa cambia ritmo, e Borgone lo segue: meno chiusura comunitaria, più collegamenti e trasformazioni sociali. Però nel mezzo spunta un episodio quasi surreale, rimasto nella memoria: nel 1947 il paese sarebbe stato teatro di una curiosa “caccia” a un presunto basilisco (descritto come rettile mostruoso), notizia riportata anche dalla stampa dell’epoca. È folklore, certo, ma racconta bene come nascono e circolano le leggende locali, soprattutto in contesti di valle.
Simboli del Comune: stemma (1962) e significato
Lo stemma comunale è stato concesso con decreto del Presidente della Repubblica del 27 giugno 1962. L’immagine richiama la posizione ai piedi delle montagne e l’idea di difesa/controllo della valle: compaiono muraglia e mastio, con un riferimento diretto al Castlàs (o “Castellazzo”).
Nello stemma, inoltre, i fiori d’acqua ricordano che per secoli il territorio era considerato acquitrinoso e malsano: un dettaglio che spesso si dimentica, ma che spiega perché bonifiche, gestione idrica e uso del suolo siano stati temi concreti. Il capo riprende una variazione del capo di Francia, mentre il gonfalone è un drappo troncato di rosso e giallo.
Borgone Susa oggi: un paese di valle, con memoria lunga
Oggi Borgone Susa è un comune di circa 2.200 abitanti, e conserva un fascino che non vive di “un solo monumento”. Infatti il senso del luogo sta nella somma: il fondovalle sulla Dora Riparia, i segni medievali del Castlàs, le tracce antiche e la religiosità di frazione. E così Borgone resta un paese piccolo, ma con una memoria sorprendentemente densa.la condizione dei paesi valsusini contemporanei: non periferia passiva, ma nodo locale inserito in un territorio complesso, tra tradizione e modernità.
La sua storia non è fatta di eventi “clamorosi”, ma di una lunga capacità di adattamento: vivere in una valle strategica, attraversare i cambiamenti senza perdere il senso di comunità, mantenere un’identità riconoscibile dentro un mondo sempre più connesso.
Borgone Susa oggi: memoria di valle e identità che resiste
Borgone Susa, alla fine, si capisce così: un paese di fondovalle che ha messo radici sulla Dora Riparia e ha imparato a vivere stretto tra montagna e passaggi. Da un lato restano le tracce antiche, come il “Bosco di Maometto”, dall’altro emergono i segni del Medioevo con il Castlàs e l’organizzazione dell’abitato tra Villa Nova e Villa Vetula. Poi arrivano l’età moderna e la vita civica, con Palazzo Montabone diventato municipio, fino alle memorie più recenti che entrano nel racconto locale, anche attraverso episodi curiosi come il “basilisco” del 1947. E quindi sì: Borgone non è un luogo da effetto speciale, ma un posto che tiene insieme storia minuta e identità di valle, senza fare scena ma senza perdere carattere
Capire Borgone Susa: le risposte alle domande tipiche
Secondo l’interpretazione riportata, deriverebbe dal nome germanico di persona Burgo, -onis, mentre “Susa” chiarisce la collocazione in Val di Susa
È una struttura del XIV secolo descritta come casa-forte (più che semplice torre), legata alla signoria locale
È un bassorilievo del II secolo d.C. su roccia, associato a interpretazioni come culto silvano o attività minerarie, con un nome nato da una tradizione popolare
È una distinzione storica dell’abitato, che segnala fasi diverse di crescita e organizzazione del paese
Costruito nel 1699, diventa Municipio nel 1901, quindi passa da edificio di prestigio a centro civico-amministrativo
Muraglia e mastio richiamano difesa e il Castlàs; i fiori d’acqua ricordano un territorio un tempo acquitrinoso; lo stemma è stato concesso con decreto del 27 giugno 1962

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



