Storia di Perrero: il cuore della Val Germanasca tra pietraie, feudi e identità di valle

Da Alessandro Maldera
Febbraio 16, 2026

Perrero sta nel punto giusto: al centro della Val Germanasca e lungo l’asse della Provinciale. Perciò, da secoli, è un nodo di passaggio, di potere e di servizi. Inoltre la sua storia mescola pietra e politica: toponimi “sassosi”, fortificazioni medievali, guerre di religione e una breve stagione da capitale di una zona franca. Oggi, invece, restano luoghi e tracce che raccontano ancora tutto.
Dalla “Repubblica del sale” ai feudi: i passaggi che cambiano la valle
Perrero: dove si trova e perché è sempre stato un “punto di snodo”
Il capoluogo è posizionato nel mezzo della valle e, quindi, diventa naturale che qui si concentrino funzioni e traffici. Infatti Perrero, anticamente, è descritto come un borgo importante: un crocevia commerciale e un riferimento amministrativo per il fondovalle. Di conseguenza, la centralità geografica si trasforma in centralità civile.
L’origine del nome: prie, pré e l’ipotesi medievale pererium
Il nome viene spiegato con più chiavi, e non è un dettaglio: è già un ritratto del territorio.
- Da un lato c’è il termine dialettale prie, legato a un luogo nato da una pietraia
- Dall’altro alcuni richiamano il piemontese pré: Perrero sarebbe lo “stomaco” della valle, cioè quello che “inghiotte” risorse e funzioni
- Inoltre compare un’ipotesi di tipo storico-linguistico: pererium, voce medievale che rimanda a un luogo sassoso
Quindi, comunque la giri, la pietra resta protagonista.
Un borgo con Pretura e “regia” di valle: il ruolo prima e dopo il 1928
Per lungo tempo Perrero è stato più di un paese: è ricordato come sede della Pretura e, inoltre, come centro amministrativo di 11 Comuni. Poi, nel 1928, una parte di quei comuni viene unificata: tra i nomi citati compaiono Bovile, Chiabrano, Maniglia, Riclaretto, Faetto, San Martino e Traverse.
Di conseguenza Perrero, pur cambiando “forma” amministrativa, conserva un ruolo: rimanere il punto dove si gestiscono servizi e decisioni di valle.
Medioevo e guerre di religione: castelli, signorotti e conflitti duri
Nel Medioevo l’area era protetta da fortificazioni e castelli, legati a signorotti locali. Tuttavia la valle non è mai stata una periferia tranquilla: proprio qui passano fratture religiose e politiche. Infatti Perrero viene ricordata anche come teatro di sanguinose lotte durante le guerre di religione.
1704–1708: Perrero e la “Repubblica del sale” sotto tutela francese
C’è poi una parentesi breve ma rumorosa: dal 1704 al 1708 Perrero è indicata come capitale della Serenissima Repubblica della Val San Martino, insieme a Pomaretto, Inverso Pinasca e Chianaviere. Questa zona franca è nota anche come “Repubblica del sale”, posta sotto la tutela del re di Francia, che puntava a un avamposto in un’area protestante.
Inoltre Luigi XIV la sostiene per opportunità politica. Poi, con l’occupazione napoleonica, Perrero torna a essere il centro amministrativo più importante della valle e, di fatto, lo resta.
Maniglia, San Martino e Traverse: estrazione, chiesa dell’XI secolo e Lidia Poët
Il territorio comunale ha tre “capitoli” molto riconoscibili.
Il vallone di Maniglia è importante e paesaggisticamente suggestivo. Inoltre conserva tracce cospicue del lavoro estrattivo, un tempo decisivo per l’economia locale.
A San Martino, accanto al vecchio cimitero, si trovano i ruderi della chiesa più antica della valle, risalente all’XI secolo. Perciò San Martino non è solo una borgata: è un riferimento di lunga durata. E, infatti, per molti secoli ha dato il nome alla valle, anche grazie alla sua posizione panoramica.
A Traverse, invece, esiste ancora la casa natale di Lidia Poët, ricordata come la prima donna avvocato italiana. Quindi la storia locale si aggancia, senza sforzo, alla storia nazionale.
Lavoro e risorse: Luzenac Val Chisone e villeggiatura estiva
Sul piano economico, una parte importante dell’occupazione arriva dalle industrie estrattive della Luzenac Val Chisone, che assorbono buona parte della manodopera locale. Tuttavia non c’è solo industria: buone risorse derivano anche dalla villeggiatura estiva, che in valle resta una voce concreta.
1787: i Buffa e il titolo di Conti di Perrero
Un passaggio nobiliare preciso: il 22 dicembre 1787 i nobili Buffa vengono infeudati da Vittorio Amedeo III del titolo di Conti di Perrero. Di conseguenza nasce anche il nome d’uso: Buffa di Perrero.
Bovile e i Richelmy: feudi sabaudi, titoli e fedeltà negli anni difficili
Per Bovile, le fonti feudali richiamate descrivono un perimetro che include i borghi di Bomba Crosa, le Rocchie e Basta e Val San Martino. Inoltre Bovile risulta feudo dei Richelmy, già conti di Cavallerleone.
Nel 1764 Gianbattista Camillo Richelmy viene infeudato di 2/3 per eredità e investito del titolo comitale, permutando il feudo di Cavallerleone con quello di Bovile. Era luogotenente dell’esercito del Regno di Sardegna e, perciò, riceve dal re la Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e l’onore di essere Gran Falconiere di Sua Maestà. La moglie è la marchesa Barbara del Carretto di Moncrivello e Gorzegno.
La famiglia viene descritta con una discendenza precisa: cinque figlie con titoli (tra cui contesse e marchese) e due figli, Carlo e Gaspare Oberto, che seguono la carriera militare: Carlo colonnello della Reale Cavalleria di Piemonte, Gaspare Oberto maggiore generale di cavalleria.
Poi arrivano gli anni in cui gli eserciti di Napoleone premono sugli stati sabaudi fino a travolgerli, confinando il re e i fratelli in Sardegna. In quel contesto, i Richelmy vengono ricordati per uno slancio di devozione sabauda: Gabriella è dama d’onore della regina Clotilde, Felicità Marchese di Boyl è dama di palazzo della duchessa del Chiablese, e i due fratelli restano tra i pochissimi a seguire i principi.
Il re, inoltre, non dimentica: quando la corte viene ricostituita a Torino, Carlo diventa Primo Scudiero e Gentiluomo di Camera, mentre Gaspare Oberto diventa Gran Falconiere e Governatore della Venaria Reale. Infine entrambi ricevono l’ambitissimo collare della Santissima Annunziata.
Risposte su nomi, date e svolte di valle
Perché il nome è collegato alla pietra e al paesaggio: può derivare da prie (pietraia), da pré in senso figurato (“stomaco” della valle) oppure dal medievale pererium, cioè luogo sassoso.
Fu una breve esperienza di zona franca: dal 1704 al 1708 Perrero viene indicata come capitale della Serenissima Repubblica della Val San Martino, sotto tutela francese e sostenuta da Luigi XIV.
Il vallone di Maniglia per le tracce dell’estrazione, San Martino per i resti della chiesa dell’XI secolo, e Traverse per la casa natale di Lidia Poët.
Il 22 dicembre 1787 i nobili Buffa vengono infeudati da Vittorio Amedeo III del titolo di Conti di Perrero (Buffa di Perrero).
Perché viene ricordata come feudo dei Richelmy, con investitura comitale nel 1764 e una storia familiare legata a incarichi militari e onori sabaudi, soprattutto negli anni difficili delle guerre napoleoniche.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



